Nuova recensione di Scivolo, romanzo di Athos Ganassi

Quando la parola vive: ecco la sinossi ideale del romanzo Scivolo, del giovane e talentuoso Athos Ganassi. Potrebbe essere anche il titolo di questa mia nota, ma i titoli rimpiccioliscono, schiacciano, svitalizzano o comunque incomodano la lettura. Scivolo è un romanzo di formazione, ma la storia  si snoda rocciosa e sanguigna sin dal suo inizio, liberandosi da ogni controllo o disegno costruttivo per erompere bollente come un geyser dalla camera sotterranea del genio di Ganassi. Perchè Ganassi è un genio. Geniali, eclettiche, planetarie sono le figure che giocano nel suo palcoscenico. Geniale e tragica l’ambientazione: il quotidiano a cuore aperto, potremmo definirla, per chi ama le formule, o la vita stessa, quella provvisoria, inconsapevole, ragionevolmente o irragionevolmente dubbia: ecco è il terreno, il luogo, dove scivolano le idee di Ganassi. E c’è chi ne scivola inesorabilmente: il giovane-vecchio J., potente voce e figura di un epos maggiore, tempra diamantina che il fortunato lettore non manca di eleggere a profeta della vita. J. morirà: ma è la sua morte a far vibrare le corde della speranza, a tenere acceso quel palpito invisibile più potente dell’attrazione della luna e del sole sugli oceani, più vigorosa e multiforme delle maree negli estuari. E la morte di J. non è che la retribuzione, la nèmesis, che precede la catarsi finale, perchè il lettore possa ammirare la vita in tutta la sua grandezza. Poco altro si può dire di questo epico viaggio, che è molto più di un romanzo: solo esprimere gratitudine all’autore”.

(Orlando La Quaglia, Corriere della Sera, ed. Serico)

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13 risposte a “Nuova recensione di Scivolo, romanzo di Athos Ganassi

  1. No, questa no. Pura marchetta. Da rimpiangere la stroncatura di Pirioli. Non so quanto possa giovare al nostro autore. Non sarà una ghost-stroncatura? Non è che il La Quaglia è un doppiogiochista? Timeo danaos…

  2. Che cos’è una ghost-stroncatura? E’ sicuro, Orlando La Quaglia ( alias Antonio La Trippa ? ) non ha letto il romanzo.
    Siamo quasi a livello di protituzione. Chissà quanto prenderà a botta ( a testo )?

  3. una stroncatura camuffata, insomma. Con tutto il rispetto per Orlando La Quaglia, sono molto perplesso.

  4. “Quando la parola vive” meriterebbe scudisciate. Di peggio ho letto solo “Bentornata, Letteratura”, a proposito del romanzo più venduto nelle ferramenta. Parole da lacchè, impossibile fidarsi.
    Però, basta lamentarsi. Lo dico in un’ottica pedagogica, per il bene di Athos.
    “Pubblicare commercialmente un’opera che è nata all’interno di se stessi è un po’ come prostituirsi; Plauto dice publicare corpus.” E’ la lezione di Robert Escarpit, professore emerito all’Università di Bordeaux. Ganassi si è acconciato e si è messo su un vialone e l’importante è che qualcuno lo carichi e lo paghi. Troverà clienti gentili e clienti brutali, ma la sua massima preoccupazione deve essere quella di versare ogni giorno un obolo al magnaccia. E il magnaccia è l’editore, dal latino edere, mettere al mondo, partorire. Colui che trova le ragazze e le femminelle più carine, le mette su una piazzuola e fa da ostetrica quando è il momento. Ed esercitare l’ostetricia nei cunicoli della Suburra è un lavoro gramo e torbido. Capito Athos? La smettiamo di piagnucolare?

  5. Stroncatori e adulatori, la smettiamo di rivelare che J. muore?

  6. Iscriviamo d’ufficio Orlando La Quaglia all’albo dei p.d.i. (pionieri etc etc).
    Chissà perchè il povero J. è così gettonato dalla critica, nel bene e nel male.
    Sul ganassi prostituito nel vialone bisogna prima di tutto ascoltare la voce dell’editor. E al massimo domani pubblico l’intervista.

  7. La lezione di escarpit ricorda tanto quella di Inaldo Benazzi, detto Nello Benazzi: “Tra un bel libro scritto e un bel libro pubblicato c’è la differenza (…) come tra una bella donna che cammina fiera per strada, ammirata dai passanti, e la stessa bella donna che esercita il meretricio in via Cardinal Maculani, che è tradizionalmente una via dove si esercita il meretricio. I libri buoni (…) non van pubblicati, che pubblicare vuol dire gettare il libro in pasto ad un demone rapace e maligno”.

  8. Lo so, anch’io ho pensato a Inaldo Benazzi. Ma non mi andava di citarLa in casa Sua. Escarpit arriva prima, comunque.

  9. Il Blog degli Onanisti Felici, gestito dallo scrittore più autoreferenziale e presuntuoso.
    Vi divertite?

  10. Sì, arriva prima lui. E forse a Benazzi non fa piacere essere citato così, come ho appena fatto. Non glielo diciamo. Di là c’è l’intervista all’editor di Ganassi

  11. Scusa laura, una cosa che non faccio mai, per pura distrazione è di guardare la bacheca. E ogni tanto trovo dei post che sono stati moderati, ma non so da chi. Giuro morissi qui. Me ne accorgo dopo magari un mese. Qui vien giu tutto, la moderazione non c’entra. per questo non mi viene in mente di controllare. Infatti il blog degli onanisti felici non è gestito tanto bene, a dir la verità.

  12. Comunque sì, ci divertiamo.

  13. Anch’io, come il maestro Benazzi penso che i libri buoni non vadano pubblicati, al massimo girare in fotocopia. Comunque la buona letteratura prima o poi viene al lettore, magari sotto forma di vibrazione. Ma Ganassi come la pensa?

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