“… e io, adesso non arrabbiarti anche con me, ma delle volte, non sarà, mi viene da pensare, che i coglioni siamo noi? siamo io e te?”
Raffaello Baldini
“… e io, adesso non arrabbiarti anche con me, ma delle volte, non sarà, mi viene da pensare, che i coglioni siamo noi? siamo io e te?”
Raffaello Baldini
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361 risposte finora ↓
Massimo // Marzo 1, 2009 a 2:09 pm |
Niente da dire, mi piaceva solo l’idea di metter giù il primo commento, tutto qui. State bene.
carlotta // Marzo 1, 2009 a 3:21 pm |
Lo scrivo di qua, ma forse andava di là. E’ da ieri sera che ci penso, sono andata a un concerto e nel bis hanno suonato un pezzo di Haydn che riprendeva l’Orfeo di Gluck. State a sentire:
Orfeo:
Che farò senza Euridice?
Io non posso stare fermo,
dove andrò senza il mio ben?
Fatti grande, dolce luna,
io son pure il tuo fedel,
tante cose devo fare:
e se tu già stai dormendo
io non posso riposare.
Euridice:
Ah, crudel! Lasciami in pace
No: più cara è a me la morte,
che di vivere con te.
Orfeo:
E per poi farti cantare
le canzoni che hai imparato,
io ti costruirò un silenzio
che nessuno ha mai sentito…
Euridice……?
Euridice! Oh dio! rispondi,
io son pure il tuo fedel.
Perché questa lunga notte
non sia nera più del nero,
fatti grande, dolce Luna,
e riempi il cielo intero…
Euridice:
Ma perché sei sì tiranno?
No: più cara è a me la morte
che di vivere con te
Orfeo:
Sveglierò tutti gli amanti
parlerò per ore ed ore,
abbracciamoci più forte
perché so che vuoi l’amore.
Euridice:
Grande, o Numi, è il dono vostro,
lo conosco e grata sono
ma il dolor, che unite al dono,
è insoffribile per me.
Orfeo:
No: mia vita, ombra seguace
verrò sempre intorno a te.
E perché quel tuo sorriso
possa ritornare ancora,
splenda il Sole domattina
come non ha fatto ancora…
Sveglierò tutti gli amanti
parlerò per ore ed ore,
abbracciamoci più forte
perché so che vuoi l’amore.
Euridice:
No: più cara è a me la morte,
che di vivere con te.
Orfeo:
Poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare,
perché so che vuoi la gioia,
perché tu odi il rancore,
Euridice:
Che barbara sorte!
Passar dalla morte
a tanto dolor!
Giusti dèi, che m’avvenne. Io… manco… io… mo… ro…
(cala la tela)
carlotta // Marzo 1, 2009 a 3:47 pm |
Scusate, è lungo e forse ormai in ritardo, ma il fatto è che già durante il concerto (un po’ “scuro”, a dire il vero: un trio viola, violoncello e baryton!) io mi distraevo almanaccando una fusione fra gli ottonari di Che farò senza Euridice e quelli di Margherita e quando hanno annuciato quel bis, sono rimasta di sale. Mi sono anche un po’ spaventata. Che il nostro blog sia anche soprannaturale? Che sia un segno che ci dice di alzare il profilo? Ma se fosse così, com’è che io mi sento sicura come l’oro di essere il terzo coglione?
Mirella // Marzo 2, 2009 a 10:38 am |
Applausi, Carlotta!
Mirella // Marzo 2, 2009 a 12:23 pm |
[...] e io piango, che mi vergogno, piangere come un bambino, ma adesso a me mi ha preso questa forma di, che passerà, Ripa me l’ha detto, son cose che come son venute se ne vanno, ma intanto non passano, – e la Marta, anche lei, sempre sgridare, sarà che non può far meglio, mi sgrida che sto male, come se fosse colpa mia, vuole che stia bene, o se no altre volte, “Cerchiamo insieme, in due”, mi viene vicino, “Adesso cosa t’è venuto in mente, da piangere? dei pensieri brutti? che pensieri? pensaci bene”, che ti toglie i sentimenti, “Ma lasciami stare, sta’ un po’ zitta, non è che non ti voglia rispondere, la vuoi capire? non lo so neanch’io, cosa posso dirti? è una cosa io questa, che me lo domando anch’io, che non c’è una ragione, cosa vuoi cercare? ieri mattina, per dire, seduto qui, proprio qui, ho cominciato a piangere che stavo leggendo le estrazioni del lotto.
(Raffaello Baldini, I dutéur)
paolocolagrande // Marzo 2, 2009 a 7:49 pm |
Mi unisco all’applauso.
Su Orfeo poi bisognerà ritornare, è un bel tema, da tutti i punti di vista. Magari chiediamo anche a La Strepponi, che l’Orfeo di Gluck l’ha cantato di sicuro. Anzi troveremo altri ottonari nelle parti per mezzosoprano e ci i nseriamo il testo di Cocciante; vedere come viene, cantato da lei.
Secondo me non c’è da preoccuparsi, Carlotta, per adesso. Anzi. E comunque se gli effetti persistono, consulteremo un medico; c’è un medico qui nel blog?
Pensa te se ci fosse un medico.
Quanto al profilo, ci siam buttati su Coglioni e poi I dotéur di Raffaello Baldini, quindi più alto di così.
Al supermercato stasera a un certo punto arriva una canzone credo di marcella bella dove Marcella (o comunque la cantante) dice: Non si recinge l’aria. Recinge, voce del verbo recingere. fa il rumore della cicca in bocca, recinge.
Dice anche che l’anima torna ad essere un puledro. Lasciam stare il puledro, ma perchè ‘torna’?
Tema:
“l’anima torna ad essere un puledro”. Quindi non è immortale?
800 battute
paolocolagrande // Marzo 2, 2009 a 8:10 pm |
Scusate fratelli e sorelle, non ce l’ho fatta, ho dovuto cercare il tessto della canzone. Era proprio di Marcella Bella, la cantava insieme a suo fratello, almeno credo che fosse suo fratello, han lo stesso cognome. Lo so che non va bene, dopo Raffaello Baldini, ma è stato più forte di me: ho trovato il testo, che vi regalo.
Segue il modello di Contrasto di Cielo d’Alcamo, ma alla fine non si capisce come va a finire, a differenza di Contrasto di Cielo d’Alcamo.
lui:
son troppo deluso
per aver la forza
di ricominciare ormai
ho le ruote a terra
non ho piu reazioni
anche se qualcuno
mi amasse non farei
piu nessuna guerra
per fortuna ho ancora te
qualche amico caro che,
amico resterà
la vita tutta qua.
lei:
e no, mi dispiace no
non condivido
non è così che ti vorrei
senza più entusiasmo
la vita è una bella
donna che si dà
soltanto a chi
la tratterà
con più ottimismo
son felice insieme a te
e gli amici li amo anch’io
ma se ti chiudi fugge via
anche l’ultima poesia
lui:
e chissà
cosa accadrà
bene o no e chi lo sa
certo che riguardo noi
comunque andrà
con gioia si vivrà.
lei:
poesia leggera
questa sera
la respiro insieme te,
come fosse aria
eh! l’anima torna
ad essere
un puledro
non si puo domare più,
non si recinge l’aria
son felice insieme a te
e gli amici
li amo anch’io
ma se ti chiudi
fugge via
anche l’ultima poesia……
musica
ins:
poesia leggera
questa sera
la respiro insieme a te
lui:
come fosse aria
ins:
eh! l’anima
torna ad essere
un puledro
non si puo domare più
lui:
non si recinge l’aria
ins:
son felice insieme a te
e gli amici li amo anch’io
ma se ti chiudi fugge via
anche l’ultima poesia
ins:
poesia leggera
questa sera
la respiro insieme a te
lei:
come fosse aria
ins:
eh! l’anima torna essere
un puledro
non si puòdomare più
non si recinge l’aria
ins:
poesia leggera
questa sera
la respiro insieme a te
come fosse aria…
Massimo // Marzo 2, 2009 a 10:49 pm |
Negli appartamenti subaffittati
Sulla scia dei carri armati parcheggiati
Senza toglierci le scarpe ci siamo addormentati
Rovistando tra i futuri più probabili
Voglio solo futuri inverosimili
E non avere mai le mani fredde
E non finire mai le sigarette
E proteggimi dai lacrimogeni
E dalle canzoni inutili
E proteggimi le sopracciglia dai manganelli
E nello scrosciare delle piogge acide
Portami a bere dalle pozzanghere
Portami a bere dalle pozzanghere
Portami a bere dalle pozzanghere
Portami a bere dalle pozzanghere
Portami a bere dalle pozzanghere
Portami a bere dalle pozzanghere
michela // Marzo 2, 2009 a 10:53 pm |
Lei è decisamente in un buon periodo, lui non è che sia in formissima, si vogliono bene. Poi lei inizia a dispiacersi di vederlo così, le spiace per lui e non sta neppure tanto bene lei in quella situazione; trova il coraggio di dirgli: dai, fuori di lì che la vita bella e ci amiamo e stiamo bene con gli amici e se ti chiudi finisce che va tutto in vacca. Ci mette un mi dispiace e un non condivido all’inizio sperando che si capisca che il suo non è un ordine né un giudizio, è solo che la pensa in un altro modo e vuol farglielo sapere. Lui l’ascolta, non può subire una metamorfosi immediata e mettessi a ballare dalla gioia, anche in una canzone sarebbe poco credibile, e poi siamo alle prime strofe, però un po’ ci pensa e gli vien fuori: comunque andrà con gioia si vivrà. Non è che stia meglio ma intanto le fa sapere che almeno sul loro amore non ha dubbi. Lei è contenta che le sue parole siano state prese per il verso giusto, che a far certi discorsi si rischia anche di essere mandati a quel paese a farsi una riga di fatti propri. Si allarga anche un po’ e espone le sue teorie sul galoppo libero delle anime, sull’orrore dei recinti. Lui non la segue molto e ribatte che è l’aria che non si riesce a rinchiudere in un recinto. Se la cantano per un po’ , il tempo medio di una canzone sta finendo e si arriva così velocemente al lieto fine: le loro anime/puledri se ne vanno galoppando felici perché non si può imprigionare l’anima/aria (chi vuole può metterci anche una collina e un tramonto in quest’ultima scena ma poi non assicuro che la cena rimanga nello stomaco).
stefano // Marzo 3, 2009 a 9:20 am |
Socmel Edipo
Mamma, son tanto felice
perché ti ho visto bere a una fontana che non ero io.
La mia canzone ti dice
ch’è il più bel sogno per me!
Mamma son tanto felice…
ti hanno visto alzare la sottana, la sottana fino al pelo. Che nero!
Mamma, solo per te la mia canzone vola,
Poi mi hai detto “poveretto, il tuo sesso dallo al gabinetto”.
Quanto ti voglio bene!
Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore
forse non s’usano più,
mentre con me non ti spogliavi neanche la notte
ed eran botte, Dio, che botte.
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
te ne sei andata via con la tua amica, quella alta, grande fica.
Sento la mano tua stanca:
cerca i miei riccioli d’or.
Sento, e la voce ti manca,
la ninna nanna d’allor.
ma l’impresa eccezionale,
dammi retta, è essere normale.
Mamma, solo per te la mia canzone vola,
mamma, sarai con me, tu non sarai più sola!
io sto sempre a casa, esco poco, penso solo e sto in mutande.
Queste parole d’amore che ti sospira il mio cuore
forse non s’usano più,
mamma!,
ma la canzone mia più bella sei tu!
Sei tu la vita
e per la vita non ti lascio mai più!
Però mi sono rotto, torno a casa e mi rimetterò in mutande.
Francesco // Marzo 3, 2009 a 12:45 pm |
mi sembra che questa nuova stanza coi vetri puliti sia bella come Marcella. Ho detto mi sembra anche se spero di non sbagliare, che l’errore prende il sopra o il sottovento come dire qualcosa che mi soffia dentro. Non so proprio che cosa sia, meglio lasciar stare per effetti indesiderati, indesiderabili. Volevo salutarvi con ciao e se state bene, ma dovevo dirlo all’inizio. Ammetto che colpa del sopravvento. No, forse sì.
Francesco // Marzo 3, 2009 a 12:47 pm |
@Stefano: non ho capito bene il testo. C’è Dalla, Bixio e poi non so.
Baldini non lo conosco, mea culpa. Provvederò a rimettermi in carreggiata.
Ciao a tutti, vicini e lontani.
carlotta // Marzo 3, 2009 a 3:17 pm |
Baldini neanch’io l’ho letto. Urge rimediare.
carlotta // Marzo 3, 2009 a 3:18 pm |
Michela, tu es super!
carlotta // Marzo 3, 2009 a 4:08 pm |
Bisognerebbe chiarire preliminarmente una questione importante: se ne vada dell’anima di Giuseppa Marcella Bella, o dell’anima in sè. Nel primo caso si parla evidentemente di metempsicosi: la psychè della nota cantante trasmigrerebbe al momento opportuno in quella di un cavallo, avanzando, secondo alcuni, sulla via della perfezione, retrocedendo secondo altre fonti, peraltro meno attestate. Va segnalato che la trasmigrazione dell’anima della signora Bella proprio in un cavallo, porrebbe dei problemi in certe zone della pianura padana occidentale, in quanto renderebbe incommestibili alcuni piatti fondamentali per l’alimentazione locale, quali la picüla , detta appunto “ad cavàl”, e anche se nell’area summenzionata i pitagorici pare si siano ormai ridotti a poche decine di individui, per lo più isolati, certo l’interdizione del consumo di carne equina aumenterebbe il senso di insicurezza di popolazioni già tanto provate.
Nel secondo caso ad essere in questione è la natura stessa dell’anima, equina in origine, secondo i fratelli Bella, che in questo si discosterebbero dalla tradizione filosofica occidentale, concorde nel ritenere l’anima immateriale. Forse siamo qui in presenza di una suggestione Agostiniana: immaginando l’ipponate l’anima come nocchiero del corpo, come guida, in definitiva come cavaliere, avrebbe ispirato ai poeti catanesi la felice metonimia cavallo per anima, consentendo loro di ampliare il campo semantico dell’espressione fino a includere idee di sbrigliatezza e di libertà , si suppone dalle angustie della vita quotidiana e degli obblighi sociali.
carlotta // Marzo 3, 2009 a 4:13 pm |
Capo non ce l’ho fatta a rispettare la consegna, sono 1594 caratteri, praticamente il doppio. Ma la questione mi si è biforcata in mano, avrei dovuto cavarmela con un aforisma e io odio gli aforismi!
Mi sa che provo a farci un sonetto
Chiedo perdono a tutti
stefano // Marzo 3, 2009 a 4:55 pm |
solo dalla e bixio e un po’ della mia malmostosaggine mattutina, c’erano, da combattere con contravveleni forti, come la parodia sconcia ultragoliardica
paolocolagrande // Marzo 3, 2009 a 9:28 pm |
Sono cose interessantissime, fratelli e sorelle. Adesso tutto mi è più chiaro. Anzi non tutto.
Di giovedi spesso mangio il cavallo crudo, che contiene molto ferro, diceva mia mamma quando ero piccolo. E a pensare all’anima a me viene in bocca un sapore ferrugginoso, perchè l’anima è cavallina. E adesso mi chiedo: che anima ho mangiato giovedì scorso, l’anima di chi? E che ne è di quest’anima una volta che il suo contenente (o simulacro o feticcio, totem …) è passato attraverso la mia bocca e ha completato diciamo tutto il ciclo di digestione, escrezione eccetera eccetera?
L’anima che era tornata ad essere un puledro, dove torna ad essere dopo che il puledro è stato passato al tritacarne dal macellaio di Via Calzolai e dopo che è stato mangiato dal cliente del macellaio stesso?
Perchè l’anima, secondo i fratelli Bella, torna, non trasmigra: o comunque il suo percorso metempsicotico è rigidamente ciclico: ora torna ad essere un puledro, ora da puledro torna ad essere, ad esempio questa sera, come fosse aria o poesia leggera, finchè qualcuno la respira.
Sul fatto che il puledro non si può domare più ho però qualche perplessità: è l’anima un tipo di puledro che non si può domare o in generale il puledro non si può domare tout court? (in quest’ultimo caso devo dire ai fratelli Bella: e no, mi dispiace no, non condivido, in campagna da me, lì vicino, c’era un allevamento di cavalli di un dottore che si chiamava Benaglia e ne ho visti decine e decine di puledri domati): e perchè ‘più’? Si poteva domare prima ma ora non si può domare più? ecco il tema ciclico, o il mito del ritorno, che ossessivamente si ripropone nel testo belliano.
Poi:
“anche se qualcuno mi amasse non farei nessuna guerra”. Come dire: per fare una guerra bisogna che qualcuno ti ami, ma io sono talmente a terra che non basterebbe.
E’ corretta la lettura?
Questi Bella qui non scherzano.
paolocolagrande // Marzo 3, 2009 a 9:43 pm |
Bella, Massimo.
Ma spiegami cos’è.
Massimo // Marzo 3, 2009 a 10:31 pm |
E’ una canzone, la prima dell’album Canzoni da spiaggia deturpata di un giovane ferrarese che si chiama Vasco Brondi, alias Le Luci Della Centrale Elettrica (per avere un’idea, http://www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica).
Mi sa che con il post non c’entrava niente, ma l’ho messa lo stesso
michela // Marzo 3, 2009 a 11:18 pm |
A me sembra che il testo originale sia “anche se qualcuno mi odiasse non farei nessuna guerra”, quando ho letto il post ho cambiato amasse con odiasse pensando che fosse una svista, però ora ho il sospetto che mi stia sfuggendo qualcosa di importante (e che mi toccherà cercare come si fa la faccina che diventa rossa). Vado a controllare.
Mike // Marzo 4, 2009 a 7:42 am |
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carlotta // Marzo 4, 2009 a 10:49 am |
La bidella ha appena pulito i banchi con un detergente speciale per inchiostri e sporchi ostinati che si chiama Ben Hur.
Ma perché proprio Ben Hur?
Non riesco a pensare ad altro.
carlotta // Marzo 4, 2009 a 3:31 pm |
“Anche se qualcuno mi amasse, non farei nessuna guerra” è un verso davvero difficile da decifrare, peggio di Ben Hur. Bisogna che i blogger si mobilitino. Per esempio ci vorrebbe la parola che squadra da ogni lato di Alanpollo.
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:20 pm |
Allora, ho controllato. Ha ragione Michela: il testo è se qualcuno mi odiasse. il testo sbagliato l’ho copiato da un sito che era il primo che mi è venuto a tiro facendo una ricerca partendo da Non si recinge l’aria. Provate a far così anche voi e vedrete che vi arriva un testo con amasse invece che Odiasse (che, scopro adesso è l’anagramma di Odissea, ci vorrebbe qui Paolo, l’altro, che è bravo a fare questi giochi).
Quindi:
“Anche se qualcuno mi odiasse, non farei nessuna guerra”.
preferivo la versione sbagliata, e di molto.
Così, nella versione giusta, significa:
Posto che bisogna fare la guerra a chi ti odia, io purtroppo adesso sono giù di corda per poterla fare.
Una rivisitazione novecentista di Cirano:
Cirano dice:
Dispiacere mi piace, dell’odio mi diletto!
Se tu sapessi come s’incede più gagliardi
sotto il fuoco di fila dei malevoli sguardi;
Gianni Bella, invece:
Odio chi mi odia e a lui farei la guerra
ma trovomi depresso e con le ruote a terra.
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:26 pm |
E qui per associazione torno a Cocciante:
“… perchè lei odia il rancore”. Una contraddizione in termini, un’affermazione autonegante:
se non provi rancore non odi niente , neanche il rancore: ma se odi il rancore vuol dire che provi rancore. E’ il paradosso di margherita.
Somiglia al paradosso del mentitore.
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:34 pm |
quanto a Ben Hur, non saprei: forse chi ha dato il nome al prodotto aveva in mente la corsa delle bighe oppure il miracolo della madre e della sorella guarite dalla lebbra: insomma un prodotto miracoloso. Ma non era Ben Hur che aveva fatto il miracolo, mi pare che fosse stato Gesù. Chissà.
Mastro Lindo è tutta un’altra cosa, diciamolo onestamente.
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:39 pm |
no Massimo, invece c’entrava, la canzone di Vasco Brondi. Secondo me sono i fratelli Bella che non c’entrano, ma del resto li ho tirati fuori io.
Massimo // Marzo 4, 2009 a 9:40 pm |
:-$
Massimo // Marzo 4, 2009 a 9:41 pm |
era un test per michela (mi pare) che voleva la faccina rossa… :$
Massimo // Marzo 4, 2009 a 9:42 pm |
…ma non funziona, mi spiace
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:42 pm |
Mi rendo conto che sono passato dall’afasia depressa di dicembre-gennaio-febbraio al delirio della logorrea. Non esiste nè il mezzo pieno nè il mezzo vuoto. Non esiste il mezzo. Dovete aver pazienza.
Alanpollo! oh! Alampollooo! Ti han chiamato, non farmi sgolare.
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:43 pm |
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:44 pm |
no, non era questa
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:44 pm |
:-+
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:44 pm |
neanche
paolocolagrande // Marzo 4, 2009 a 9:45 pm |
eh, non lo so
michela // Marzo 4, 2009 a 10:49 pm |
Non ha molto a che fare col punto in cui siamo ora però pensando al paradosso di Margherita, al rancore e all’odio mi è venuto in mente un aforisma di M Twain e sono andata a cercarlo per rileggerlo.
In ogni casa dovrebbe esserci una stanza per le imprecazioni. È pericoloso dover reprimere un’emozione del genere.
A me sembra un’idea semplicemente geniale anzi genialmente semplice cioè geniale perché semplicemente vera. A pensarci un attimo con calma avere un posto dove uno può andare e tirar giù due porconi senza ferire o offendere nessuno a volte può essere veramente utile e sano.
Secondo me la faccina che arrossisce è oops o oops! o qualcosa di simile, peccato che la studentessa che girava per il laboratorio l’anno scorso si sia laureata, lei le sapeva tutte (ogni volta che lasciavo il computer libero mi ritrovavo messanger aperto e faccine di tutti i tipi che mi comparivano sul più bello, perché hai voglia di abbassarlo alla sbarra, al primo messaggio che arriva balza fuori il maledetto).
michela // Marzo 4, 2009 a 10:51 pm |
… qualcosa di simile o qualcosa di diverso.
alanpollo // Marzo 5, 2009 a 9:25 am |
Non so che dire, come Gianni Bella, sono anch’io un po’ giù di tono in questo periodo o, come diceva il vincitore di Sanremo dello scorso anno, sono Joe di Tonno
paolocolagrande // Marzo 5, 2009 a 10:22 am |
Devi rimetterti in fretta, Alan, perchè c’è da decrittare, se si può dire decrittare su un blog.
Il testo dei Bella insomma è tutto ancora da decodificare, c’è tutto un mimetismo criptico in lui e in lei, o un sottotesto o un ipotesto o un paratesto. Come nello scarabeo d’oro di Edgar Alanpollo.
paolocolagrande // Marzo 5, 2009 a 10:24 am |
notizie a proposito della faccina rossa?
paolocolagrande // Marzo 5, 2009 a 10:34 am |
Bella l’espressione Porconi per dire bestemmie, Michela. Tu però sei avvantaggiata dall’area geografica di appartenenza: qui, dove anche la vocazione anarchica subisce dei temperamenti culturalclericali, si dice più spesso sacramenti o magari si dice madonne, e le bestemmie sono sempre incerte o incompiute oppure anche tattiche, subliminali, o iperboliche: come zio buono o zio canta o diocandido. C’è sempre molto rispetto, ormai impresso nel testo genetico, per queste cose.
carlotta // Marzo 5, 2009 a 2:36 pm |
Mia madre, quando proprio sclerava diceva “candadìu”, che si capisce, e “candalabìssa”, che non si capisce. Se c’è un esperto di glottologia padana nel blog, per favore.
carlotta // Marzo 5, 2009 a 2:38 pm |
“Oh candalabìssa” esprimeva anche il sollievo che qualcosa fosse andato come doveva andare, o che una risposta fosse stata data in modo risolutivo e/o, come oggi usa dire, “ficcante”.
:@
carlotta // Marzo 5, 2009 a 2:42 pm |
Un’illuminazione. Qua, in oriente, un diffuso sketch di burattini recita:
“Se tu mi amassi…”
“Ma no che non ti amasso!”
Mi sembra che si spieghi così il verso dei Bella anche nella lectio difficilior “anche se qualcuno mi amasse, non farei nessuna guerra”.
paolocolagrande // Marzo 5, 2009 a 5:44 pm |
Allora Carlotta, ti spiego candalabissa.
La bissa è il biscione presente nello stemma dei Visconti, quello di canale cinque, praticamente. I Visconti di Milano hanno dominato Piacenza e Parma dal 300 al 400 grosso modo (salvo miglior verifica) ma non erano ben visti, in quanto milanesi, dai piacentini. Infatti la rocca viscontea di Piacenza (parzialmente distrutta per lasciare spazio al palazzo farnese che però è rimasto incompiuto), in piazza cittadella col fossato intorno, era stata costruita dai visconti per difendersi per l’appunto dai piacentini. Teniam presente poi che da una finestra del torrione della stessa rocca è stato buttato giù nel 500 (la data esatta non me la ricordo qui su due piedi) Pier Luigi Farnese dai piacentini medesimi (in realtà dai nobilotti piacentini che però dicevano di rappresentare il popolo), episodio che ha segnato il trasferimento della capitale del ducato da Piacenza, dov’era originariamente, a Parma, perchè i farnese han detto che era meglio stare a Parma che a Piacenza dove c’erano di quelle costruzioni con delle finestre strane dove volavano giù le persone. Da allora Piacenza è stata abbandonata a se stessa e un po’ dimenticata dal ducato. Poi a un certo punto i piacentini hanno detto: dài, provimo a far pace coi farnese che se no qui siam senza nè padre nè madre. E allora han deciso di autotassarsi per costruire il palazzo farnese che doveva essere circa il triplo di quello attuale (e la distruzione della rocca viscontea doveva essere integrale proprio per lsciar spazio alla nuova fabbrica). Ma nel corso dei lavori i piacentini ci han pensato su: e se poi i Farnese non ci cagano uguale? cosa abbiam costruito a fare tutto sto ambarandàn, costosissimo, oltretutto. E siccome effettivamente i farnese, sempre per via del ricordo delle finestre strane piacentine coi davanzali bassi, non riuscivano ad avere un dialogo sereno con la città, i piacentini han detto: andìla tol’in dal cul (andatevela a prendere nel culo, in italiano) signori Farnese, costruitevelo voi il vostro palazzo di merda. E il palazzo farnese non è più stato finito, anzi non è mai stato veramente agibile fino al 1972-73. Ma sono andato troppo in là, potevo fermarmi prima, al tre quattrocento (salvo miglior verifica).
Insomma per dire che, nel tre-quattrocento essere servi (cani) dei Visconti (la biscia, cioè la bissa, in dialetto) era assai disdicevole, e rischiavi che qualcuno se ne avesse a male, scoprendolo.
Credo che ci sia una purissima radice anarchica qui a Piacenza, ora un po’ addormentata, ma a cercarla c’è ancora, questa radice. La proverbiale cattiveria piacentina credo che nasca da queste vicende e dalla cattiva stampa che la città ha avuto dai signori forestieri che han cercato di governarla, con pochi successi. Poi sono arrivati tutti i cardinali. Sono arrivati anche i casini, perchè il piacentino è fondamentalmente cattivo di carattere ma si fa mi cazzi suoi, come dire che è discreto, e allora i casini van bene a Piacenza e nei casini piacentini ci venivano un sacco di milanesi, cremonesi, lodigiani, parmigiani eccetera eccetera. Ci andavano tranquillamente anche i piacentini, naturalmente. Infatti Piacenza è la città delle tre c (chiese caserme e casini).
Candalabissa, quindi, nasce come epiteto infamante, come dire traditore. Poi è diventata un’interiezione violenta per poi prendere la deriva più pacifista di un intercalare, come dire cazzo.
Io non sono stato tanto preciso, ma il discorso grossolanamente è questo. Poi se volete lo aggiustiamo con cronologie, riferimenti storici appropriati eccetera eccetera.
paolocolagrande // Marzo 5, 2009 a 6:03 pm |
candalabìssa, è ben venuto lungo il discorso, scusate.
carlotta // Marzo 5, 2009 a 6:12 pm |
Naa, il biscione! Non ci posso credere !
Capo, mi prosterno
Francesco // Marzo 5, 2009 a 9:17 pm |
un aspetto affascinante, italiano, è l’evoluzione etimologica delle parole che insieme al vino, dolci, cucina in generale si celano indelebilmente le variazioni geografiche. Non per giustificare una particolare e personale affabulazione culinaria, meglio chiamata golosità.
Ho trovato spesso nelle parole i segni delle diverse evoluzioni storiche- culturali che caratterizzano ogni singola città. Un po’ come la bella spiegazione del capo con candalabissa.
L’evoluzione penso che sia invertita dagli anni 60-70, anno più anno meno, dal passaggio di una realtà agrarie a una dimensione industriale e televisiva del tutto si vende e si compra.
Se io vivo il mio tempo, che cosa è la mia lingua? Una riduzione ai minimi termini? Ci penserò.
Francesco // Marzo 5, 2009 a 9:22 pm |
Ciaccia è il mio cognome. Ha 3 C.
Incomicio a preoccuparmi. Andrò chiedere spiegazioni all’anagrafe di Brindisi.
In provincia in Bari c’è un paese chiamato Locorotondo, forse fa voi conosciuto per il buon vino bianco e da noi autoctoni come il paese delle 5 O. Ci piace proprio strafare o c’è nascosto qualche messaggio messianico.
Ci penserò.
Massimo // Marzo 5, 2009 a 10:50 pm |
il mio, di cognome, de vecchi, ne ha solo due di c: lascio fuori le chiese o le caserme?
Massimo // Marzo 5, 2009 a 10:56 pm |
ecco, questa cosa qui dei dialetti mi è sempre piaciuta molto. cresciuto in toscana, dove c’è solo un po’ di gergo, qualche parola un po’ particolare qui e là, ma che in fondo si capisce quasi tutto, il dialetto mi affascina. avere una doppia lingua, un po’ ancestrale, da iniziati e che porta indietro, a tempi lontani. bello.
Massimo // Marzo 5, 2009 a 10:57 pm |
in compenso a Livorno, in quanto a ingiurie e bestemmie, mi sa che non siamo secondi a nessuno
carlotta // Marzo 6, 2009 a 12:20 am |
@ solo ai pisani
Mirella // Marzo 6, 2009 a 7:21 am |
Capo, hai scritto una cosa bellissima!
Allora candadìu si riferiva evidentemente ai domenicani (i frati).
Chiedo: c’è una qualche ragione storico-etico-filologica per cui i piacentini ce l’avessero su con i domenicani?
Buona giornata a tutti
Massimo // Marzo 6, 2009 a 8:49 am |
Carlotta: non scherziamo
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 9:05 am |
Su candadìu non saprei, si possono fare delle ipotesi. Tipo che l’ordine domenicano, come tutti gli ordini religiosi, fu soppresso da Napoleone, che era entrato a Piacenza nel 1805 accolto benevolmente dai sudditi del ducato. Ma dire che i sudditi stessi abbiano cominciato da quel momento a dire candadìu è ipotesi azzardata. Teniam presente che comunque, al di là di questa iniziale accoglienza (più estetica che altro dal momento che arrivava in città l’imperatore, mica il Tino di santagnese, con l’imperatrice eccetera eccetera), a molti piacentini Napo non era tanto simpatico e infatti ne furono fucilati un bel numero, di piacentini, soprattutto in area collinare montana. Quindi l’ipotesi non regge ad una critica poco più che superficiale.
Direi, forse un po’ semplicisticamente, che l’espressione candadìu si inquadra in quel modulo imprecativo-elusivo che dicevamo prima: nella locuzione sono presenti sia Dio che il cane ma la preposizione ‘da’, che in italiano si traduce ‘di’, è inserita tatticamente ad indicare un finto genitivo di appartenenza per fugare ogni sospetto di bestemmia. Insomma ritorniamo alla tesi più banale, ma anche più plausibile, del rispetto genetico della religione (o più in generale di un sincero timore-tremore legato agli aspetti mistico-spirituali).
Ricordo, ma non ero in terra piacentina ero in provincia di Reggio, il parroco di una parrocchia di qualche centinaio di anime (che di pomeriggio trovavi spesso a lavorare nei campi per aiutare le anime stesse e di sabato e domenica si scapicollava a montare il cinema, la partita di calcio, a dar l’olio al bigliardino eccetera) che quando sorprendeva noi bambini in cima agli alberi da frutta dietro la canonica che si ingonavano, voce del verbo ingonarsi ossia ingozzarsi, di mele o pere o prugne o albicocche eccetera eccetera, li apostrofava con diocagnìn. Ma era in sospetto di santità, secondo me, anche se non è mai diventato santo, almeno non mi risulta e comunque sarebbe in coda un bel po’ dopo lady diana.
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 9:06 am |
secondo me se uno storico o un linguista o un filologo o magari un teologo leggesse queste cose, mi incula.
carlotta // Marzo 6, 2009 a 4:57 pm |
Dunque capo tu ipotizzi “cane di dio”, genitivo di appartenenza, insomma ce la prendiamo col cane (ma attenti, perché anche qua si offendono delle sensibilità), e non “quel cane del tuo dio”, come mi sarebbe venuto da pensare. Sono anche più contenta per mia mamma, che era una che un po’ ci teneva al decoro, non le sarebbe piaciuto bestemmiare.
Quella che mi sfugge completamente, al punto che farei la faccina della vergogna, è la relazione con i domenicani, su cui il capo e Mirella sembrano intendersi così bene.
Facciamo così: voi aspettate a dirmelo, intanto io ci penso mentre stiro, e dopo se mi viene un’illuminazione torno qua.
carlotta // Marzo 6, 2009 a 4:58 pm |
Capo, sei in formissima, continua a mangiare quello che stai mangiando in questi giorni.
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 6:15 pm |
Grazie Carlotta, ieri, in effetti ho mangiato il cavallo crudo (buonissimo tra parentesi).
Dico la verità che io di domenicani mi intendo come di calcio o di formula uno. Stessa cifra agnostica. La mia indagine procedeva da categorie grossolane: l’abolizione degli ordini religiosi di parte di Napo è sicura, presumo quindi che i domenicani, che a dir la verità non so bene che maglia o scudetto portino o poertassero, fossero stati aboliti anche loro come gli altri. Ma è un argomento di poco rilievo nella nostra indagine.
Quanto alla soluzione interpretativa da te proposta, cioè Cane di un dio, anzichè Cane di dio quale versione italiana dell’espressione piacentina candadìu, mi attengo ai canoni della traduzione letterale. Se fosse Cane di un dio suonerebbe Can d’un dìu. Cane di Dio è invece incontestabilmente candadìu. D’altra parte Cane del tuo dio suonerebbe Can dal tò dìu e Quel cane del tuo dio verrebbe Al càn dal tò dìu.
Per un’analisi filologica più sofisticata però ci vuole un piacentino più piacentino di me. Anzi ho già sudato sette camicie per arrivare a qusti risultati.
Certo (per finire il ragionamento) non si spiega perchè dover regalare un cane a dio. Non risulta che dio avesse un cane. E comunque ammesso che ce l’avesse, non si spiega la ragione del prendersela con lui e non con il padrone.
A meno che non si voglia anche in questo caso attribuire al Càn in questione lo stesso significato impiegato per candallabissa, ove cane è sinonimo di servo, delfino, eccetera.
In questo caso l’espressione candadìu potrebbe riferirsi ad uno degli apostoli ma la tesi lascia aperti numerosi interrogativi: il primo ripropone lo stesso dubbio del cane inteso come cane: perchè prendersela con l’apostolo e non col maestro? Il secondo: qual’è il nesso tra l’apostolo e Piacenza ( e qui non saprei rispondere) ? il terzo: gli apostoli erano 12 e tutti con un nome.
Ma come vedete, si sta facendo della filologia.
La conclusione è la stessa: trattasi di bestemmia camuffata: si dice candadìu per non dire càn d’un diu. Cambia poco e la coscienza è tranquilla: questo ha pensato il popolo, ateo o agnostico che fosse, quando ha inventato l’espressione. E’ una correzione irrisoria, dal punto di vista fonetico, ma non si sa mai, ha pensato il popolo, coi tempi che corrono.
Teniam presente che Maria Luigia d’Asburgo Lorena, benchè come si dice non li incartasse, era molto religiosa, anzi bigotta, e quindi il popolo era tenuto d’occhio e d’orecchio.
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 6:18 pm |
Comunque si accettano altri contributi, io, quale amminsitratore del blog, faccio quel che posso, arrivo dove arrivo.
Del resto non si recinge l’aria.
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 6:22 pm |
vale comunque sempre il commento che ho fatto alle 9.06 a.m.
Mirella // Marzo 6, 2009 a 6:38 pm |
Domenicani = cani del Domine, ovverossia cani del Signore, nel senso di amici fedeli di Dio e guardiani della fede. In alcuni dipinti (a Firenze ce n’è giusto uno, in Santa Maria Novella, se non sbaglio) sono giusto raffigurati come cani, bianchi mi pare, ma forse alcuni anche neri, cito a memoria.
Buonissima sera a tutti
carlotta // Marzo 6, 2009 a 6:39 pm |
Comunque quelle bestemmie camuffate lì, che ammettono sempre l’ipotesi che un dio magari ci sia e che potrebbe prendersela a male e incularti lui personalmente, che non gli mancano i mezzi, sono un buon esempio di come si tiene aperto il dialogo con l’Altro. Che ce ne fossero, oggi.
(L’Altroè sempre più vicino a dio di me, diceva Blanchot)
Mirella // Marzo 6, 2009 a 7:01 pm |
Credo comunque che l’interpretazione del capo sia quella giusta: e un po’ come dire porca madosca, che qui a Bologna si usava molto, adesso sostituita da altri intercalari diffusi sul territorio tutto della nazione.
A questo proposito, mi è venuto in mente come si diceva “vaffa”: si diceva “val a tùr in t’al bisacchén (dl’arloi)”. L’ultima parola = dell’orologio, veniva spesso omessa. Che personcine raffinate, i bolognesi di una volta, altro che vaffa!
Se ho tirato fuori i Domenicani è perché il capo da Candellabissa ha ricavato un ca-po-la-vo-ro.
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 8:26 pm |
Fighi, se mi si consente l’espressione. Imparo adesso che domenicani vuol dire cani di Dio; candalabissa Mirella, in effetti mi sfuggiva qualcosa del tuo primo discorso (perchè proprio i domenicani? mi chiedevo), scusa; quindi l’ultima parte del mio ragionamento cade come il nonno dalle scale, come dice il mio amico Joe ogni tanto, e potrebbe ritornare plausibile la tesi napoleonica, anche se secondo me è sempre un po’ debolina.
Anche qui si usa porca madosca o vaccamadosca o anche camadosca, poi: diocanta, diocantante, diocaro, diocandido, ziocane, ziobuono. Quando ero piccolo avevo un compagno di giochi di nome belagamba (non so se era il suo nome o un soprannome) che intercalava con ziobostik.
In veneto, terra di bestemmie esplicite, ho sentito un bestemmiatore metodico fondamentalista pronunciare, dopo aver esaurito l’intero campionario, l’espressione La madonna poverina de dio. Qui il procedimento è inverso a quello elusivo emiliano: la bestemmia è estrema al punto da superar se stessa e non essere più una bestemmia.
Joe // Marzo 6, 2009 a 8:47 pm |
scusate se intervengo dal pubblico, ma l’espressione “andatevela a prendere nel culo” nel dialetto dell’ubertoso borgo di Colagrande si scrive “Andìl’a töla in dal cul”, non “andìla tol’in dal cul”, come scrive Colagrande.
Scusate ancora il disturbo e continuate pure che mi diverto a leggere. Colagrande però deve darsi una calmata, se no poi lo so io come va a finire.
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 8:59 pm |
Da non crederci, arriva anche Joe, adesso. Fa tanto lo spaccamontagne poi invece basta nominarlo che mette dentro la testa.
L’apertura del dialogo è sempre un bel paracadute, vale la pena di citare di nuovo il fratello del nonno di Daniele Benati:
Sgnor, s’eg sii
fé che la me alma, s’ag l’ò
la vaga in paradis, s’al ghé
traduzione per i forestieri:
Signore, se ci siete
fate che la mia anima, se ce l’ho
vada in paradiso, se c’è
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 9:01 pm |
… e, gira e rigira, l’anima torna ad essere un puledro.
carlotta // Marzo 6, 2009 a 9:02 pm |
Domenicani, cani di dio! Sono deficiente.
Il capo non ha un disturbo bipolare, lasciatelo stare.
paolocolagrande // Marzo 6, 2009 a 9:36 pm |
No, caro Joe, per la precisione, si scrive Andìl a töla in t’al cul: in t’al, non in dal. E andil senza apostrofo. Vuoi far lo splendido poi cadi dalle scale, come il nonno.
Grazie Carlotta.
Volevo dire, e diocandido mi stavo scordando, che Francesco ha posto un quesito bellissimo. Adesso quando saremo usciti dal delirio delle canzoni, dei puledri, degli ordini religiosi, dei Farnese e delle bestemmie camuffate sarà il caso di parlarne.
Quanto alla toscana in generale, il mio amico Mengozzi Dante di Sanremo racconta che tanti anni fa aveva accompagnato in macchina suo padre, ottantenne, al paese d’origine sull’appennino tosco emiliano non ricordo come si chiama il paese ma ci han girato dei film di quel regista toscano che adesso il nome non mi viene in mente, quello coi capelli lunghi ricci, credo, be’ insomma quello lì, adesso tra un po’ mi viene. Il papà di Dante mancava dal suo paese da più di quarant’anni. Dice Dante che una volta arrivati e scesi dalla macchina suo papà ha fatto venti passi sul marciapiede, poi si è fermato, ha tirato un sospiro da iperventilazione pre-apnea e ha declinato una bestemmia complicatissima durata quasi un minuto: c’era dentro dio, la madonna i santi e molti animali e mestieri turpi. Dante subito non ha capito cosa succedesse, finchè dall’altro lato della strada ha visto un uomo vecchio come suo padre rispondere allo stesso modo con un’altra bestemmia più o meno uguale, forse anche più lunga e con gli stessi protagonisti.
Eran contenti di rivedersi, dopo tanti anni.
Mirella // Marzo 6, 2009 a 11:18 pm |
Quella cosa lì del nonno o del prozio di Benati l’ho letta molti anni fa sul Semplice e non l’ho mai dimenticata. Mi piaceva tanto, che una volta l’ho raccontata: hanno creduto che l’avesse detta mio nonno e io gliel’ho lasciato credere, che tanto era gente che il Semplice non lo leggeva mica.
A proposito, o meglio a sproposito, Del Buono che è uno dei candidati sindaco di Bologna, lo chiamano tutti diobono, che se non è una bestemmia è pur sempre nominare il nome di dio invano.
carlotta // Marzo 7, 2009 a 8:42 am |
Ma perché nessuno si sofferma sul fatto che andila/andatevela è femminile? Si riferisce a una imprecisata “chose”? Non dovrebbe essere più specifico? Mi inquieta questa domanda.
michela // Marzo 8, 2009 a 9:27 am |
Ieri ho fatto la mia cura ricostituente annuale: sono andata a vedere Lella Costa, di pomeriggio la presentazione del libro alla FNAC (quello con gli ultimi tre suoi spettacoli), la sera Ragazze a teatro. Io ho un’ammirazione, stima, rispetto per quella donna enormi, se penso a donne che mi piacciono (mettendole tutte, vive, morte, private e pubbliche) Lella Costa è tra quelle. Ma non è questo quello che volevo dirvi è che tergiverso, apro parentesi che sono ancora in preda all’eccitazione. Volevo dirvi che ieri il punto di partenza del suo monologo (bellissimo) era il mito di Orfeo e Euridice e quando ho sentito “mentre Orfeo risaliva dall’Ade con la forza di un Albano giovane e la voce di Cocciante vecchio (perché Cocciante è nato vecchio) cantava: Perché Euridice ama”, ecco, in quel momento vi ho pensato ed eravate anche voi a teatro con me e la mia amica Gabry.
Buona domenica a tutti.
carlotta // Marzo 8, 2009 a 9:33 am |
Davvero ha detto così? E lei è una che va in società, e io vivo qui in un angolo di mondo…
Bisogna festeggiare, cara banda del coniglio arancione. Prepariamoci per il prossimo evento.
(mi gira un po’ la testa a causa del sole)
paolocolagrande // Marzo 8, 2009 a 12:16 pm |
Perchè euridice ama. Finchè Orfeo non si volta, e l’ha fatto apposta (io aderisco a questa corrente di pensiero, non so la Costa come la pensi).
Carlotta, non saprei, credo che si tratti di una imprecisata cosa, come quando si dice: è andata così, o anche: come è andata? Oppure: prendiamola con filosofia. Sempre al femminile. Aldil a töla con filosofia (ho provato a vedere come veniva, ma non funziona tanto).
Del resto la cosa stessa, intesa come indeterminata res, è al femminile, quasi prelinguisticamente. In dialetto invece spesso l’indeterminata res è al maschile: còs è un intercalare al maschile. Ma qui il discorso diventa difficile.
Anzi, scusa Carlotta. Fa conto che io sia un tuo allievo coglione che pretende di saperne senza saper niente.
Sul mito di Orfeo, come avevo già detto, bisognerebbe soffermarsi . La lettura corretta, secondo me, è quella (vale sempre il discorso dell’allievo coglione, però).
carlotta // Marzo 8, 2009 a 1:09 pm |
carlotta // Marzo 8, 2009 a 1:10 pm |
scusate, era un esperimento, stavo cercando di fare la faccina della vergogna come si fa su msn, ma qui non viene
carlotta // Marzo 8, 2009 a 2:07 pm |
Lo fa apposta a girarsi perché lei gli fa due maroni: e perché non mi guardi? E non mi ami più? Ma non mi sta bene questa tunica bianca? E se non volevi vedermi perché mi sei venuto a prendere? E, Orfeo una volta eri diverso…
carlotta // Marzo 8, 2009 a 2:07 pm |
mi è venuta in mente una cosa
carlotta // Marzo 8, 2009 a 2:14 pm |
Ho controllato, invece la Cvetaeva segue la fusione del mito con Cocciante, e pensa che lei sia arrabbiata perché Orfeo va a prenderla, mentre lei ha sciolto ormai tutti i legami con ciò che è terrestre, se l’è messa via insomma. Inoltre lui non le dà neanche il tempo di darsi una sistemata.
michela // Marzo 8, 2009 a 3:59 pm |
La teoria portata avanti ieri dalla Costa, sempre ammesso che l’abbia capita che ogni tanto mi perdevo a ridere e ogni tanto brancolavo nella mia ignoranza (io l’altra Euridice di Calvino non l’ho letto e mi manca anche la poesia di Rilke ma quella l’ho trovata ‘sta mattina prima di andare ad ingozzarmi dai genitori del mio fidanzato e ora mi ci metto con calma a leggerla) è che Orfeo è andato giù nell’Ade a riprendersela dopo aver frantumato i maroni a mezzo mondo con il suo star male e la sua solitudine, sceso non l’ha cagagata di striscio, non le ha chiesto come stava né se voleva tornare con lui sulla terra ma e si è messo a fare il suo concerto, godendo molto alla vista delle Furie che non riuscivano a resistere alla sua musica e salivano sul palco per ballare. Appagato il suo ego, ottenuta la possibilità di risalire in compagnia di lei, si è messo in cammino per riportarsela su, lei lo seguiva pensando che la stava aspettando una vita con l’iPod umano incorporato ma poi lui si volta, perché spesso un uomo non riesce a fare due cose insieme e cantando si dimentica che non deve voltarsi.
Paolo la teoria che si volti apposta, che mi piace ed è plausibile, non riesco però a incastrarla col fatto che si sia sbattuto tanto per riprendersela, perché bisogna ammettere che è stato un progetto molto ambizioso il suo, a meno che non fosse veramente uno stronzo e che l’unica sua aspirazione fosse il concerto nell’Ade.
michela // Marzo 8, 2009 a 9:50 pm |
La storia come la racconta Rilke mi piace. Mi sembra di capire che lei non avesse nessuna voglia di seguirlo e fosse talmente presa dai suoi pensieri e dalla sua nuova vita che quando Hermes le dice: si è voltato, lei gli risponde: ma chi?
rimane però da capire se lui si volta di proposito perché si rende conto che la storia è finita lasciandola così libera, se si volta di proposito perché non la regge più e si è accorto di aver fatto un errore o se si volta perché non riesce a resistere a non sapere se lo sta seguendo o no (e siamo di nuovo all’appartenenza e ai recinti dei puledri) o si volta perché realmente ha delle difficoltà a ricordarsi di non fare una cosa mentre canta o si volta proprio perché gli hanno detto di non voltarsi e in questo caso sarebbe messo peggio di me che anch’io se mi si ordini di fare (o non fare) una cosa mi scatta subito la voglia di non farla (o farla).
Francesco // Marzo 9, 2009 a 1:08 pm |
Potremmo ricavare una quarta di copertina per la prossima edizione della raccolta Bestemmia di Pasolini. Secondo me viene bene.
Evitare l’inaridimento, nell’ambito del possibile, nel piccolo.
Scorrendo giù e su i commenti, notavo che gli autoctoni padani usano, mi sembra di capire, mi sembra, le interazioni dirette verso dio con tutte le derivazioni e apostrofi.
Mi ricordo in mente (come Lucio Battisti), che la gente di mare (quel trio indefinito, me compreso), usiamo vezzeggiare con rimandi più terreni, madre, padre, sorella, nonni, parti del corpo con gli eventuali sviluppi, utilizzi e implicazioni che non scrivo per non sollevare la sensibilità. Interagiamo in forma proto-laica(zoi) con la religione ma lanciamo epiteti diretti al pratico. Forse non crediamo, ma forse anche chè è meglio evitare. Infatti ci ricordiamo il demonio per par condicio e la regola del contrappasso. Lo dico da autoctono salentino. Secondo me la Strepponi mi può dare man forte.
Potrei tenere gratis un corso avanzato. In dotazione regalo tappi di cera, tipo Ulisse con rimandi a Orfeo. Non spingete troppo che c’è posto per tutti.
Questa stanza è proprio bella.
Francesco
Francesco // Marzo 9, 2009 a 4:10 pm |
Un auto-commento
Il riferimento a Lucio Battisti è “mi ritorni in mente”. Tra il mi ritorni e il mi ricordo c’è e il (parafrasando Elio)
Per quanto riguarda Lella Costa, mi ritorna/ricordo quando lavoravo da McDonald’s in Corso Vercelli e veniva settimanalmente a mangiarsi un Big-Mac da risolvere la fame nel mondo.
Mi ricordo/ritorna in mente la sua bocca, enorme, parafrasando Moby Dick.
Io ero la seconda balena.
E’ stato il mio primo approccio con il teatro.
Buona serata a tutti
carlotta // Marzo 9, 2009 a 10:36 pm |
Questa stanza sembra il Village Vanguard, con Sonny, e John, e Bill, e Miles…
Massimo // Marzo 10, 2009 a 12:14 am |
eh, i toscani… in quanto a bestemmie ce la caviamo in effetti
Massimo // Marzo 10, 2009 a 12:15 am |
e anche a faccine: notare il rossore incipiente sulle guanciotte paffute, prego
Massimo // Marzo 10, 2009 a 12:16 am |
e ora vado a letto contento (basta poco, vero?)
Francesco // Marzo 10, 2009 a 8:19 am |
Massimo i toscani in ordine di classifica sono grandiosi per ingegno e fantasia. I paragoni non reggono.
La faccina è stupenda.
Si può avere un vademecum di faccine?
carlotta // Marzo 10, 2009 a 2:29 pm |
Massimo! Come si fa la faccina che arrossisce? Io sto impazzendo!
michela // Marzo 10, 2009 a 6:24 pm |
Massimo la faccina che arrossisce, quella che hai messo nel tuo commento, non è bella, è di più, molto di più. Ci sveli come si fa a farla?
Massimo // Marzo 10, 2009 a 11:54 pm |
ah, le soddisfazioni!
Massimo // Marzo 10, 2009 a 11:56 pm |
allora, si fa così: duepuntioopsduepunti
Massimo // Marzo 10, 2009 a 11:57 pm |
poi mi piace anche questa
Pietro // Marzo 11, 2009 a 9:39 am |
(talk) (yawn) (puke) (doh) :@
(wasntme) (party) :S (mm) 8-| (wave)
(call) (devil) (angel) (envy) (wait) (makeup)
(chuckle) (clap) (think) (rofl) (whew) (happy)
(smirk) (nod) (shake) (punch) (emo)
Mirella // Marzo 11, 2009 a 9:43 am |
Ho provato la faccina, che comunque ci sta con quello che pensavo ieri sera: se fosse possibile, avrei smesso da un pezzo di frequentare una come me.
Biona giornata a tutti
carlotta // Marzo 11, 2009 a 6:28 pm |
@Mirella, come dice Groucho Marx.
carlotta // Marzo 11, 2009 a 6:29 pm |
Massimo ti adoro.
E quell’altra?
Bisogna che torni il capo a darci i compiti, perché noi stiamo qua a giocare con gli aeroplanini…
michela // Marzo 11, 2009 a 7:05 pm |
Ero passata da qui mentre pranzavo, avevo ringraziato Massimo e provato la faccina e ora vedo che manca il mio grazie, riprovo e mi dicono che esiste un messaggio simile … capo sto finendo nello spam-rumenta o stai cercando di farmi capire qualcosa?
@Mirella io invece sono contenta quando passi da qui.
Massimo // Marzo 11, 2009 a 10:07 pm |
grazie, grazie, troppo buoni…
beh, dopo aver goduto di cotanta fama è venuto il momento di smitizzare e svelare l’arcano: in realtà tutto cio’ che ho fatto è scrivere 2 paroline, wordpress (che è la “marca” del nostro beneamato blog) e subito accanto smilies (che sono le faccine in inglese, ma questo già lo sapete tutti) nella casella di ricerca di google. poi dopo o pigiato il tasto invia e voilà, il primo risultato è la seguente pagina http://codex.wordpress.org/Using_Smilies che, se scorrete un po’ verso il basso, contiene una bella tabellina che si intitola “What Text Do I Type to Make Smileys?”. e poi ho fatto un po’ di copia/incolla. tutto qui, divertitevi
Massimo // Marzo 11, 2009 a 10:08 pm |
toh, mi son mangiato un h…
Massimo // Marzo 11, 2009 a 10:09 pm |
beh, ora la ricreazione è finita?
Mirella // Marzo 12, 2009 a 12:04 am |
Carlotta, l’aveva già detto Groucho Marx?
Giuro che non lo sapevo!
E’ andata così: l’atlra sera una mia amica si è congratulata con me perché… non ero in ritardo. Dopo un poco ha aggiunto: noo che hai smesso di lamentarti per il troppo freddo, spero che fra poco non comincerai a sbuffare per il troppo caldo. Quando poi mi sono rifiutata di prendere la scala mobile (mi fanno paura) per salire al secondo piano di una nuova megalibreria che sta aperta goduriosamente fino a mezzanotte, mi ha guardato in un modo, ma in un modo, che le ho detto : Se fossi un’ altra, avrei smesso da tempo di frequentarmi, sentendomi immediatamente così spiritosa da riscattare, almeno in parte, tutte le mie manchevolezze.
E adesso imparo che l’aveva già detto Groucho Marx!
Grazie, Massimo.
Grazie anche a Michela.
Mirella // Marzo 12, 2009 a 12:07 am |
per noo, leggi noto
stefano // Marzo 12, 2009 a 12:35 am |
siete tutti/e matti/e, ma è questo il bello
Massimo // Marzo 12, 2009 a 2:03 pm |
prego Mirella, figurati. ma se posso permettermi, io mi ricordo che Marx (Groucho) aveva detto una frase del tipo non mi farei mai socio di un club che accetta tipi come me… che più o meno va nello stesso senso, ma la frase è diversa
paolocolagrande // Marzo 12, 2009 a 5:58 pm |
Scusate di nuovo fratelli e sorelle, avevo perso il pulman. Ma vedo che non siete rimasti con le mani in mano. Ci son faccini magnifici adesso stasera provo anch’io.
Eravamo rimasti a Orfeo e Euridice e bisogna che ci ritorniamo perchè è un bell’argomento.
adesso devo far giocare un attimo la Silvia col numero nuovo della pimpa cui è abbonata. Poi mi metto in carreggiata che qui tra Orfeo, Groucho marx eccetera eccetera si arriva a sera che c’è ancora tutto da fare.
Comunque, non per eessere monotoni poi giuro che non ci ritorno più su, i passaggi “perchè margherita ama e lo fa una notte intera” e “io non posso stare fermo con le mani nelle mani” e ancora “se lei già sta dormendo io non posso riposare” e con “splendi sole domattina come non hai fatto ancora”, non vanno d’accordo.
Lo farà anche una notte intera, ma non con lui. Scusate ma mi era rimasta un po’ di traverso, questa cosa e dovevo dirla. Sì arrivo, arrivo. Bisogna che vada adesso per via della pimpa, ma torno dopo cena.
carlotta // Marzo 12, 2009 a 8:35 pm |
Esatto, : non entrerei mai in un club che accettasse come socio un tipo come me. Il senso è quello, ma non è proprio la stessa frase. Nominata Groucho ad honorem, anche se pure Alanpollo ha qualcosa dell’umorismo di Groucho.
carlotta // Marzo 12, 2009 a 8:43 pm |
Anche far l’amore in una culla, ecco, se vogliamo dirla tutta, la vedo un po’ una sparata da parte del poeta. Chi ha dei bambini piccoli può fare la prova. Che qua c’è della gente che magari, per questioni anagrafiche, si ricorda come è stato amarsi con qualcuno in una 127, ma era Versailles, al confronto.
carlotta // Marzo 12, 2009 a 9:59 pm |
MIrella, ma hai fatto la faccina triste? Scusa, non volevo essere pedante…
Massimo // Marzo 13, 2009 a 12:07 am |
certo che Margherita vi ha proprio stregato… ma una bella canzone degli Skiantos no, eh?
paolocolagrande // Marzo 14, 2009 a 8:49 am |
Non è una tesi mia, quella di Orfeo che si gira apposta: lo dice, anzi lo rappresenta, Pavese ne L’inconsolabile. Non pe follia o per distrazione si volta Orfeo, ma per calcolo: proviamo a immaginarci Orfeo, sposo felice, una bella famiglia eccetera eccetera, cosa volete che poetasse più: privarsi di Euridice è un gesto estremo con cui Orfeo rinnova l’ispirazione poetica, un gesto eroico in nome della poesia: “La stagione è passata. io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso”.
Mi piace molto questa idea (bisognerebbe dire questa rilettura).
Non so come la pensiate voi, ma secondo me Marinella nel fiume ce l’ha buttata lui, il re senza corona e senza scorta.
Poi bussò cent’anni ancora alla sua porta, ma cercava, piangendo, non più lei ma se stesso.
La culla per amarsi quando è sera in effetti è troppo, oltretutto da costruire. Già che ci sei costruiscile una casetta come quella del secondo porcellino, ce ne sono anche di prefabbricate.
passiamo pure agli skiantos.
michela // Marzo 14, 2009 a 5:18 pm |
Non so, non mi convince del tutto, Orfeo è già senza Euridice. Mi sembra che non abbia nessun bisogno di andare a riprendersela, e riperderla, e piantar tutto ‘sto casino, senza porsi mezza domanda su che cosa ne pensa lei, ma abbia bisogno di stare fermo. La sofferenza costringe a fermarsi. Ma non occorre provocarla, fa parte della nostra vita. Dal momento che anche la famiglia più felice non è quella del mulino bianco (per fortuna) non vedo la necessità di procurare (o procurarsi) del dolore. Basta quello che c’è. ‘Sti gesti estremi non è che mi piacciano molto, mi vien voglia di dirgli (a Orfeo): ma arrangiati un po’ da solo e lascia in pace gli altri. E anche il re, quello senza corona e senza scorta, se pensa di far scivolare Marinella nel fiume per poi avere modo di trovare se stesso farebbe meglio, secondo me, a fermarsi e pensare con calma a quello che gli passa per la testa e se rimane della stessa idea andare a fare quattro chiacchere con Marinella e chiederle: ti va di morire così poi io trovo me stesso e magari ci faccio su anche una canzone, mi sa che con tutta la sofferenza che proverò mi vien fuori anche qualcosa di bello. Che Orfeo e il re siano uomini e Euridice e Marinella donne è un caso. Forse. (Questa ammetto è qui solamente perché ho appena letto un “Orfeo: Sciocca. Con te si può parlare almeno. Forse un giorno sarai come un uomo.” che spero ben non sia da leggere come: sarai come un maschio. Ma, che fare? io appena l’ho letto ho sentito delle mani nel sangue. Ho un carattere orrendo.)
carlotta // Marzo 14, 2009 a 7:36 pm |
Orfeo, non prendetevela troppo con lui, anche se è un maschio, che dopo le Baccanti gli fanno il culo. Ma sul serio.
Francesco // Marzo 17, 2009 a 8:24 am |
Secondo me, Orfeo alla fine si è voltato perchè non riusciva più a sopportare la musica di Hermes. Fare un lungo viaggio negli abissi con una melodia che ti stona, rivolta pure i dei (con la d minuscola). Le Menadi l’hanno poi linciato, tagliato la testa e gettato nel fiume sino a Lesbo per malumore o forse per una presunta omissione di omosessualità. Forse faccio della facile dietrologia ellenica o forse Luca era Orfeo. Non so.
michela // Marzo 20, 2009 a 9:30 pm |
Molto probabilmente è lì fin dall’inizio e io ero l’unica a non averlo notato. Guardando a destra un po’ sopra la foto del padrone di casa c’è uno smile piccolino; quando si carica la pagina non compare subito, arriva con due tre secondi di ritardo. Che è un bel posto questo lo sapevo ma essere accolti con un sorriso è sorprendentemente bello.
Buon fine settimana.
Massimo // Marzo 21, 2009 a 12:14 am |
hai ben ragione, michela
carlotta // Marzo 22, 2009 a 6:22 pm |
Sono stata in viaggio d’istruzione a Roma, una volta si chiamava gita. Le ragazze, lasciate sole, hanno scelto di andare a vedere i lucchhetti a ponte Milvio. Una si è stupita che i papi, al Vaticano, non fossero imbalsamati. Tutte pensavano che l’acqua di Roma non fosse potabile. Se continua così, io divento un’alcolizzata.
Dov’è il capo, che ho bisogno di lui?
Massimo // Marzo 23, 2009 a 12:45 pm |
bentonata Carlotta! Il capo mi sa che è di nuovo sepolto…
Francesco // Marzo 23, 2009 a 4:01 pm |
@ Michela:
Scusami Michela, sarà il lunedì, non ho capito le coordinate della facciana. Per caso fai riferimento alla foto di Paolo con un presunto ascesso alla tiroide?
@ Carlotta:
Secondo me i tuoi ragazzi, credono che Capitan Uncino sia morto per un bidet sbagliato. Se fosse così mi butto volentieri nell’alcool (possibilmente solo vino)
Lasciamo stare il magister Paolo, secondo me è per prati in cerca d’ispirazione. E’ primavera.
michela // Marzo 23, 2009 a 9:19 pm |
@ Francesco: in alto alla pagina c’è una doppia riga tratteggiata, subito sotto c’è scritto pagina iniziale e poi il nome del padrone di casa, andando avanti sulla estrema destra c’è lo smile piccolino. è piccolo piccolo ma c’è e sorride, tanto. Non penso sia il mio computer di casa a farmi gli scherzi, rimane sempre la possibilità che sia io, se fosse così come allucinazione visiva non mi dispiace
.
@ Carlotta: resisti, con l’aiuto dell’alcol se vuoi ma resisti.
Francesco // Marzo 26, 2009 a 6:25 pm |
@Michela: mi spiace sono ingenuo (anche troppo), non ho capito e lascia perdere.
@Tutti:
ma che fine avete fatto? Spero tutto bene
Buona serata
carlotta // Marzo 28, 2009 a 9:39 pm |
E una mi ha detto che sta leggendo :
L’insostituibile leggerezza dell’essere.
L’alcool dopo un po’ non funziona più.
Domani ragazzi ci diamo un colpo di reni e prepariamo qualcosa per il capo così torna
La faccina c’è, piccolissima, sono diventata matta a cercarla.
Capo, torna
alanpollo // Marzo 30, 2009 a 8:59 am |
Per Francesco prima che c’impazzisce: non sei ingenuo, solo hai un browser diverso da Michela. La faccina non si vede su tutti, o meglio, la faccina c’è, perchè viene messa su tutti i Blog fatti su WordPress, ma potrebbe apparire in alto a destra oppure in fondo alla pagina al centro (ultimissima riga qua sotto). Dipende dal browser (Internet Explorer, Firefox o altri) e da come eventualmente è configurato. Un saluto a tutti.
Mirella // Marzo 30, 2009 a 10:02 am |
Finalmente ho visto anch’io la piccolissima faccina, al centro in basso, grazie ad Alanpollo.
Sono rimasta per un poco senza internet e adesso che torno il capo è sparito.
Bisogna poi anche pensare che ce ne ha di cose da fare il master! scrivere, andare in giro a fare le letture, un’altra professione da tirare avanti, se ho ben capito e pure una piccola Silvia, che se ce l’avessi io ci passerei insieme buona parte delle mie giornate, che dopo crescono le piccole Silvie e non sono più le stesse.
I migliori saluti a tutti.
carlotta // Marzo 30, 2009 a 9:14 pm |
saqlve solo un saluto
se non sbaglio la Strepponi il 2 fa lo Stabat Mater a Piacenza. Andateci se potete.
un abbraccio a tutti, en attendant…
stefano // Aprile 4, 2009 a 5:15 pm |
un saluto a tutti. non vi preoccupate, una volta finito con la casa mi vo dedicando ad ampliare la mia collezione di casini, credo sia una delle più complete nell’emisfero boreale. ciao a tutti/e!!!
Mirella // Aprile 12, 2009 a 8:23 am |
Buona Pasqua e un saluto a tutti.
Capo, torna!
carlotta // Aprile 17, 2009 a 8:54 pm |
Capo, neanche nell’uovo eri…
Torna almeno per il mio compleanno!
Insomma, finisci il libro e torna.
Leggo Keats, ma a chi lo dico? Alla mia vicepreside?
non c’è più sugo a fare le faccine
Massimo // Aprile 20, 2009 a 7:12 am |
uhm… niente da fare, sembra.
che cosa leggi di Keats, Carlotta? e com’è?
io sto leggendo le storie di mia zia di ugo cornia, mi piace. e ci faccio pure una faccina, và
paolo // Aprile 20, 2009 a 8:51 pm |
ohi, che si dice
ehi, massimo, io sto leggendo le storie di mia zia di mia zia, che mi ha appena scritto una lettera speditami in busta chiusa come si faceva una volta. E mica e’ uno scherzo. La faccina pero’ non la so fare-
a presto
p
Francesco // Aprile 20, 2009 a 10:24 pm |
Il libro di Ugo Cornia l’ho letto anch’io. L’ho trovato esilarante. Una scrittura cristallina che vale proprio la pena di leggere.
Carlotta che cosa stai leggendo di preciso?
Per Alan: grazie per la comprensione, mi hai risolto un dubbio atroce.
La faccina non riesco mai a farla. Mi basta quella che tengo con una indiscreta barba ruvida.
Massimo // Aprile 21, 2009 a 11:57 pm |
Hey Paolo! ma dai, ti ha scritto una lettera “vera”??? Io sono secoli che non ne ricevo, e neppure ne scrivo. a dire il vero non credo di averne scritte molte, di lettere vere, in vita mia. con l’email va un po’ meglio ma credo di restare un pessimo corrispondente
questo mi fa pensare ad Amelie Nothomb, scrittrice belga, che ho letto di recente non possiede alcun computer, scrive tutto a mano, anche i suoi libri, su dei quaderni. poi l’editore se ne occupa. e corrisponde così con i suoi ammiratori. mah, che dire?
PS per la faccina di base è semplice basta scrivere : – ) però tuttoattaccatosenzaspazi e lei apparirà
Massimo // Aprile 21, 2009 a 11:57 pm |
però con la barba non la so fare, Francesco
Massimo // Aprile 21, 2009 a 11:58 pm |
né liscia, né ruvida
paolo // Aprile 23, 2009 a 5:32 pm |
ok massimo, grazie,
pero’ io sono ottuso, ci sono cose che so fare, e cose che non so fare, ma anche cose che so di non voler saper fare e che riesco a non saper fare anche se mi viene spiegato come si fa—
(i.e. la metafisica (di non capire un tubo))
Massimo // Aprile 23, 2009 a 8:57 pm |
bello, molto bello (e con citazione di amélie, in più…)
Francesco // Aprile 24, 2009 a 3:49 am |
Massino avevi già dato le indicazioni per fare le faccine. Per me è una battaglia persa in partenza.
Visto che l’amélie scrive in francese perdonatemi, soprattutto le signore, il francesismo. La metafisica dei tubi mi è parsa la metafisica della minchia e quell’assassino puzzava più che altro di quello che”feci”.
Francesco // Aprile 24, 2009 a 3:50 am |
Miracoloooo! Ho fatto la faccina
Prometto che smetto subito
Mirella // Aprile 24, 2009 a 6:19 am |
:_)
Mirella // Aprile 24, 2009 a 6:20 am |
paolo // Aprile 24, 2009 a 9:19 am |
minchia=tubo
carlotta // Aprile 24, 2009 a 2:09 pm |
Salve, Bambini Sperduti, che bello che ci siate ancora, a giocare con le faccine.
E’ uscita la traduzione de Le anime morte fatta da Paolo Nori. E’ lui, è proprio lui, si sente. Vale la pena di leggere o rileggere.
Mi hanno insegnato a fare i cuoricini, altro che le faccine, ma non sono sicura di ricordarmi.
3<
carlotta // Aprile 24, 2009 a 2:10 pm |
infatti, con 3< doveva uscire un cuoricino, e invece col cavolo
paolo // Aprile 24, 2009 a 7:55 pm |
ohi
E’ stato appena ripubblicato Un uomo che dorme nella collana Compagnia Extra di Cavazzoni e Talon – per Quodlibet – traduzione di Jean Talon
Un libro da non leggere o da leggere a seconda che si voglia non leggerlo o leggerlo
carlotta // Aprile 24, 2009 a 9:44 pm |
Paolo è tollerante, io invece penso che le Anime morte bisogna leggerlo. Dopo uno se non vuole non lo legge, sostenendo il peso del mio disdegno, però.
michela // Aprile 24, 2009 a 10:32 pm |
@ Paolo: e se ti vien voglia di leggerlo può succedere che un po’ ti ci ritrovi e un po’ ti viene voglia di dire: mòvite, mòna. Non a tutti succede, a qualcuno. Tutti però possono trovare: Hai smesso di parlare, e solo il silenzio ti ha risposto. Ma tutte quelle parole, le migliaia, milioni di parole che ti si sono bloccate in gola, le parole slegate, le urla di gioia, le parole amorose, le risa idiote, quand’è che le ritroverai? e anche Non hai imparato niente, tranne che la solitudine non insegna niente, che l’indifferenza non insegna niente: era un’impostura, una fascinosa e ingannevole illusione.
@ Carlotta: ho dovuto fare un’interruzione involontaria durante la settimana, scritto troppo piccolo per riuscire a leggerlo in autobus, perdevo la riga (lo so che cosa stai pensando, hai ragione) e le ultime quattro sere attacchi di sbadiglite acuta indotta dall’uso di antistaminici. Confido nel fine settimana e nel fatto che la mia dermatite da contatto (chissà poi a che cosa) se ne è andata.
Massimo // Aprile 24, 2009 a 10:33 pm |
mah, adoro Paolo però le Anime morte… non so, già l’autore è da tempo deceduto, il che di solito per me è un criterio ad excludendum, e poi quante pagine sono? che sopra le 350 non mi ci metto neanche. sfidando con audacia, lo so, il disdegno carlottiano

(e vai con le faccine, anche Francesco ce l’ha fatta! per i cuoricini ci stiamo attrezzando…)
Massimo // Aprile 24, 2009 a 10:39 pm |
per quanto riguarda la metafisica, non l’ho letto quindi nonsaprei. però ne ho letti un altro paio della nothomb e mi sono piaciuti.
L’uomo che dorme, invece, l’ho letto direttamente in francese (grazie Paolo) ed è stata una lettura interessante, che son contento di aver fatto, però devo dire che non mi ha preso fino in fondo. forse a causa di una scrittura quasi poetica, a tratti bellissima, musicale, ma che alla fine mi ha un po’ stancato.
michela // Aprile 25, 2009 a 9:14 am |
Anime morte è uno dei tanti libri che mia mamma ha cercato, inutilmente, di mettermi in mano quando ero nel pieno dell’età della stupidera (quella che inizia verso i dodici- tredici anni e che normalmente non dura a lungo ma che in alcuni soggetti, me inclusa, rimane in forma latente a vita). Carlotta è solo un consiglio, ma se tra i tuoi studenti hai delle persone con la mia stessa malattia mi sa che per loro Leggi e è da leggere sia il modo migliore per allontanarli. La prof di tedesco che avevo al liceo passava spesso le ore di letteratura a leggere in classe (e se insegna ancora spero continui a farlo), leggeva molto bene e per voglia di provare a star bene come lei con quelle pagine, per spirito d’emulazione, ho preso un bel po’ quei libri in mano.
paolo // Aprile 25, 2009 a 9:43 am |
mica ho capito cosa volevate dire, la maggior parte di voi – va be’, fa lo stesso- divertiatevi e passiate un buon fine settimana
carlotta // Aprile 25, 2009 a 11:09 pm |
No non dico mai leggi è da leggere agli studenti, solo ai miei amici cari come considero che siate voi, banda del coniglio e bambini sperduti.
Dagli studenti mi faccio consigliare, perché sono democratica. Sono arrivata a pagina 75 di Tre metri sopra il cielo, il che, ci scommetto, è molto di più di quanto tutti voi vi possiate vantare di avere fatto.
Comunque se uno mi dice Leggi le anime morte, posto che oltretutto posso obbedirgli come no, mi sta facendo un bel regalo.
Smack
e faccina
michela // Aprile 26, 2009 a 9:14 am |
E hai ragione. La mia era solo una riflessione sulla mia stupidità (passata e presente), sul fatto che sono contenta di leggere Anime morte ma anche dispiaciuta di non aver dato retta a mia mamma e di non averlo fatto prima.
Per essere quasi sicura che si capisca il commento precedente: Mi sa che è giunta l’ora di farmi fare un paio d’occhiali; realmente sono un soggetto allergico, realmente avevo delle bolle sulle braccia e realmente ho preso lo Zirtec, che a me dà sonnolenza. I possibili allergeni ‘sta volta possono essere gli acari delle orecchie di Cato (diminutivo di Catorcio, il gatto adottato dal mio fidanzato che da due mesi non vive più in un gattile ma a casa nostra) o più probabilmente qualcosa che c’è in uno dei due farmaci che stiamo usando per curarlo.
Buona domenica
carlotta // Aprile 26, 2009 a 11:23 am |
Io però devo prima venire fuori da 2666 di Robarto Bolano (con la tilde, che non so come si fa), libro interessante e bello, ma grossissimo, un Adelphi che ci vuole il carrettino e in autobus non si può leggere.
Ho avuto un attacco allergico una volta sola in vita mia e c’è poco da ridere: avevo bolle OVUNQUE
Auguri, Michela.
Francesco // Aprile 27, 2009 a 11:52 am |
Tra i libri che compro e prendo in prestito in biblioteca, non riesco più a stare dietro. Sono peggio delle sigarette. Avendo una casa in stile barbie e ken, nel senso della dimensione, ogni volta che acquisto qualcosa mi pongo la questione dove lo metto?
Anime morte, nella traduzione di paolo, mi piacerebbe averlo ma il duplicato con quella già in possesso aprirebbe ulteriori dubbi che non risolvere nel giro di paio di anni. Non ne abbia a male.
Massimo // Aprile 27, 2009 a 10:02 pm |
Insomma, sembra che animemorte lo abbiate letto tutti e che sia assolutamente consigliato… ok, ci farò un pensierino, anche se l’autore è defunto.
a patto, però, che non superi le 350 pagine, che io carrettino o no mi demotivo quando vedo mattonazzi da 5 kili.
ecchediamine, un po’ di sintesi no?
Massimo // Aprile 27, 2009 a 10:03 pm |
PS un abbraccio a tutti
PPS ho finito le zie di Cornia: gran bel libro
carlotta // Aprile 28, 2009 a 11:53 am |
No, è piccolo. Per la verità c’era anche una seconda parte, ma Gogol ha sclerato di brutto e le ha dato fuoco, quindi: niente carrettino.
paolo // Aprile 29, 2009 a 8:36 am |
ma anche la seconda parte della prima parte, si dice in certi circoli occulti, meglio non leggerla
carlotta // Aprile 29, 2009 a 9:22 am |
E va be’, non leggerla.
Massimo // Aprile 29, 2009 a 11:10 pm |
ok mi avete convinto. e poi sentivo già scorrere un filo di disdegno della carlottina che scorreva sulla schiena. bruttissima sensazione
carlotta // Aprile 30, 2009 a 6:31 am |
Massimo! Era solo la tua coscienza che ti rimordeva
Francesco // Aprile 30, 2009 a 11:35 am |
Un po’ come la sorta di decalogo di Calvino del perchè leggere i classici. Si apre comuqnue una discussione su quali siano i classici e il gusto personale alla lettura.
Certamente Anime morte, aldilà del titolo, può essere suggerito.
Massimo // Aprile 30, 2009 a 9:24 pm |
ecco, questa mi sembra una buona domanda: perché leggere i classici? e poi, d’accordo con Francesco, quali sono le caratteristiche che definiscono un classico?
Massimo // Aprile 30, 2009 a 9:24 pm |
carlotta: chissà…
Massimo // Aprile 30, 2009 a 9:26 pm |
tutti: ma il maestro, capo, nostro mentore e guida spirituale, che diavolo di fine ha fatto???
carlotta // Aprile 30, 2009 a 9:39 pm |
Tra l’altro, qua, se non si aggiunge un nuovo post non ci stiamo più.
paolo // Maggio 1, 2009 a 11:24 am |
io lo so perche’ il capoccia non si fa piu’ sentire…eh…
Massimo // Maggio 1, 2009 a 1:59 pm |
dicci, dicci, Paolo, non tenerci sulle spine…
carlotta // Maggio 2, 2009 a 4:59 pm |
Il capo torna, me lo ha detto, non ho le visioni
carlotta // Maggio 2, 2009 a 5:12 pm |
Secondo me non è difficile dire cosa è un classico, nel senso che non siamo noi a deciderlo: ci sono libri che le persone leggono e amano negli anni, lungo le generazioni, e che non hanno mai finito di dire ecc., e che si rileggono. Ecco. Uno nasce che i classici ci sono già, li eredita, come la lingua, il dialetto, la rappresentazione prospettica.
Perché leggerli è più difficile da dire. C’è gente che vive e prospera benissimo senza averli letti, anche brave persone intelligenti e capaci, mica assassini o mafiosi. Io non avrei potuto non leggerli, mettiamola così, a me è andata così. Anche qua non è che ho deciso. E li ho letti perché erano belli, mi piacevano, mi tiravano dentro mentre li leggevo. Anche quelli grossi e persino quelli grossissimi.
Se non provi piacere, non esiste. Non ci sono parole per convincere nessuno, lo so sempre per via del mestiere che faccio. Maledetto mestiere. Puoi solo prendere e leggere a voce alta a qualcuno, come ricordava giustamente Michela, ma sapendo che funzionerà per pochi, che gli altri sbufferanno e/o non capiranno le parole.
Non riesco a immaginare la mia vita senza l’Odissea, o I Demoni, o Gian Burrasca. Cosa sarei stata? Niente.
Ma noi qua, su questo blog voglio dire, ci siamo perché siamo un po’ tutti venuti fuori così, no?
Vabbe’, non granché, lo so.
Anche sul gusto personale avrei la mia da dire, ma per oggi basta.
E poi torna il capo.
Avrà un sacco di faccine da imparare
paolo // Maggio 5, 2009 a 4:08 pm |
io so cose che voi non sapete
carlotta // Maggio 5, 2009 a 4:25 pm |
perché tu sì e io no?
uffa
Massimo // Maggio 7, 2009 a 9:47 pm |
Grazie Carlotta, bella la tua definizione di cosa sono i classici. quindi rassumendo un libro per essere classico dev’essere stato scritto molto tempo fa e far prova di essere tuttora attuale. ne deduco che uno scrittore vivente non può quindi in nessun caso definirsi classico. dev’essere almeno morto, e anche da un po’ di tempo. come concetto mi sta bene, ma poi viene la seconda parte: perché leggerlo, un classico? in fondo, pur nell’attualità delle sue linee di fondo, dei principi, in fondo dicevo resta un libro del passato, e a me sembra che mi “parli” di meno. Forse alla fine l’unico criterio è il piacere che si prova, come dici bene tu, nel leggere un libro. e questo, classico o meno, vale per tutti i libri. io forse non sarei stato niente senza Tom Robbins o Paco Ignazio Taibo o John Irving o Paolo Nori o Paolo Colagrande…
e chissà se poi torna, il Cola, da queste parti.
Che qui ci sono quelli che sanno i segreti…
Massimo // Maggio 7, 2009 a 9:49 pm |
…e non ce li dicono mica, mannaggia
carlotta // Maggio 9, 2009 a 7:59 am |
ma sì, non so, adesso evocare la morte dell’autore è un colpo basso dal punto di vista dell’argomentazione, però l’idea di classico implica che passi un po’ di tempo, sì, e ci sia un po’ di consenso generale, critica e pubblico insieme, non capisco perché ti sembri strano. Ci saranno, fra i contemporanei, testi che diventeranno classici e altri, pur belli interessanti ecc, che spariranno perché non diranno più niente a nessuno. Poi qualcuno verrà ripescato da qualche critico che lo proporrà a una nicchia, poi la nicchia si allargherà e così via…
Io comunque non vedo, non riesco proprio a vedere una contrapposizione Taibo/Nori/Irving /Colagrande vs Tolstoj Balzac Dostoevski Omero. Io penso che il capo lo sappia che Omero è più bravo di lui. E sorriderebbe all’idea…
E NON E’ una questione di gusto personale, il che non significa che ciascuno non sia libero di leggere quello che gli pare con tutto il piacere che gli pare, e per fortuna
baci
(ma poi, chissenefrega di cos’è un classico?)
stefano // Maggio 9, 2009 a 1:48 pm |
ciao a tutti, a presto!
paolo // Maggio 11, 2009 a 10:37 am |
continuo a sapere cose che voi continuate a non sapere
carlotta // Maggio 11, 2009 a 2:30 pm |
gne gne a Paolo
paolo // Maggio 11, 2009 a 2:39 pm |
non basta un gne gne per farmi dire cose che persevero nel sapere e che voi perseverate nel non sapere
Francesco // Maggio 11, 2009 a 5:27 pm |
Il capo sta diventando come la giovenca dell’Ariosto. Ha tutte le qualità tranne che l’esistenza.
Paolo perseverare diventa diabolico. Alla fine siamo un po’ tutti cornuti?
Francesco // Maggio 11, 2009 a 5:29 pm |
Sto ancora pensando alla faccenda del classico. Aspetterò un po’ di tempo per dare un commento classico.
paolo // Maggio 11, 2009 a 5:37 pm |
france’,,
non dissi che foste cornuti, dissi solo che continuai a sapere lo che nesciate
carlotta // Maggio 11, 2009 a 6:01 pm |
io non le voglio neanche sapere le tue cose , Paolo, no no
paolo // Maggio 11, 2009 a 9:27 pm |
secondo me , se le sapessi, sepresti di volerle sapere, solo che non le sai, quindi non sai cosa ti perdi, – e poi – non sono le mie cose, infatti non riguardano me…
Massimo // Maggio 12, 2009 a 8:25 am |
uhmmm…. saper di non sapere è indice di grande saggezza
Massimo // Maggio 12, 2009 a 8:26 am |
…o almeno cosi’ sta scritto nel Manuale delle Giovani Marmotte
Massimo // Maggio 12, 2009 a 8:31 am |
poi, dopo: ho sentito per la prima volta qualche giorni fa il CD allegato al numero due dell’accalappiacani, col convegno ballabile. poi l’ho risentito ancora e ancora, stamattina in macchina mentre andavo al lavoro ridevo da solo, e dopo la giornata comincia meglio.
grazie 1000 a pignagnoli ed ai pignagnolisti
Francesco // Maggio 12, 2009 a 12:03 pm |
Paolo non sono una persona seria, sono tragico diciamo uno scarto del genere comico.
Prefisco ingnorare di non sapere anche se il capo sappia che stia nescendo.
carlotta // Maggio 12, 2009 a 12:10 pm |
sì, lo so che non riguardano te, se riguardassero te, vorrei saperle, se riguardano il capo subentra una reverenza e la consapevolezza che è meglio non voler conoscere né il presente né tantomeno il futuro, perché ti possono succedere delle sfighe, e questo lo so perché siccome ho letto i classici, ho letto anche Sofocle, che consiglio
oggi vado a caccia de L’Accalappiacani, però
paolo // Maggio 12, 2009 a 1:31 pm |
Oh Carlotta, Carlotta mia!!!
Mi fai arrossire!!! quando mi dici “..se riguardassero te, vorrei saperle….”
Allora ti interesso!! Ti interessano le cose che riguardano me, quindi me, io stesso in quanto tale, ohi ohi, adesso prendo il primo classico che trovo e me lo leggo li’ per li’!!
carlotta // Maggio 12, 2009 a 2:08 pm |
Certo che mi interessi, ho una passione per i selvaggioni che non conoscono la Letteratura, Quella Con La Maiuscola!
Adesso che abbiamo fatto coming out di fronte al blog, come si procede però? Per esempio, mi dici le cose che tu sai e che io non so?
carlotta // Maggio 12, 2009 a 2:10 pm |
Scrivo un sacco di “però”, ultimamente.
carlotta // Maggio 12, 2009 a 2:11 pm |
Mi sta venendo una natura eccettuativa?
carlotta // Maggio 12, 2009 a 2:11 pm |
Avversativa?
paolo // Maggio 12, 2009 a 2:49 pm |
ohi ohi ohi!!!
Sono un selvaggione!!! sono un Selvaggione!!!!
(con la S maiuscola!?)
Francesco // Maggio 12, 2009 a 4:38 pm |
Una deriva piuttosto antropologica.
Se è frutto da una mutazione, il selvaggione non so/oso immaggirnarlo. Per immedesimazione.
Sono quasi sicuro che Carlotta intedesse selvaggione in chiave positiva.
La trovo confortante.
carlotta // Maggio 12, 2009 a 5:54 pm |
chiave positiva, positivissima, posso assicurare, Francesco mi ha guardato negli occhi e sa
carlotta // Maggio 12, 2009 a 6:02 pm |
Paolo… amici, vero?
faccina, per quanto mi è possibile
Massimo // Maggio 14, 2009 a 9:24 pm |
certo che in quanto a derive, su questo blogghetto, siamo mica messi male…
carlotta // Maggio 14, 2009 a 9:36 pm |
e approdi…
Francesco // Maggio 15, 2009 a 2:46 pm |
Prego non dimenticare la deriva dei continenti.
Non so se il governo, nel dolce decreto sicurezza, abbia tenuto in considerazione che l’africa si sta avvicinando lentamente.
Francesco // Maggio 15, 2009 a 2:59 pm |
Chiedo veniaper la mia esternazione fuori del 75% (in accordo ai sondaggi)
Massimo // Maggio 15, 2009 a 9:36 pm |
mah, come diceva Moretti: mi sento che sarò sempre d’accordo con una minoranza
Mirella // Maggio 21, 2009 a 1:57 pm |
mah, sono andata alla libreria modo infoshop con in mano una copia di Kammerspiele, che il Capo doveva esserci alla presentazione del n. 3 dell’Accalappicani e volevo un autografo e magari anche una dedica, invece non c’era neanche lì il Capo.
Adesso qui ci metterei la faccina che piange se mi ricordassi come si fa che invece non mi ricordo.
carlotta // Maggio 21, 2009 a 4:15 pm |
Capo, hai fatto piangere Mirella! Io non ho neanche più fazzoletti, gli uomini, si sa, fanno finta di ridere. In settembre nasce la figlia di Viviana, avevi anche un po’ sbagliato i conti. Insomma…
Mirella // Maggio 21, 2009 a 8:09 pm |
avevo gli occhi così pieni di lacrime che ho fatto ben due errori in quattro righe: una e in più in Kammerspiel e una a in meno in Accalappiacani
Massimo // Maggio 21, 2009 a 10:13 pm |
cara Mirella, come consolarti? ti mando un abbraccio virtuale, anche se so bene che non può bastare…
Massimo // Maggio 21, 2009 a 10:15 pm |
detto questo, confesso che mi sento un po’ scemo a continuare a venir qui, guardare se PC è tornato, vedere che non lo è, tornato, scrivere due fesserie tanto per riempire il vuoto. che son mesi, ormai…
mi sa che abbandono, sconsolato assai. peccato.
carlotta // Maggio 22, 2009 a 11:53 am |
sì Massimo, hai ragione, è finita mi sa
Francesco // Maggio 22, 2009 a 12:30 pm |
Madre santissima che ottimismo!
Lo scorso sabato ho visto il capo a torino, per la bellezza di 2 minuti. Era stanco e forse un po’ provato. Mi detto che prima o dopo si sarebbe fatto vivo.
Meglio non disperarsi non si sa mai
Francesco // Maggio 22, 2009 a 1:20 pm |
E poi questa stanza si chiama proprio “adesso non arrabbiarti”
michela // Maggio 23, 2009 a 3:06 pm |
Non so, più che probabile che mi sbagli, ma potrebbe anche essere che il padrone di casa sai nelle sue faccende così tanto affaccendato da non trovare un po’ di tempo per passare da qua, o che ne abbia solo per passare e sorridere vedendo lo zoccolo duro che continua speranzoso ad andare a questo indirizzo, può essere che per postare: ora non ho tempo ma poi torno, preferisca non postare nulla. Quello che è certo è che ci ha lasciato una stanza a disposizione e libertà d’espressione; non è poco, è molto. Siamo liberi di andarcene, possiamo passare ogni tanto per vedere se è tornato, possiamo anche dare una mano di bianco e mettere dei fiori alla finestra così quando torna trova aria di primavera.
(non so se si è capito ma io, anche se non ho idea da dove nasca ‘sta certezza, sono sicura che torna, e che torna presto)
Mirella // Maggio 23, 2009 a 4:01 pm |
Voi lettori forti, l’avete letto Scurati? E se sì che ne pensate?
A me era venuta voglia di leggere il suo ultimo romanzo, ma ho visto che Nori nel suo blog oggi ne dice così: Eh
carlotta // Maggio 23, 2009 a 8:36 pm |
Io di Scurati ho letto il saggio sulla guerra che è molto bello e documentato, allora poi quando ha scritto il suo primo (credo primo) romanzo, Il sopravvissuto, l’ho letto e non mi è piaciuto per niente e ho pensato che peccato che non abbia continuato a scrivere di guerra da analista, da storico…
e questo è tutto quello che so
baci
michela // Maggio 23, 2009 a 9:21 pm |
Non sono una forte lettrice però: avevo preso in mano Una storia romantica, ma dopo averne letto una facciata più o meno a metà libro l’ho rimesso a posto. Mi rendo conto che è un po’ poco. L’estate scorsa ero al mare con mia mamma e lei lo stava leggendo, vedevo che segnava con la matita delle frasi, le ho chiesto: ma ti piace? Lei mi ha risposto: prova. Ho provato, andando da un segno all’altro. Non fa per me, è stata la mia risposta quando glielo rimesso in mano e lei mi ha detto: a me vien voglia di aspettarlo fuori dall’università e chiedergli cosa voleva fare.
Le ho lette anch’io le righe che P. Nori ha messo nel suo sito e non mi è venuta voglia di sapere che cosa c’è scritto prima e dopo quella frase, ma siamo sempre lì, e ‘sta volta non sono neppure una facciata e qualche riga qua e là, ‘sta volta sono solo poche righe. A me leggendole è venuta in mente Libri da evitare, la rubrica che G. Tramutoli teneva su Fernandel rivista.
(solo per chi è curioso: i miei genitori vivono a Bergamo, città dove A. Scurati insegna o insegnava, mia mamma non è andata fuori dall’università ad aspettarlo armata di libro. Conoscendo mia mamma a Scurati è andata di lusso)
carlotta // Maggio 23, 2009 a 9:54 pm |
allora Michela ti dico anche che l’ho sentito una volta parlare in TV (lui sarebbe anche massmediologo, ha scritto un libro sulle tlevisioni di guerra) e sembrava un po’ uno stronzino.
Il sopravvissuto secondo me ne ho parlato nei primissimi tempi di questo blog, perché è la storia di uno studente che spara a tutti i suoi professori durante l’esame di maturità. Lascia vivo solo il prof di filosofia (un uomo, ovviamente). Insomma, una pippa che non ti dico.
carlotta // Maggio 23, 2009 a 9:55 pm |
sì, il perché del periodo precedente non è propriamente causale…
carlotta // Maggio 23, 2009 a 9:56 pm |
sono le 23.55 di sabato, cioè quasi mezzanotte e io sono qui a parlare di Scurati
ma dio!
Francesco // Maggio 25, 2009 a 7:35 am |
Come si dice, parli del diavolo e spuntano le corna. Venerdì sera sono andato a una manifestazione e c’era Antonio Scurati. Non ho letto nessun suo libro, non posso dare un giudizio. Però a pelle mi è sembrato un po’ sulle sue. C’era una sua foto un po’ inquietante nell’atrio con gli occhi sbarrati come se si fosse visto per la prima volta nello specchio. La faccia delusa e sopresa.
Pensavo di prendere Il sopravvissuto in biblioteca ma visto il giudizio di Carlotta darò precedenza ad altro.
Massimo // Maggio 26, 2009 a 9:22 am |
io Scurati non lo conosco, non so neanche chi è. e sembra che non mi sono perso nulla
Massimo // Maggio 26, 2009 a 9:24 am |
comunque, anche se il maestro continua a negarsi (che se mai torna, gli facciamo un culo cosi’…) è bello vedere che ci siete.
a me questo blog piace.
paolo // Maggio 26, 2009 a 12:44 pm |
oggi poi il cielo è un po’ velato, vento di Maestrale, non piove ancora, direi di no, forse non pioverà neanche, anzi guarda , non credo proprio che pioverà, almeno non oggi, magari domani, ma non credo neanche domani, giovedi’ poi, dovrebbe tornare il bel sole, certo, non ci sono più le mezze stagioni, però
paolo // Maggio 27, 2009 a 10:11 am |
piovuto (ieri notte- mica visto, solo sentito il terreno bagnato, e anche l’escremento di piccione sul parabrezza non c’era più, segno che la pioggia l’ha lavato via)- certo, non ci sono più le mezze stagioni, però
Massimo // Maggio 27, 2009 a 10:42 pm |
ehm
Mirella // Maggio 28, 2009 a 4:58 am |
Buongiorno, giovani
paolo // Maggio 28, 2009 a 8:31 am |
ciao, ehm, Massimo, ehm, e li’, ci piove li’?
Qui oggi, niente pioggia, eh, certo, non ci sono più le mezze stagioni, però
carlotta // Maggio 28, 2009 a 6:58 pm |
paolo, ma chi sei? Perché non abbiamo dati biografici?
Ma voi, lo avete fatto il cambio di stagione?
paolo // Maggio 28, 2009 a 9:25 pm |
mi presento , allora, sono paolo, eh,
comunque si’, il cambio di stagione, appunto , da una stagione intera a un’altra stagione intera, saltando la mezza stagione, che poi, certo, non ci sono piu’ le mezze stagioni, pero’
Francesco // Maggio 29, 2009 a 7:45 am |
come dire
tutte le domande sono sensate, ma non tutte risposta.
Francesco // Maggio 29, 2009 a 8:12 am |
Scusate mi è sparita una parola.
Volevo dire, tutte le domande sono sensate ma non tutte ammettono risposta.
Buona giornata a tutti
carlotta // Maggio 29, 2009 a 12:46 pm |
Io qualche mese fa ho comprato su una bancarella un libro bellissimo che si chiama “Lenin e l’Italia” , edizioni Mosca, Progress, 1971. E’ una raccolta di tutte le cose che Lenin ha detto sull’ Italia, la situazione italiana, i compagni italiani, ecc.
E insomma, ci tirava di quei culi, ma di quei culi, che è un vero piacere leggerlo.
Francesco // Maggio 29, 2009 a 1:59 pm |
Prima del ponte del primo Giugno a San Giustino martire, del secondo alla Festa della Repubblica e il terzo a San Carlo Lwanga (non chi sia) e compagni mi sembra una lettura alquanto indicata.
Se si mettono insieme tutti i santi dell’anno ne esce un racconto avanguardista.
Grazie per il consiglio Carlotta.
Massimo // Maggio 29, 2009 a 11:33 pm |
Carlotta, io dopo aver letto gli ultimi contributi di Paolo a questo pregiato blog mi sono alfine deciso di fare il cambio sì, ma di mezza stagione. Quella che c’è ancora, perché l’altra mezza, così mi sembra di capire, non c’è più.
Massimo // Maggio 29, 2009 a 11:35 pm |
e grazie anche per il consiglo del libro di Lenin e l’Italia, da come ne parli mi pare bellissimo. chissà se si trova in libreria…
carlotta // Maggio 30, 2009 a 12:19 pm |
No, non credo in libreria. La storia ha preso un altro giro, anche giustamente, e questo tipo di pubblicazioni è stato spazzato via. Però è utile rileggere certe cose. Insomma, forse è sempre utile rileggere. Anche leggere. Leggere e rileggere.
Ho fatto il cambio di stagione, ma ora ha fatto freddo e vorrei non averlo fatto. A me, questa qui, mi sembra una mezza stagione.
michela // Maggio 31, 2009 a 1:53 pm |
Premessa: sicuramente un mio consiglio vale quello che vale; ho scoperto il piacere della lettura (molto) tardi, sono ignorante, mi sono sentita dire per anni che non sono portata per le materie letterarie (e un po’ di ragione ‘ste prof d’italiano l’avranno anche avuta, il segno sicuramente l’hanno lasciato) e poi, poi non solo conosco l’autore ma siamo anche amici. Bon, detto questo vado al punto: se per caso vi capita di vedere una raccolta di racconti intitolata Il gioco dell’inferno, provate a prenderla in mano e a leggere qualche pagina. A me leggere Ettore piace, mi è piaciuto leggerlo in formato A4, piace ancora di più ora che ho tra le mani il suo libro.
Gli amici ogni tanto fanno cose strane, spostano i libri nelle librerie perché si vedano meglio, cercano di reclutare gente per le presentazioni, regalano copie del libro, lo consigliano. Penso sia normale, però.
(il cognome di Ettore è Maggi, la casa editrice che ha pubblicato la raccolta è la Besa, la quarta di copertina non è sua e non piace neppure a lui).
@Paolo il cambio di stagione l’ho fatto, mi manca solo portare in lavanderia il cappotto.
paolo // Giugno 1, 2009 a 12:14 pm |
contr’ordine!
Retromarcia! Tornato l’inverno!
Non esistono piu’ le stag.
(una stag = una mezza stagione)
Massimo // Giugno 1, 2009 a 10:05 pm |
e una ione?
carlotta // Giugno 2, 2009 a 8:46 am |
Oggi è un “2 giugno” climaticamente esemplare, il perfetto due di giugno da manuale. Oggi la stagione è la stagione, così per oggi Paolo non romperà i maroni!
paolo // Giugno 2, 2009 a 5:09 pm |
ohi ohi, ma ti sto proprio antipatico?
va be, allora mi ritiro per un po’ come feci l’ultima volta (comunque va da se che non ci sono piu’ le stag)
michela // Giugno 2, 2009 a 7:46 pm |
Mi stavo chiede se anche per la primavera e per l’estate esiste qualcosa simile a:
Ala Madona Candelora de l’inverno semo fora
ma se piove o tira vento, de l’inverno semo dentro
e poi dato che ‘sta sera mi ha preso così e bon, non c’è niente da fare se non aspettare che mi passi, pensavo che c’è anche: chi disprezza compra (e la sua variante: chi disprezza ama
)
paolo // Giugno 2, 2009 a 9:52 pm |
ok , l’ultima cosa, che poi forse la sapete..
La rosa vien de maso,
La viola vien col ghiaso,
La …..
p
carlotta // Giugno 3, 2009 a 4:44 am |
a pa’, scherzavo….
Francesco // Giugno 4, 2009 a 5:26 pm |
Tutti i pugliesi mentono
e se non c’è più la mezza stagione, non c’è anche la mezza mezza stagione e dopo la mezza mezza mezza stagione.
Se penso alla logica degli infinitesimi arrivo che la stagione è zero e che Paolo è la tartaruga di Achille
paolo // Giugno 11, 2009 a 9:47 am |
Oggi, 11 giugno 2009, la gente va a passeggio come niente fosse
michela // Giugno 12, 2009 a 11:42 am |
Ieri, 11 giugno 2009, sono stata al S Raffaele con un’amica, per lavoro. Appena arrivata ho visto una fontana con scritto: S Raffaele Tempio della Medicina e della Sofferenza e mi è venuta voglia di voltarmi, prendere la navetta per Cascina Gobba e poi la metro MM2 e poi il treno e tornarmene a Genova, ma ho fatto come niente fosse. Quando poche ore dopo la mia amica mi ha chiesto consiglio su come iniziare il suo seminario, ché la prima frase è sempre un problema, le ho risposto Potresti dire: Grazie per avermi dato l’opportunità di leggere che il S Raffaele è il tempio della medicina e della sofferenza.
A volte si riesce a fare come niente fosse, a volte no.
paolo // Giugno 13, 2009 a 9:30 am |
@michela- a volte uno pensa di non essere capito invece poi viene capito, anche se capire a volte vuol dire non capire, che poi e’ l’unico modo di capire fino in fondo
michela // Giugno 14, 2009 a 10:16 am |
@ paolo felice di sapere che i nostri pensieri si siano incontrati e anche se si perderanno di nuovo va bene così.
Francesco // Giugno 20, 2009 a 10:27 am |
….Maria svegliami e abbracciami
è stato un sogno fortissimo…
Mirella // Giugno 20, 2009 a 10:28 am |
Cari tutti,
le vostre indicazioni circa Scurati, insieme agli Eh di Paolo Nori, mi hanno fatto decidere di leggere qualcos’altro, che di cose da leggere ce n’è…
Ho molto mal di pancia e anche le gengive infiammate, se il Capo si decidesse a rifarsi vivo, sarebbe pur sempre un sollievo!
Saluti a tutti
Francesco // Giugno 20, 2009 a 10:28 am |
Buon giorno notte
michela // Giugno 21, 2009 a 8:55 pm |
ieri è finita la stag., oggi è iniziata l’estate… il padrone di casa continua a non farsi vedere… ho fatto un cerca, manca dal 14 marzo, l’ultima volta che è passato da qua era inverno… (seguono faccine tristi, tante faccine tutte tanto tristi)
carlotta // Giugno 21, 2009 a 9:03 pm |
Sono stata a Piacenza e non ho avuto neanche il coraggio di chiamarlo. Forse sta diventando come Salinger.
paolo // Giugno 21, 2009 a 9:12 pm |
48° 32.98′ N, 123° 00.37′W
Qui inverno
Mirella // Giugno 22, 2009 a 8:19 am |
Buongiorno – mezzanotte
vengo a casa –
il giorno si è stancato di me –
io come avrei potuto – di lui?
La luce del sole era un bel posto –
mi piaceva restare –
ma la mattina – non mi voleva –
perciò – buonanotte – giorno!
Posso guardare – vero –
quando l’oriente è rosso?
Le colline hanno un modo – allora –
che fa traboccare – il cuore –
Mezzanotte – non sei così bella –
ho scelto – il giorno –
ma – prendi una ragazzina –
che lui ha mandato via.
Massimo // Giugno 22, 2009 a 11:51 pm |
mah
Francesco // Giugno 23, 2009 a 9:26 am |
Forse è talmente impegnato da non riuscire a trovare neanche 5 minuti. Chissà alla fine 300 secondi si possono fare tante cose.
O forse ha proprio ragione Carlotta, insieme a Pynchon e Mccarthy.
A Massimo aggiungiungerei anche un boh! con la o aperta.
Massimo // Giugno 23, 2009 a 2:32 pm |
grazie Francesco, apprezzo molto
paolo // Luglio 7, 2009 a 3:50 am |
48° 32.98′ N, 123° 00.37′W
sempre inverno
michela // Luglio 7, 2009 a 8:51 pm |
latitudine 44° 25’ 19’’ longitudine 8° 54’ 18’’
giornata calda, afosa, ‘sta sera si è alzato un po’ di vento, si sta meglio: direi estate
Massimo // Luglio 7, 2009 a 10:54 pm |
sonasega a che latitudine sono (pardon my french)
la longitudine neppure, peraltro
ma il tempo è comunque da schifo
Massimo // Luglio 7, 2009 a 10:55 pm |
sempre che ciò possa fregare a chicchessia
paolo // Luglio 8, 2009 a 6:15 am |
a mà,
non frega niente a nessuno, è questo il gioco, non l’avevi ancora capito? Tu scrivi, specialmente cose di cui non te ne frega niente, e noi leggiamo, e non ce ne frega niente, e cosi’ siamo tutti sicuri, te compreso, che il rapporto tra quanto te ne frega a te (o a chi scrive , chiunque sia) e a chi legge, è sempre uguale a uno
Massimo // Luglio 8, 2009 a 7:01 am |
ahhhhh
paolo // Luglio 8, 2009 a 4:18 pm |
ehhhhh
carlotta // Luglio 8, 2009 a 6:18 pm |
Massimo e Paolo cosa vi è successo? Siete messi peggio di Al, il computer di 2001 Odissea nello Spazio, dopo giro giro tondo.
Su belli dritti, eccheccazzo, passerà!
C
Massimo // Luglio 8, 2009 a 11:01 pm |
ma no, ci divertiamo un casino
paolo // Luglio 8, 2009 a 11:16 pm |
ok ok , si mà, infatti- è cosi’-
e poi, premetto che non me ne frega niente di quello che sto per dire, infatti non me ne frega niente, rimanendo sull’assioma di cui sopra, ma, Carlotta, l’Al di cui parli era infatti HAL, derivato dallo spostamento all’indietro (nell’alfabeto) di un posto per ogni lettera di un computer IBM- spero non te ne freghi niente neanche a te, cosi’ rispettiamo il rapporto (tendente a uno).
carlotta // Luglio 9, 2009 a 7:15 am |
Hal? Grazie per la segnalazione, così quando avrò altri due amici che vanno lentamente fuori di mela, potrò citare più correttamente.
No invece a me me ne frega, eccome, di quasi tutto. Non so come sia il rapporto, spero di non rovinare la media. Lo sapete come sono fatta: si nasce così come si nasce sadici o masochisti, amanti del mare o della montagna, male o female oriented, che ci posso fare?
Fate conto che io sia la nota di testa, o di cuore, o fruttata, scegliete voi, del buon vino che noi siamo.
baci a chi è ancora qua
Mirella // Luglio 9, 2009 a 9:24 pm |
Insomma per adesso va così, poi chi lo sa. Un giorno scenderà ben dalla draga, il Capo.
Ma quando? Non lo so quando, non si può dire, mesi, anni. Il tempo non rientra nelle sue grandezze, ma un giorno scenderà, vedrete, dalla draga.
Che poi non è una vera draga.
Massimo // Luglio 9, 2009 a 10:29 pm |
noi, comunque aspettiamo.
fiduciosi.
indomiti.
pazienti.
e, come ebbe a dire Eric Cantona:
“When the seagulls follow the trawler, it’s because they think sardines will be thrown into the sea. Thank you very much.”
Massimo // Luglio 9, 2009 a 10:30 pm |
PS @Charlotte: grazie dei baci, che ricambio
Francesco // Luglio 10, 2009 a 8:27 am |
Del resto è personale cosa frega e a chi.
Da parte mia, mi frega del volo delle api operaie e degli scarti delle ombre e della mia odierna inaspettata diarrea.
Ecco sì , mi frega proprio di tutto quello che non mi aspetto.
Francesco // Luglio 10, 2009 a 8:35 am |
Spero che il capo non abbia perso la testa.
Ma dove sono Alan Pollo, Stefano e la Strepponi?
Non è che siano in una festa co.co.pro.
paolo // Luglio 10, 2009 a 10:19 am |
qui son le due di notte, anzi le tre-
non riesco a dormire quandi vi scrivo, da voi son le dieci del mattino.
Potrei parlarvi del più e del meno. Potrei elucubrare. Potrei anche star zitto e provare a dormire. Potrei
michela // Luglio 12, 2009 a 5:26 pm |
@ paolo padrone di casa: auguri, buon compleanno.
La memoria è una cosa strana. ‘sta mattina guardando la data mi sembrava di ricordare qualcosa ma non sapevo cosa poi, dal momento che non passava, ho anche guardato l’agenda e mi sono convinta che il 12 lo avevo in mente perché se non ci fosse stato sciopero dei treni da Bergamo sarei tornata oggi e non ieri. Ora passo da qui e mi capisco. Controllo, è così.
Adesso vado a brindare alla sua, alla nostra e a Pablo Neruda (cosa non ci si inventa per bere un bicchierino di bianco prima di cena).
sarah // Luglio 15, 2009 a 6:13 pm |
potresti parlarci di certe licenze poetiche di chi scrive le canzoni. farci degli esempi. : )
stefano // Agosto 2, 2009 a 7:25 pm |
dall’11 luglio a oggi sono stato a moena inviato, e poi anche a rotterdam e padova, sempre per cose di calcio, le solite, ben trovati a tutti!
ciao!
carlotta // Agosto 4, 2009 a 4:37 pm |
io sono stata al mare in Toscana e adesso sono tornata, ecco,
ciao a tutti
carlotta // Agosto 4, 2009 a 4:37 pm |
Siamo l’unico blog col buco al centro
Mirella // Agosto 5, 2009 a 5:01 am |
Anch’io sono stata al mare sulla costa dei trabocchi. Proprio ai piedi del trabocco del Turchino ho riletto Kammerspiel.
Al ritorno speravo che il capo fosse tornato. E invece no. Però è quasi certo sia ancora vivo, perché una mia amica mi ha detto che sicuramente lui sarà al Festival della Letteratura di Mantova.
State bene.
Francesco // Agosto 7, 2009 a 4:19 pm |
Un saluto a tutti.
Un buon Agosto e per chi fa le ferie.
Parola che ho cancellato dal mio dizionario esistenziale, dopo speranza.
Un abbraccio
Francesco
michela // Agosto 9, 2009 a 7:37 am |
Son già dei giorni che se qualcuno mi chiede: Come stai? posso rispondere: Bene, grazie (senza dover pensare un fisicamente davanti, molto utile per non darmi della bugiarda subito dopo). Chissà perché non riesco a dire: È un periodo di merda. È il presente che non mi funziona, il passato, anche quello prossimo, mi dà meno difficoltà.
Rugar nel rudo può anche essere una cosa da fare, basta ricordarsi di fermarsi, riprendere fiato. Farlo per più di due mesi, non so, io non ce la faccio. Però non è facile smettere, non è che si può dire: Ora la pianto qua, e poi lo si fa sul serio. Ci vuole tempo e pazienza, pazienza tanta.
Buon agosto.
michela // Agosto 16, 2009 a 9:23 am |
Qualche giorno fa sono andata a sentire Amos Oz a Bogliasco. È stato molto interessante e anche divertente ché a me il suo senso dell’umorismo piace, molto. Ha parlato delle parole che per lui sono importanti. La prima è stata: compromesso, mi è venuto in mente un commento del padrone di casa. Ha anche parlato dei silenzi (il silenzio del deserto, quello tra due o più persone, il non detto nella pagina) della loro importanza e dell’ascolto del silenzio.
A me sembra di capirle l’importanza e la bellezza del silenzio però se Paolo C tornasse a postare da queste parti sarei molto contenta.
simona // Agosto 17, 2009 a 8:36 pm |
ho finito di leggerlo!!!
un caso strano questo libro…
Colpa delle divagazioni, altro che in FIDEG!
Le divagazioni mi han fatto di_vagare pure a me!
Ho vagato così:
L’ho comperato a Maggio 2008, e neanche ci pensavo a divagare; invece quando l’ho iniziato mi son sentita felice che anche nel libro c’era l’attesa, poi quando ho saputo che era bimba mi son detta era scritto che lo fosse!!!! …poi ho un po’ tanto divagato tra sonno…stato simil dirigibile…e ninne e nanne e titto e pappe…
Ora l’ho finito (non credevo di farcela) però superata la metà era diventato interessantissimo, le divagazioni convergevano tutte nell’accadimento…e io volevo sapere dove “andava a parare”. Bellissimo.
Io il fatto di Joe Martini/Draga-non Draga lo ho trovato azzeccatissimo…infondo spesso siam fiumi in piena….magari a navigarci un pò ci facciam meno paura.
complimenti un romanzo da leggere.
Anche se ci ho messo tanto (ma in mezzo c’è stata la mia bima) lo consiglierò a tutti.
simona
paolo // Agosto 29, 2009 a 9:40 am |
16 Settembre, ore 20
Al Ristorante Kasbah
Rue A. Dansaert 20
Bruxelles
Ci vediamo li’
michela // Agosto 30, 2009 a 7:52 pm |
bella proposta, peccato non poter venire. Ci sarò con il pensiero.
(@paolo: spero non te ne importi un’acca così torniamo al vecchio spirito di ’sto posto, ché a essere sincera a me un po’ manca)
saluti sparsi, un po’ per uno
Gisy // Settembre 1, 2009 a 7:30 pm |
é sempre il migliore….Baldini !!! Se Fante tornasse indietro metterebbe una L al posto di una N !
Ci vediamo tra poco più di una settimana
viola // Settembre 4, 2009 a 1:16 pm |
Ieri ho visto il vostro capo qui a Piacenza, vicino alla Feltrinelli. Era tutto abbronzato e stava chiacchierando. Aveva l’aria di uno che non ha più scuse per non farsi vedere.
paolo // Settembre 11, 2009 a 8:40 pm |
grazie michela- mi dispiace che tu non possa venire- a dire il vero . quello di cui non me ne importa un’acca e’ il fatto che mi dispiaccia-
Comunque , tanto siamo rimasti in due, cosi’ per dire, cosa fai stasera??
Massimo // Settembre 11, 2009 a 10:37 pm |
faccio il terzo incomodo
Massimo // Settembre 11, 2009 a 10:40 pm |
e comunque si che ci sono, a brxelles , il 16
settembre
ore 20
al ristorante kasbah
…
ma il fatto di esserci, mi importa?
questo posto mi anche anche a me, un po’
michela // Settembre 13, 2009 a 8:09 pm |
Visto tardi, non ha molto senso rispondere ora, comunque il mio venerdì sera non è stato un granché, si può riassumere abbastanza fedelmente così: .
A pensarci bene qualcosa di bello è successo, verso le undici, quando si è alzato un po’ di vento, non si è sentito odore di falò.
così, dal momento che siamo almeno tre, Paolo e Massimo voi cosa fate domani sera?
paolo // Settembre 14, 2009 a 9:38 am |
cioè stasera-
passiamo a prenderti per un bicchiere-
a dopo
p
michela // Settembre 14, 2009 a 12:06 pm |
benissimo
a presto e buon pomeriggio
carlotta // Settembre 14, 2009 a 3:23 pm |
ehi, ciao, ci sono, continuo
carlotta // Settembre 14, 2009 a 3:30 pm |
Il capo si sente in colpa, mi ha detto che tornerà, ma finché si sente in colpa secondo me non torna.
Se poi gli dico di non sentirsi in colpa, allora pensa che sono buona e si sente ancora più in colpa.
C’è un esorcista, in sala?
paolo // Settembre 14, 2009 a 5:28 pm |
Dài Michela scendi giù che ti sto aspettando- Oppure vuoi che salga su e ce la beviamo li’ da te una birretta?
michela // Settembre 14, 2009 a 7:08 pm |
Sali che aspettiamo anche Massimo e Carlotta. Cioè sali se non sei allergico alla confusione, alla polvere, ai peli di gatti; il campanello è il 12, quello a due nomi (uno sardo e uno d’animale). In frigo ho della Corona e del Traminer, possiamo mangiarci anche una fettina di torta di zucca, sul fondo è un po’ bruciata ma poco, non è male se ti piaccia la zucca.
michela // Settembre 14, 2009 a 7:09 pm |
ophs … se ti piace o sempre che ti piaccia (fai tu)
paolo // Settembre 14, 2009 a 7:56 pm |
‘azzo, buona questa torta, grazie…
si’ , un altro goccio di traminer, grazie
simpatici i tuoi gatti
Francesco // Settembre 15, 2009 a 9:04 am |
C’è ancora un pezzetto di torta anche per me?
Chissà per quale motivo il capo ha i sensi di colpa.
Ai posteri ardua sentenza.
paolo // Settembre 15, 2009 a 1:52 pm |
finita!
Ma sono sicuro che Michela ne farà un’altra presto!
Francesco // Settembre 15, 2009 a 2:32 pm |
Non c’è problema.
Se Michela mi dà la ricetta, porgo l’invito a casa mia.
Pago eventuali lavande gastriche.
michela // Settembre 15, 2009 a 6:48 pm |
Certo che la rifaccio, dopo tutti questi complimenti come potrei fare altrimenti e poi la stagione della zucca è appena iniziata.
Francesco se vuoi provare è facile (tutto quello che cucino io è facile). Metti la pasta sfoglia in una tortiera e sul fondo fai dei buchini con la forchetta. Tagli la zucca a pezzi, la metti in una padella con poca acqua (meno di mezzo bicchiere che poi l’acqua la butta fuori lei) e il coperchio, la cuoci (se vai troppo avanti con la cottura ti si disfa ma non perderti d’animo che si riesce ad andare avanti lo stesso, servirebbe indicare un tempo ma dipende da quanto grandi hai fatto i pezzetti, tu dacci un occhio ogni tanto). Quando è cotta aspetti che si raffreddi un po’ e ci aggiungi dei pezzettini di formaggio, uno non dolce che la zucca è già dolce di suo (io ho usato una caciottina affumicata, se ti piace il gorgonzola anche quello ci sta bene). Mentre la zucca cuoce mescoli in una terrina circa 3 ettti di ricotta (di quella molle, non la stagionata), 2 rossi d’uovo, sale, pepe e maggiorana. Ti verrà una cremina gialla puntinata di verde, la metti nella tortiera e livelli un po’ con un cucchiaio. Sopra ci metti delle fettine di prosciutto cotto e sopra ancora la zucca. Inforni e poi ci inviti. (Confessione: la sfoglia era Buitoni, banco frigo del supermercato sotto casa).
Ecco, ora se Paolo C non torna io lo capisco. Dai Paolo fatti sentire, scrivi due righe o anche solo ciao.
Francesco // Settembre 17, 2009 a 11:23 am |
Michela
grazie per la ricetta che proverò a fare quanto prima.
L’invito è sempre aperto non c’è che da organizzare.
Capo torna per piacere prima che faccia notte.
Massimo // Settembre 17, 2009 a 10:16 pm |
vedo che mi sono perso la torta, vabbé
però ieri sera ottimo ristorante marocchino in quel di brux, vero paolo? e vino discreto, e bella compagnia: che chiedere di più?
però la prossima volta venite un po’ più numerosi, dai
paolo // Settembre 19, 2009 a 9:54 am |
completamente d’accordo!
cecilia // Settembre 21, 2009 a 6:38 pm |
A me, se devo essere sincera, questa lunga latitanza del “capo” fa proprio comodo: posso entrare di soppiatto nel blog, pur non avendo letto nessuno dei suoi libri… Se poi ha intenzione di starsene via ancora per un po’ (mi pare probabile), faccio in tempo a rimediare, così quando torna manco se ne accorge. Buonasera a tutti.
michela // Settembre 24, 2009 a 12:08 pm |
Oggi andando a lavorare ho avuto questo pensiero fulminante: ma siamo in autunno! Poi, subito dopo, mi è caduto l’occhio sul cordino del costume da bagno della signora seduta davanti a me. Così mi è arrivato un secondo pensiero fulminante: mah.
E niente, volevo condividere con voi questi due fulmini.
(Probabile causa dei fulmini:
La lumaca
Oggi stavo tagliando l’insalata
e ho trovato una piccola lumaca
nel cuore delle foglie.
Dormiva ripiegata su sé stessa.
Ha dovuto trascorrere un letargo
lungo ventiquattr’ore,
perché improvvisamente era arrivato l’inverno
nel comparto verdure
del frigorifero marca Gorenje
fabbricato in Slovenia.
È di quelle lumache senza guscio,
si è fatta una chiocciola di insalata.
L’ho messa sulla lama del coltello.
Si è stiracchiata. Ha spinto fuori gli occhi.
Mi ha guardato con quei pallini strabici.
Chissà che cos’ha visto.
L’ho portata nell’orto
sulla terra bagnata
al riparo del sole
di oggi venerdì ventidue settembre,
che per lei stamattina
era il primo giorno di primavera.
T. Scarpa Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto pag. 65
paolo // Settembre 29, 2009 a 7:59 am |
e poi
michela // Settembre 29, 2009 a 8:07 pm |
e poi la lumaca ha detto: e poi dicono che il mondo è corrotto. Ché lei è una lumaca che quando legge delle frasi che le piacciono poi le rimangano dentro e le ritorno in mente senza apparente motivo.
e poi è arrivato un gabbiano che si era fuso i neuroni stando su un’antenna televisiva e continuava a ripetere: no, non è proprio fame; è più un languorino. Quasi quasi mi mangio un Ferrero Rocher. Ma dal momento che non sapeva come era fatto ‘sto belin di Ferrero Rocher che gli ronzava per la testa si è mangiato la lumaca.
e poi è ritornato alla sua insalata e ha finito di tagliarla. Ha tagliato anche dei pomodori, dei pezzettini di un formaggio stagionato e intanto pensava: così poi ho una scusa per berci su. Ha messo tutto in ciotola e subito prima di condire gli è venuta voglia di aggiungerci anche delle olive nere e dei pezzi di peperone giallo ché quel verde bianco e rosso gli pareva esagerato.
e poi tornando dall’orto per entrare in casa c’erano dei gradini in pietra, pietra dura, durissima. Ha preso male le misure del passo. Sbattendo il quarto dito del piede destro ha urlato: il deo del pìe, che mal. Boia di un can che mal! (e poi dei porconi che non si riportano ma si immaginano facilmente).
e poi ho voltato pagina. C’era pagina 66. In croato. L’ho saltata e mi sono letta la 67 che inizia così: L’impianto di riciclaggio.
e poi ero arrivata alla fermata, sono scesa, ho attraversato la strada, fatto delle scale, timbrato, acceso il computer e la cappa.
e poi era bello caldo anche sabato e domenica ma sabato ho fatto i mestieri (che sarebbero: far giù la polvere, far su il letto, fare i pavimenti, far la spesa. L’attivismo lombardo si ripercuote anche nella lingua) e domenica a colazione ho detto: ma ci obbliga il medico ad andare al mare? Io me ne starei così volentieri qua che c’è tutto pulito e si sta così bene. (Sono molto contenta di non essere bergamasca al cento per cento)
paolo // Settembre 30, 2009 a 8:42 am |
pensa che io invece sono al mare tutto il giorno, e il fine settimana mi verrebbe d’andare in città, ma qui non c’è la città, dov’è finita la città, qui non c’è , eppure lo so che se tu vuoi farti una vita
devi andare in città, com’è bella la città, com’è grande la città, com’è viva la città, com’è allegra la città.
Massimo // Ottobre 1, 2009 a 9:44 am |
Felicità, non sei in città
viva la campagna
viva la campagna
la civiltà è bella ma
viva la campagna che mi da:
un arcobaleno sereno, l’odore del fieno,
il canto corale di 1000 cicale,
un bianco puledro, un fiore di cedro,
le stelle più grandi del cielo ma…
michela // Ottobre 1, 2009 a 11:58 am |
Oggi io ho una personalità = carta assorbente. Mentre dividevo le cellule canticchiavo, convinta di non essere sentita, Ma come è bella la città … Speranza vana. Prima collega-amica: L’abbiamo persa. Seconda collega-amica: E siamo solo a giovedì mattina.
Ora ho letto anche Massimo, cosa farò ‘sto pomeriggio?
paolo // Ottobre 2, 2009 a 8:23 am |
se canticchiavi quel motivetto che ti ho messo in testa io, se te l’ho messo in testa io, allora ho avuto, a distanza di chilometri, un’influenza rilevante sulla tua vita reale contingente tangibile meccano-acustica musical-leggera neuronal-sinaptica , questa cosa mi commuove, mi.
michela // Ottobre 2, 2009 a 5:58 pm |
eh, mi sa che è proprio così, però se tu ti commuovi allora poi succede che anch’io mi commuovo a sapere che tu ti commuovi quindi finisce che ci commuoviamo a vicenza e questo, se succede, rende questo posto ancora più bello che uno non se lo immaginerebbe mai che da qua passano delle persone che nonostante le distanze chilometriche che le separano hanno influenze sulle reciproche vite reali e invece.
paolo // Ottobre 3, 2009 a 9:11 am |
cioe’, essenzialmente , questo blog e’ Vicenza, dove ci commuoviamo all’unisono.
(oggi gallinella al forno con pomodorini e patate)
michela // Ottobre 4, 2009 a 1:25 pm |
(oggi: salsiccia ai ferri e insalata + pastine = voglia di cucinare tendente a zero + fame)
michela // Ottobre 4, 2009 a 1:31 pm |
uff, avevo fatto due punti e la d maiuscola al posto di due punti trattino e parentesi chiusa di proposito. Volevo il segno e non la faccina e invece qua a Vicenza c’è un traduttore molto efficiente, uno che non festeggia la domenica.
Massimo // Ottobre 4, 2009 a 2:06 pm |
I traduttori vicentini son conosciuti per essere tra i più efficienti al mondo.
un po’ come gli informatici indiani.
io, per ora, mangiato ancora niente, solo un tè con biscotti. anche perché mi son svegliato alle due.
giornata grigia e cielo basso come solo qui son capaci. esito (quindi esisto?)
paolo // Ottobre 5, 2009 a 8:33 am |
allora, io dico una cosa, e voi ne dite un’altra, come per associazione di idee, o anche senza associazione di idee, come la prima cosa che vi viene in mente se io dico la cosa che sto per dire, cioè, eccola qui: Il nulla
michela // Ottobre 5, 2009 a 11:36 am |
un foglio bianco
(poi l’ho visto nero, ma il primo era bianco)
paolo // Ottobre 5, 2009 a 8:11 pm |
massimo? altri?
Francesco // Ottobre 12, 2009 a 2:49 pm |
Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.
(S. Penna)
Massimo // Ottobre 12, 2009 a 3:20 pm |
in effetti, mi piacciono le associazioni d’idee.
anche più delle associazioni a delinquere.
comunque non mi viene nulla da associare a Il nulla.
forse è già un inizio.
Massimo // Ottobre 12, 2009 a 3:25 pm |
comunque Paolo poi l’ho comprato, il libro di Le Clézio: le procès verbal, e ho cominciato a leggerlo. per ora, mah! mi pare un po’ come il nobel a obama, un po’ regalato. pero’ non l’ho ancora finito, magari cambio idea.
ma per ora, mah!
paolo // Ottobre 12, 2009 a 8:14 pm |
massimo ma questi son discorsi da fare in privato, se no mi fai arrossire…
comunque il nobel gliel’hanno data per altre cose molto diverse non per quello
Massimo // Ottobre 13, 2009 a 3:22 pm |
ah beh. pero’ insomma, mi lascia lo stesso un po’ perplesso, per ora.
e poi, una volta sapevo anche fare la faccina arrossita, ma me la son scordata… l’età, che ci vogliamo fare!
Massimo // Ottobre 13, 2009 a 3:23 pm |
forse trovata…
Massimo // Ottobre 13, 2009 a 3:23 pm |
voilà!
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 8:30 pm |
allora, non so come si fa in questi casi. Dovrei intanto inginocchiarmi sui ceci e chieder scusa a tutti quanti, che è già un inizio abbastanza ragionevole, tutto considerato. Poi, non lo so. Dirò solo, per entrare nel vivo del discorso, che ogni tanto tornami a doler di mia sventura e mi metto a recitare cose come: o natura o natura perchè non rendi poi quel che prometti allor? Perchè di tanto inganni i figli tuoi? Va be’, cosa volete che vi dica. Bisogna averci il fisico per dire certe cose e allora ti guardi allo specchio e dici: va mo’ là, asino. Poi c’è da dire che non mi ricordavo neanche più come si faceva ad entrare nell’amministrazione del blog e lì son stati momenti di panico. Poi un giorno di questi magari vi racconto tutto. Comunque aveva ragione Joe Martini quella volta là che diceva: occhio che se continua così non c’è da fidarsi, non mi ricordo le parole esatte ma suonava uguale. Insomma siete molto bravi. E non so cos’altro dirvi per adesso. Domani, giuro morissi qui, faccio un post nuovo, se poi volete ancora scriverci in cima io son contento, se non volete avete ragione voi e diciamo che me lo merito. L’avevo già fatto, forse, un’altra volta questo discorso. Non lo faccio più ma insomma qui si sta bene, si respira.
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 8:47 pm |
Poi son rimasto indietro da matti e mi vergogno a legger tutti i commenti e io vi lasciavo da soli a tenere in ordine, aprire le finestre, dar l’acqua ai fiori eccetera. Tutto per uno che ogni tanto gli prendon le paturnie e si mette lì a inaridirsi il cervello che se io fossi in voi non lo so cosa farei, con un soggetto del genere ma lasciam stare che è meglio.
Nel frattempo, già da un po’ diciamo a maggio è finito un libro e già consegnato, uscirà a fine gennaio primi febbraio. Quando l’ho scritto non lo so. Cosa ho fatto dopo fin qui, idem, cioè lo so ma diciamo a tratti, a macchia di leopardo. Si respira si respira.
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 8:52 pm |
l’Unico problema è che con quasi quattrocento commenti è tutto un po’ lento l’andiamo. E come vedete (mi rivolgo ad un pubblico solo ipotetico) sto lentamente riprendendo confidenza anche con gli arcani del blog e la cosa mi dà anche una certa soddisfazione.
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 9:08 pm |
Adesso aspetto ancora un attimo a scrivere il nuovo post, d’altra parte l’ho detto, che l’avrei scritto domani. Nel frattempo, penso adesso intanto che scrivo, magari qualcuno mette dentro la testa.
Intanto mi vien l’idea, che le idee quando le chiami non arrivano, arrivano per conto loro quando sei girato da un’altra parte. Son stronze le idee, delle volte. Ma io l’aspetto, di solito ci mette cinque-dieci minuti.
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 9:11 pm |
Insomma fratelli e sorelle, si respira, non so se l’ho già detto. Adesso vado a dormire, almeno ci provo. Comunque ci sono. Ecco, cosa volevo dire.
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 9:39 pm |
Prima di andare a dormire mi sono accorto che c’eran dei commenti pending, allora li ho approvati tutti. Cosa c’era poi da approvare non lo so. Mi sembravan normali, a parte uno che era scritto forestiero. Poi c’erano anche degli spam, che come ho già detto tempo fa gli spam non so cosa sono ma mi mettono un certo sospetto. Mi ero dimenticato di dirvi ciao a tutti e di mandarvi dei baci. Eccoli.
michela // Ottobre 19, 2009 a 9:44 pm |
Non dico che avevo perso la speranza chè non è vero e poi mi hanno insegnato che le bugie non si dicono (ogni tanto però io mento, che poi uno legge e pensa che non mento mai invece ogni tanto dire che sono sincera è un mezzo azzardo o un azzardo intero) ma ormai è un po’ che passo convinta di leggere, se va bene, un amico o un’amica del padrone di casa e invece guarda qua.
Sei tornato
(e io sono contenta). Ben tornato Paolo.
Per onestà di cronaca: ho letto poi sono andata su un altro blog e poi son tornata qua. A volte ho delle allucinazioni visive. Volevo essere sicura.
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 9:50 pm |
Ciao Michela son molto contento di leggerti. E adesso si respira ancora di più. Lo sapevo che dovevo aspettare ancora un minuto ad andare a dormire. E adesso c’è un da fare da matti per mettersi a pari. Speriam che gli altri non siano arrabbiati.
joe // Ottobre 19, 2009 a 10:24 pm |
Così va bene fratello. E se mi sono incomodato io a scrivere vuol dire che l’evento merita. Lavora adesso
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 10:28 pm |
Pensa te chi arriva. Da quando usi il verbo incomodare o incomodarsi? Cioè, faccio fatica ad immaginarti mentre ti incomodi a dire: mi sono incomodato a scrivere. Comunque grazie fratello. Adesso lavoro. Anzi adesso vado a dormire che qui si è fatto tardissimo. L’ho detto un’ora fa che andavo a dormire e son ancora qui a gigionare. Buona notte
paolocolagrande // Ottobre 19, 2009 a 10:30 pm |
comunque si respira
Francesco // Ottobre 20, 2009 a 8:04 am |
Ciao (aggiungi altri 10 miliardi di o) Paolo
Non puoi immaginarti mica come sono contento che tu sia di nuovo tra noi.
Ti racconto una mezza verità, le intere mi lasciano sempre un po’ dubbio perciò la mia è sincera.
Stamane ho visto il tuo Kammerspiel in libreira e ho pensato “speriamo che torni presto”. La prima cosa che ho fatto in ufficio e vedere il tuo sito.
Allora ci sono veramente le “corrispondenze” di Schreber.
Volevo scriverti qualcosa di carino ma sono troppo felice di risentirti. Troppo.
Ti abbraccio fortissimo.
paolo // Ottobre 20, 2009 a 11:23 am |
caro paolocolagrande
tu non sei paolocolagrande, vero?
vero che invece sei uno che si spaccia, vero?
oppure sei davvero tu, pAolo colagrande?
dài, no, nun ce credo
carlotta // Ottobre 20, 2009 a 3:39 pm |
Capo
O mio dio
carlotta // Ottobre 20, 2009 a 3:41 pm |
sono in ciabatte, non ho niente da mettermi, son tre giorni che non mi lavo i capelli
avvertire prima, no, eh?
Proprio ieri guardavo una foto dei conigli di plastica arancio e pensavo: snif
carlotta // Ottobre 20, 2009 a 3:42 pm |
cjhe bello, adesso torna tutto il patema dei post che si cancellano !
carlotta // Ottobre 20, 2009 a 4:13 pm |
io però non ho mica più l’età per certe emozioni
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 6:40 pm |
Ciao Carlotta, aspetta che adesso leggo la favola alla Silvia poi arrivo, Ciao Francesco e Paolo e tutti, aspettate un secondo. Oggi son stato via tutto il giorno son appena tornato, ma massimo un quarto d’ora son lì, poi ho il post nuovo. Non so se mi spiego.
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 6:44 pm |
Le corrispondenze di Schreber, mamma mia. Non vi si può lasciar soli sei mesi. Eravam mica rimasta coi puledri di Marcella Bella? Comunque aspettate un minutino che adesso arrivo. La favola che leggo alla silvia si chiama lo gnomo trio.
carlotta // Ottobre 20, 2009 a 7:12 pm |
Capo, bisogna cambiare pagina però. Mi sembra che ce lo devi. Soprattutto alla Michela che è rimasta qua a tenere aperto, che se no gli extracomunitari chissà come lo riducevano, questo posto, intanto che tu giocavi a fare Salinger.
paolo // Ottobre 20, 2009 a 7:45 pm |
(c)
paolo // Ottobre 20, 2009 a 7:45 pm |
(ci)
paolo // Ottobre 20, 2009 a 7:46 pm |
ostia, facendo (ci) su skype viene fuori l ‘omino che fuma, ma qui no. scusate
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 8:03 pm |
Infatti adesso la faccio la pagina nuova. Comunque la Michela e tutti voi l’avete tenuto da dio questo posto. Non c’è un gatto di polvere. E ci son anche delle cose buone da mangiare, mi sembra. Paolo, mi sembri in forma. Secondo me intanto che Michela Carlotta Mirella Francesco Massimo e tutti lustravan la casa e preparavan da mangiare tu facevi gli scherzi, andavi a dar noia a destra e a sinistra, tipo andar fuori sul pianerottolo a suonare il campanello per poi gridare C’è qualcuno che ha suonato, accendere la televisione, spegnevi la televisione, giocare alla guerra sparando con il manico della scopa da dietro il comò, quelle cose lì.
paolocolagrande // Ottobre 20, 2009 a 8:07 pm |
Risolvo solo il problema di come si fa a scrivere un post nuovo. Ci vorrebbe magari alanpollo, chissà dove è andato a finire. La gente che sparisce così l’ammazzerei.
Francesco // Ottobre 20, 2009 a 8:18 pm |
Io aspetto il blog nuovo. Sono sicuro che sarà bello come gli altri.
Qui piove, però vedo il sole.