“In questa città, ciascuno possiede qualcosa che è indispensabile ad un altro, e di cui il detentore non sa che fare, o che ignora addirittura d’avere; tutti sanno di essere privati di qualcosa che è del tutto indispensabile, ma nessuno sa chi lo detenga, e nemmeno se chi lo detiene lo sappia, o nel caso che lo sappia che sia disposto ad offrirlo”
Giorgio Manganelli


290 risposte finora ↓
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 8:30 pm |
ecco ci son riuscito. Perchè entrando nelle segrete del blog cui ho accesso solo io in quanto modestamente amminsitratore, e pascendomi di quel cibo che solum è mio (e ch’io nacqui per lui), salta fuori una schermata dove c’è da scrivere un titolo. Va bene, l’ho scritto. Poi c’è una finestra sotto, non so se si chiama finestra più facile che si chiami modulo sottostante, dove scrivi il testo. Niente, mi metto a scriverlo e il cursore va avanti ma non scrive niente. come le vecchie macchine da scrivere quando era esaurito il nastro, tanto per dire. Allora ho pensato che forse ci voleva un altro amminsitratore, che è come dire un nastro nuovo (era un messaggio di uno spettro algoritmico che riposa nelle segrete del blog, che mi dava quel macabro suggerimento) invece poi ho scancherato un po’, son andato avanti, son tornato indietro, ho schiacciato, non so se si dice schiacciare, un link, l’altro link e via che andiamo, insomma son riuscito. Fanculo lo spettro algoritmico.
Settantasette di manganelli. Da Centuria, ma lo sapete già, cosa ve lo dico a fare.
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 8:31 pm |
non mi viene di scrivere amministratore. No stavolta mi è venuto.
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 8:39 pm |
Nel frattempo mi sembra che sia cambiato qualcosa nell’architettura del blog. Per esempio, sotto il presente modulo che voi non potete vedere in quanto nel momento stesso in cui invio il presente modulo stesso scompare, c’è la dicitura “sei l’autore di questo post”. Mi sembra che prima non ci fosse e devo dire che una frase così mi mette abbastanza di buon umore e diciamo mi assesta l’autostima su un livello accettabile. Forse c’era anche prima e io non l’avevo notata. Però chi ha fatto l’architettura di questo blog dev’essere una brava persona, aver avuto certe attenzioni, insomma non è mica da tutti. Pensa te, dice un ipotetico amminsitratore, sono l’autore di questo post
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 9:21 pm |
Comunque tornando a settantasette, il discorso è questo. Ciascuno ha qualcosa di cui non sa che fare ma che è indispensabile a un altro che però non sa chi sia. Naturalmente questo ipotetico ciascuno è in cerca di ciò che è indispensabile a se stesso e in questa ricerca non gli conviene cedere quello che ha ad un altro a meno che questo altro non sia in possesso di ciò che sia indispensabile a lui. Ma come fa a riconoscerlo? nel senso: dove lo trova questo qualcun altro? Non si sa. Ne consegue che chiunque desideri veramente ciò che gli è indispensabile non deve tanto (o solo) cercare colui che è in possesso di ciò che gli è indispensabile ma più che altro colui che presume sia in possesso di ciò che è indispensabile a colui che è in possesso di ciò che che è indispensabile a un altro di cui immagini cosa sia indispensabile. In questo modo si crea un circuito istintivo di accattonaggio inchiesta ricerca questua che coinvolge tutti ma in modo indiretto.
Il discorso è lungo e articolato ma la fine del ragionamento è che non c’è mai fine e che il cerchio non si chiude mai.
Adesso mi rendo conto che uno dopo sei mesi che non si fa vivo poi torna e la prima cosa che fa è di fiaccare i maroni con un ragionamento senza nè capo nè coda, lo so. Ma fratelli e sorelle in questi periodi le cose che mi son trovato a fare, pochissime a dir la verità, e le persone con cui ho parlato, sempre pochissime, e le persone e cose che ho visto, moltissime, e le situazioni dove mi son trovato dentro, poche ma qualcuna ve le raccomando nel senso che non ve le raccomando ma si capiva che la frase era ironica, mi han fatto venire quel senso di deja vu, se si scrive così, ma un deja vu di secondo grado, de relato, come dicono i professori (tranne la Carlotta che non lo dice o se lo dice va bene perchè sostanzialmente è la Carlotta), che è vivere qualcosa che si è letto e quindi che si è vissuto attraverso il libro e quindi l’autore. Ecco a me inq uesti mesi è venuta la sensazione di questo deja vu di secondo grado e il testo già vissuto era settantasette.
Adesso che rileggo non capisco bene bene. In effetti però non si può tornare e ricominciare in questo modo. poi i fratelli e le sorelle scappano. Però voglio dare un avvertenza. Possiam parlare di quel cazzo che vogliamo, che così stiam bene e sarebbe contento anche lui, Manganelli.
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 9:22 pm |
Questa sensazione di deja vu di secondo grado adesso che mi viene in mente è una specie di delirio da don Chisciotte.
Francesco // Ottobre 21, 2009 a 12:01 pm |
Sono soprattutto quei giorni che sei un po’ giù che hai desiderio di qualcuno. Capita che mi sento come un subacqueo a -100 metri di profondità e legge sul manometro 0,1 bar di ossigeno. Potrei rischiare una rapida risalita e l’embolia sarebbe il minore dei mali.
Tutte le persone posso darti quel qualcosa di assolutamente indispensabile. Non c’è bisogno di sapere che cosa e come. La questione è come comunicare.
Con gli occhi, i gesti o semplicemente con le parole? Bisogna anche trovare la persona che sia ricettiva e che codifichi il tuo linguaggio. Un problema che si pone su due livelli. Il mittente e il ricevente come le lettere senza indirizzo e il dejà vu di secondo grado.
Il brano tratto da Manganelli prende spunto dall’incomunicabilità un po’ a la page negli anni settanta sempre attuale. Io non l’ho ancora letto Centurie, mi appresterò quanto prima a coprire questa lacuna.
Mi viene in mente la fine di una poesia di Montale:
“Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo ciò che non vogliamo”
Certo che la potenza della scrittura mi lascia senza parole. Fortunato colui che sa scrivere e risolvere il letteratura. Lo dico da ingegnere.
paolocolagrande // Ottobre 21, 2009 a 1:54 pm |
Ecco, pensavo che gli ingegneri nascessero e crescessero nel cosiddetto stadio positivo o scientifico. L’ingegnere che entra in quello cosiddetto metafisico è una specie atipica, secondo me. Ti invidio molto perchè io non ho la mentalità dei numeri e questo è un limite grossissimo, e ormai non son più in tempo a mettere in moto la parte del cervello dove trovi quella mentalità lì. Io allo stadio della scienza non son mai arrivato, anche per pigrizia, e quindi sono ignorante come una lima.
paolocolagrande // Ottobre 21, 2009 a 2:31 pm |
Cioè secondo me hai una marcia in più, come si dice. Perchè hai la mentalità dei numeri e al tempo stesso ti piace la letteratura. Il concetto è espresso male ma grosso modo ci siamo. Credo che si possa riassumere con la parola intelligenza. Comunque Centuria è un bel leggere. Molto.
joe // Ottobre 21, 2009 a 2:38 pm |
Scusa Cola non voglio far delle critiche, ma se continui così siamo noi a scappare. Per un verso sono tranquillo, che quando parti veloce poi hai il fiato corto e scoppi: come è successo. Però neanche tenere questo primino da montagna. Scusate, non volevo disturbare.
paolocolagrande // Ottobre 21, 2009 a 2:51 pm |
magari però un po’ di pazienza, caro il mio Joe. E poi non mi sembra che stavam dicendo cose così brutte e neanche pesanti. Poi adesso vedrai che se arriva un po’ di compagnia vengon fuori delle belle idee. Bella l’idea del primino per esempio. Mi viene in mente la primina, quella che mi han fatto fare i miei genitori quando avevo cinque anni, appena compiuti, perchè due mesi dopoaverli compiuti ero in prima elementare (detta primina impropriamente perchè era una prima a tutti gli effetti con allievi di sei anni a parte me e altri pochi miserabili), e otto anni dopo ero alle superiori, ero alto un metro e quaranta, con dei compagni di classe alti un metro e settanta, qualcuno anche di più, che molti si facevan già la barba e quasi tutti parlavan ruffiani alle compagne di classe che erano delle donne in piena regola, e insomma un magone da matti in classe, a sognare i soldatini, i lego e la pista delle macchinine nella mia camera.
joe // Ottobre 21, 2009 a 2:53 pm |
No basta è troppo. Il libro cuore di colagrande. Siamo già messi malissimo. Scusate di nuovo il disturbo ma io non lo reggo.
paolocolagrande // Ottobre 21, 2009 a 3:02 pm |
Scusa ma sei un po’ antipatico, se si può dire antipatico su questo blog. Non volevo fare dell’autobiografia e neanche dei libri cuore. Volevo dire, ma forse non c’ero ancora arrivato, che con tutta quest’ansia di mandarmi a scuola prima, che oltretutto non ero maturo, detto senza peli sulla lingua, e secondo me ero anche svantaggiato per via di quell’emisfero del cervello un po’ pigro, insomma con tutta quest’ansia ho subìto il contrappasso del ritardo, che a capir le cose ci metto sempre del tempo e arrivo sempre dopo, nelle cose. Adesso non ti faccio degli esempi se no dici che faccio l’autobiografia sentimentale.
Però cos’hai mangiato oggi Joe?
paolocolagrande // Ottobre 21, 2009 a 3:17 pm |
A parte le critiche di Joe, capita che quando sei subacqueo a 100 metri di profondità e non riesci a risalire (esperienza che non conosco nel senso che io non ho mai fatto il subacqueo e anzi faccio poco e male anche l’acqueo) c’è un momento che è come se ci stessi bene e allora son problemi.
Però adesso il registro mi sembra un po’ troppo triste che poi torna Joe e rompe i maroni.
gt // Ottobre 21, 2009 a 3:56 pm |
E’ solo che alcune persone non han proprio più voglia di sorridere un po’.
Che poi la serietà vera io non lo so cosa sia ma a me tutta quest’ansia da eccessiva pesantezza o sentimentalismo mi angoscia proprio.
E’ un’arma facile e sicura. Come quelli che escono dal cinema e dicono: “’sto film…beh, un po’ lento, e pesante.” Boo, io non l’ho mai capito cosa vogliano dire.
Il cinismo gratuito è proprio una brutta bestia, che fa comodo ai più.
Niente di personale. Intendiamoci.
michela // Ottobre 21, 2009 a 7:59 pm |
Mi sono già persa. Che bello non posso più distrarmi mezza giornata che poi mi tocca recuperare, mi piace molto questa cosa anche se ora mi sento un po’ come un mio collega che mi raccontava che aveva appena imparato a fare una cosa che già erano usciti protocolli nuovi e lui aveva riassunto il tutto con: sono sempre dietro tutti quelli che sono davanti.
Ora provo a rileggere con calma e a vedere se Unico (è il nome del mio neurone) collabora però forse si potrebbe fare anche che chi vuole, tra quelli che passano da qui e si sono accorti di avere una casa di cui non sanno che farsene (ma anche una della quale sanno che cosa farsene) la mettono a disposizione degli altri e che chiunque ha lasciato qualcosa può prendere qualcosa così, se per caso uno incontra qualcuno che ha qualcosa che a lui è indispensabile, aumentano le probabilità che porti a buon frutto il suo baratto. Che se poi si ha la fortuna di incontrare la persona che ha quello che ti serve e quell’ipotetica persona non ne vuole sapere di quello che hai tu da offrire eh, se capita una cosa così, uno ci rimane troppo male.
Paolo, mi fai venire gli sgrisoli. Io non so se ho capito ma, se stiamo pensando alla stessa sensazione, quello star bene, se è lo stesso star bene che penso io, allora altro che sgrisoli che mi vengono. Che poi sgrisoli non è italiano è veneziano e non sono neppure sicura che si scriva così che così è come si dice e una volta ho trovato una parola simile in un libro, era tradotta con brividi ma brividi non va benissimo, non è sbagliato ma non è neppure giusto, che dagli sgrisoli ti può anche venire la pelle d’oca, come con i brividi da freddo, ma è una pelle d’oca diversa, che ti prende anche le viscere e ti vien da chiudere gli occhi. Comunque tornando a quello star bene, penso che se si ha anche solo un sentore di quello star bene allora si deve correre via da lì con tutte le forze rimaste e se non le si hanno si deve chiedere aiuto, anche se in quelle occasioni si è convinti che nessuno possa fare nulla, e se ancora non basta si deve tirare un pugno a un vetro che non so perché ma per me se uno sente quello star bene può servire anche quello.
Libro cuore seconda puntata (dedicata a Joe): in seconda media ero alta 1.69, sempre in ultimo banco, patologicamente timida, stavo bene solo quando giocavo a pallacanestro. Parlavo con un solo compagno di classe, Paolo. Paolo voleva diventare prete, io medico. Pensavamo di andarcene a vivere in Brasile (e sul Brasile abbiamo fatto anche la ricerca per l’esame di terza media). Tre anni tremendi.
Massimo // Ottobre 21, 2009 a 9:59 pm |
no, cioé. voglio dire, vi rendete conto?
è tornato.
così, di punto in bianco. che bello
poi, mi son perso alla terza riga, non ci ho capito più granché. è che forse non ci ero preparato, bisognerà che mi ci metta di buzzo buono. anche Michela ci aggiunto del suo, brava.
però, son contento, questo lo volevo dire.
Massimo // Ottobre 21, 2009 a 10:02 pm |
comunque, io credo che su questo blog antipatico si possa dire. e anche scrivere amministratore in modalità dislessico-creativa
Massimo // Ottobre 21, 2009 a 10:11 pm |
ecco, ora va bene. capito tutto.
però son stanco per replicare, a domani
paolo // Ottobre 22, 2009 a 8:50 am |
michela
sono io quel paolo – posso dimostrarlo
michela // Ottobre 22, 2009 a 11:58 am |
ora sì che mi spiego quella sensazione di déjà vu che ho provato a Piacenza il 21 febbraio
paolo // Ottobre 22, 2009 a 1:40 pm |
mica c’ero, piacenza
michela // Ottobre 22, 2009 a 6:20 pm |
Ma santa polenta che orrore che ho fatto. Ho letto pAolo invece che Paolo. Ora mi sento più stupida del solito, mi stanno venendo anche le macchie rosse sul collo dalla vergogna, posso anche non andare a controllare, le sento, eccole lì che arrivano ché certi lati del carattere si possono correggere un po’ con gli anni ma non si possono mica cambiare completamente.
Ma come ho fatto a non riconoscerti l’altra sera? Sarà stato il Traminer che quello quando è freddo va giù che è una meraviglia ma alla lunga annebbia, parecchio.
joe // Ottobre 22, 2009 a 6:46 pm |
Scusate di nuovo se disturbo. Il vostro capo oggi alle quattro mi ha mandato un sms per dirmi di comunicarvi che è via e tornerà stasera, mi sembra alle nove e mezza. Mi ha raccomandato di dirvelo subito, ma abbiate pazienza. Non so cosa ne pensiate voi ma francamente mi sembra un comportamento eccessivo. Vedete voi se andarlo da uno specialista. Io sospendo ogni giudizio per non sembrare antipatico agli occhi del vostro capo.
paolocolagrande // Ottobre 22, 2009 a 7:03 pm |
Avevo detto alle nove, non alle nove e mezza. E ce l’ho fatta anche prima, che se aspettavi ancora un po’ tanto valeva. E poi ti avevo chiesto di dirmi subito se c’erano dei commenti nuovi e soprattutto di chi perchè ero un po’ in pensiero e infatti lo sono ancora. Va be’, non sei antipatico.
Però mi piacerebbe chiamare gli altri, che c’è posto. E poi sono un po’ in pensiero per Carlotta. Lo so che il mio è un comportamento incoerente e anche vagamente ossessivo, che magari è solo un po’ incasinata. Speriamo.
Comunque Joe sta diventando un grafomane.
Sgrisoli credo che corrisponda ai nostri Sgrisòri, anche se sgrisòri ha un’accezione negativa: es.: far venire gli sgrisori di rabbia. Adesso scusate dò retta un attimo ai bimbi poi torno
Francesco // Ottobre 22, 2009 a 11:02 pm |
Secondo me Carlotta è impegnata perchè si sta facendo bionda ossigenata (faccina)
Paolo ma Joe non era quello che aveva letto tantissimi libri quanti i peli della mia schiena?
Non lo conosco, a me sta simpatico a pelle.
Per quanto riguarda i numeri, se non già fatto, ti consiglio un libro molto bello.
“Il mago dei numeri” di Hans Enzensberger, lo può leggere coi tuoi bimbi, Vedrai che ti diverti.
Per gli altri tuoi commenti sei un po’ fuori pista, se non già fatta. Grazie.
Buona giorno notte.
Francesco // Ottobre 22, 2009 a 11:07 pm |
Paolo un ultima cosa.
Sulla rivista Accalappiacani N.03, come si capisce chi è l’autore di un brano? Un elenco indicizzato non c’è ma nutro il sospetto che sia voluto.
paolocolagrande // Ottobre 23, 2009 a 7:23 am |
Joe è un personaggio un po’ a modo suo. Un filosofo autentico.
E’ bellissimo, il mago dei numeri, come quasi tutto quello che scrive enzensberger, che la passione per la matematica l’ha coltivata da autodidatta, e lo invidio molto (anche lui) per questo.
Nell’accalappiacani (in tutti i numeri) ci sono gli autori in copertina ma non c’è nessun riferimento ai testi, per scelta.
Ogni numero dovrebbe essere un libro, con una traccia narrativa da dove spesso si deraglia.
In questo modo il lettore è quasi obbligato a leggerlo da cima a fondo. Il nome dell’autore di ciascun brano è una specie di richiamo fuorviante: il lettore guarda l’indice, cerca l’autore che gli piace, va alla pagina giusta e legge il suo pezzo. Questo rischio nell’accalappiacani non si corre. C’è solo un brano frmato, proprio nel n. 3, è Consigli a rovescio di Ermanno Cavazzoni, perchè Ermanno non è del tutto d’accordo con questa impostazione, e allora è giusto che compaia il nome. Poi nel n. 1 c’è un altro brano firmato, è di Francesco Vicari. Francesco viene spesso alle riunioni dell’accalappia e la sua idea è di fare lo scrittore ma senza scrivere, che scrivere un po’ lo annoia. Allora si è pensato che la sua poesia dovesse essere frmata.
Speriamo di no, la Carlotta. Bionda vaporosa non riesco a immaginarla. Secondo me ho fatto qualcosa di sbagliato, per sbaglio. Mi capita spesso di sbagliare per sbaglio, di distrarmi per pura distrazione e dire delle cose stolte per pura stolta dizione. Adesso torno indietro e vado a vedere. Però bionda secondo me non va mica bene, la Carlotta, va bene così com’è.
Ieri sera ho fatto poi un po’ tardi e poi non son più riuscito a riprendere il discorso. Ma il discorso della Michela è molto bello. E sono d’accordo che da quello star bene lì bisogna scappar via subito, se l’indolenza non ti tradisce. E l’indolenza, quell’indolenza lì, è una brutta bestia: è come il superamento della soglia del dolore. Però forse stiam prendendo una brutta piega, con questi discorsi. Ci vorrebbe un Alanpollo di passaggio. Se per il fine settimana non torna la Carlotta vi avviso subito che mi preoccupo.
paolo // Ottobre 23, 2009 a 7:45 am |
quando ero piccolo pensavo che quando sarei stato grande avrei pensato a quando ero piccolo che pensavo a quello che avrei pensato da grande di tutta questa storia, e andavo avanti delle ore con ’sti pensieri
paolocolagrande // Ottobre 23, 2009 a 9:28 am |
Anch’io credo, come dice grosso modo gt, che certa mania della pesantezza sia pesantissima, una pesantezza narcisistica, quindi ancora più pesante, e inutile. Poi a volta succede senza volere di appesantirsi, e allora non c’è più narcisismo, ma la pesantezza rimane e capita di andare a fondo. Per fortuna c’è manganelli.
Mirella // Ottobre 24, 2009 a 10:05 am |
E’ tornato è tornato è tornato! Il capo è tornato! Evviva!
E’ tornato frizzante e pimpante e brillante come sempre. Evviva.
Mi sono fatta catturare da delle cose pesissime, avendo io una certa propensione alle lotte contro i mulini a vento, ma mi riprometto di tornare presto al vostro colto e saggio e apparente disimpegno.
Intanto, lunga vita al capo e a voi tutti.
paolocolagrande // Ottobre 24, 2009 a 11:33 am |
Ciao Mirella, son contento di sentirti. Lunga vita anche a te naturalmente. Adesso poco alla volta magari arrivano anche gli altri, così, tanto per avere un’idea di quanti piatti metter giù. A parte le cose pessimistiche, va tutto bene?
Poi speriamo che tornino anche gli altri, e magari arrivi qualcuno, che l’ingresso è libero, Se non tornano li vado magari a cercare.
In questo modo ricostruiamo una specie di questua manganelliana, vedere come funziona.
carlotta // Ottobre 25, 2009 a 7:14 pm |
ma io avevo scritto delle cose, perché non ci sono?
Capo, guardami negli occhi: cosa hai pasticciato?
carlotta // Ottobre 25, 2009 a 7:40 pm |
” A volte i nostri vicini non hanno le cose di cui noi abbondiamo, o, viceversa, abbondano delle cose che ci fanno difetto: allora si combatte finché o quelli ci pigliano la roba nostra, ovvero ci danno la loro.”
Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, parte IV, cap.V
carlotta // Ottobre 25, 2009 a 8:05 pm |
Però, tornando alla Centuria, quando l’ho letta qui, (che l’ho letta subito anche se voi pensate che ero dal parrucchiere), nonostante avessi le lacrime agli occhi per il ritorno del Capo, perché un gregario senza capo va da sé che è come un rotolo di nastro adesivo quando ti dimentichi di fare la piegolina e stai lì ad annaspare con l’unghia e poi te ne viene via una striscetta trasversale che va riducendosi sempre più fino a finire in nulla e allora ti girano le palle e lo butti via, anche se non ci vedevo bene, sono rimasta lì a pensarci, come a qualcosa che mi sembrava di sapere da sempre però.
E però credo di avere pensato un pensiero negativo, fra i più pesanti mai circolati su questo blog, che pure della lentezza e della pesantezza si fa una bandiera. Invece mi sembra che tutti hanno avuto un pensiero positivo leggendo settantasette, anche su Facebook, dove l’ho pubblicata citando la fonte, mi hanno detto “che bello, bisogna fare una banca del tempo!”, ma invece io ero entrata in un loop psicoantropologico, pensando che tutti noi umani giriamo per il mondo come se qualcuno ci avesse portato via qualcosa, o come se la cosa che vogliamo di più, la NOSTRA cosa, ce l’avesse uno che non sa apprezzarla, non sa cosa farsene e non ce la darà mai. E pensavo che poi oltretutto non è vero, la cosa che vogliamo o che ci sembra di volere non ce l’ha proprio nessuno, ma a noi ci piace immaginarci così: derubati e vilipesi dal destino in un mondo di persone favorite dalla sorte. Creditori, ci piace immaginarci.
L’altro modo in cui ci piace immaginarci è esiliati, ma di questo parlerò un’altra volta, magari.
Ecco quello che ho pensato leggendo il post “settantasette” del 20 ottobre 2009.
Sicuri che volete che torni?
carlotta // Ottobre 25, 2009 a 8:15 pm |
Sono andata a scuola a cinque anni anch’io, un contadino di mio nonno aveva detto a mia madre :
“L’é tropa fürba, la ga scampa mia” (che in piacentino vuol dire circa: è troppo sveglia, non sopravviverà”), così lei deve essersi impressionata e siccome non era una che stava lì a perder del tempo, mi ha mandato a fare la primina dalle suore.
Arrivata in terza media non avevo: A) le mestruazioni B)le tette C) il moroso, in compenso portavo i calzettoni e le gonne che mi comprava mia madre e dei mocassini blu che me li ricordo ancora. Terribile. Agli anni miei anco negaro i fati la giovinezza, come dice il poeta.
carlotta // Ottobre 25, 2009 a 8:16 pm |
Bionda sarei un incanto, fate poco gli spiritosi.
paolocolagrande // Ottobre 25, 2009 a 10:13 pm |
Cos’ho fatto bene non lo so, Carlotta, a ripensarci onestamente mi sembra di aver schiacciato i bottoni giusti mentre governavo il blog, certo nella schermata dei comandi pieni di moduli sottostanti e di parole in lingua forestiera a volte il cervello si incaglia (e, a dirla tutta, ho sempre una certa diffidenza per quel tale spam – che adesso ce n’è undici di spam, nella schermata dei comandi supremi, mica uno – secondo me non me la racconta giusta, lo spam, checchè ne dica Alanpollo), voglio dire un’intelligenza informatica scadente ma forse anche un’intelligenza informatica normale può commettere degli errori. E io sono ormai un’intelligenza informatica normale, non faccio epr vantarmi, ma c’è da vedermi quando amminsitro il blog cari miei.
Ora poi mi viene anche un dubbio: siam sicuri che non hai schiacciato tu qualche bottone sbagliato? che qui, di quelli che girano in questo blog qui, il cosiddetto pollice verde dell’informatica ce l’ha giusto Alanpollo ma gli altri onestamente non lo so, che se non ricordo male in un passato recente anche tu carlotta hai fatto su qualche regò, a schiacciare i bottoni. Comunque son molto contento che sei qui e che non sei bionda.
Poi devo dire che anche a me grazie alla primina mi capita di dire Ahi come, come passata sei cara compagna dell’età mia nova, mia lacrimata speme. Dalla prima elementare fino alla fine del liceo sono stato il più giovane della classe e morire se una compagna mi aveva in conto. Dovendo poi confessare una debolezza anch’io sono portato a ripetermi quelle parole, senza fatica perchè le so a memoria e questo non è un retaggio della primina ma una vaga perversione tardiva (diciamo epoca università), mai debellata, che spesso da solo in macchina recito a memoria Ahi come, come passata sei, cara compagna dell’età mia nova, mia lacrimata speme eccetera eccetera.
Poi su settantasette di centuria credo che la ricerca di quello che ci serve ma che ha un altro (perchè ce l’ha rubato, come dice Carlotta, o per una specie di vizio d’origine, che sarebbe una specie di peccato originale) diventi, attraverso le trame della questua, un’esercizio di stile senza che ce ne accorgiamo: non c’è fine, dice secondo me Manganelli, e forse questo è il bello, che ci rende tutti ridicoli, molto ridicoli. Da morir dal ridere; e forse quando i filosofi affrontano il dilemma della morte o i teologi affrontano il dogma della morte del corpo eccetera eccetera, dovrebbero pensare a questo aspetto fondamentale della nostra vita: la questua reciproca che ci rende ridicoli fino a morir dal ridere (anche se non ci accorgiamo che i morti stan ridendo intanto che muoiono).
Sulla pesantezza, come sulla lentezza, confermo che sono la bandiera del blog. Cia abbiam messo del tempo a trovare quella giusta e figuraimoci se la cambiamo proprio adesso.
Mamma mia cos’è lungo questo loggamento. Bisogna che riimpari a prender le misure.
paolocolagrande // Ottobre 25, 2009 a 10:33 pm |
Cioè il tema potrebbe diventare: a un certo punto, magari in tarda vecchiaia o magari prima speriamo però in tarda vecchiaia, capita di prender le distanza dalle cose e vedere il mondo come se fosse appena stato inventato e poi far caso a tutto quello che ci gira dentro, vedere cosa dice e pensa la gente, e nella gente ci siam dentro noi stessi, guardarsi allo specchio o attraverso una specie di telecamera che ci fa vedere come siam belli brutti allegri tristi lenti veloci pallidi abbronzati democratici totalitari, cosa facciam tutto il giorno e tutta la notte, l’onestà intellettuale e i centri benessere, e allora si comincia a ridere fortissimo, ma di un riso inimmaginabile, che perde ogni dimensione fisica, direi un riso trascendente, insomma un riso intimo tanto intimo e tanto forte da diventare spirituale. E così va a finire che si muore: la malattia che la scienza non riesce a debellare o intercettare o capire in tempo, la corriera che ti investe mentre attraversi la strada di casa tua o della morosa o del barbiere, eccetera eccetera son solo occasioni, o strumenti. Però poi, niente, vien tutto frainteso e s’ciao.
Mi sembra che stiam ricominciando abbastanza bene, a livello di blog, cioè i temi ci sono, per acchiappare pubblico. Da grande di mestiere faccio il buttadentro, come i camerieri che stanno sulla porta dei ristoranti di Roma.
paolocolagrande // Ottobre 25, 2009 a 10:39 pm |
Tu dici Anco negaro i fati. Perchè io a memoria sapevo Anche negaro i fati. E allora sono andato a controllare. Il mio testo dice Anche. Però pare ci siano testi dicono rimembri ancor, altri (preferibili) che dicono rimembri ancora.
Dico questo perchè Anco mi sembra meglio, a dir la verità. ma ormai nella memoria la traccia è segnata con Anche, e diventa difficile cancellare. Sono un po’ in pensiero.
paolocolagrande // Ottobre 25, 2009 a 11:01 pm |
Poi, circa la primina, mi viene in mente che più di una volta ho chiesto ai miei genitori perchè mi avevano mandato a scuola a cinque anni (compiuti da poco), e più di uno volta ho sentito qualcuno, parenti amici eccetera, chiederglielo. E loro rispondevano: perchè vedeva suo fratello che andava a scuola e poi ha insistito tanto ma tanto che alla fine l’abbiamo accontentato.
A dir la verità è la prima volta che ci penso, adesso, e quindi un po’ la colpa o il merito è della Carlotta, ma mi vengono, ripeto solo adesso, due riflessioni:
- non hanno mai detto: perchè eri intelligente. Mai. E ci sarà il suo bel perchè, se non l’hanno mai detto.
- il fatto di insistere a volere andare a scuola a tutti i costi non è sintomo di maturità, comunque la si veda. Non è mica una battuta, quel che voglio dire è che uno che vuol fare una cosa, tipo andare a scuola, perchè la fa già suo fratello non dovrebbe essere assecondato, ma per il suo stesso bene.
- (questa è la conclusione, i due punti precedenti erano le premesse, ma il ragionamento non è tecnicamente nè induttivo nè deduttivo) I genitori hanno fatto una scelta consapevolmente sbagliata, nel senso che la scelta è stata fatta di fronte ai più espliciti segnali di adeguatezza della scelta contraria. Ma per il bene dei figli si fa anche questo.
Mia figlia (4 anni), essendo femmina e seconda (suo fratello ha 7 anni), ha una bella testa, secondo me, almeno per adesso, e dice: io alla scuola elementare non ci vado. Si sta troppo bene alla materna. Ecco.
paolocolagrande // Ottobre 25, 2009 a 11:07 pm |
Avevo dimenticato di salutarte massimo, ma sai come funzionano ste cose, è come la serata inaugurale di Miss Italia o del Festival di sanremo, o del festival del diritto che si festeggia in questo borgo ubertoso della pianura padana. Ciao massimo, son contento di risentirti. E Joe è un po’ antipatico, visto che si può dire.
paolocolagrande // Ottobre 25, 2009 a 11:16 pm |
E poi volevo fare un applauso a Michela per il suo Santa polenta. Adesso io non vorrei rivendicare narcisisticamente dei primati. Ma dove lo trovate voi un blog nel 2009 dove si dice santa polenta. Non c’è, secondo me. Grazie Michela, sei un incanto.
joe // Ottobre 25, 2009 a 11:23 pm |
E’ inutile che mi dici che sono antipatico. Lo sai benissimo che le mie critiche sono sincere e quindi, se tu avessi tanta umiltà da recepirle, costruttive. Ad esempio vedo che il Libro Cuore continua, e questo mi mette a disagio, nella lettura. Perciò, facendo violenza alla mia avversione culturale per i blog, ho deciso che interverrò ogni tanto, ma solo come tuo badante.
Sentite un po’, ma la Strepponi?
carlotta // Ottobre 26, 2009 a 10:03 am |
Secondo me aver tirato dentro Joe, è un bel successo, che magari tu Capo pensi che è tutto merito tuo, che tu gli dici che è antipatico ma è come quelle belle amicizie virili che ci si danno degli schiaffi sulla coppa, ma dopo se uno ha bisogno, l’altro c’è e anche la vita, se ha bisogno, gli si sacrifica.
Invece è che noi qui nel blog siamo irresistibili e tutti insieme facciamo una tenerezza che anche un animo indurito, come si capisce che è quello del Joe, ogni tanto dice, ma sì, passiamo dentro a salutare, poverini, che è della bella gente, in fondo.
‘Anco’ adesso lo controllo, ma sono già sicura che hai ragione tu, perché uno mica rischia di correggere un altro su una cosa così e poi fare la figura del cioccolatino. Anche se ‘anco’ era meglio, secondo me. Se ho sbagliato, faccio direttamente a meno di vergognarmi, perché era tardi e avevo il cuore in tumulto e un troppo alto sentire per curarmi dei particolari di una citazione. Ehm.
carlotta // Ottobre 26, 2009 a 10:10 am |
Agli anni miei anche negaro i fati la giovanezza.
Ma la prossima volta cito Ad Angelo Mai, che quella lì non la sa nessuno e comunque c’è scritto che ecco, tutto è simile e, discoprendo, solo il nulla s’accresce.
carlotta // Ottobre 26, 2009 a 10:12 am |
Secondo me, io, i miei post li avevo scritti nell’altra pagina, nel cenotafio, quello dello straccio della polvere, dove tu, Capo, ti eri manifestato primieramente. Non ho voglia di controllare perché mi viene male ad aprire quella pagina che ci vuole un’ora, ma deve essere andata così di sicuro.
michela // Ottobre 26, 2009 a 12:49 pm |
e poi dove si trova nel 2009 un blog con un padronedicasa/capo/amministratore che applaude un santa polenta e poi magari passi da lì mentre mangi insalata e bresaola che sei in ritardo, come al solito, e fai due cose insieme e vai avanti a leggere e ti si apre in faccia un sorriso?
paolocolagrande // Ottobre 26, 2009 a 4:14 pm |
Ad Angelo Mai, non la so. Però adesso la vado a prendere e ci facciam su qualcosa.
Mi sa anche a me, che siamo irresistibili, e facciamo presa soprattutto sugli animi nobili. Del resto siamo kunderiani, lenti e pesanti, epicurei con lo sguardo rivolto al cielo, antiquati e meccanici e diciamo parole come reclàme e bestemmie come santa polenta e facciamo uso dei punti e virgola nei post. Per dire. Adesso vado a controllare al cenotafio, se c’è qualcosa, che ci vuol il suo tempo arrivar fin lì, ma ce la facciamo. Anco comunque sta molto meglio di anche, nel contesto, si è sbagliato Giacomo. Joe, cosa ne pensi?
paolocolagrande // Ottobre 26, 2009 a 4:23 pm |
Teniam presente che questo è il primo blog al mondo con il badante. Non so se mi spiego.
paolo // Ottobre 26, 2009 a 5:12 pm |
però io poi sono geloso se dite che joe è antipatico
carlotta // Ottobre 26, 2009 a 5:59 pm |
Te però, secondo me, Michela, mi son fatta l’idea che come mangiarini buoni non ti fai mancare niente
carlotta // Ottobre 26, 2009 a 6:06 pm |
Questa cosa della questua perpetua delle cose che crediamo che qualcun altro abbia, e che è vero che è proprio ridicola, mi ricorda la triangolazione del desiderio, ma con tanti angoli, insomma, la poligonalizzazione del desiderio, che sembra che sia una cosa che c’entra anche con la letteratura. Ma non so se questo blog appena ricostituito è già pronto per questo livello di pesantezza, o se dobbiamo prima fare un po’ di vasche.
E la faccina?
carlotta // Ottobre 26, 2009 a 6:08 pm |
Sarà nata anche la bambina di Viviana, siamo zii.
Francesco // Ottobre 27, 2009 a 12:55 am |
Ho una discreta esperienza pragmatico-esistenziale per quanto riguarda pesantezza e lentezza. Se applicati al mio singolo caso, vanno di pari passo.
Parlando di scuola, faccio un passo indietro, per lentezza, e ricordo quella materna fatta un solo giorno. In quel dì, per lentezza e soprattutto pesantezza, ho fatto a botte e sono caduto e spaccato il naso. Certo se fossi stato più leggero e veloce forse, avrei avuto qualche dignito livido.
Ho cercato di spiegare a mia madre che era solo l’applicazione del principio d’indeterminazione .
Francesco // Ottobre 27, 2009 a 1:05 am |
A quest’ora tarda, lenta e pesante sono i ricordi sono doppiamente gravitazionali. Non so se Manganelli ridesse della memoria. Se è lenta e pensante, acuisce il delirio di assenza.
L’amensia è lo stadio prigenio della felicità?
Manganelli mi fa venire in mente una giostra.
Le giostre rapprentano quel giocoso rincorrersi senza toccarsi. Alla fine scendi è ognuno per la sua strada.
Lo stadio circense dell’indifferrenza.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 10:56 am |
Direi che siam già pronti, anche senza vasche, magari un po’ di stretching. Ma scusate un minutino, adesso bisogna concentrarci su un problema, mica cazzeggiare, e come amminsitratore devo metter giù come si dice dei paletti che se no diamo l’idea di essere poco organizzati: insomma è’ nata o non è nata?
Che se è nata bisognerà che ci diam d’attorno, adesso non so voi, io ho un’esperienza abbastanza recente, che la piccola ha quattro anni e insomma modestamente non faccio epr vantarmi ma a ninnare, preparare delle pappe eccetera eccetera son mica da buttar via. Bisognerà insomma che ci dividiamo i compiti. Perchè poi c’è anche tutto il cosiddetto comparto riabilitativo-psicoterapeutico, che il post parto, che tradizionalmente segue il parto, alle volte è problematico per la mamma, dal punto di vista delle cosiddette risorse psichiche che presiedono all’umore eccetera eccetera. Cioè secondo me, a livello di equipe, possiam far delle cose importanti, prima del cosiddetto assestamento, insomma del ristabilirsi della normale attività ovarica. Adesso bisogna che sentiamo anche Joe e tutti quanti, comrpesa la strepponi e alanpollo, che la strepponi potrebbe cantare, alanpollo poi si intende di computer, Francesco è ingegnere, Stefano è giornalista che si occupa anche di calcio, Joe è un collezionista di Vespe e motorini d’epoca, cioè secondo me è uno staff qualificato. Per dire che secondo me Viviana quando lo sa è contenta.
Insomma, è ufficiale, Carlotta?
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 12:25 pm |
la faccina adesso mi son scordato come si fa, aspetta
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 12:25 pm |
ecco
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 12:34 pm |
ma tu non sei antipatico, Paolo. Ma neanche Joe, in fondo, è solo un po’ una testa di pisarello, come si dice da queste parti. ma detto in senso buono.
Comunque io adesso cerco un po’ di attrezzatura, patelli, bavaglini. Devo avere ancora da qualche parte la casina delle api.
Mirella // Ottobre 27, 2009 a 1:28 pm |
Mi metto a disposizione della neonata con soqquante ninnananne in dialetto bolognese percorse da una vena populista mica male “fa nannen cuccatta che la mama l’è in bulatta e al papà l’è andé in parson par trai grén ed furminton” così la piccola cresce sanamente protestataria.
So anche molte favole da paura
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 5:45 pm |
La versione in piacentino dice: …nina nana che la mamma l’è andè in Spagna e il papà l’è andè in parsòn, pr’una pugnatta ‘d furmintòn.
La giustizia bolognese è più severa.
Ne sapevo un’altra dove il papà era andato a Parigi, non so perchè proprio a Parigi e a far che cosa. ma non me la ricordo.
Stasera chiedo a mia suocera che secondo me la sa, quella di parigi.
Rimbocchiamoci le maniche, direi, e troviam altre ninne nanne anche di altre parti d’Italia, che ci servono. Possiamo anche sospendere il resto del lavoro del blog, per questo compito delicato.
paolo // Ottobre 27, 2009 a 5:56 pm |
non ho detto che sono antipatico, ho detto che sono geloso- mica la stessa cosa, eh
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 6:03 pm |
pensavo che tu fossi geloso del fatto che avevo dato dell’antipatico a Joe e tu volevi rivendicare, provocatoriamente, l’antipaticità.
Piuttosto, tu che conosci perfettamente almeno tre lingue oltre l’italiano e almeno tre dialetti, trova delle belle ninne nanne come si deve, che qui c’è da lavorare come dei somari.
paolo // Ottobre 27, 2009 a 7:29 pm |
ok bando ai personalismi, dopo questo messaggio , cioe’ in questo messaggio mi ci lascero’ andare, ecco, l’essere geloso di uno a cui viene dato dell’antipatico non implica necessariamente sentirsi provocatoriamente antipatico, ma puo’ significare essere geloso di tale antipatia che io, essendo estremamente simpatico , mio malgrado, non potro’ mai raggiungere. Ok per adesso basta cavolate, passiamo alle ninna nanne (o ninne nanne?) ma dopo cena
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 8:37 pm |
I soldati che van alla guerra
mangian bevono e dormon in terra
una botta di cannon
un gonnone al bottigliòn
adesso onestamente non so se va bene come ninna nanna, cioè a me piace abbastanza, nel complesso. Gonnone è termine dialettale che indica un sorseggiare vorace e gagliardo. Gunòn, in dialetto, credo.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 8:41 pm |
Arriva Gimondi
con gli occhi rotondi
la testa fasciata
la bici scassata
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:00 pm |
ninna nanna
ninna ò
il bambin lo butto in Po
se la ninna non vuol fare
il bambin lo butto in mare
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:05 pm |
quella era un po’ di impatto, diciamo pure di denuncia. Insomma io le butto lì, poi vediamo.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:08 pm |
Ninna nanna di Pino e di Giangio
questa bimba me la mangio
con sigolle e peperon
ninna nanna di Pino e Simòn
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:13 pm |
era una ninna nanna da veterocomunismo sovietico. Pino Giangio e Simòn oggi non ci sono più, non c’è da aver paura, Viviana.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:16 pm |
Pirulìn pirulìn piangeva
voleva mezza mela
la mamma mezza matta
gli tira una ciabatta
michela // Ottobre 27, 2009 a 9:21 pm |
Io mi offro volontaria per lavori a maglia e ricami vari, per mia nipote avevo fatto una bambola coniglio e nel cassetto in sala dovrei avere ancora il foglio con il modello, secondo me può andar bene una bambola coniglio, quella era una coniglia bianca con vestito azzurro e golfino blu, niente bottoni-occhi li avevo disegnati che non si sa mai. Questa potrebbe essere arancione sempre di riuscire a trovare una stoffa arancione che si può mettere in bocca se no si torna al bianco che è meglio ché le orecchie dei conigli attirano abbastanza. A ninna nanne sono messa male, passo. Una delle mie migliori amiche cantava De André per addormentare il primo figlio e poi è successo che ha chiesto a sua mamma: ma se uno non va mai vicino a un fiume non muore mai? Col secondo è passata ai classici tipo Stella stellina la notte si avvicina.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:22 pm |
Per stasera basta, che sto perdendo dei chili, con tutte ste ricerche nella tradizione orale popolar-pedagogica.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:24 pm |
silenzio perfetto
la mamma a letto
il babbo in cucina
che spenna la gallina
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:26 pm |
latte di pecora e pan bollito
prendi un gatto per marito
che ti lavi le scodelle
e ti rompa le più belle
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:27 pm |
va be’ basta.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:33 pm |
c’era una volta un re
che mangiava pan per tre
e vicino una regina
con il cul nella farina
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:46 pm |
benissimo, la Michela fa le bambole coniglio. Io, mi sembra, ne ho trovate già un bel numero di ninne nanne e affini. Per stasera può bastare.
paolocolagrande // Ottobre 27, 2009 a 9:58 pm |
ninna nanna di Pino e Luigi
che il papà l’è andato a Parigi
e la mamma è rimasta a letto
ninna nanna con Gigi e Pinetto
no questa qui non va mica bene. In quella che ricordavo io era la mamma che era andata a Parigi e il papà non so dov’era, forse in prigione, o in guerra.
Mirella // Ottobre 27, 2009 a 10:14 pm |
Fa la nana fala pùr
c’andaràn po’ a let al bur
al mi lomm al n’à al stupén
fa la nana bel fangén
Din dela din don
di pinéin ai n’avàn soul onn
sai n’avessen zenq o sì
o che brotta sinfunì
sai n’avessen zenq o sì
avré voja ed scapper vì.
Mirella // Ottobre 28, 2009 a 9:14 am |
Tirèla pur sò
tirèla pur zò
Purtéla in cariòla
che mé an nin voi piò
paolo // Ottobre 28, 2009 a 9:55 am |
Nonna nonna ò,
e suonno, suonno, che triche e nu’ biene
vi’ quante priarie che bò lu suonno;
lu chiammo a notte, e chille vene a ghiuorno
Nonna nonna ò,
paolocolagrande // Ottobre 28, 2009 a 5:07 pm |
Adesso bisogna che qualcuno avvisi la Viviana, che se no tutto sto ben di dio rimane qui senza profitto, come si dice.
carlotta // Ottobre 29, 2009 a 4:19 pm |
Uè, ma vi date una calmata? Ma secondo voi la Viviana legge tutto questo delirio e ci dà in mano la sua bambina? Che è la prima, vi ricordo e ti ricordo, Capo, che lo sai com’è col primo che sembra che sia fatto di porcellana, io il mio lo tiravo su e giù dal letto come se fosse stato uno shrapnel. E se ha la depressione post partum e voi le raccontate che il papà è andato a Parigi? Ci vuole un po’ di cognizione!
State buoni che adesso trovo la sua e mail e sondo se va tutto bene e se ha ancora voglia di parlare con noi o se ci trova diseducativi.
carlotta // Ottobre 29, 2009 a 4:26 pm |
Né né popon da teta
che la mamma l’è ‘nda a Messa
il papà l’è ‘ndà a Cudogn
e ‘l Bepinu l’è mort ad sogn
Questa la cantavano a mio fratello che a sentirla andava in disperazione, come dicono qua, preso da una malinconia di se stesso che lo commuoveva oltre le lacrime. Che, adesso che mi viene in mente, quella malinconia, quel compianto di noi che a volte ci prende è un sentimento bellissimo e dolcissimo a lasciarcisi andare, ogni tanto.
paolocolagrande // Ottobre 29, 2009 a 7:29 pm |
Eh, l’idea diciamo che era educativa, cioè offrire alla cratura una cosiddetta panoramica, un ventaglio, un caleidoscopio, situazionale e congiunturale. Il papà a parigi durante le barricate al quartiere latino l’undici maggio, la questione contadina col papà in prigione per una pugnatta (o addirittura tre soli grani) di frumentone, le famiglie che si sfasciano (papà all’estero, tipo a Cudògn, e mamma con Gigi e Pinetto). Quelle cose lì.
Poi è un compito difficile, pedagocicamente parlando, mi rendo conto, per via del rischio che dicevi tu: la malinconia di se stessi, il compianto di sè, così tra queste intensità s’annega il pensier mio, e il naufragar m’è dolce in questo mare.
paolocolagrande // Ottobre 29, 2009 a 7:34 pm |
fa la nanna dasdòtt e veint
che il ragass al mett so i deint
an na mett una duzeina
tra stasìra e dmàn mateina
non so come si trovano le dieresi, ci vorrebbero.
paolocolagrande // Ottobre 29, 2009 a 7:42 pm |
Poco mi serve.
Una crosta di pane,
un ditale di latte,
e questo cielo
e queste nuvole
questa invece è una poesia di Chlebnikov la prima di 47 poesie facili e una difficile (trad di P.Nori – quodlibet compagnia extra)
michela // Ottobre 29, 2009 a 8:30 pm |
Tra ieri e oggi mi sono letta un bel po’ di articoli sul microchimerismo madre figlio. Ne sapevo pochissimo (non che ora lo conosca ché di roba da studiare sull’argomento ce ne è a palate) e so anche che qui si parla di letteratura vera e non di quella scientifica, però a me ‘sta cosa che nella mamma rimangano delle cellule del figlio e nel figlio delle cellule della mamma piace tantissimo. Mi sembra veramente una bella cosa, una cosa che dovrebbero sapere tutti (neo mamme incluse
).
paolocolagrande // Ottobre 29, 2009 a 9:01 pm |
balla questa cosa. Però il termine microchimerismo mi mette un po’ di malanimo.
Ma a parte tutto, siam sicuri che è già nata? e si sì, come si chiama? eccetera eccetera.
Chiusa la parentesi.
adesso mi rimetto in pista con le ninnenanne pedagogiche.
Mirella // Ottobre 29, 2009 a 9:48 pm |
Se le ninnenanne han da essere pedagogiche, allora non può mancare la toscana Malcontenta:
Dirindina la malcontenta
babbo dorme e mamma stenta
babbo mangia l’erbe cotte
mamma tribola giorno e notte
babbo mangia e beve i’ vino
mamma tribola co i’ cittino
babbo va all’osteria
mamma tribola tuttavia
Diriondina la malcontenta
babbo gode e mamma stenta.
Questa ninnananna piaceva molto alle femministe che negli anni ‘70 la cantavano spesso, con due strofe ulteriori (aggiunte da loro?) che dicevano così:
mamma sbuffa e mette il grugno
il papà le tira un pugno
mamma piange e grida forte
il papà le dà la morte.
Non cantiamola subito questa chiusa alla bambina, che si impressiona. Tutto a suo tempo.
michela // Ottobre 29, 2009 a 10:26 pm |
Malanimo? Che non sia una parola con un bel suono lo capisco (anche in inglese non è che suoni meglio) però dai, micro ci sta bene, ché ad esempio io resto io anche se magari ho realmente ancora in circolo cellule di mia mamma e mia mamma resta lei anche se magari veramente le circolano ancora cellule mie, di mia sorella e di mio fratello (l’ordine è di nascita) però, ora che ci penso, forse è la chimera che non ti piace. Sì, la chimera è un po’ inquietante, hai ragione, lei può mettere l’animo nel verso storto.
@Mirella: grazie per aver messo una ninna nanna che anche una foresta (nel senso di forestiera) riesce a leggere e capire. Devono essere belle anche le altre. Mi sa che devo studiare le lingue delle terre confinanti.
carlotta // Ottobre 30, 2009 a 7:15 am |
Io una volta, quando dovevo ancora andare in analisi ma già si capiva che ci sarei andata, ho scritto una poesia che diceva:
Mia madre? Una donna infinita,
superestesa, dagli eterni occhi blu.
Non posso dirne di più,
mi tiene d’occhio da dentro le mie dita.
Al di là della pressione autobiografica, che vi prego di perdonarmi, modestamente, c’è mica dentro un’anticipazione di questa potentissima scoperta del microchimerismo?
carlotta // Ottobre 30, 2009 a 7:19 am |
Nata sì che sarà nata, doveva nascere in settembre, nasce l’uomo a fatica, ed è rischio di vita il nascimento, eccetera e poi il genitore il prende a consolar dell’esser nato.
paolocolagrande // Ottobre 30, 2009 a 8:01 am |
Bellissime. Anche la poesia di Carlotta, sul serio.
Quella del pugno tirato alla mamma che reagisce uccidendo il papà, per quanto pedagogica interessa più una fase avanzata dello sviluppo, meglio aspettare qualche anno, che se no la piccola non comprende il significato sublimante della poesia, che rappresenta una trasfigurazione dell’atto d’amore , del resto. Cioè son concetti difficili, secondo me.
Giustissima la correzione di carlotta sul rischio del nascimento.
Insomma fratelli e sorelle secondo me siam bravi, cioè siam pronti alla ziità. Viviana è tranquilla, a legger queste belle cose.
Francesco // Ottobre 30, 2009 a 6:48 pm |
“Non fatemi scendere amici cari fino all’ultimo gradino della poesia sociale”…. che se non son cazzi . Faccina
’st0 angioletto ma che lingua parlerà?
Non conoscevo la parola microchimerismo.
Al primo impatto, sembra l’operazione chirurgia di una maga.
carlotta // Ottobre 30, 2009 a 8:30 pm |
96 commenti, che saremo anche quel che saremo, ma capo non ce ne sono mica tanti di blog che l’administrator dice una cosa e gli fanno 96 commenti
paolocolagrande // Ottobre 30, 2009 a 9:10 pm |
nella mia lunga vita di esperto amminsitratore di blog non potevo sperare tanto. Sono un amministratore di blog baciato dalla fortuna. E poi, anche dal punto di vista direi efficientistico, cioè efficientisticamente parlando, mi sembra che abbiam fatto una notevole antologia di poesie per l’infanzia e ninne nanne. Che magari dopo che le ha usate Viviana le possiam passare anche a qualche altra mamma o anche papà.
E poi a proposito di mamme. L’antologia si potrebbe chiamare: il babbo in prigione.
il babbo a Parigi
il babbo a Codogno
il babbo all’osteria
il babbo alla guerra a girar dei pistoni
il babbo in prigione.
eccetera eccetera
Adesso, come blog pedagogico di cresta, i casi sono due: cercare di riflettere su queste tipologie di padri assenti e fare opera di sensibilizzazione; oppure riabilitare questa figura fisiologicamente difettosa.
Il malanimo che dicevo non è esprimibile diversamente, e forse la parola malanimo lessicalmente parlando non è adatta ma l’onomatopea è prepotente. Poi su quella parola lì, sono andato a vedere sul de mauro e ancora mi chiedo cosa c’entri il chimerico, che il de mauro non lo spiega.
però il fatto delle cellule è bellissimo.
michela // Ottobre 30, 2009 a 9:33 pm |
L’orsacchiotto Tiritò,
una scarpa e l’altra no,
sul musetto un sorrisino,
fa la nanna bel bambino,
guarda bene il tuo babbone,
anche lui ha un sol scarpone.
(è stranota però si potrebbe aggiungere così nella lista c’è anche un papà che ninna )
paolocolagrande // Ottobre 30, 2009 a 9:50 pm |
Poi con tutto il da fare, è rimasto ai margini Gulliver (i viaggi di) . Bisognerebbe dedicarci mica un post ma tutto un blog. E adesso che mi risalta fuori credo che da domani mi metterò a rileggerlo. Grazie Carlotta.
Ancora però non sappiamo niente di preciso di Viviana. sono un po’ curioso per esempio del nome della piccola. Che da lì verrebbe fuori un uragano di idee.
Massimo // Ottobre 30, 2009 a 10:36 pm |
non contribuisco, un po’ perché figli non ne ho e ninnenanne non ne conosco, e un po’ per una forma di stanchezza esistenziale.
però vi leggo che è un piacere. grazie.
Massimo // Ottobre 30, 2009 a 10:39 pm |
ah, paolo: le clézio per ora l’ho messo in pausa, che arrivato a circa un terzo proprio non riuscivo a sentirlo per niente.
però Paasilinna è una bomba. arigrazie
paolo // Ottobre 30, 2009 a 11:20 pm |
Ohi, poi ho trovato questa, dev’essere una ninna nanna sarda, non so se la conoscete- fa cosi’-
Imegin ders no hevn
its isi if iu trai
no hel bilou as
abav as onli skai
Imegin ol de pipol
livin fo tudei…..ah, a…
Imegin ders no cauntris
itisent hard todu’
nafing tu kill o dai fo
en no riligion tu
Imegin ol de pipol
livin laif in pis……iu-u…
Iu mei sei aim e drimer
bat ain not de onli uan
ai houp sam dei iu uil gioin as
es de uorld uil liv ezuan
Imegin no posescions
Ai uander if iu ken
no nid for grid of hangher
e braderhud of men
Imegin ol de pipol
scerin ol de uorld ….uh-u-u-u
paolocolagrande // Ottobre 30, 2009 a 11:53 pm |
gli hanno sparato, a quel sardo lì che l’ha scritta.
Francesco // Ottobre 31, 2009 a 11:54 am |
Nellu Salientu, addò sta lu mari lu soli e lu vientu .. si canta questa taranta
Ci te l’ha tittu ca te core nu te amu,
duminica te portu allu sciardinu
ddhrai ncete nu fiuru te nu verde ramu
ogni pumeddhru caccia nu rubinu.
Ci te l’à tittu ca stasira vegnu?
ci nu vegnu lu core te mmannu
carlotta // Novembre 1, 2009 a 5:15 pm |
che poi questa cosa che i bambini bisogna convincerli, e quasi supplicarli, a fare una cosa così bella come dormire, che poi per tutto il resto della vita non fai altro che desiderare di dormire un po’ di più, la dice lunga sulla specie umana di come sia condannata all’infelicità.
carlotta // Novembre 1, 2009 a 5:17 pm |
(un mio collega mi ha detto che non bisogna MAI toccare lo schermo del pc con le dita, mai, ma non so il vostro, il mio è tutto pieno di caccolette e strisce opalescenti come se ci fossero passate delle lumache o come se avessi sternutito con la bocca piena di torrone, per dire)
carlotta // Novembre 1, 2009 a 5:18 pm |
(neanche col Vetril ha detto che si può)
carlotta // Novembre 1, 2009 a 5:19 pm |
Swift a me mi è proprio simpatico
paolocolagrande // Novembre 1, 2009 a 8:18 pm |
il mio schermo è una fogna, considerato che il computer da dove scrivo avrà si e no due mesi di vita. ma lo schermo è già un cesso. So che ci son dei prodotti apposta ma fa niente.
Anche a me è simpatico Swift. E secondo me tu ti riferisci alla parte dedicata agli Jahoo, o comunque in generale ti riferisci alla sua visione della natura umana, e dell’uomo europeo in particolare, per cui è stato anche criticato e censurato, Swift, ai suoi tempi. E già per il fatto di essere stato censurato è simpatico.
paolocolagrande // Novembre 1, 2009 a 8:23 pm |
Io adesso non vorrei correre ancora il rischio che salti fuori Joe e dica che sto cercando di riscrivere il libro cuore, ma a proposito di dormire, io, che ho un pessimo rapporto col sonno, c’eran dei momenti da piccolo che in casa quando c’eravam tutti facevo finta di dormire, stavo di un bene. perchè mentre dormi diventi invisibile. E con un po’ di fortuna facendo finta di dormire puoi anche beccare i discorsi giusti, quelli in cui si parla (male) di te.
paolocolagrande // Novembre 1, 2009 a 8:26 pm |
Non ho ancora ricominciato a rileggerlo, ma mi è venuto in mente il discorso della razza jahoo (e dei cavalli razionali eccetera eccetera).
paolocolagrande // Novembre 1, 2009 a 8:30 pm |
Secondo me però un panno appena appena umido quando il computer è spento, va bene. Poi ci sono le bombolette di aria compressa per pulire la tastierea che se no ci va la polvere e non funziona più bene. A me ad esempio nel precedente computer non funzionavano più le effe.
carlotta // Novembre 1, 2009 a 9:38 pm |
Sì la citazione lassù viene dalla parte in cui Gulliver è dai cavalli e cerca di convincerli che ci sono degli yahoo altamente civilizzati nella parte di mondo da cui proviene e allora comincia a descrivere i regni e la loro magnificenza e poi le guerre con centinaia di migliaia di morti, e il cavallo gli dice mavalà, che morti volete fare che non avete unghie e denti e siete debolucci, guardatevi, allora Gulliver dice debolucci un corno, noi siamo in grado di fare delle macchine che in un botto solo fanno duemila morti… ecc ecc
Di Swift mi piace quella cosa che lui l’ha capito prestissimo che la ragione astratta era pericolosa. Noi questo ci mette un po a disagio, perché ragione qua in giro ce n’è poca e quando il papa attacca i biechi illuministi, ti viene anche voglia di difenderla la ragione, ma lui, Swift, voglio dire, quella volta lì gli dava già un po’ fastidio la luminosa civiltà occidentale. E’ uno dei motivi per cui mi è simpatico.
carlotta // Novembre 1, 2009 a 9:46 pm |
Se non ti funzionavano le effe potevi scrivere solo un romanzo che si chiamava Ideg e chissà, tutta la tua carriera di scrittore, Capo, prendeva un’altra piega. Ideg per esempio suona voltairiano, secondo me, ti veniva bene.
Massimo // Novembre 1, 2009 a 9:56 pm |
dormire è, molto probabilmente, la cosa che mi riesce meglio nella vita
Massimo // Novembre 1, 2009 a 9:56 pm |
anzi, sicuramente
carlotta // Novembre 2, 2009 a 8:23 am |
Non che Fìdeg non ti sia venuto bene!
paolocolagrande // Novembre 2, 2009 a 8:55 am |
Ideg, che idea. Volteriano ma poi, nel testo tutto senza f, esperimento futurista.
Il discorso comunque degli Jahoo a me era piaciuto molto proprio per quel motivo lì. Creature identiche agli uomini ma incivili: sono meglio di quelli cosiddetti civili? Però adesso rileggo, che se no vado a rischio di dir cazzate, e poi il discorso degli jahoo era abbastanza avanti.
paolocolagrande // Novembre 2, 2009 a 11:03 am |
Nella prima pagina di Fideg secondo me ci sono poche parole con la effe, e quindi l’esperimento potrebbe anche funzionare (o fallire, proprio perchè non ci sarebbe differenza fra il testo originario e quello deeffizzato). A parte Freud, che, salvo sostituirlo con la perifrasi padre della psicanalisi, diventerebbe Reud che facilmente anagrammato sarebbe Rude, il che oltre a creare inutili travisamenti, favorirebbe allusioni volgari al rudo, che tutti noi del blog sappiamo cos’è. Il rudo dell’inconscio. O l’inconscio come rudo. Nella raffigurazione, data da Freud, della psiche, il conscio è la parte emergente dell’iceberg, quella sommersa è l’inconscio. Perchè è sommersa? forse per una forma di pudore, o vergogna.
Il rudo della psiche?
paolocolagrande // Novembre 2, 2009 a 11:26 am |
Del resto mia figlia mangia le esse e le erre. Mostro diventa motto. Poi semplifica tatticamente le parole: Halloween diventa Aulin. Ieri era la notte di Aulin. Oppure ogni tanto inverte le sillabe: i cuccioli diventano i ciuccoli e i pantaloni diventano i tampaloni. Purtroppo però lo fa sempre meno.
carlotta // Novembre 2, 2009 a 12:25 pm |
Non so se c’entra con le cose che dicono Manganelli e Swift, però ho voglia di raccontare una cosa, già che abbiamo riaperto i battenti. Un paio di giorni fa, ascoltavo alla radio un intervista a Richard Bonynge che, la Strepponi lo sa, è uno dei più grandi direttori d’orchestra mai esistiti, specializzato nel repertorio belcantistico, ma che è anche eclettico: Verdi, Puccini, Meyerbeer, ecc.
Il che vuol dire che questo signore, oggi settantanovenne, ha passato la sua vita a dirigere e ad ascoltare la più bella musica del mondo e i più grandi cantanti del mondo e le più grandi orchestre del mondo, nei più grandi teatri del mondo delle più belle città del mondo e senza patire -sia detto di passaggio- nessuna ristrettezza economica, e tutta la gente del mondo era contenta di ascoltarlo e lo chiamava Maestro e gli venivano le lacrime agli occhi passargli vicino. Allora una tipo me, uno spirito sensibile alla musica, per dire, che ascolta questa intervista stando seduta alla guida della sua Twingo verde ramarro piena di botte, mentre va ad un consiglio di classe nelle brume del nordest, dove sentirà dire che la classe è un po’ calata, dice fra sé, e fra un ascolto e l’altro: che fortuna ho avuto accendere la radio e beccare Bonynge, sono una sua fan da anni, è proprio un grande, è la prima volta che lo sento parlare, parla bene l’italiano, logico che lo parli bene , chissà che cose interessanti dirà, che cose belle, chissà quanta passione avvertirò vibrare nella sua voce. Insomma mi predisponevo a vampirizzarlo, nel più puro stile delle ascoltatrici di Fahrenheit, e a consolarmi dell’esser nata col fatto che era nato lui, non dico che così il mondo vada in pari, pensavo, ma insomma.
Invece!
Una gnagnera… un lamento… un’asprezza rancorosa, un pianto che non ci sono più i cantanti e ci sono gli sponsor e i favoritismi e le voci non ci sono più le voci perché tutti vogliono cantare subito e non vogliono studiare! Una tristezza che non vi dico, sembrava di essersi fermati a fare due chiacchiere con la mia collega *** dopo un Collegio Docenti, stessa allegria, giuro, ma anche più di così: stesso…ritmo.
Allora mi sono ricordata di Settantasette e ho pensato che Bonynge aveva quella sua vita che più lo ascoltavo, più mi sembrava indispensabile averla avuta io quella vita lì, io che, figuriamoci, delle volte sono persino felice così, immaginarsi se ero Bonynge e avevo diretto la Sutherland e Pavarotti. E però, più stavo lì al passaggio a livello ad aspettare che tirassero su le sbarre e ascoltavo l’intervista, più mi incazzavo e mi sembrava che lui quella vita me l’avesse rubata e gli dicevo ad alta voce -taci che c’era buio- brutto ladro lamentoso, vuoi fare scambio con me, che mi accollo anche la tua prostatite e le spese del Viagra?
Ecco, per dire come sia facile scivolare in quel brutto sentimento di essere dei creditori, quello di cui parlavo prima, cioè di sopra, un centinaio di post fa, che magari non mi ero neanche spiegata bene, ci voleva un esempio.
Lunghissimo post, chiedo scusa.
paolocolagrande // Novembre 2, 2009 a 1:52 pm |
Devo esser sincero su Bonynge, nessuna questione sul talento, ma che fosse un lamentoso spaccamaroni me lo aspettavo, secondo me anche da giovane, dietro tutto quel fascino fascinoso. Bisognerebbe sentire anche la Strep, al riguardo, magari ci ha cantato.
Da un certo punto di vista mi dispiace tanto che ti abbia deluso, ma lui se lo merita. Insomma mi sta sulle balle, non so se si capisce.
paolocolagrande // Novembre 2, 2009 a 2:06 pm |
Il discorso è che il nostro debitore non è riconoscibile, infatti Manga suggerisce di cercare a casaccio il debitore di altri o il creditore di altri, attraverso il quale magari si può arrivare casualmente ad intercettare un rapporto di debito-credito che ci interessa. Ma è una corsa fine a se stessa, e se smetti di crederci magari sopravvivi e ridi di te stesso per il fatto che stai facendo inutilmente quella corsa (avevo un amico che andava volentieri in discoteca per ridere di se stesso mentre ballava, facendo una specie di parodia dei passi o dei gesti tipici da discoteca): una corsa che non smetti di fare perchè se no smetteresti di ridere. Se ci credi mandi a fanculo Bonynge, che fai bene da un lato, dall’altro ti spiace. E’ che forse non ci riusciva neanche Manganelli, a non crederci. Non lo so. Il tema della menzogna lo interessava moltissimo, del resto, ma poi ci si incartava dentro anche lui.
paolocolagrande // Novembre 2, 2009 a 2:18 pm |
In un racconto entrato in un’antologia intitolata storie scellerate (dove c’è anche un mio racconto, ma il punto non è quello), uno scrittore che si chiama Marco Raffaini racconta a un certo punto di essere andato a vedere con suo papà la partita Bologna-Juventus una certa domenica degli anni settanta e che dietro di loro c’era seduto Lucio Dalla il quale per tutto il tempo della partita ha tenuto il piede sullo schienale della poltrona di suo padre. Suo padre ha anche provato a dirgli qualcosa, ma lui, Lucio Dalla, come neanche. E’ da quella volta là – dice Raffaini – che Lucio Dalla mi sta sulle palle.
Potrebbe aver fatto qualunque cosa, Lucio Dalla, anche inventato lui la musica, ma da quella volta là gli sta sulle balle, al protagonista del racconto di Raffaini (cioè a Raffaini stesso), e da quando ho letto quel racconto (bellissimo) di Raffaini, sta sulle balle anche a me, Lucio Dalla.
Che uno dice: cosa c’entra? C’entra c’entra.
Francesco // Novembre 2, 2009 a 5:11 pm |
Nella città di Manganelli, tra debitori e creditori, ci sono anch’io. Ecco sono in una stadio acuto di “creditudine”, se è un termine coniabile. Sono quasi certo che le persone che incontro hanno sicuramente qualcosa di mio che negli ultimi mesi ho perso. Qualsiasi oggetto di forma e dimensione. Praticamente tutto e se facessi la lista non mi basterebbero cento fogli di carta. Dovrei parlarne con qualche psicologo che mi parodierebbe con una citazione Freud del tipo “sei nella fase della sicurezza sonnambula”. Forse così.
Swift era una fottuto genio fantasioso. Dopo tutti i suoi viaggi per fuggire dalla puzza degli uomini, decidere di vivere in una stalla, per me, è stata una scelta fina. Per questo era ed è simpatico ai miei occhi.
Una persona mi sta sulle balle senza una motivazione vera, capita anche ai sonnambuli come me. Non vorrei sterzare il discorso nella politica, mio malgrado quello che mi sta proprio sulle palle è il primo ministro. Non posso nascondere la mia disapprovazione. Il mio disgusto è stato acuito questo fine settimana.
Mi piace molto il mirtillo, una forma di venerazione (un po’ per tutto il cibo).
Ho girato a piedi quasi tutta la città per cercare un caffè decente, almeno che avesse l’idea lontana di un espresso. Dopo 6 sigarette e i piedi doloranti, chiedo un caffè e un pasticcino al mirtillo.
Avendolo pronunciato velocemente in inglese mi ha ricordato per assonanza il primo ministro. Lo so che anche questo non c’entra nulla però mi ha dato fastidio. Una questione proprio di pelle.
Mi riaggancio al discorso di Carlotta sul papa. Sono in accordo a quanto dice. Aggiungo anche che l’uscita del suo libro “Gesù di Nazareth” mi ha fatto adirare perché redatto in un pieno falso storico.
Dunque così.
carlotta // Novembre 2, 2009 a 6:16 pm |
Sì sì. è vero, Capo, il fatto che il debitore non sia riconoscibile è assolutamente centrale. Se fosse riconoscibile, sarebbe facile, la vita avrebbe un barlume di senso, potremmo bussare a delle porte e dire: -caccia fuori la mia roba, bastardo- però non farebbe così ridere. Che io non so mai cosa mi manca di più, se il ridere o il barlume di senso. Il ridere, direi.
carlotta // Novembre 2, 2009 a 6:22 pm |
Francesco, mi sono logorata a pensarci. Dunque in inglese mirtillo si dice blueberry, che io, modestamente, lo so. Pasticcino al mirtillo si dirà blueberry cake o giù di lì. Non suona come il presidente del consiglio, a meno che non si dica qualcosa come berry-cake, ma è un po’ tirata per i capelli, che quanto a capelli, il primo ministro, insomma.
Cosa dici Francesco?
carlotta // Novembre 2, 2009 a 6:26 pm |
Bonynge non so, ci sono rimasta male. Non posso valutare se è più antipatico lui o intollerante io, è che mi sembra che uno che nella vita ha fatto quelle cose là, uno sforzo per essere un po’ più contento potrebbe farlo e che non ha bisogno di mettere i piedi sullo schienale allo stadio per fare lo sborone, ecco.
Francesco // Novembre 2, 2009 a 6:47 pm |
Dopo essere passato da un inglese tipo “Telefono – Casa”, ho imparato che biscotto pasticcino eccetera si dice “scone”. Perciò dicendo Blueberry Scone, mi è venuta l’inquetudine.
carlotta // Novembre 2, 2009 a 7:01 pm |
Blueberry scone, ma certo!!!
Non ci avrei dormito stanotte, che il blog diventava un blog di insonni, oltre a tutto il resto.
paolocolagrande // Novembre 2, 2009 a 10:38 pm |
Blueberry scone, bella svolta, mi viene da dire; insomma un applauso.
Così possiam parlare anche di politica facendo finta che non ne staim parlando.
Quanto all’espressione Caccia la mia roba bastardo, a me è venuto da ridere, di quelle risate che se poniamo stai mangiando o bevendo rischi di morire o di far dei disastri sulla tovaglia.
carlotta // Novembre 3, 2009 a 6:27 pm |
L’altro giorno la mia alunna ceca mi ha chiesto che cos’era un citofono. Io non sono riuscita a spiegarglielo bene e ho chiesto a una mia amica di Praga che mi ha detto che citofono in ceco si dice domovni zvonek. A voler essere precisi si dice domovni zvoneki s mikrofonem, mi ha detto.
Però non credo che una ragazza molto brutta per i cechi sia un domovni zvonek s mikrofonem. A riprova del fatto che la letteratura ha le sue radici nel Volkgeist. Ecco.
paolocolagrande // Novembre 3, 2009 a 9:23 pm |
Potrebbe indicare anche un uomo brutto. Ho sentito dire: guarda te, da una coppia di citofoni che bel bambino che è saltato fuori. Nella letteratura ceca probabilmente l’uso del termine citofono ad indicare la bruttezza ha trovato resistenze nella censura stalinista, oltre che nella mancanza di un nome comune che indicasse lo strumento: mi pare di capire che per dire citofono bisogna dire una fila di parole, come quando per dire computer si diceva cervello elettronico: e questo è già un limite, nel passaggio dal reale al figurato. Come dire cesso, ad indicare un uomo o una donna brutta, e dire apparecchio idraulico di smaltimento di sostanze organiche. Però nella cultura popolare di questo sofisticato evo si fa strada anche una nuova tendenza: quella di consolidare come metafore anche i marchi industriali: per dire che una ragazza è brutta ho sentito dire: è un pozzi ginori. Che uno rischia anche di far pubblicità, magari occulta.
Massimo // Novembre 3, 2009 a 11:00 pm |
non per voler andare controcorrente a tutti i costi, però io quel Bonynge lì anche se non lo conosco, che di musica classica non ci capisco niente, anzi mi dà un pò l’orticaria a dire il vero, però insomma io un po’ lo capisco. a volte anche se hai tanto però ti manca qualcosa che per te è importante, e tutto quello che hai ti sembra che non conti poi granché, conta di più quello che ti manca. e poi ti senti colpevole di lamentarti, perché pensi che tanti altri hanno molto meno eppure vivon bene, e sono anche felici. però a te quella cosa lì che ti manca è proprio importante, o almeno ti sembra, e non stai bene.
s // Novembre 3, 2009 a 11:35 pm |
io ho sentito dire (riferito a una ragazza in carne): è un barattolino ( barattolino sammontana)
paolocolagrande // Novembre 5, 2009 a 3:22 pm |
avevo scritto un commento di una pagina intera, sparito del tutto: perchè dicevo Via Via la polizia dai blog. Poi vi spiegherò perchè, adesso non riesco perchè mi stavo scusando con S per via di un ritardo nella pubblicazione dovuto ad una incomprensibile attesa di moderazione. Quando mi spariscono le cose mi vien la depressione, scusatemi.
paolocolagrande // Novembre 6, 2009 a 11:34 am |
Niente di serio però, era più che altro da ridere: cioè, ogni tanto ritrovo in apposita finestra nelle segrete dell’amminsitrazione del blog, a me solo accessibili modestamente, il segnale: in attesa di moderazione. Siccome sono molto distratto capita che lo veda dopo giorni e giorni. Non so cosa voglia dire In attesa di moderazione ma mi vengono sensazioni cupe, richiami analogici infelici e storicamente incongrui, tipo il fermo di polizia abolito negli anni settanta. Non so perchè certi commenti restino in attesa di moderazione perchè di solito sono commenti assolutamente innocenti e anche piuttosto belli, come appunto quello di S, e allora mi veniva da manifestare da solo urlando slogan tipo Via via la poliza dal blog, che poi a pensarci bene questa polizia è solo qualche algoritmo pedante o anche solo un po’ inconcludente e disfattista che si diverte a bloccare dei commenti, e io, che dovrei fare la parte del giudice di Pinocchio, devo approvare o non approvare, schiacciando l’apposito pulsante, che se poi magari sbaglio faccio anche delle brutte figure. Oppure, secondo le aspettative di quell’algoritmo infame, dovrei dire: sei stato derubato? In prigione! e cancellare. E’ che devo ancora smaliziarmi; per esempio, andare subito a vedere, appena collegato, se ci sono commenti in vinculis da liberare dalla trappola della cosiddetta moderazione (che comunque è un modello retrivo). Invece non lo faccio quasi mai e quella finestra lì la vedo solo per caso.
Ecco, in sintesi cosa avevo scritto, ma il discorso era più lungo e insomma più articolato, dovete aver pazienza, perchè quello stesso algoritmo pedante e disfattista (si capisce che è sempre lui) mi ha cancellato tutto. Qualcuno dice che sono io ad essere imbranato, ma non bisogna dargli retta, a quel qualcuno lì.
paolocolagrande // Novembre 6, 2009 a 12:26 pm |
Sul discorso di Massimo riguardo a Bonynge credo che il problema sollevato da Carlotta sia proprio sull’uso del lamento (rancoroso, piagnucoloso, rassegnoso e invettivoso) come formula o modalità di comunicazione. L’indignazione e il pianto su come va il mondo (e non ci sono più i cantanti e ci sono gli sponsor e i favoritismi e le voci e non ci sono più le voci e perché tutti vogliono cantare subito e non vogliono studiare, per non parlare della mezza stagione eccetera eccetera) sono musiche già troppo suonate perchè qualcuno abbia ancora l’orecchio per ascoltarle: se uno ha qualcosa di bello da dire o fare bisogna secondo me che continui a dirlo o farlo e fanculo il mondo che va verso il brutto: l’ottimismo o il pessimismo non c’entrano, son due facce della stessa utopia. Se siam convinti di fare una cosa che ci sembra bella a cosa serve deprimersi o lamentarsi o indignarsi perchè intorno vediamo solo cose che non ci piacciono.
Non so se mi sono spiegato, direi di no, nel complesso; del resto a rileggere ho quasi il sospetto di aver messo su un tono da cazzone, che ogni tanto mi scappa senza volerlo.
Francesco // Novembre 6, 2009 a 1:30 pm |
Paolo non devi preoccuparti che d’imbranati con il computer sei in mia compagnia. Non vorrei dilungarmi su aspetti informatici che mentalmente mi rifiuto di capire e farei ridere anche i polli. Mi celo ancora con un minimo di dignità.
Alan Pollo lo spiegherebbe meglio di me.
Certe volte il solo schiacciare il tasto on mi mette in stato d’ansia
A riguardo del lamento Eliot disse ” il mondo finisce in questo modo: non con il rumore di un’esplosione, ma con un fastidioso piagnisteo”
Non lo so, ma quasi quasi gli do ragione.
carlotta // Novembre 6, 2009 a 3:34 pm |
Francesco però non devi fare il lecchino col Capo, perché son dei mesi che ogni tanto gli sparisce un commento e dà la colpa a un algoritmo. Che adesso faccio finta di avere perso questo pacco di compiti e do la colpa a un algoritmo anch’io.
carlotta // Novembre 6, 2009 a 3:46 pm |
Sai Massimo, riguardo al maestro Bonynge (che dio protegga la sua canizie) non era in questione l’ “avere tanto”, logico che avere tanto è troppo poco, non te lo ricordi sempre, ed in qualche misura è persino giusto che sia così. Quello che davvero io non capisco, ma davvero, è come faccia uno ad avere FATTO, ascoltato, visto cose così straordinariamente belle e a non esserne (almeno così sembrava in quel quarto d’ora di intervista) minimamente attraversato, reso più luminoso.
Insomma, come fa uno così a non essere contento, almeno un po’, e almeno un po’ tollerante con l’esistente, che è odioso, sì, ma è anche quello di cui suoni e scrivi?
Facendo sintesi, come direbbe la mia dirigente da dentro il suo tailleur, se uno è Bonynge e tutto quello che ha da trasmettere è un lamento rancoroso, allora non è Bonynge. Secondo me, così è molto più chiaro.
carlotta // Novembre 6, 2009 a 3:49 pm |
http://www.youtube.com/watch?v=PMnC0W26Hkw
così si capisce ancora meglio
paolocolagrande // Novembre 6, 2009 a 4:53 pm |
Ecco, spiegato bene, Carlotta. Che è un corollario, se si può dire corollario su questo blog con più recenti derive cartesiane, del discorso del piagnisteo come modello comunicativo. Se hai fatto, visto, ascoltato, creato, prodotto o riprodotto il bello, che son fortune che non capitano mica a tutti, raccontacelo per bene e soprattutto continua a farlo, vederlo, ascoltarlo, crearlo e suonarlo e poi raccontarcelo che vai bene. Il brutto non lo guardiam mica, diciamo che non ci interessa. Poi magari siam costretti a vederlo, e son problemi, ma andare a mesdarlo a tutti i costi (voce del verbo mesdare, italiano mescolare o agitare o smuovere) per sbatterci in faccia la bravura dell’indignazione, allora cosa hai creato a fare.
Eh, gli algoritmi. Facile dire. Bisogna capire che qui è tutto un complotto di algoritmi gaglioffi e birboni insofferenti alle istanze culturali dei blogs, che appena mi vedono vestire i panni reali e curiali del perfetto amminsitratore, intento ai leggiadri posts e alle sudate carte ove il tempo mio primo e di me si spende la miglior parte, tràchete sparano il raggio sterminatore. Il Dolcetto al mirtillo direbbe, dalla sua visuale, che gli algoritmi son tutti di sinistra.
Francesco // Novembre 6, 2009 a 5:04 pm |
Carlotta, la sola immagine di leccare il capo mi fa rabbrividire soprattutto per motivi che direi antropologici.
Travisi, ed è un peccato. Forse faccio lo stesso. Peccato.
paolocolagrande // Novembre 6, 2009 a 5:05 pm |
Come si fa, fratelli e sorelle, a fare come ha fatto prima la carlotta, che ha creato il link? Perchè avrei anch’io un link
Anche a me devo dire la verità, Francesco, schiacciare Invia mi mette un po’ di disagio, soprattutto in quella breve frazione di tempo in cui non succede niente.
paolocolagrande // Novembre 6, 2009 a 6:01 pm |
Non parlava mica sul serio, la Carlotta. Per quanto, insomma io adesso in questo ruolo di comando anzi di potere magari da qui a qualche mese non si può mai dire che mi metto apposta a tiro di leccate blandizie lusinghe, un po’ come nella tradizione di capi o dei manager o dei premiers o anche dei cavalieri della letteratura cavalleresca. Solo che bisogna averci il fisico anche per meritarsi le leccate e secondo me io non ce l’ho e poi Francesco a fare il leccone non gli viene.
Mi viene in mente, ma adesso son lontano da casa e dai libri, un dialogo del don chisciotte, appena arrivo a casa lo cerco e lo trascrivo.
cambiando discorso, si può sapere qualcosa della Viviana che qui c’è tutta una scorta di ninnenanne che poi star lì inutilmente va a male?
carlotta // Novembre 6, 2009 a 7:04 pm |
Francesco, guarda che scherzavo. Delle volte a me sembra di fare delle finissime ironie, pensa te che successo comunicativo
Il link si fa copia e incolla, capo, che domande fai anche te?
paolocolagrande // Novembre 6, 2009 a 8:01 pm |
ah si, il copia incolla, per forza, lo sapevo.
adesso lo faccio, che vi faccio vedere una cosa.
http://www.youtube.com/user/cicevitto
paolocolagrande // Novembre 6, 2009 a 8:09 pm |
Eravamo abituati così
http://www.youtube.com/?v=nUSij3QiRAY
Non ci aveva mica detto niente
carlotta // Novembre 6, 2009 a 8:47 pm |
E’ tuo anche l’arrangiamento Strepponi? Azucena l’avevo sentita, cercando su You tube.
Mi manca, la Strepponi. Lei è contenta di cantare, secondo me.
Mirella // Novembre 6, 2009 a 9:40 pm |
Finalmente! Finalmente la Strepponi!
Che era una cantante si era capito, ma mica avevate mai detto come si chiamava e che cantante era e cosa cantava!
Finalmente l’ho vista anch’io in carne e ossa (carina) e l’ho sentita cantare!
Ho sempre invidiato moltissino chi sa cantare delle cose serie. Io so cantare solo cose così:
L’é stato il vento
cl’à ribalté la càna
bimbo fa la nàna
che al babbo al vol durmìr.
Questa ninna nanna ha dietro tutta una storia e magari una volta o l’altra ve la racconto.
Buona serata a tutti.
paolocolagrande // Novembre 7, 2009 a 9:25 pm |
La Strepponi ci farebbe piacere se comparisse qui. E a proposito di persone che ci farebbe piacere che ricomparissero (che detto da me che son scomparso già due volte ci vuol del coraggio) nel commento che l’algoritmo marrano mi ha cancellato avevo accennato al fatto che Alanpollo aveva scritto un libro che presentava oggi pomeriggio in una libreria con anche un gruppo musicale. Io non lo sapevo, ho visto nel programma della libreria che c’era Alanpollo che presentava il suo libro con un gruppo musicale. Ci sono andato col mio bimbo Alessandro e è stato molto bello, han suonato bene e lui ha letto bene, con anche tutto un rituale preliminare da morir dal ridere; siam venuti via prima che finisse perchè era già tardi per la cena dei bimbi. Ho comprato il libro, che son delle prose corte, alcune cortissime alcune più lunghe tratte quasi tutte dal suo blog. In diversi punti si parla anche di me ma è meglio non leggerle quelle parti lì che nel complesso vengo fuori un po’ sfigato. O forse e meglio leggerle proprio per quello. Tra queste ce n’è una abbastanza lunga in cui Alanpollo dice di aver comprato nel 2007 Fideg e che gli è anche piaciuto, però poi una sera è andato ad una lettura di Fideg al festival dell’unità ma è stata un po’ uno strazio perchè io, dice alampollo, invece di esser contento ad esempio di aver appena vinto il campiello opera prima, ero dimesso incazzoso dicevo in sostanza che del campiello non me ne importava niente e mi lamentavo da matti perchè il libro non vendeva niente e ce l’avevo con la mia casa editrice e avevo addosso una delusione depressa e rancorosa in generale, perchè avrei dovuto continuare a fare un altro lavoro invece che scrivere, e altre cose del genere che gli hanno fatto pensare, giustamente: ma invece di esser contento come una pasqua che cazzo vuole ancora questo qui?
Il pezzo funziona bene, da tutti i punti di vista, anche dei tempi comici. C’è solo una cosa che vien da pensare: che io di festival dell’unità sono andato ad uno solo, nel settembre 2007: è stata una serata bellissima, devo dire, io ero contento al punto che qualcuno alla fine mi ha detto che quasi quasi me la stavo tirando, che sembravo il poeta Tonino Guerra nella pubblicità di Unieuro. Quella sera dopo la lettura mi han fatto tre domande: la prima se ero stato contento di Venezia e io avevo detto che quei giorni (non solo venezia, anche gli altri posti di tutto il giro) me li sarei ricordati finchè scampavo perchè eran stati giorni stupendi, poi mi han chiesto cosa pensavo di Alet e io avevo detto che ero stato molto fortunato a pubblicare con Alet, che mi aveva trattato come gli zii e i nonni trattano il nipotino e poi era un editore molto vicino agli autori e infatti c’era già in cantiere un altro libro con loro. Poi mi è stato chiesto quanto avevo venduto e io avevo risposto che non ne avevo idea perchè in fondo il libro era uscito solo quattro mesi prima e i tabulati arrivano a fine anno ma che le notizie erano buone e che comunque non me ne importava tantissimo ed ero contento così, vendere o non vendere. In effetti dopo delle risposte così romantiche viene il dubbio che uno sia un cazzone buonista rompamaroni con l’hobby dell’entusiasmo autobiografico e allora la sera ci ho pensato su e la Lia mi ha detto che in effetti ero stato insolitamente euforico e un po’ sopra le righe. E’ stata una bella lezione, che qualcuno me lo facesse notare, e io pensavo che d’ora in poi avrei tenuto sotto controllo il mio superego.
Poi stasera (ri)leggo la cronaca di Alampollo e mi viene in mente che gli avevo già chiesto nel suo blog, quando aveva scritto quella stessa cosa lì divertentissima che ora si ritrova pari pari nel libro, se era sicuro che ci fossi proprio io a quel festival dell’unità. Non mi ricordo cosa aveva risposto.
paolocolagrande // Novembre 7, 2009 a 9:54 pm |
Anche secondo me La strepponi è contenta quando canta ed è contenta di cantare, sarebbe bello che ce lo raccontasse un giorno che ha tempo, che so che è sempre in giro. Adesso credo sia in Germania. Magari si può anche fare un pranzetto. La butto lì.
Bella anche l’ultima ninna nanna, Mirella. Un’altra figura paterna, il babbo che vuol dormire (dopo l’osteria, la galera, la trasferta a Parigi, a Codogno).
E’ vero che tu non c’eri, a pranzo a PC, e quindi ancora non conoscevi la vera identità della Strepponi.
Insomma bisogna rifare il pranzetto.
paolocolagrande // Novembre 7, 2009 a 9:57 pm |
Ma stefano dove è andato a finire? Gli volevo chiedere delle cose.
paolocolagrande // Novembre 7, 2009 a 10:04 pm |
Poi è sparito anche Paolo, appena dopo lo sparo.
paolocolagrande // Novembre 7, 2009 a 10:31 pm |
Sto leggendo il libro di Alanpollo e ci son punti bellissimi. Ad esempio.
Pile
oggi mi son messo a contare le pile che ho in casa e tra quelle che ho nel soggiorno, nei cassetti del mio studio e in camera ne ho contate trentaquattro. ma cosa cazzo ci faccio poi con tutte queste pile?
Ero zero
Qualcuno mi renda l’anima, che ho vomitato stanotte.
Kammerspiel
Nelle prime dieci pagine: K. Kraus, Antigone, Creonte, Estragon, Godot, Giuseppe Verdi, Werner Heisenberg, Freud, Max Planck, Thackeray, Ippolito Nievo, Temistocle Solera, Romeo Benetti, Jacques Monod, Watson e Crick, Andrè Lwoff, François Jacob, Hans Magnus Enzensberger, Daniel Bernouille e poi subito dopo Jacques Le Goff, Nietsche, Heinrich Boll, Giovanni Gaspare Lavater e Ignazio di Loyola. Figa, ma si può leggere un libro e dover andare ogni due minuti su Wikipedia che a me, ad esempio, Ignazio di Loyola era noto perlopiù per essersi ubriacato un giorno di coca cola, per dire. Colagrande, vieni un po’ qua, ecco bravo, tira sul il braccio, su bene con il gomito ecco, ma và a cagare!
Dubbi esistenziali
ma perchè all’inizio della coda c’è sempre una panda bianca?
alanpollo // Novembre 8, 2009 a 12:42 am |
Ciao Paolo, ti ringrazio molto di essere venuto alla mia presentazione e per giunta in prima fila. Mi spiace che sei andato via prima perchè nel finale si cambiava registro e c’erano delle ragazze che gli sono anche venuti i lacrimoni agli occhi. Se leggerai il mio libro capirai il perché.
So che voi scrittori siete un po’ precisini, ma ti assicuro che io al festival dell’Unità sul Facsal (Palazzetto dello sport, direi a memoria settembre 2007) c’ero e c’ero venuto per vedere te, perché ero stato molto colpito da Fìdeg e non pensavo che c’avevo nella mia città uno scrittore così bravo.
Poi anch’io, su quella serata, ci faccio un po’ di letteratura per renderne un pezzo piacevole e non pensare che siete buoni solo te e Nori a scrivere le robe e far divertire la gente.
Non è polemica la mia, però dico questa cosa perchè anche l’anno scorso dopo essere stato a una lettura di Nori avevo scritto una cosa divertente e gliel’avevo fatta leggere e lui lì a farmi le pulci sui fatti e io a dirgli che non sono mica un giornalista di cronaca, insomma mi erano girati anche un po’ i maroni, perché a volte sembra che se uno prende ispirazione da voi per fare delle cose poi voi non lo considerate e lo trattate come un cretino (tipo che io l’anno scorso ti ho dato un mio libro di racconti e non so ancora adesso cosa ne pensi e sì che ci siamo visti parecchie volte e abbiamo pure fatto un bel pranzo insieme).
Ma cosa voglio dire alla fine?
Voglio dire che so benissimo che non scrivo bene come te o Nori, ma se non capite che gran parte di quello che scrivo, e sono sicuro che come me ci sono tantissimi altri, lo faccio grazie al coraggio che bravi autori come te hanno saputo infondere a sfigati come me, beh allora forse non ci meritate neanche tanto, a dirla tutta.
E allora mi tengo il mio pomeriggio da divo, con la musica, la libreria murata, gli amici e i colleghi che non avevano la minima idea delle robe che scrivevo e i complimenti e i lacrimoni delle ragazze, e il mio blog e la vostra poca considerazione, perché poi, alla fine della fiera, se in quest’ultimo anno ho trovato la forza di farmi un libro tutto mio l’ho fatto proprio per rivalsa nei confronti di chi mi aveva fatto scattare qualcosa dentro e poi mi aveva considerato poco più di una merda.
Il fatto che tu fossi lì in prima fila oggi è stata una bella soddisfazione e mi ha fatto capire che gli sforzi che ho fatto (sono sicuro che tu per primo capirai la fatica che c’è dietro quelle 100 pagine di apparenti minchiate che rispetto ai post originali del blog ho letto e riveduto per mesi) non è stato fatto invano.
Spero che leggendo il libro ti renderai conto che l’ultima cosa che penso di te è che tu sia uno sfigato, anzi la bella giornata che ho vissuto oggi alla Fahrenheit è stata la diretta conseguenza dell’influenza che tu e altri autori che ben conosci avete avuto su di me.
Poi spero anche di averci aggiunto qualcosa di mio.
Ok, adesso sono quasi le 2 di notte, sono reduce, da una cena alla cooperativa di Mortizza in cui “ho girato parecchi rossi” e tornato a casa mi è venuto voglia di ringraziare tutti gli amici della giornata, così sono tornato qua sul tuo blog, perchè m’avevi detto che avevi ripreso a scriverci.
Non so, magari domani a mente fredda mi pento delle robe che ho scritto, ma forse no.
Con amicizia, Angelo Politi o Alanpollo.
paolocolagrande // Novembre 8, 2009 a 8:25 am |
Guarda che la parola sfigato non è mica un insulto, almeno dal mio punto di vista e le cose che ho letto fino adesso del libro sono veramente belle. Non sapevo neanche che avevi fatto leggere una cosa a Paolo Nori e soprattutto – adesso sto facendo uno sforzo disumano per attivare quell’emisfero cerebrale da tempo inoperoso – sei proprio ma prorio sicuro di avermi dato un tuo libro di racconti? Mi vien da giurare, morissi qui, di non averlo ami ricevuto, quel libro, anzi pensavo che quello di ieri fosso il tuo primo ed ero anche molto contento, e non ci ho messo un attimo a venire a sentirti in libreria e prenderlo. Ma siccome io non mi fido della mia mente debole, se fosse davvero successo che mi hai mandato un libro, ti chiedo scusa. Certo che quando ci siam visti a pranzo con tutta lòa famiglia fighi potevi anche chiedermi: hai ricevuto il mio libro? E io sarei subito andato in crisi pensando chissà cosa cazzo avevo combinato prima di dirti no.
Secondo me comunque non devi neanche porti il problema se pentirti o no, delle cose che scrivi. Ti senti di scriverle e basta e questo secondo me va benissimo, per quanto conti il mio giudizio.
Quello che non condivido, per quanto conti il mio giudizio, è la rivalsa che dici tu, per una specie di affliazione mancata. E quando dici Voi, riferendoti a me e a Paolo Nori e a non so a chi altro, come se il pensiero di uno fosse perfettamente condiviso o addirittura convissuto dall’altro, ti stai sbagliando ma di grosso, perchè è una colossale cazzata. Ognuno vada dove deve andare ognuno invecchi come gli pare, dice Guccini. Non esistono Voi. Non esistono scuole, o sodalizi (“e non insegnare a me cos’è la libertà” – Guccini). Vai bene così, il libro mi piace, l’altro non sapevo che c’era, passamelo, e se me l’hai già passato, scusa, però non dirmelo adesso che se no sembri quelle morose che quando ti devon fare il culo tiran fuori delle cose di anni fa che nessuno, compreso l’interessato, sa neanche.
alanpollo // Novembre 8, 2009 a 8:47 am |
Sei proprio un suonato. L’altro libro di racconti non te l’ho spedito ma dato in mano direttamente, una copia a te e una a Cornia, la sera che Ugo è venuto in Fondazione. Stavolta non c’hai nemmeno l’alibi dello Spam
(faccina).
Dai va bene così, e ti ribadisco che sono stato molto orgoglioso di averti davanti ieri e ci tengo, anche se so che hai già capito, a riconfermarti il fatto che se ti ho citato nel mio libro e dedicato un’intera storia è perchè ho grande considerazione di te e degli altri che ho menzionato. Di sfigati (quelli in senso negativo intendo) nel mio libro non ce ne ho messi e ho preferito parlare di amici e persone che mi piacciono. Ti abbraccio e spero che ci sarà l’occasione di vedersi e parlare di persona che poi è più bello e non c’è quel problemino lì infernale dello Spam che a volte altera i discorsi
Ang.
carlotta // Novembre 8, 2009 a 9:33 am |
Ma pensa, Capo e Alanpollo, io stavo per metterla sul filosofico e scrivere che se il Capo era contento come una Pasqua (ipotesi plausibile per uno che ha appena vinto un premio letterario opera prima in un’età che non è certo più il tempo suo primo) e invece uno spettatore attento l’ha percepito come incazzoso e rancoroso, allora devo ripensare a tutto quello che ho detto del povero Bonynge, che magari era contentissimo anche lui e io invece rancorosa e incazzosa, e anche a quello che scrive Lacan sul soggetto che non vede mai l’altro soggetto con uno sguardo diretto e ricambiato, e all’incomunicabilità, e all’ermeneutica. Ho pensato che avevo trovato cosa fare questa domenica, inceve di correggere compiti.
Poi sento che Alanpollo non è contento davvero e che c’è un po’ di tensione col capo, e leggo di questo “voi” che incombe su noi tutti umani e che mi fa una gran paura.
Ahi.
Dài Angelo. Intanto ciao, hai fatto bene a tornare. Anch’io voglio il tuo libro, sono molto contenta che tu sia riuscito a pubblicare, con te fa il terzo scrittore che conosco di persona, posso fare morire le mie amiche.
Io dovrei essere a PC 11-14 dicembre. Pranzo o cena?
carlotta // Novembre 8, 2009 a 9:43 am |
“Articolo 4
Miracolo. Quando il privilegiato ha un anello al dito e lo stringe guardando una donna, questa s’innamora di lui con la passione che crediamo abbia avuto Eloisa per Abelardo. Se l’anello è un po’ bagnato di saliva, la donna guardata diventa solo un’amica tenera e devota. Se si guarda una donna togliendosi l’anello, cessano i sentimenti ispirati in virtù dei precedenti privilegi.
L’odio si cambia in benevolenza se si guarda la persona stiosa strofinando l’anello sul dito.
I miracoli potranno verificarsi solo 4 volte l’anno per l’amore passione, 8 per l’amicizia, 20 per far cessare l’odio, e 50 per ispirare una semplice benevolenza”
Henri Beyle Stendhal, I Privilegi.
carlotta // Novembre 8, 2009 a 9:47 am |
“Articolo 15
Quando il privilegiato stringe un anello al dito, dicendo: ‘Prego che gli insetti nocivi vengano anientati’, tutti gli insetti a sei metri dall’anello, in ogni direzione, cadranno fulminati. Questi insetti sono pulci, cimici, pidocchi d’ogni specie, piattole, pappataci, mosche, topi ecc., ecc.
Serpenti, vipere, leoni, tigri, lupi e ogni bestia velenosa, si daranno alla fuga intimoriti e s’allontaneranno di una lega. ”
ib.
paolocolagrande // Novembre 8, 2009 a 11:36 am |
11-14 dicembre. Adesso ci attrezziamo e si fa pranzo o cena, magari se anche gli altri ci danno delle dritte, vien bene.
Non l’ho mica letto, I privilegi, Carlotta, lo confesso. E ce l’ho anche da qualche parte nel casino di casa dove probabilmente c’è anche il libro che mi ha passato Alanpollo quella sera là. Anche te, però Alan, mica per dire ma visto che ci siam conosciuti dopo (e che quella sera là, io e Ugo e la sua amica, è finita tardi in un posto dove dan via della birra, e io col tardifuoricasa e con la birra ho poca confidenza ma questo è un dettaglio autobiografico), potevi mica dirmi, alla prima occasione: l’hai poi letto il libro? Io mi sarei dato del bigolo e poi a casa l’avrei cercato, che c’è ancora di sicuro, e poi letto. E comunque non fidarti troppo dei giudizi degli altri, tira dritto che vai da dio, oppure se ti fidi, fidati sul serio, mica rimanerci male (parlo di Nori), e poi tira dritto lo stesso. Che rimanerci male nelle cose secondo me poi si sbanda. Mi spiace esser venuto via prima, ieri sera, ma per forza maggiore di impresa familiare.
‘I miracoli potranno verificarsi solo 4 volte l’anno per l’amore passione, 8 per l’amicizia, 20 per far cessare l’odio, e 50 per ispirare una semplice benevolenza’.
Mi sembra che questo possa essere il titolo di un nuovo post, Carlotta, cosa dici? e poi ci vengon fuori delle idee da far scintille.
Ecco cosa non aveva considerato manganelli, nel vortice afinalistico della questua: il miracolo. O forse è il sogno di Stendhal.
carlotta // Novembre 8, 2009 a 3:53 pm |
I Privilegi sono un incanto. Io non sono obiettiva con Stendhal, lo ammetto, però sono un incanto.
Sembrano un testo dell’Accalappiacani, da tanto che sono belli.
carlotta // Novembre 8, 2009 a 3:54 pm |
Secondo me non si capisce, da come l’ho scritto, che non sono obiettiva perché lo idolatro.
paolocolagrande // Novembre 8, 2009 a 4:18 pm |
Ho passato un’ora a cercare in casa, oltre che il libro di Alan, I privilegi che se mi ricordo bene era una medusa mondadori, l’avevo rubato da casa dei miei qualche anno fa e poi chissà. Ma adesso, dopo le due righe qui sopra, domani lo compro e basta poi magari lo ritrovo ma tanto era provento di un furto, quindi è giusto che lo compri.
Secondo me Stendhal, sentire che sembra un testo dell’accalappiacani, non so se è tanto contento.
carlotta // Novembre 8, 2009 a 5:37 pm |
Secondo me è contento, invece. Lui diceva che il suo ideale di stile era quello del codice civile. Te leggi i Privilegi e dimmi se non starebbero bene sull’Accalappiacani.
Mi viene in mente una cosa: dopo avere scritto la Certosa di Parma, Stendhal ne manda una copia a Balzac. Balzac NON LA PERDE e ci fa una recensione entusiasta per la Revue Parisienne. Insomma, entusiasta, sì, però gli dice: guarda hai scritto davvero una cosa bellissima, stupendissima, ma lo stile ecco, non va tanto bene e il plot, l’intreccio (Balzac non diceva plot)… insomma dovresti riscriverlo e sarebbe proprio perfetto. Stendhal non si offende, anzi è contentissimo che Balzac gli ha fatto quella recensione cosi bella sulla Revue, e si mette lì da bravo a provare a riscrivere. Ma poi, insomma, lascia perdere, la Certosa resta com’è, sbagliata, con un inizio lentissimo e un finale vertiginoso e pochi paesaggi, e senza presentazione dei personaggi e quello stile che non somiglia a nessuno.
I Privilegi non credo Mondadori Medusa, è un testo brevissimo e lo ha ripubblicato Sellerio nel 1992. Volendo, sta anche in appendice all’edizione Gallimard Folio dei Souvenirs d’égotisme, ma prima che qualcuno mi tiri dietro una scarpa, chiudo questo post.
alanpollo // Novembre 8, 2009 a 5:43 pm |
Carlotta, ti assicuro che da parte mia non c’è nessuna tensione o rancore verso nessuno. Rileggendo quello che avevo scritto stanotte ho visto che ho usato a cazzo la parola “rivalsa”. Erano le 2 ed ero mezzo ubriaco, portate pazienza. In realtà volevo dire che il fatto di essere stato poco considerato in alcune circostanze mi ha spronato a cercare di fare qualcosa di buono che nello specifico vuole dire provare a scrivere qualcosa di carino, come penso d’avere fatto ora.
E il fatto che Paolo mi abbia fatto dei bei complimenti significa che ho fatto bene ad andare per la mia strada (e su questo sono d’accordissimo con lui che anch’io in queste cose alla fine non guardo in faccia nessuno).
Purtroppo, però, Carlotta non credo di poter essere considerato il tuo terzo scrittore amico dato sono un APS (autore proprie spese) e in fondo così son buoni tutti
Su Bonynge e Lacan non posso dire nulla, ahimè, dato che Wikipedia mi ha bandito per aver oltrepassato il numero di accessi consentiti in una vita terrena a causa di Colagrande e del suo Kammerspiele
Per il pranzo o cena io non so nemmeno cosa faccio domani, figuriamoci a metà Dicembre, ma voi mettetevi d’accordo che poi per me di problemi non ce ne sono che magari a scrivere son scarso ma con i piedi sotto il tavolo non c’ho paura di nessuno!
Ang.
carlotta // Novembre 8, 2009 a 7:51 pm |
Una cosa mi sembra di capire, con il mio Senso di Ragno: che non sei più Alanpollo, ma Angelo.
Sei il secondo Angelo che conosco, il primo si è preso una pausa di riflessione al tempo che stava per cadere il muro di Berlino e sono ancora qua che aspetto.
alanpollo // Novembre 8, 2009 a 8:51 pm |
No, no Alanpollo, che poi sarei io c’è ancora eccome e di norma ho io il comando della situazione. Solo ogni tanto do un po’ di spazio al mio alter ego Angelo, soprattutto in questi giorni che lui scrive dei libri e fa delle presentazioni che entra come una rockstar e non spiega niente a nessuno e poi suona Ligabue e poi fa tutta una manfrina che dispone delle biro sul tavolo mentre della gente dietro suona delle canzoni strane che non so a lui magari gli sembra anche d’essere simpatico a me sembra il solito cretino.
Comunque.
AlanP
paolo // Novembre 9, 2009 a 10:35 am |
Massime del vecchiosaggio- N° 1:
chi non sentirà ciò che sente, vuol dire che l’ha sentito
paolocolagrande // Novembre 9, 2009 a 1:55 pm |
Però, scusa sai Angelo – poi piantiam lì che se no sembriamo due morosi, e non sta mica bene non tanto per il fatto in sè ma perchè c’è caso che magari la tua morosa o mia moglie tirano fuori dei ballini – però il discorso della scarsa considerazione non lo capisco mica bene; a parte che siam sempre qui nel blog a invocare Alanpollo ogni tre per due e adesso che sei tornato siam contenti, ma sinceramente non so bene da che parte cominciare a fare un esame di coscienza. Se la scarsa considerazione era per via del libro che mi avevi passato la sera che hai detto tu, che ancora non ci conoscevamo, ti chiedo di nuovo scusa ma ti dirò che son cose che possono anche capitare, se dovessi rimanerci male io per tutti qualli a cui magari passo un mio libro (magari gente che conosco bene) senza che loro poi mi telefonino per dirmi qualcosa, a quest’ora dovrei passare il mio tempo a rimanerci male. Se c’è dell’altro non lo so ma sicuramente avrò fatto di sicuro qualcosa senza volerlo. Io so solo che l’altra sera quando la Sonia della libreria mi ha detto che c’eri tu (e ci ho messo un po’ per capire che eri tu perchè ti conoscevo come Angelo o Alanpollo non come Politi) a presentare un libro che avevi scritto, io son venuto subito, malgrado il bimbo al seguito, e mi ha fatto piacere star lì e prenderne una copia. Non lo dico mica per farmi dire Bravo, ma solo per dirti che mi faceva, e mi ha fatto, piacere.
Poi, caro il mio bello, mi sa che nell’elenco dei nomi (temistocle solera eccetera) te ne sei dimenticati una carriola: Romeo Benetti, Gianni Morandi, la Bialetti Class, Gabriel Pontello, Shevchenko, Gennaro Ringhio Gattuso, Mina Mazzini, Vanna Marchi e Stefania Nobile, tanto per dirne alcuni. Che poi mi fanno un culo così, anche loro, se controllano e non ci sono i loro nomi.
Alanpollo // Novembre 9, 2009 a 4:28 pm |
Sì direi che è meglio piantarla lì subito che poi rompiamo i maroni agli altri
Quando parlavo di scarsa considerazione mi riferivo ad altri eventi che con te non c’entrano nulla.
Guarda che gli altri nomi che citi non li ho riportati perché per quelli non c’avevo bisogno di Wikipedia, tutto lì.
Baci a tutti
Ang.
Mirella // Novembre 9, 2009 a 4:47 pm |
Beh, dopo i miei più vivi e sinceri complimenti a Alanpollo-Angelo Politi, vorrei riprendere l’argomento microchimerismo
che mi ha colpito moltissimo.
Ecco, mi sono detta, com’è che i miei figli non mi possono soffrire a me che son così buona e carina! dev’essere un fatto di cellule che si sono mescolate, intrufolate dove non dovevano. Infatti mia figlia ha sofferto di uveite, malattia autoimmune, vero Michela?
La bellissima poesia di Carlotta, ha ben convalidato la tesi del microchimerismo.
Buona serata a tutti, qui piove da far schifo.
Mirella // Novembre 9, 2009 a 4:52 pm |
Non so mica come è venuta fuori quella virgola dopo Carlotta.
paolo // Novembre 9, 2009 a 6:05 pm |
Poesie del vecchio saggio- N° 15
Chi va con lo zoppo, impara ad azzoppare
carlotta // Novembre 9, 2009 a 6:33 pm |
Una cosa bellissima di questo blog è che se sbagliamo a mettere una virgola, ci vergognamo. A me sembra che questo vuol dire che siamo della gente per bene.
paolocolagrande // Novembre 9, 2009 a 7:55 pm |
Senza complimenti Mirella, se vuoi te la tiro via quella virgola lì: mi basta sfiorare un tasto dalla consolle dei comandi, con gesto disinvolto abitudinario, non so se mi spiego; posso tutto, io, modestamente.
Siam gente a modo, anche secondo me. Non se ne trova mica più tanta.
Sul fatto del microchimerismo, adesso non vorrei banalizzare la questione e neanche portarla fuori pista ma c’è se non sbaglio un’età in cui nei figli matura quell’istinto matricida e parricida che già fin dall’infanzia cova nella loro psiche. Può manifestarsi con modalità diverse e intensità più o meno prossime all’obiettivo omicida, e questo a prescindere dalle qualità del genitore e dal suo impegno pedagogico. Può darsi che sia una deriva patologica del microchimerismo, ma siccome pare sia una quasi costante, e io stesso ricordo di aver attraversao questa fase, direi che non c’è niente di patologico, è per l’appunto solo una fase. Però comunque non ci credo che non ti possano soffrire, non mi sembra possibile, insomma. Per me esageri.
michela // Novembre 9, 2009 a 11:52 pm |
quello che ho capito su questo fatto di scambiarsi cellule tra mamma e figlio/a durante la gravidanza è che dà una maggiore capacità di tollerarsi a vicenda (da un punto di vista immunologico). è questo quello che più mi piace. L’idea che si sia trovata una base scientifica al fatto che la mamma è sempre la mamma e che per ogni mamma il figlio/a è sempre figlio/a. Ora non mi saltino al collo i padri che leggono, che non è il caso, ché lo so che c’è mamma e mamma (e papà e papà), ché non voglio far confronti (stupidi) o peggio ancora analisi statistiche, però, tant’è … la mamma è XX speciale.
Anche adesso. Ho appena finito di guardare Paolini (riguardare sarebbe meglio dal momento che due anni fa è passato da Genova con questo spettacolo e non so se è la mia memoria che fa cilecca ma l’ha un po’ cambiato ed è ancora più bello ora) e sono in quello stato d’animo bellissimo che ho quando trovo qualcosa che mi piace, ecco anche adesso a me, tra le altre cose, mentre spegnevo la televisione è venuto da pensare: che bel lavoro che ha fatto sua mamma.
Io per un periodo della mia vita, con la mezza scusa dello studio prima e del lavoro dopo, ho messo chilometri (anche con sei ore di fuso orario, tanto per star più tranquilla) tra me e i miei, convinta che la distanza fosse l’unica via per la nostra sopravvivenza. Può capitare. Poi passa.
Comunque qua siamo in famiglia. Ci si può sfogare, confidare e questa è una gran bella cosa. Più bella del microchimerismo. Molto di più.
‘notte
alanpollo // Novembre 10, 2009 a 6:40 am |
Ohi Colagrande, quand’è che ci beviamo un bianco insieme che così ti ridò il mio libro di racconti che se poi lo perdi un’altra volta t’intaso il blog di Spam che nemmeno te l’immagini di cosa sono capace io!
Dai scrivimi in privato alla mail che trovi dietro il libro che hai preso sabato che ci mettiamo d’accordo. A me vanno bene tutti i giorni però dopo le 18. A presto. Alan.
Francesco // Novembre 10, 2009 a 8:39 am |
Il microchimerismo è una farsa scientifica. Io ne sono la prova contraria. Mia madre ha cercato in tutti i modi di abortire per suoi problemi fisici. Mi ha raccontato che ha provato di tutto anche con l’ausilio dei dottori.
Eppure scoppio di vita (anche nel senso della pancia)
In Dicembre io sono libero. Preferisco il pranzo, un po’ come abbiamo fatto in Febbraio.
Ammetto anch’io di aver provato un po’ di vergogna quando ho riletto i miei commenti con degli errori madornali. Per fortuna che c’è questo posto.
Carlotta scusami per il mio commento, quel giorno ero veramente girato di palle.
Il mio bravissimo ad Angelo. C’è sempre da congratulare con chi è capace di scrivere.
Se posso dire di conoscere Colagrande, posso anche dire che quasi ogni giorno parlo con gli autori dei libri che ho letto. Loro mi riconosco per stress.
paolocolagrande // Novembre 10, 2009 a 9:46 am |
Il fatto dello scambio di cellule, a parte le digressioni, sembra anche a me un fatto importantissimo su cui riflettere. E dimostra come la canonizzazione delle stirpi sulla base dell’ascendenza paterna sia un grossolano errore di metodo; comunque un’impostura. La cosiddetta stirpe la fa la mamma, che è sempre la mamma, e non ci piove (e per lei il fglio è sempre il figlio, idem). Il fatto di essere stata defraudata fin dall’origine della titolarità della stirpe è un retaggio di quel malinteso peccato originale; malinteso e faziosamente orientato: l’espressione ‘partorirai con dolore’ è un errore di traduzione, ma non è in realtà un errore, c’è del dolo, perchè la traduzioone corretta (lo dicono quelli che ne sanno) sarebbe: partorirai con fatica. Nel dolore c’è una componente punitiva, nella fatica (o sacrificio) c’è l’attribuzione di una responsabilità, che è il corrispettivo della gratificazione, della gioia, o felicità. Un travisamento becero, quello del parto con dolore, perchè attraverso questa visuale punitiva la donna deve adattarsi a piacere all’uomo, per una sorta di risarcimento, e addirittura ad essere attratta da lui. E si negano anche le leggi della biologia.
Per fortuna però c’è questo blog (non è merito mio se c’è questo blog, bisogna dirlo ogni tanto, è merito di chi l’ha allestito – Alet – e dei fratelli e delle sorelle che ci scrivono dentro delle cose bellissime).
Per mangiare allora facciamo pranzo come l’altra volta?
dite voi un giorno.
Vivianaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
(arrangiamento dell’ultima scena di Rocky)
paolocolagrande // Novembre 10, 2009 a 9:53 am |
Aspetta Angelo, prima di darmi un’altra volta il primo libro, che adesso in casa lo cerco e di sicuro lo trovo, non sprecarne una copia. Poi il bianco ci sta lo stesso, ovviamente.
Alanpollo // Novembre 10, 2009 a 11:32 am |
Ma dai Paolo non c’è nessun problema e dare un libro a te non è per nulla sprecato ma è solo un onore! E poi con il fatto che ti senti un po’ in colpa magari mi stronchi un pochino meno
Bianco, bianco, bianco o quello che vuoi.
Decidi pure giorno e luogo che due chiacchere di persona e’ sempre bello farle.
Ang.
alanpollo // Novembre 10, 2009 a 1:33 pm |
Dimenticavo: grazie Francesco, ma come già detto io non sono uno scrittore vero, quindi a me non rompermi i maroni
Ah, ah deve ben esserci qualche vantaggio a non essere famoso.
Scherzo dai che lo sai che mi stai simpatico. Se vuoi trovi il pdf del libro aggratis sul mio blog.
Ang.
carlotta // Novembre 10, 2009 a 2:40 pm |
Francesco, mi piace molto questa cosa che volevi proprio nascere. E’ meglio esserci e dare un’occhiata allo spettacolo, secondo me.
carlotta // Novembre 10, 2009 a 2:43 pm |
Ma scusa, Alanpollo, e a me il libro non me lo vuoi dare?
alanpollo // Novembre 10, 2009 a 5:10 pm |
Beh, sul mio blog è gratis anche per te e tutti quelli che lo vogliono, ci mancherebbe! Io son solo contento se lo leggete, però occhio che, come dico nella pagina del download, ci sono parti vietate ai minori e un po’ volgaruccie (oh, a me da giovane piaceva Bukowski), quindi se siete degli animi troppo sensibili è meglio se non lo leggete. Alan.
Mirella // Novembre 10, 2009 a 7:32 pm |
Ma dai Alanpollo, cosa vuoi scandalizzare, che siam tutta gente che legge e ci siamo abituati.
Ne ho letto una parte: un terzo, credo, e mi sono molto divertita e adesso vado a leggere il resto
alanpollo // Novembre 10, 2009 a 7:36 pm |
Wow, grazie Mirella e comunque magari fatemi i commenti sul mio blog e non qua che poi magari il capo s’inversa che siamo un po’ fuori tema.
alanpollo // Novembre 10, 2009 a 7:38 pm |
E, comunque, figa Colagrande metti almeno un post nuovo a settimana che non va mica bene avere centinaia di commenti sullo stesso post, cribbio
Dai che non è mica difficile.
Fidati dei consigli di un blogger professionista come me!
AlanP
paolo // Novembre 10, 2009 a 8:12 pm |
poesie del vecchiosaggio : N. 148
Non hai fatto quello che non hai ancora fatto
paolocolagrande // Novembre 10, 2009 a 8:42 pm |
fuori tema? ma non c’è mica un tema. anzi l’unico tema è proprio il fuori tema, siam passati da manganelli alle filastrocche allo scambio di cellule alla primina a swift a Silvia alla rivalsa a Bonynge ai dolcetti di mirtillo a Stendhal… tutto in un solo post, ci sta bella comoda anche la recensione del libro di Alanpollo.
joe // Novembre 10, 2009 a 8:50 pm |
Tu sarai l’amministratore ma io sono il badante e a mio modesto avviso se non vuoi che io faccia il badante tuo, anzichè quello del blog, bisogna che metti a regime un po’ il blog. Se no intervengo io e tiro però dei cazzotti molto forti.
paolocolagrande // Novembre 10, 2009 a 8:54 pm |
In che senso?
joe // Novembre 10, 2009 a 9:14 pm |
Nell’unico senso possibile. Mi divertivo molto a leggere le cose qui sopra. Ricomincia da prima. E poi tira via tutte le scuse del cazzo, tu che puoi, altrimenti pianta lì, che è meglio.
Massimo // Novembre 10, 2009 a 11:52 pm |
sono d’accordo con joe
Massimo // Novembre 10, 2009 a 11:52 pm |
ecco.
paolo // Novembre 11, 2009 a 8:39 am |
Poesie del vecchiosaggio N° 19
chi si eccita non ha ancora visto il ciclo della vita
paolocolagrande // Novembre 11, 2009 a 12:52 pm |
Joe, sei il badante e insieme la coscienza critica. Nel tuo discorso ci son dei sottintesi troppo fini per il mio cervello, ma di solito quando parli così hai i tuoi bei perchè e soprattutto c’è stata l’adesione di Massimo. Insomma aspetta un attimo a scendere e scazzottare, che faccio un paio di riflessioni. Le scuse, per quanto sincere, sono retaggio di un’educazione rigida, nelle cui dinamiche spesso entrano le travi e le pagliuzze. Non si possono stigmatizzare più di tanto, le scuse. Abbi pazienza. Ma la tua parola è il verbo.
comunque, nella rassegna per Viviana, ci metto anche questa:
Twinkle twinkle little star
How I wonder what you are
Up above the world so high
Like a diamond in the sky
Twinkle twinkle little star
How I wonder what you are
http://www.youtube.com/watch?v=IOJA_sBPaOA
Paolo, mi riferisco a Paolo, vai benissimo.
carlotta // Novembre 11, 2009 a 1:09 pm |
Alanpollo, secondo me il capo non si inversa per queste cose, non so, non mi sembra il tipo geloso.
Joe non ho mica tanto capito cosa volevi dire, al Capo, ma fra la badante e il badato ci sono dei codici, è evidente, tipo “la prendiamo la pastiglina?”, “abbiamo fatto quella grossa, oggi?”, ecc.
Però sono curiosa.
Sulle scuse hai ragione, ovvio
viviana // Novembre 11, 2009 a 1:13 pm |
Ciao a tutti!
è nata, è nata! il 23 settembre, si chiama Nina, ormai è già grande, tra poco mi va a scuola.
Tutto benissimo, solo una fatica inimmaginabile e non riesco più a legger la posta (figuriamoci i libri. Carlotta come cavolo hai fatto a leggere Guerra e pace mentre allattavi? ), se non rarissimamente. Se devo rispondere mi tocca scrivere con una mano sola, perchè la ragazza predilige stare in braccio: per rispondere a una mail mi ci vuole un ora.
Comunque sono passata dal blog. Siete stati molto affettuosi, gentili e commoventi. Io adoro l’anima del popolo, sono nipote di due partigiani comunisti, capirai se non apprezzo l’anima del popolo.
Adesso appena mi riprendo dall’uragano di questa bimba, le leggo con calma e gliele canto e che sia orgogliosa, che non ce l’han mica tutte un blog zio che canta ninnananne e filastrocche.
Vi abbraccio
Viviana
carlotta // Novembre 11, 2009 a 3:01 pm |
VIVIANA!
un abbraccio, sono orgogliosa di essere la prima. Nina è un nome bellissimo. E’ della Bilancia, che bel segno, io sono ariete, andremo d’accordissimo.
Il Capo quando ti legge se la fa addosso dalla contentezza, sai, è un po’ invecchiato, adesso ha un badante, ma con la testa c’è ancora, bisogna stargli un po’ dietro, ma dice delle belle cose.
Come facevo? Intanto ho preso l’edizione in più volumi. Poi mi sedevo sul divano, il marmocchio si posizionava, succhiava e si addormentava e io stavo lì a leggere finché non mi moriva via il braccio. Bei tempi…
Visto che belle ninne nanne? Sono un po’ cupe, ma la Nina non dobbiamo tirarla su col politicamente corretto, che dopo ci diventa come quelli lì.
Non so se ci sono degli altri blog che hanno partorito, eh?
paolocolagrande // Novembre 11, 2009 a 3:34 pm |
Viviana! che bello.
Sono contento come una pasqua, e il nome è molto bello.
Tu adesso pensa alla bimba e a far tutte le innumerevoli cose che fanno le mamme in questi casi e non star lì a rispondere che poi ti distrai. Ti abbiam preparato un po’ di roba qui sopra, magari ti può far comodo, anche roba iperletteraria, tanto per dire, iperpedagogica, o parapedagogica o anche metapedagogica insomma quelle cose lì. C’è anche tutto un approfondimento storico-sociologico circa il ruolo del padre, un’indagine di stampo bio-genetico su quello della madre, roba fresca fresca, insomma prendi su quello che ti serve, noi andiamo avanti ad accumulare.
Un bacio grande a Nina e un bacio grande a te.
Tieni conto che qui c’è uno staff multidisciplinare di zii che, non faccio per dire, non so se ce l’hanno le altre Nine.
paolocolagrande // Novembre 11, 2009 a 4:05 pm |
Sì, ma non devi mica preoccuparti, Viviana. E’ un badante che serve più che altro ad ottimizzare il mio compito, arduo e totalizzante, di amministratore di Blog di cui è pure badante. Un badante della comunità, insomma, un lavoro da matti, contento lui che si è proposto. Non gliel’ha mica ordinato il medico.
Io quando è nato il primo non riuscivo a legger niente, pensate un po’. La seconda invece, come neanche.
Sono un po’ emozionato. Ma adesso mi riprendo.
paolocolagrande // Novembre 11, 2009 a 4:09 pm |
Secondo me non ce n’è, di altri blog che hanno partorito.
Adesso aspetto che il badante si esprima anche lui, che sembra po’ scorbutico ma è un ex maratoneta, quindi ha un cuore grande.
carlotta // Novembre 11, 2009 a 5:38 pm |
Che poi, volevo dire, tornando a una questione che ogni tanto emerge, questa dell’algoritmo che ruba i post e fa spuntare le virgole dove non c’erano. Una volta a fare quelle cose lì era il diavolo: era lui che cagliava il latte, faceva ammalare la mucca, mandava via il latte alle puerpere, faceva venire la gobba ai ponti, annodava i capelli delle donne di notte. Era bello, che ci fosse il diavolo, era uno con una sua verve, e poi ti ci confrontavi, c’erano delle strategie per affrontarlo, c’era una misura possibile.
Adesso se ne occupa l’algoritmo di farci i dispetti: una forza cieca e oscura, del tutto eccedente la comprensione umana, che ne viene solleticata ma mai soddisfatta e resta in balìa di sensazioni di inadeguatezza e frustrazione, resistenti ad ogni tentativo di dar loro una forma.
Preferivo il diavolo, fratelli e sorelle, e se siamo anche un blog positivista, ditemelo subito che vado via.
carlotta // Novembre 11, 2009 a 5:41 pm |
Ecco, per esempio, quel punto fra “c’erano” e una volta” non ce l’ho mica messo io
carlotta // Novembre 11, 2009 a 6:39 pm |
paolocolagrande // Novembre 11, 2009 a 8:32 pm |
L’algoritmo è un diavolo globalizzato, rettificato, omologato, senza fisionomia e senza humor. Anch’io preferivo quello tradizionale, pretelematico. Ma c’è ancora, da qualche parte.
Tutto tranne che positivista, questo blog, ma forse ne abbiam già parlato, o no?
Ah si, a proposito di francesco, che benchè ingegnere, non è positivista. Anzi. E per lui il complimento vale doppio.
michela // Novembre 11, 2009 a 10:02 pm |
Bentornata da queste parti Viviana e un enorme ben arrivata a Nina.
Sono molto contenta delle belle notizie. Anche a me il nome che avete scelto piace e poi ha il grosso vantaggio che non si può accorciare. Un mare di abbracci e baci.
una zia felice
carlotta // Novembre 11, 2009 a 10:36 pm |
Abbiamo già parlato del positivismo? O Gesù, devo telefonare al mio gerontologo.
Colpa anche nostra che siam troppo bravi e abbiamo parlato di un sacco di cose.
(oggi ho riletto un po’: mi piace quello che c’è scritto qui dentro)
paolo // Novembre 12, 2009 a 9:40 am |
Poesie del vecchiosaggio N° 39:
chi sa cosa sta facendo, non sa molto di se stesso
simona // Novembre 12, 2009 a 12:51 pm |
Proprio bello questo blog. Passo di qui, vi leggo e mi viene voglia di rinnegare l’antropologismo pessimista.
Francesco // Novembre 12, 2009 a 2:41 pm |
In riferimento al positivismo, stamane ho scoperto che il genere umano soffre di nomofobia ovvero la paura della mancanza di connessione telefonica.
Si dovrebbe inserire nel prossimo piano sicurezza governativo.
Francesco // Novembre 12, 2009 a 2:47 pm |
Angelo
dubito che ai maroni perciò non te li posso rompere (faccina).
Ti prometto che il tuo libro lo leggerò quanto prima.
Comunqne ho dato una rapida occhiata e devo dire che il primo richiamo a pagina 6, come ricordi, è meraviglioso.
Francesco // Novembre 12, 2009 a 2:49 pm |
L’algoritmo è diabolico come i dettagli.
E’ sparita l’acca da “dubito che ai maroni”..
Forse l’algoritmo è il Grande Inquisitore che ha il libero arbitrio di modificare i commenti in base alla realtà.
Francesco // Novembre 12, 2009 a 2:50 pm |
Prometto che smetto:
Si può avere un giro di conferme per la prossima cena?
carlotta // Novembre 12, 2009 a 5:35 pm |
“In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito”
(Ignazio Silone, Fontamara)
paolo // Novembre 12, 2009 a 6:07 pm |
Poesie del vecchiosaggio- n° 57
There is nothing more than nothingness
paolocolagrande // Novembre 12, 2009 a 8:48 pm |
Scusa ma con nomofobia cosa c’entra il telefono? Così ad occhio sembra più il terrore della norma, della legge, o del principio, o della conuetudine, quelle cose lì. Perchè il telefono? Spiega un po’, fratello Francesco, a noi fratelli e sorelle, che mi sembra interessante questa cosa. Poi bisogna tornar su fontamara, che magari c’è addirittura connessione.
michela // Novembre 12, 2009 a 9:43 pm |
Le poesie del vecchiosaggio mi piacciono molto. è un po’ che volevo dirlo ma avevo paura che mi sentisse Algoritmo. Maniman (sia mai) che reagisca, mi dicevo. ‘Sta sera ho deciso di rischiare.
paolocolagrande // Novembre 12, 2009 a 9:59 pm |
Sì, molto belle. E con la nothingness arriviamo in alto. La teoria della conoscenza di Platone non ha contemplato la nientità, il niente è fuori dal mondo delle idee. La metafisica è arrivata dopo. Però spero che non ci sia un filosofo in sala.
E’ stato un rischio, in effetti, Michela. Algo è sempre lì in agguato.
paolocolagrande // Novembre 12, 2009 a 10:01 pm |
ad esempio, stasera Algo mi ha rubato (sopra) la S di consuetudine.
paolocolagrande // Novembre 12, 2009 a 10:03 pm |
Il demonio Algo
paolo // Novembre 13, 2009 a 8:45 am |
grazie michela
sono sicuro che farebbe piacere al vecchiosaggio
paolo // Novembre 13, 2009 a 9:10 am |
Poesie del vecchiosaggio, N° 56:
La velocità del cammino è il prodotto della lunghezza del passo e della sua frequenza
Francesco // Novembre 13, 2009 a 3:52 pm |
Ciao Paolo
Il vecchiosaggio dice delle belle cose.
Nell’ultima, digli al vecchio saggio, un popolo di fisici e meccanici (inclusi quelli razionalisti) si rivolterebbero dal punto di vista dimensionale.
Non voglio fare il professorotto ma vorrei prendere le sue difese in anticipo.
Francesco // Novembre 13, 2009 a 3:53 pm |
Nomofobia deriva da un accrocchio etimologico partendo dall’espressione anglofona no mobile. Sarebbe stato corretto definirla nomobilefobia. Forse per non suscitare qualche filologo ipersensibile.
Questa fobia, è stato studiato, è derivante dalla stato di mancanza di connessione telefonica, del credito e quando sei impossibilitato dal ricaricare la batteria. Soprattuto quelli che usano il blackberry.
Anche se sembra una cagata pazzesca, però io ne ho visto di persone tali. A tal punto che per parlarmi di fronte mi hanno inviato una email.
carlotta // Novembre 13, 2009 a 4:01 pm |
Io ce l’ho la nomofobia! E mica perché sono di quelle donnette suggestionabili che appena gli racconti un sintomo, fosse pure l’orchite, ce l’hanno anche loro, ma perché ho avuto e ho delle esperienze terribili anche dal punto di vista della connessione ADSL. Lo so che c’entra Algo, il demonio, che dovrei fare qualcosa, un esorcismo, ma riesco solo a farmi sopraffare dall’angoscia. Accendo il pc e penso ci sarà, non ci sarà, mi mangio le pellicine, mi sento isolata dal mondo.
Come si guarisce Francesco?
paolo // Novembre 13, 2009 a 4:04 pm |
ok francesco,
Scusa ma vorrei prendere le difese ulteriori del vecchiosaggio visto che lui non può – anche se era un fisico e un meccanico lui stesso, volendo.
La velocità si misura in una distanza per unità di tempo (es. m /s).
La lunghezza di un passo si misura in distanza (es. m).
Una frequenza si misura in eventi per unità di tempo (es. 1/s).
Da cui ne deriva che dimensionalmente, la velocità di un cammino (es m/s) può essere correttamente calcolata come il prodotto di una lunghezza (m) per una frequenza (1/s). Non vedo il problema.
Francesco // Novembre 13, 2009 a 4:15 pm |
Paolo
la frequenza che viene utilizzta nei periodi di tempo. Implicitamente il vecchisaggio usa uno spazio unitario che non è molto corretto. Infatti la sua unità di misura non sono i secondi ma l’herzt. A esempio io dico sto guidando a 100 Km/h e non Km-Hz. Il discorso si fa lungo e comuqnue sono contento che siamo in due a difendere il vecchiosaggio.
I vecchi hanno bisogno di maggiore protezione come i bambini.
Francesco // Novembre 13, 2009 a 4:21 pm |
Non lo so Carlotta.
Forse un rito voodoo all’Algo
paolo // Novembre 13, 2009 a 4:39 pm |
Francesco non capisco bene cosa stai dicendo, ma non hai ragione.
Ha ragione il vecchiosaggio, e lo posso provare, e il popolo di fisici e di meccanici che dici tu non esiste, o meglio esiste e dà ragione al vecchio saggio. E’ dai tempi di aristotele del De motu animalium, e poi di A.V Hill (The dimensions of animals and their muscular dynamics) che si sa che la velocità è il prodotto della lunghezza del passo e delle sua frequenza, più semplicemente illustrato dall’equazione:
v(m/s) = Fs(1/s) x Ds(m)
Dove Fs è la frequenza del passo e Ds è la sua lunghezza. Se guardi bene questa equazione, è uguale alla frase del vecchiosaggio.
vedi anche recenti articoli dei fisici e meccanici (leggiti bene l’equazione 1, nel secondo articolo, quello di Bertram.)
http://jeb.biologists.org/cgi/content/full/211/17/2767
http://advan.physiology.org/cgi/reprint/26/2/110.pdf
Fossi in te chiederei scusa al vecchiosaggio, anche se lui non lo saprà mai.
Francesco // Novembre 13, 2009 a 5:44 pm |
Paolo, se avessi fatto qualcosa sarei il primo a chiedere scusa e non mi tirei indietro, soprattuto al vecchiosaggio.
Quello che dice non è molto corretto e questo non è l’ambito per poter parlare di queste cose.
Quando sei di passaggio a Milano, cucino bene, vieni a cena a casa mia.
Naturalmente l’invito è esteso a tutti.
paolo // Novembre 13, 2009 a 6:24 pm |
ti sbagli francesco, mi dispiace- se leggi gli articoli (con un po’ più di umiltà) che ti ho inviato te ne accorgeresti- parlano chiaro-
Se vuoi scriviamo al Professor Bertram per dirgli che tu pensi che si sbaglia, per me non è un problema. Sarebbe un buon modo di risolvere la questione. Perchè se si sbaglia il vecchiosaggio, si sbaglia anche il professor Bertram, e anche il premio nobel A. V. Hill. (che però e morto).
a milano non ci passo mai, se vuoi ci sentiamo al telefono, cosi’ potrai farmi le scuse (che non potrò comunicare al vecchiosaggio comunque).
comunque su una cosa hai ragione, non è questo l’ambito per questa discussione-
carlotta // Novembre 13, 2009 a 10:47 pm |
la velocità del cammino è il prodotto della lunghezza del passo e della sua frequenza meno il numero delle vetrine?
carlotta // Novembre 13, 2009 a 10:47 pm |
la velocità del cammino è il prodotto della lunghezza del passo e della sua frequenza meno il numero delle vetrine?
Dicevo così, per umanizzare il dibattito.
carlotta // Novembre 13, 2009 a 10:56 pm |
Ecco, il diavolo mi ha duplicato il post.
Paolo, però vacci piano con la kryptonite: nell’immediato dà un senso di euforia onnipotente, ma poi viene il down.
paolocolagrande // Novembre 13, 2009 a 11:07 pm |
Non so bene di cosa stessero parlando, Carlotta, e di ciò mi vergogno molto, ma secondo me alla fine erano un po’arrabbiati. Però Paolo, questa cosa di chiedere le scuse o di pretenderle, mmm.
Lo dico perchè mi hanno appena fatto il culo per via di un eccesso di scuse.
Invece il fatto che francesco cucini bene mi interessa molto, da un punto di vista scientifico.
Buttiamo in piedi ’sto pranzo fratelli.
paolocolagrande // Novembre 13, 2009 a 11:11 pm |
Abbiam perso per strada fontamara. Ma adesso devo dir la verità che ho un po’ sonno.
Massimo // Novembre 14, 2009 a 12:05 am |
Ho finito di leggere Il figlio del dio del Tuono (Ukkosenjumalan pioka) del finlandese Arto Tapio Paasilinna (http://en.wikipedia.org/wiki/Arto_Paasilinna). Bellissimo. Un autore che entra di diritto nel mio pantheon personale. Ancora grazie, Paolo
Massimo // Novembre 14, 2009 a 12:07 am |
magari può rimpiazzare fontamara, che abbiamo perso
carlotta // Novembre 14, 2009 a 10:21 am |
Chiamare un figlio Arto Tapio, è una cosa che a suo tempo avrei dato un paio di dita, solo vedere la faccia di mia zia. Invece niente. Però andrò ad esplorare questo autore che è piaciuto tanto a Massimo e a Paolo e che ha un nome così bello.
Fontamara, non è rimpiazzabile, ovviamente. Ma neanche confligge. Ho scritto quella citazione per due ragioni: la prima è che la gerarchia che sta fra i principi Torlonia (con i loro sorveglianti e i loro cani) e i cafoni, non è sparita dal mondo, si è solo spostata o aggiornata e non desta più indignazione né risveglia rivolte, bensì è di nuovo interiorizzata, come l’unica possibile e ragionevolmente compatibile con l’esistenza tranquilla della maggioranza.
La seconda è che questa cosa è detta con una potenza, un’efficacia (come è costruita la frase, come i sostantivi stanno insieme ai verbi e quali) che mi hanno lasciata senza fiato, non lo dico tanto per dire.
carlotta // Novembre 14, 2009 a 10:27 am |
io dovrei essere a Pc nel secondo fine settimana di dicembre, per il pranzo che giorno?
paolocolagrande // Novembre 14, 2009 a 10:40 am |
Che bello, Simona. Son contento che dici queste cose. Del resto è la funzione di questo blog epicureo con lo sguardo rivolto al cielo.
Scusa se il tuo commento è rimasto – e non so perchè – in attesa di moderazione, è colpa di Algo, demonio disfattista che censura le cose belle. E’ l’unica speigazione, perchè altrimenti non c’è un criterio, nè un senso, nella moderazione.
paolocolagrande // Novembre 14, 2009 a 10:52 am |
Allora, il pranzo.
sabato 12?
Anch’io devo andarlo a visitare, Arto Tapio. Poi vi so dire.
Valentina, la compagna del mio amico Subacchi, ha un cugino che si chiama Africo. Be’, quando mi è nato il primo bimbo (mi è nato è un’espressione impropria, dopo tutti i ragionamenti fatti sopra) e bisognava dargli un nome, bè…
paolocolagrande // Novembre 14, 2009 a 1:24 pm |
Quando dicevo, una decina di commenti fa, che mi vergognavo molto , volevo dire che mi vergognavo molto di non capire il tema in discussione.
carlotta // Novembre 14, 2009 a 4:40 pm |
Ma Capo, e questa nuova sorella Simona, che dice delle cose belle, noi non la possiamo leggere?
carlotta // Novembre 14, 2009 a 4:41 pm |
sabato 12 ok
Massimo // Novembre 14, 2009 a 5:52 pm |
eh.
ma non venite mai a bruxelles? solo Paolo?
io saro in italia per le vacanze di natale, semmai
Massimo // Novembre 14, 2009 a 5:53 pm |
mi sa che son così belle, le cose che scrive la simona, che se le tiene tutte per sé
Francesco // Novembre 14, 2009 a 7:14 pm |
Buona sera a tutti Fratelli e Sorelle
il commento di simona è un po’ prima del mio che parlo di nomofobia.
Certo che in questa riserva, si scrivono proprio delle belle cose. Nonostante tutto.
Francesco // Novembre 14, 2009 a 7:22 pm |
Capo anche per me il 12 Dicembre è fissato.
Scrivo a Stefano (tramite FB) è lo avverto.
Spero che venga anche La Strepponi (che ci canta qualcosa) Massimo, Mirella e Michela. Viviana e Simona?
Capo il discorso della vergogna in genere è molto interessante. Bisogna approfondirlo.
Mirella // Novembre 14, 2009 a 9:42 pm |
Sono così felice di essere diventata zia, che non so cosa dire, se non ringraziare Viviana e fare tantissimi auguri alla Nina, che se le cantiamo subito le nostre ninnananne popolari magari da grande diventa una cantante anche più famosa di Nina Hagen e compone un Obama rap (Barack Barack)
Buonanotte a zii e zie
stefano // Novembre 14, 2009 a 11:13 pm |
uno sta in giro, anzi chiuso nel suo carapace, e si perde un sacco di cose.
comunque ciao a tutti, vedo che non vi siete annoiati, spero ci si veda tutti il 12. e quante cose da dire e da archiviare, credo
ciao!
carlotta // Novembre 15, 2009 a 11:01 am |
Francesco, ma tu lo vedi il commento di Simona? Perché io non lo trovo. Algo, bastardo, sputa il commento di Simona!
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 11:35 am |
E’ un po’ sopra molto breve ma denso. diceva che a leggere questo blog le viene voglia di rinnegare l’antropologismo pessimista. Solo che quel figlio di puttana di Algo l’ha bloccato. Io mi son accorto del blocco, che si chiama attesa di moderazione, in ritardo e con molta fatica son riuscito a sbloccarlo.
Stefano! son molto contento che tu sia tornato. Come vedi c’è un sacco di roba da fare. E poi il 12 dicembre ci si vede e si mangia. Non so la Strepponi, che sotto natale di solito ha un sacco di impegni di qua e di là, ma adesso in qualche modo la sveglio.
simona // Novembre 15, 2009 a 12:34 pm |
Ero rimasta un po’ indietro con la lettura del blog: grandissimo Arto! Il 24 novembre si avvicina e la copertina del nuovo romanzo, secondo me, è bellissima
(ma funzionerà il link?)
simona // Novembre 15, 2009 a 12:42 pm |
No, il link precedente non rimanda al nuovo Arto. Amministratore, lo puoi eliminare senza pietà? Grazie. Insomma, ho su Facebook questa copertina bellissima e non so come mostrarvela.
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 1:10 pm |
Sulla radice di nomofobia sono un po’ preoccupato, cioè l’idea che nomo derivi da no-mobile mi mette addosso un senso di pessimismo, sarà magari questa domenica pomeriggio con la nebbia e un po’ di tosse, non lo so. Ma perchè bisogna trovare ad ogni costo una parola per tutto?
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 1:13 pm |
Sì, va approfondito, il discorso della vergogna. Che è una cosa da salvare, la vergogna
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 2:14 pm |
Elimino solo il link. Che emozione, non ho mai eliminato un link. Algo, guarda e trema..
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 2:18 pm |
Fatto. Facile come cader dalle scale, come diceva un nonno.
Ho tolto solo l’essenziale, Simona. Va bene così?
carlotta // Novembre 15, 2009 a 2:28 pm |
Algo si sta contorcendo…
carlotta // Novembre 15, 2009 a 2:32 pm |
Siamo il primo blog che si vergogna da quando hanno inventato i blog, anche a non volersi vantare, a esser gente modesta come siamo noi, te le tirano proprio fuori.
Adesso risalgo in cerca del post originale di Simona. Ci metterò un po’ perché devo rispettare i tempi di decompressione.
stefano // Novembre 15, 2009 a 5:03 pm |
eh, ma quante cose mi sono perso
simona // Novembre 15, 2009 a 7:44 pm |
Grazie di aver cancellato solo il link: un simile livello di delicatezza gli altri blog se lo sognano. Adesso torno a fare la lettrice silenziosa, altrimenti va a finire che mi sento invadente e mi vergogno.
michela // Novembre 15, 2009 a 9:43 pm |
Per me sabato 12 a pranzo va benissimo, anzi se la cosa va realmente in porto sono proprio contenta.
Senti capo, io mi sono sforzata, ho cercato di tenere sotto controllo la mia curiosità, ho cercato di non essere invadente e mi sono tenuta per me le domande (sperando però che qualcun altro le facesse, che non è proprio per niente una bella cosa, anzi me ne vergogno) però dal momento che Simona parlava di copertine, così, tanto per dire, dal momento che si stava parlando di copertine, la copertina di Dioblù sai già com’è?
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 11:44 pm |
Santa polenta, Michela, mi vien voglia di dire, detto così, lentamente e senza punto esclamativo nè niente, come lo diresti tu e lo diremmo tutti noi, con uno stupore diciamo molto affettuoso, del resto insito nell’espressione Santa polenta che rimane uno dei manifesti del blog. Insomma prima o poi bisognava cominciare a parlarne, che è poi forse quello che hai pensato tu, quindi sono magari io che mi devo vergognare o se preferisci ci litighiamo un po’ la vergogna così siam tranquilli.
Diciamo che la copertina non è ancora pronta, ma dovrebbe arrivare tra poco, e secondo me sarà bella. Almeno speriamo che vi piaccia (io non l’ho ancora vista ma ne ho un’idea di massima, cioè so come sta maturando).
Poi bisogna aspettare fino a fine gennaio – primi febbraio per vedere il libro in libreria ma in fondo siam già a metà novembre.
Ti (vi) piace il titolo? (domanda un po’ vergognosa)
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 11:50 pm |
Però oggi ho fatto dei bei progressi: ho eliminato un link, e Simona è stata contenta per bene che l’ho eliminato. Poi son riuscito a fare quell’ultima domanda lì, che è un bel passo.
Algo, ti conviene far dei metri, non so se mi spiego.
paolocolagrande // Novembre 15, 2009 a 11:51 pm |
Domani metto un bel post, mi sa.
paolo // Novembre 16, 2009 a 8:40 am |
Ehi Paolo (e tutti gli altri)
Hai pienamente ragione, e mi scuso per aver chiesto le scuse a Francesco, in realtà le scuse non erano per me, ma per il vecchiosaggio. Mi dispiace, ma ho un attaccamento particolare per il vecchiosaggio, non posso farci nulla, e per questo sicuramente ho esagerato nei toni a prendere la sua difesa, anche lui mi non avrebbe voluto, dopo tutto- e mi scuso con tutti e con francesco per essere stato aggressivo e polemico. A volte i blog non fanno per me.
Vi saluto con un ultima poesia del vecchiosaggio.
paolo // Novembre 16, 2009 a 8:46 am |
Poesie del vecchiosaggio – n° 154.
Le traiettorie di fuga non sono infinite, ma quante bastano per generare imprevedibilità.
michela // Novembre 16, 2009 a 1:42 pm |
A me il titolo piace, molto. Accento incluso. Incuriosisce. Non so se quello che si trova scritto sui vari siti dove si può andare a vedere che cosa uscirà nei prossimi mesi diventerà una quarta o no ma se lo fosse, e se non avessi mai letto niente di tuo, tra titolo e ipotetica quarta passerebbe sicuramente alla prova lettura: due, tre facciate a caso verso la metà. Che è un po’ quello che è successo con Fideg e con Kammerspiel, quasi (ché quella volta c’è stato anche un toh guarda di chi è, e son proprio sicura di quello che dico, mi ricordo benissimo anche dov’ero. Ero alla fiera del libro di Torino e l’ho iniziato sul treno tornando a Genova).
@Paolo cos’è quell’ultima che hai messo nel tuo commento? Ultima-per-ora vero?
carlotta // Novembre 16, 2009 a 2:34 pm |
Io di Dioblù non sapevo niente, ma davvero ci son dei siti dove se ne parla già? Però mi sa che non li vado a vedere, i siti. Mi piace, aspettare. Il titolo è bello. Per dire, se fossi una che non conosce il Capo e passa in una libreria e ved lì Dioblù, lo comprerei.
Mi sembra che dire Dioblù faccia scappare Algo, con gli occhi strabuzzati e la bavetta verde, no?
carlotta // Novembre 16, 2009 a 2:37 pm |
Io stasera parto per Parigi, torno sabato, tenetemi il posto (o bisognerebbe dire tenetemi il post?
)
Mirella // Novembre 16, 2009 a 3:11 pm |
Dioblù e un titolo bellissimo e non vedo l’ora di leggerlo.
Ho notato che Algo, schiattando d’invidia, ce la mette tutta a fare scherzacci. Non vedo più le icone così belline e colorate che contrassegnavano i commentatori e c’è pure una scritta che parla di avatar e di altre cose misteriosissime che solo lui sa.
Non ci fai neanche un baffo, Algo, piantala diobono, anzi dioblù!
Francesco // Novembre 16, 2009 a 4:23 pm |
Ciao Paolo
Non vedi scusarti di nulla, soprattutto con me.
paolocolagrande // Novembre 16, 2009 a 5:29 pm |
neanch’io sapevo di siti in cui si parla di dioblù. Cioè, essendo in catalogo, so che diverse librerie lo segnalano. Mi hanno anche detto che in un sito c’è una specie di sinossi che però, se è vero quanto mi viene riferito, non dà un’idea fedele del romanzo (si parla ad esempio di un’ambientazione in un “paesino emiliano”, quando invece nella storia non c’è nessun riferimento geografico, e poi e poi..).
Comunque, fratelli e sorelle, mi piace molto che siate curiosi.
Teniamo il post per la Carlotta che poi ci racconta un po’ di Parigi
paolocolagrande // Novembre 16, 2009 a 5:45 pm |
stasera faccio il post, giuro morissi qui.
Massimo // Novembre 17, 2009 a 10:37 pm |
sono le 23.36…
“stasera” sta finendo, e niente post…
mah!
Massimo // Novembre 17, 2009 a 10:49 pm |
Dioblù è un titolo che mi piace molto. A Livorno la parola dio la decliniamo in molti modi, ma questo mi mancava…
Scherzi a parte, mi piace davvero, Paolo. Son sicuro che anche la copertina sarà bella!
E a proposito di copertina, ho visto quella dell’ultimo Arto prossimo venturo: bella anche quella. Cosa hai letto di lui, Simona?
simona // Novembre 18, 2009 a 8:34 am |
Arto l’ho letto proprio tutto, partendo dall’ultimo, “Il migliore amico dell’orso”. Ho questo approccio un po’ infantile alla lettura: quando mi appassiono a un autore non posso tralasciare niente. Mi fa piacere che da queste parti Arto piaccia.
Amministratore, mi dispiace andare contro corrente, ma non se Dioblù mi piace. A vederlo scritto sì, a pronunciarlo un po’ meno. Mi prende un sapore un po’ new age, quando lo pronuncio.
Francesco // Novembre 18, 2009 a 10:36 am |
Uno di quei giorni che sono stravaccato la sera sul divano con il plaid, la tosse e le scatole in fase di rottura, in televisione in circa 1 ora (dalle 21,00 alle 22,00) scorrendo i programmi, ho sentito la parola vergogna e derivati.
Non so se l’uso del termine sia stato proprio, indubbiamente c’è un abuso. A mio modesto parere, i qualificativi implicano un punto di riferimento che il più delle volte è se stessi. Recriminare la vergogna pone come modello la propria morale, forse con un atto di presunzione.
Un ribaltamento perché la vergogna è un sentimento, turbamento eccetera che dovrebbe usato per mettersi in discussione come una sorta di autoanalisi psicologica. Mi sembra a volte che la vergogna bisogna espiarla come il peccato originale.
Francesco // Novembre 18, 2009 a 10:37 am |
Capo
forse bisogna dare una definizione, un termine a tutto per toglierci l’innocenza di parlare di cose che non sappiamo.
simona // Novembre 18, 2009 a 11:07 am |
Piacere, piaccia, dispiace, piace. Madonnina, che vergogna!
paolocolagrande // Novembre 18, 2009 a 11:41 am |
Io di là ho messo un post, con un po’ di fatica. Non c’entra apparentemente con la vergogna, ma intenderei iniziare proprio dalla vergogna, cioè proseguire, con la vergogna.
paolocolagrande // Novembre 18, 2009 a 12:05 pm |
(per Simona) C’era un titolo alternativo che non è piaciuto, o più che altro è piaciuto subito dioblù e quindi non c’è stato contraddittorio su scelte diverse. Sul sapore new age, mi preoccupo un po’, adesso che me lo dici. Però ti assicuro che il libro, la storia, non sono new age, anzi forse sono antiquated age o oblolete age. Da un certo punto di vista il titolo potrebbe essere un tranello, e questo magari va bene. E il fatto che ti piaccia più a leggerlo che a pronunciarlo un po’ mi conforta, sarebbe stato peggio il contrario, perchè il titolo – a differenza del testo – più che altro lo vedi, come fosse una figura. Comunque devo vedermi con l’editore tra qualche giorno e gli comunicherò il tuo dubbio (che adesso è anche mio, e questo vuol dire che siamo in un blog per bene).
Forse sì, Francesco. E forse c’è anche la tendenza, conforme ad un modello estetico-pratico di comunicativa, ad inventare nomi brevi e eufonici, così poi ci vien tolta l’innocenza di parlarne ma ci viene offerta la chance di essere contemporanei pronunciando la parola.
Io inserirei, nel programma improvvisato di questo blog, l’idea del neologismo cacofonico e un po’ intralciante, antipratico e antiestetico.
Ad esempio nomofobia potrebbe diventare nocellularfobia, magari cambiando tatticamente l’accento: nocellularfòbia.
Anche antiquated-age, va bene, secondo me.