“Con lo straccio della polvere in mano feci il giro della mia camera; ma quando arrivai al sofà non sapevo più se lo avessi già spolverato o no. Poichè nello spolverare i movimenti sono abituali e inconsci, non riuscivo a ricordarmi se li avevo già compiuti e sentivo per di più che che non sarei mai riuscito a ricordarmelo. Se ho spolverato e poi ho dimenticato di averlo fatto, cioè, se ho agito inconsapevolmente, è proprio come se non fosse successo niente… Se la vita di molti uomini con tutta la sua complessità, scorre inconsapevolmente, allora è come se non ci fosse stata”
Lev Tolstoj


144 risposte finora ↓
carlotta // Febbraio 11, 2009 a 3:32 pm |
Sono i diari?
Snif, questo post è una pugnalata, perché la mia impressione è che con il passare degli anni la percentuale di vita che scorre inconsapevolmente aumenti. Però è anche vero che siccome Tolstoj questa cosa l’ha scritta, allora è un po’ meno straziante.
Io ci credo davvero nella potenza della scrittura, cosa ci posso fare?
paolocolagrande // Febbraio 11, 2009 a 8:23 pm |
Si, i diari. E per fortuna l’ha scritta e l’ha scritta lui. Sono qui che mi guardo intorno con in mano lo straccio della polvere; sarò passato cento volte nello stesso posto, e son sicuro di non essere ancora passato in cento altri posti. Ma quali?
Bisogna ritornarci su. Per adesso devo dire una cosa. So tutto della Strepponi, avevo già dei sospetti, ma ora so. vediamo se può il 21.
paolocolagrande // Febbraio 11, 2009 a 8:27 pm |
E non è Farinelli..
Andiam bene andiam bene. Unico dubbio: che abbia tempo di esser con noi il 21.
Se potesse esserci e addirittura potesse cantare, potremmo candidarci per il blog dell’anno.
carlotta // Febbraio 11, 2009 a 9:10 pm |
Dài! La Strepponi, sì! Sono troppo curiosa, non ce la posso fare.
paolocolagrande // Febbraio 12, 2009 a 10:16 am |
Allora, a proposito di cena etc, ci sono richieste per trovarci invece a pranzo, sempre il 21. Stefano preferisce sempre cena ma è possibilista anche per un pranzo. L’ovvia (nel senso di ovviamente condivisa) preferenza per posto economico è presto soddisfatta, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Da notizie ufficiali la sedicente Strepponi il 21 sera è impegnata per un concerto qui vicino compatibile quindi, pare, con la sua presenza a pranzo. La sera evidentemente non può. D’altra parte manterrei il 21 visto che mi sembra che la data vada bene per tutti. Se facciamo a cena Michela non può (e la Strepp neanche). Se facciamo a pranzo non so, per me va bene; per gli altri?
Francesco // Febbraio 12, 2009 a 1:10 pm |
Io sono completamente libero sia a pranzo che cena.
Fate vobis.
carlotta // Febbraio 12, 2009 a 7:11 pm |
spiegato mia posizione su altro post, la riassumo: per me va bene pranzo o cena
Francesco // Febbraio 12, 2009 a 9:30 pm |
Penso che sia un silloge camuffata di matematica. C.v.d. (come volevasi dimostrare)
I matematici nelle dimostrazioni di teoria nel campo dei numeri immaginari e complessi partono da corollari a guisa di risultati nell’insieme dei reali.
Procedono per passaggi dicotomici, dividendo per metà e fasi successive l’area di applicazione.
Divento bidimensionale. Ho perso due dimensioni, di tipo cartesiano (presunte rigorose).
Sabato pomeriggio: io – Vorrei dello spezzatino (risultato)– dico; lui – Ho della carne fresca (corollario). Vuole metà della spalla? (dimostrazione) – dice; Non rispondo.
Il macellaio incomincia di seguito una divisione dicotomica del corpus in singoli pezzi a tempo zero.
L’estratto tolstojano è una proiezione della vita umana (risultato) sulla superficie pulita (corollario) lasciata dalla mano (dimostrazione).
Il movimento dicotomico e ripetitivo crea uno scoramento emotivo dalla consapevole semplificazione in un tempo non definito. Non ricorda. Cerca di ricordare. Si sforza e crede di ricordare. Non dimentica. Si raggiunge un livello di astrazione da confutare l’esistenza stessa. Con lo sforzo di un non ricordo.
Così con l’inerzia del gesto, lo spostamento e il grado d’incertezza reale che all’improvviso la vita collassa. Non si può dimostrare.
Il testo ha solo uno scopo puramente descrittivo.
paolocolagrande // Febbraio 13, 2009 a 2:02 pm |
eh
paolocolagrande // Febbraio 13, 2009 a 2:05 pm |
cioè
carlotta // Febbraio 13, 2009 a 3:32 pm |
sì, in effetti c’è di peggio dell’oblio, eh?
paolocolagrande // Febbraio 13, 2009 a 3:58 pm |
La sensazione dicotomica che io avverto più spesso è qualle di aver un solo emisfero del cervello sviluppato, ma non si può dire quale, nel senso che io stesso non lo so. Diciamo che i miei due emisferi sono fungibili e alternativi, quando funziona uno non funziona l’altro: cioè, non c’è energia sufficiente per entrambi ma è impossibile compensarla nell’uno e nell’altro, e qui la dicotomia è vuoto-pieno, tertium non datur, come direbbe Eco. E’ una sensazione fisica chiarissima che ho sempre attribuito a una deviazione traumatica del setto nasale che mi porto con me fin da piccolo per cui, pur avendo una respirazione apparentemente normale, ho le narici che funzionano a turno. Questa tesi – quella del collegamento col naso – mi pare trovi fondamento nelle dottrine esoteriche delle upanishad, magari lette analogicamente, ma non sono sicuro perchè sono poco pratico di queste cose. Credo che le upanishad si riferiscano all’anima più che al cervello, ma siccome con l’anima ho qualche problema, mi vien più comodo pensare al collegamento narici-cervello. Poi se ho l’anima vorrà dire che anche lei è dicotomica, e questo non so che tipo di problemi mi porta o mi porterà un giorno.
Diciamo che nel momento in cui io cerco di fare pulizia nel cervello non so mai in quale dei due emisferi mi trovo e magari metto in ordine le cose sbagliate o elimino quelle giuste eccetera. Tanto più che – mi dice il mio amico Joe che ha letto un sacco di libri – per scrivere bisognerebbe aver l’uno e l’altro emisfero contemporaneamente in efficienza, perchè l’uno, credo quello sinistro se non sei mancino, presiede al linguaggio (parlato o scritto) e al ragionamento, l’altro all’immaginazione e all’indagine introspettiva e a quella che tutti chiamano creatività che è una parola che mi fa venire il pessimismo.
In tutti i modi credo, ripensandoci ora mentre scrivo servendomi chissà di quale emisfero, la respirazione ha il suo perchè. E la mia respirazione benchè qauntitativamente normale, è qualitativamente difettosa e questo spiega tante cose circa l’equilibrio interiore, come dice il mio amico Joe che, come ripeto ha letto un sacco di libri.
Non so se c’entra qualcosa, ma mi è venuto di dirlo.
Ma forse il problema è uno solo: bisogna andare a mangiare. Sul punto suggerirei un librino di Pietro Pucci intitolato La fame di Ulisse, che bisognerebbe leggere e che a un certo punto riporta questo brano dell’odissea:
“Perchè non c’è cosa più bestiale del ventre odioso,
che comanda per forza che ci si ricordi di lui,
anche a chi è molto provato ed è straziato nell’animo,
come anch’io sono straziato nell’amino. Sempre
il ventre mi comanda di mangiare e di bere
e mi fa scordare tutto quanto ho sofferto
e mi costringe a riempirlo”.
Insomma sabato 21 mi pare di capire che va bene per tutti a pranzo.
In quanti siamo?
Se ci siamo tutti – si fa per dire tutti nel senso che l’universo del blog è universale e quindi tutti è un concetto non dicotomico, diciamo monistico idealista e forse anche spinoziano – ho in mente una sorpresa carina. Ci sto lavorando sul serio perchè insomma voglio dire…
perchè insomma siete bravi e insomma voglio dire sono piuttosto fortunato ad avere questo blog qui..
Spero che la sorpresa riesca, e che non vi faccia proprio vomitare, considerato che tra l’altro saremo a tavola, affamati come Ulisse nell’isola dei feaci, e vomitare non sta bene.
E’ venuto un po’ lungo, alla fine, ma pazienza.
carlotta // Febbraio 13, 2009 a 7:54 pm |
A questo punto, secondo me devono succedere due cose entro breve tempo:
1. che contiamo quanti siamo
2. che ci diamo un appuntamento
giusto?
paolocolagrande // Febbraio 14, 2009 a 9:20 am |
Si, giusto. Che poi è una sintesi di tutto quello che abbiam detto qui sopra, grosso modo.
allora.
1 quanti siamo: Carlotta, Michela, Mirella(?), La Strepponi, Francesco, Alanpollo…
Ma allora stefano proprio non puoi a pranzo?
poi facciamo che chi vuole e può lo dice qui su questo post qui.
2 Il ritrovo potrebbe essere in un punto strategico della città facilmente raggiungibile o in un punto scontato della città tipo la stazione. Io direi però che ci si potrebbe trovare in Piazza Cavalli sotto il cavallo di Ranuccio Farnese (che sarebbe quello con il braccio alzato che brandisce qualcosa). A che ora: io direi intorno a mezzogiorno. Poi andiamo a mangiare in un posto non in città appena fuori ma io ho posto in macchina per altri 4 e poi c’è un’altra macchina che ci porta, insomma ce la facciamo. e comunque è a giusto appena fuori, a 5 miniti quindi si possono fare due giri.
in sintesi 21 febbraio 2009 Piacenza, Piazza Cavalli sotto cavallo Ranuccio Farnese con braccio alzato che brandisce bastone h. 12. Ci sono comodi gradini del palazzo gotico dove eventualmente sedersi.
se ci fossero contr’ordini che fa bene la sera, così recuperiamo Stefano tanto meglio.
paolocolagrande // Febbraio 14, 2009 a 9:24 am |
contrordini si scrive così non contr’ordini
Massimo // Febbraio 14, 2009 a 12:39 pm |
eh, girate un bianco alla mia salute
carlotta // Febbraio 14, 2009 a 1:48 pm |
ok capito
a presto
alanpollo // Febbraio 14, 2009 a 1:53 pm |
Per me è ok, però ricordo che il sabato c’è il mercato a quell’ora e magari sotto il cavallo, che è vicino alla fermata dell’autobus, c’è un po’ di casino. Forse sarebbe meglio trovarsi poco più in là verso il bar Ranuccio, ad esempio davanti alla vetrina dell’Ente del turismo (per chi non fosse pratico è a 20 mt. dal cavallo di cui si diceva prima, quindi sempre in zona P.zza Cavalli). In ogni caso, visto che non ci conosciamo tutti è importante che Paolo sia bello puntuale dato che la sua faccia è nota, essendo qua in alto sulla pagina. Ciao, Angelo.
carlotta // Febbraio 14, 2009 a 2:15 pm |
Non c’è scampo, dobbiamo portare in mano qualcosa. Nulla ci può essere risparmiato.
alanpollo // Febbraio 14, 2009 a 2:26 pm |
Idea: tutti con in mano un libro di Colagrande che poi ci firmerà con dedica personalizzata come si conviene
stefano // Febbraio 14, 2009 a 8:42 pm |
io infatti se vengo porto i due libri, ci mancherebbe, li brandisco come un segnalatore aeronautico, così il capo si vergogna.
voi datemi per arruolato per il pranzo, male che vada starete più larghi, io per via del lavoro che faccio e di dove lo faccio devo sempre prendere impegni all’ultimo minuto, non voglio fare lo splendido né la diva – non ne ho né l’indole né il fisicdurol né motivo alcuno – ma tante volte mi sono trovato a dar buca a cene, pranzi, appuntamenti più o meno galanti, tresche e bitresche, colloqui, non so se avete presenti i giornalisti/e ma ne conoscete uno/a che non abbia la vita privata più accidentata dell’altimetria della cuneo-pinerolo del 1948? e ci sarà pure un motivo, porca la vita porca.
comunque: essere al pranzo, un impegno concreto! anche se come slogan mi sa che l’ha già usato qualcuno, ma doveva essere una sagoma e inoltre pratico di imbonimenti, perché non so perché ’sto slogan mi è rimasto in testa.
ciao
carlotta // Febbraio 15, 2009 a 9:32 am |
Fico però. Non mi siedo sui gradini del Gotico dai tempi in cui Cerdan ha affrontato Jake La Motta.
michela // Febbraio 15, 2009 a 12:11 pm |
Sono molto contenta che questa cosa si stia per realizzare e sono anche curiosa, poi c’è la storia della sorpresa (qualsiasi cosa sia, si realizzi o no) che aggiunge curiosità alla curiosità.
@ Joe: ora sappiamo che anche tu passi da qui e non ho visto il tuo nome nella lista dei presenti, se non hai nulla da fare sabato a pranzo ti unisci a noi? A me farebbe piacere e sono (quasi) sicura di non essere la sola.
carlotta // Febbraio 15, 2009 a 2:13 pm |
Snif. Viviana non mi ha risposto su Anobii. L’ultima volta che ci siamo sentite mi aveva chiesto un consiglio di lettura e io, lusingatissima, gliel’ho dato. Non vorrei che il libro non le fosse piaciuto.
Vivianaaaa!
paolocolagrande // Febbraio 15, 2009 a 2:54 pm |
Guarda che invece è colpa mia. L’ho trascurata, e da asino. Prima, ad esempio, nel post precedente ho nominato te, Mirella, Michela, La strep e mi sono scordato di lei, cosa imperdonabile perchè è una delle prime di questo blog e sempre presente. Io mi sarei incazzato, e non sono permaloso e neanche geloso: ma mi sarei in cazzato, almeno un po’. Non so perchè è capitato, forse non era sott’occhio negli ultimi commenti, non lo so, fatto sta che l’ho incolontariamente estromessa dalla festa degli innamorati e questo è grave. Adesso riparare è solo patetico. Spero solo che venga sabato, se non viene farò una penitenza, non scherzo.
Che libro le avevi consigliato, Carlotta?
E comunque a proposito di sabato:
Alanpollo, sunè!
Il cavallo che dico io, con su Ranuccio Farnese che brandisce il bastone, è l’altro, non quello alla fermata dell’autobus, quelloverso piazzetta delle grida (quello che dici tu è il cavallo con su Alessandro, che non brandisce). Però l’obiezione del mercato è apprezzabile. Ci si trova allora dove dice Alanpollo davanti all’ente del turismo (che è poco più avanti rispetto al cavallo di Alessandro farnese seguendo la strada che fiancheggia piazza cavalli verso Largo Battisti, in pratica verso il bar ranuccio che si chiama così anche se è vicino al cavallo di Alessandro, d’altra parte non si poteva chiamare bar alessandro se no non era figo e il bar ranuccio pare che sia figo).
Insomma davanti all’ente del turismo di fianco al municipio, ora facilmente rggiungibile perchè c’è un enorme coniglio arancione davanti, se nel frattempo non lo tolgono.
Eh sì, adesso. Jake La Motta. Esagera. E io allora ho assistito al debutto di Bartali alla Milano- Sanremo. Vediamo qual’è la più verosimile.

Massimo non può venire?
Mi lavoro un po’ joe, ma non sarà facile.
Mirella // Febbraio 15, 2009 a 3:20 pm |
Carissimo capo, carissimi tutti,
è con le lacrime agli occhi (anche perché sto ascoltando il secondo Cd De Andrè/Repubblica e il brano più allegro parla di cipressi e camposanti), dunque, dicevo, è con le lacrime agli occhi che devo rinunciare all’incontro di sabato prossimo.
Mi rallegra invece che il capo abbia riacquistato la sua verve e sono sicura che sarà un evento bellissimo e memorabile.
Mi raccomando, fatene un resoconto dettagliato con il vostro abituale e mai banale sense of humor, che io son gìà qui che aspetto con ansia di sapere come è andata e chi è e com’è la Giusi (Strepponi) e qual è la sorpresa approntata dal capo.
Vi abbraccio tutti.
Mirella
alanpollo // Febbraio 16, 2009 a 9:33 am |
Eh vabbè, ma se vicino al bar Ranuccio mettono il cavallo di Alessandro poi uno si confonde, e comunque anche l’altro sarebbe stato problematico dato che è dietro i banchi del mercato dell’intimo e ci saremmo confusi in mezzo alle signore con le loro borse di mutande, calze e reggiseni
carlotta // Febbraio 16, 2009 a 10:45 am |
A Viviana ho consigliato Vita e destino di Vassilij Grossman , che è anche appena stato ripubblicato, mi sembra da Adelphi. E’ un libro bellissimo, anche se lui non è riuscito a rivederlo per bene. Meno male, che poi magari tagliava dei pezzi, che a volte gli autori sono più realisti dei readattori e si tagliano via dei pezzi di carne viva solo per far vedere che sono, non so, asciutti.
Mirella mi dispiace troppo che tu non ci sia. Spero che sia per delle buone ragioni (fare snowboard, per esempio, non lo è)
Ma il bar Ranuccio non si chiamava Balzer o giù di lì? Ma i conigli arancione non sono due? Non potevo essere già così ubriaca alle 11 di mattina.
Ente del turismo, comunque, come un sol uomo.
carlotta // Febbraio 16, 2009 a 10:48 am |
Ho notato che c’è sempre un momento, quando do “invia” al post che sto lì col fiato sospeso, immaginando che succeda qualcosa di stranissimo e certamente sgradevole. Anzi mi succede anche su Libero, quando invio le mail. Finché non compare un segno, una scritta rassicurante sul successo dell’operazione smetto di respirare. A lungo andare non mi verrà qualche lesione cardiaca?
carlotta // Febbraio 16, 2009 a 10:53 am |
Che poi alla fine di una vita sperabilmente lunghissima, mettendo insieme tutto il tempo passato a spiare la barretta verdina allungarsi e raggiungere la sua entelechia, uno faceva in tempo a scrivere delle poesie, la sceneggiatura di un film di successo, a fare un altro figlio.
Francesco // Febbraio 16, 2009 a 1:03 pm |
Ciao a tutti
sono assente per un po’, steso sul mio letto, con termometro e tachipirine. Approffitto di 5 minuti di lucidità (quando sto bene ne sfioro il doppio), per dire:
1) mi farò trovare all’ente del turismo alle 12 di sabato 21. Pimpante.
2) il tardo pomeriggio dovrò fare ritorno a casa perchè il giorno dopo all’alba ho un aereo per emigrare nuovamente
Buona giornata a tutti.
Francesco
Francesco // Febbraio 16, 2009 a 2:45 pm |
Un ultima notazione:
3) Dato il carnevale e conigli rosa, dobbiamo venire vestiti in costume?
Francesco
paolocolagrande // Febbraio 16, 2009 a 3:41 pm |
Si può fare, ma credo che, almeno per me, non ce ne sia bisogno: ad una recente lettura che ho fatto qui nella mia città (si trattava di un testo inedito che a me piaceva ma evidentemente piaceva solo a me) una signora del pubblico un po’ indignata – che mi ha guardato per tutto il tempo come si guarda un verme velenifero spillato dentro la bacheca – ha detto: facciamo una colletta per comrpare qualche vestito decente all’ “autore” (le virgolette non sono mie, sono state mimate con il terribile gesto delle dita dalla signora stessa). La mozione pare che sia passata ma a me non è arrivato niente, nè un centesimo nè un vestito.
Sono contento – molto – che tu venga, Francesco.
Tranquilla Carlotta, i conigli eran due, adesso ce n’è solo uno. Dove sia finito l’altro non lo so. Ci sono diverse tesi, fra cui quella di un litigio; in effetti a guardarlo bene il coniglio superstite ha lo sguardo dell’amore perduto. Stamattina pensavo che un coniglio così potrebbe star ben in mezzo a un salotto 10×10 di quelle case patrizie del secondo evo postmoderno che si vedono anche da queste parti. Si potrebbe fargli anche una porticina a scomparsa e ricavarne un vano cieco autonomo: a volte, anche in quelle case lì, le scope, l’aspirapolvere, il secchio con gli stracci, la lucidatrice, gli scarponi da sci, non sai mai dove metterli.
Hai ragione tu Alampollo. Io non mi ricordavo, se non me lo ricordavi tu, che il bar vicino ad Alessandro Farnese si chiamava Ranuccio, ero rimasto anch’io al Balzer. In effetti trae in inganno. E poi vicino al cavallo (non al bar) di Ranuccio c’è ancora più casino, di sabato, per via del mercato. Quindi davanti all’ente del turismo, come si è detto, vicino al coniglio. Tra il coniglio e l’ente del turismo.
paolocolagrande // Febbraio 16, 2009 a 3:43 pm |
La cosa che succede a Carlotta a me capita quando mando gli sms.
stefano // Febbraio 16, 2009 a 5:28 pm |
ma belin qui sembra una caccia al tesoro. anzi sarebbe una bella idea una caccia al tesoro. tipo uno arriva – come dovrei fare io – alla stazione di piacenza e trova un libro del capo con un indizio al posto della dedica. a quel punto piacenza diventa mompracem o flatlandia o brobdingnac, noi sette-otto scemelani a girazzare come mosche impazzite, poi una volta arrivati al ristorante invece del capo troviamo bevilacqua o alberoni, sarebbe fantastico
alanpollo // Febbraio 16, 2009 a 5:52 pm |
Ma alla fine della storia quanti saremo? Sbaglio o c’è giusto il numero per una briscola o poco più?
viviana // Febbraio 16, 2009 a 6:47 pm |
Carissimi e carissime!
No, non è che mi sia offesa o che mi sia sentita trascurata. Chi mi crederei di essere! E non è nemmeno per Vita e destino di Vasilij Grossman, che comunque sono stata capace di leggere solo fino a pag. 56 e poi fine, mi si è spenta la luce (cara Carlotta, perdonami e grazie per avermi cercato su anobii). Non è nemmeno per via di impegni di lavoro e fatiche quotidiane.
Me n’è successa una molto più grossa: ho scoperto, non so se è il caso di dirlo su un blog, ma forse si, d’altronde siamo sul blog più raffinato e accogliente della blogosfera, che ti puoi portar la sedia da casa e ti metti lì all’ombra e ti si ristorano le membra e lo spirito. Sono molto in imbarazzo, non so neanch’io se dirlo, ho scoperto di aspettare un bambino.
Che a quarant’anni (via, ancora 39) non è una scoperta di poco valore. Io da quando l’ho saputo circa 2 mesi e mezzo fa, che ero a pag 56 di Vita e destino, ho chiuso il libro e non sono più riuscita a far niente, neanche pensare. Un ciclone.
Lo so che non sono l’unica donna incinta sulla terra, ma, portate pazienza, non penso ad altro: sono in questa magia.
Mi scuserete se non parteciperò all’evento culturale più interessante del 2009, la verità è che sono compresi nella magia tutta una serie di disturbi che sopporto con olimpico distacco, però odiosi. Sto da cani, diciamocelo (e non è il caso scendere in dettagli).
Il 23 faro un esame importante e, prometto, rileggerò le pagine di kammerspiel in cui Bisi va a ritirare gli esiti dell’Emilia. Mi porteranno fortuna e mi provocheranno, lo so, qualche sorriso commosso.
Vi abbraccio e vi penserò
paolocolagrande // Febbraio 16, 2009 a 6:58 pm |
Che bella notizia Viviana. Avremo un nipotino o una nipotina. Bellissimo davvero, e bellissimo che ce l’hai detto. Sono anche un po’ emozionato, sul serio.
Stai bella tranquilla e non fare strapazzi.
Ti penseremo molto e anzi brinderemo a lungo.
Pensa te, il primo blog con nipotini. Siamo zii. non posso crederci.
Cosa ne pensate, fratelli e sorelle?
Un bacio grande, Viviana.
paolocolagrande // Febbraio 16, 2009 a 6:59 pm |
all’ennesima potenza
michela // Febbraio 16, 2009 a 11:13 pm |
congratulazioni, è una bellissima notizia
e grazie mille per averci immerso nella tua magia, ora abbiamo un nuovo motivo per brindare, tu coccolati e fatti coccolare (tanto) e riposati e prendi la sedia che poi ti raccontiamo tutto.
stefano // Febbraio 17, 2009 a 12:44 am |
e ma che bello! un blog che si fa famiglia patriarcale
qui più che un libro del capo sembra un film di capra (frank)
evabbe’
(tutte le scuse son buone per dar buca… scherzo, vorrà dire che la prossima volta venite in due!)
carlotta // Febbraio 17, 2009 a 1:20 pm |
Viv! sono felice, davvero, siamo zii! Sono anche contenta che non è proprio che Vita e destino non ti è piaciuto, insomma sono stati gli ormoni, il BHCG, va’ saperlo. Tieni il segno a pg. 56. Io ho letto David Copperfield allattando. E’ facile, basta comprare un edizione in carta leggera o in due volumi e tenere il marmocchio sigillato come la natura ci ha predisposte a fare. E’ un equilibrio perfetto.
Ma siamo proprio un blog che non ce n’è un altro.
Tienici al corrente
Un bacio
paolocolagrande // Febbraio 18, 2009 a 5:03 pm |
Dunque, ho fatto un po’ di conti: bimbo/a potrebbe nascere in luglio.
Ragioniamo: la data in cui Viviana ha saputo risale a circa due mesi e mezzo fa, che vuol dire primi di dicembre. Senza voler essere troppo invasivi nella vita privata di Viviana, il concepimento potrebbe quindi risalire al massimo ad un mesetto prima, e andiamo ai primi di dicembre o poco oltre. facendo i calcoli si finisce giusto a luglio, prima metà.
Io sono nato il 12 di luglio.
Come Antonio Cassano, Pablo Neruda e Luciano Rispoli.
E’ vero che sarebbe più facile chiedere a Viviana quando è prevista la nascita, ma non sarebbe in linea con lo spirito del blog, che è lento e concettuale, postKunderiano, spinoziano e tante altre cose che non mi ricordo più .
Comunque nasce in estate.
Adesso secondo me bisogna trovare dei testi belli da leggere ad alta voce al pupo/a durante la gravidanza.
Certo che se ne accumulano di cose da fare in questo blog.
carlotta // Febbraio 18, 2009 a 5:17 pm |
Io gli ho fatto ascoltare un sacco di rock blues, a mio figlio quando era nella pancia. Mi aveva preso brutta, credo che fosse una reazione, peggiorata dagli ormoni probabilmente, ma in linea con il mio caratteraccio, a tutta la musica new age, tipo onde e cinguettii di uccelli, che mi facevano ascoltare in piscina e al corso di preparazione al parto: sembrava di essere in un documentario sulla vita dei salmoni.
Come testi, propongo di cominciare con delle cose che fanno ridere, che i sobbalzi faranno stare bene xx/xy che sia, tipo il menù per il pranzo dei Lanternesi di Gargantua et Pantagruel.
No, davvero, fa ridere sul serio
carlotta // Febbraio 18, 2009 a 5:18 pm |
Ha, ho fregato la macchina!Ha fatto una cosa strana e mi ha cancellato il commento, ma io l’avevo copiato.
Prrr!
carlotta // Febbraio 18, 2009 a 5:18 pm |
Lanternesi, si chiamavano?
carlotta // Febbraio 18, 2009 a 5:19 pm |
Io mi rodo con la Strepponi. Secondo me potrebbe essere Celati. Mah. C’è un allibratore qui?
paolocolagrande // Febbraio 18, 2009 a 5:28 pm |
No, ti dico subito che non è Celati. E non è nè scrittore nè scrittrice.
E anch’io sono un po’ cascato come si dice dal pero: avrei dovuto arrivarci subito perchè conosco il soggetto e nel nome La Strepponi c’erano indizi chiari ma il soggetto stesso non mi ha mai detto niente. Comunque la sorpresa non sarà una carrambata, è una cosa così, senza pretese, però secondo me un po’ ridiamo. Se no ridiamo lo stesso.
paolocolagrande // Febbraio 18, 2009 a 5:36 pm |
Sì, benissimo il menù! Lanternesi, giusto. Lanternese era la lingua immaginaria. Si potrebbe anche comporre una poesia in lanternese per bimbo/a.
Ottima la scelta rock blues, soprattutto per reazione alla musica new age. Andrebbe bene anche rovesciare il ripiano delle pentole, contro la new age.
carlotta // Febbraio 18, 2009 a 6:29 pm |
Capo, posso morire se non indovino la Strepponi, te lo dico subito, sono fatta così. Una volta non mi ricordavo il protagonista di un film e ho chiamato la mia amica Michela alle tre di notte. Eravamo tutti più giovani, però i difetti restano uguali…
stefano // Febbraio 18, 2009 a 7:05 pm |
ah, un altro luglista ma non leone
tu di Cassano, io sono nato lo stesso giorno di Mirko Pieri, sempre di Sampdoria si tratta ma converrai che non è la stessa cosa.
poi ho scoperto che sono nato anche lo stesso giorno mese e anno di Luigi Botteon e Banana Yoshimoto: il primo ha fatto il corridore ciclista, la seconda era meglio l’avesse fatto anche lei
del 24 luglio è anche Jennifer Lopez, qualche anno più giovane però
Francesco // Febbraio 18, 2009 a 9:39 pm |
Ciao a tutti
avevo lasciato un discorso in sospeso (lo so appare stonato, non mi piace lasciare qualcosa incompleto, per ora), anche perchè rileggendo mi sono reso conto che:
1) non si capisce una minchia
2) ho detto metà delle cose che volevo dire. Forse per dicotomia.
Il testo proposto da Paolo lo trovo coinvolgente. Dopo averlo letto, mi è parso di vedere l’uomo nel momento dello spolverare, con gesti ripetuti e smorzati come il moto del pendolo senza ricarica. Un rallentamento con periodicità armonica sino a un tempo zero (come se non fosse successo niente) che per Tolstoj è anche l’attimo (con tutta la sua complessità) per indagare l’inconscio.
Da ciò lo stato di svanimento ed estraniamento.
Paolo da quello che ha detto mi hai fatto ricordare un principio neuroscientifico chiamato meccanismo specchio che afferma che una medesima reazione emotiva viene attivata nel cervello di una persona in entrambi casi; sia quando questa si trova a fare un’esperienza, sia quando la vede fare da qualcun’altro.
Forse il tuo amico Joe ha in parte ragione. Ci sono stati diversi libri letti che secondo me l’autore aveva metà del cervello disconesso. Un lettore come me ne ha in parte colpa che capisce la metà delle cose. Per dicotomia.
Francesco // Febbraio 18, 2009 a 9:50 pm |
Faccio tantissimi auguri a Viviana per la bellissima notizia (anche al neo-padre).
E’ fantastico.
Francesco
Francesco // Febbraio 18, 2009 a 9:52 pm |
Io l’ho detto Strepponi è Farinelli o qualche sua derivazione transgender.
paolocolagrande // Febbraio 19, 2009 a 4:12 pm |
Mi piace moltissimo l’idea del meccanismo specchio, davvero.
Quanto alla disconnessione del cervello, è un problema che non riguarda solo gli scrittori: lo so che è scontato, ma mettiamoci in prima fila i politici, ad esempio in questi giorni.
France, sabato ricordami che ti devo dire una cosa da parte di Paolo, quel Paolo che ogni tanto compare qui e che non sono io: l’ho visto a Reggio (anche se viene dalla Sardegna).
Comunque posso assicurare che La Strepponi non è Farinelli.
Ma non mettetevi troppo in sugo.
La sorpresa è più che altro un’idea che è saltata fuori.
Francesco // Febbraio 19, 2009 a 5:44 pm |
Ciao Paolo (Colagrande)
Spero che tu non abbia travisato le mie parole. Se sì, scusami tantissimo. Non c’era nessun riferimento a te, soprattutto come scrittore (sei proprio una capafresca)
Anzi, non per farti una sviolinata, i due tuoi libri che ho potuto leggere mi sono piaciuti molto. Anche per questo motivo che comunico in questo blog. Tanto la mia stima nei tuoi riguardi.
Non ti preoccupare che se dissento da una posizione sono il primo che controbatte.
Per me i politici italiani fanno parte della specie dei lombrichi e saranno sempre i primi nella lista.
Per dirtela in breve, ho avuto esperienza di leggere libri che non mi sono piaciuti perché a mio modesto parere, l’autore scriveva in modo talmente virtuosistico che mi pareva avesse veramente il cervello staccato. Almeno una sua parte. La situazione si aggrava dal fatto che poi si trova un lettore come il sottoscritto che a volte capisce la metà di quello che legge. Un vero disastro.
Ok per sabato. Te lo ricorderò.
Ciao a tutti e buona serata.
Francesco
paolocolagrande // Febbraio 20, 2009 a 9:40 am |
Figurati Francesco: sono stato io a dire i miei problemi con i due emisferi, e non sono problemi da poco, a volte. Poi anche a me capita di leggere
1) libri che sembrano l’assemblaggio di semilavorati passati poi dal decoratore prima della confezione ;
2) libri di cui capisco la metà di quello che leggo.
Poi quando li inizio va a finire che li finisco, tranne casi eccezionali (L’isola del Giorno prima), per vedere se la proporzione tra il letto e il capito si mantiene fino alla fine. e di solito si mantiene come nelle prime dieci pagine.
Per domani tutto pronto.
Alla fine della storia siamo in 7-8 forse 9…
Massimo // Febbraio 20, 2009 a 10:14 am |
Mi spiace, domani non ce la faccio, a venir sù a Piacenza… sarà per un’altra volta, sperando che ci sia, un’altra volta. E magari, sempre se ci sarà, quest’altra volta ipotetica e futura, allora magari la data la fissiamo con un po’ più d’anticipo, che è sempre un po’ un casino per me tra belgio e italia.
Allora state bene, mangiate e bevete e ridete che fa bene alla salute, soprattutto ridere ma anche dei bei bianchi o rossi fanno bene anche loro. Pero’ non esagerate, eh. Vi pensero’.
PS – Auguroni a Viviana, che non conosco, ma un bébé in arrivo è sempre una bella notizia
alanpollo // Febbraio 20, 2009 a 1:55 pm |
Scusate s esono molto pratico, ma ricapitolando chi c’è domani alle 12 in piazza vicino al coniglio rosso? Anche per sapere chi occorre eventualmente aspettare. Cosiì ad occhio mi sembra che ci siamo:
- io
- Paolo
- Carlotta
- Francesco
altri?
Ciao
Alan
paolocolagrande // Febbraio 20, 2009 a 3:25 pm |
allora:
1. alanpollo
2. carlotta
3. francesco
4. michela
5. strepponi con staff (2 pers.), ma arrivano dopo
6. stefano
7. io
7 + 2
il coniglio lo lasciamo lì visto che non è commestibile.
stefano // Febbraio 20, 2009 a 5:04 pm |
agli ordini!
Mirella // Febbraio 20, 2009 a 6:49 pm |
Non ci piove che la Strepponi non è Farinelli! Ho visto giusto oggi il sepolcro di Farinelli alla Certosa di Bologna (settore monumentale).
Ma chi è? chi è? chi è la Strepponi?
Un cantante di nome Pino? Pino Prestopino?
Il vocalist del Trio Nepps?
Un suonatore di fisarmonica?
Un fine dicitore?
paolocolagrande // Febbraio 22, 2009 a 7:48 am |
Viviana, ti abbiamo pensato e abbiamo brindato a lungo. E i conti sul periodo di concepimento dovrebbero essere giusti. Quindi ci siamo permessi di azzardare l’ipotesi che questo blog sia anche afrodisiaco: magari siamo un po’ presuntuosi ma adesso vado a controllare la tua frequenza di interventi nel periodo in questione.
Naturalmente abbiamo brindato anche al futuro papà, come suggeriva Stefano.
Tutto bene fratelli e sorelle? digestione regolare?
paolocolagrande // Febbraio 22, 2009 a 8:03 am |
Ho controllato: nel periodo in questione Viviana è intevenuta spesso. Quindi la tesi non è peregrina.
alanpollo // Febbraio 22, 2009 a 12:04 pm |
Personalmente, ieri ho trascorso proprio una bella giornata, per questo ringrazio Paolo per averla organizzata così bene e tutti i partecipanti per averla resa davvero piacevole. Un abbraccio a tutti, Angelo.
P.S. Peccato solo che Paolo non ci abbia letto nulla del famoso scrittore di Gorizia Giovanni Verga.
stefano // Febbraio 22, 2009 a 12:55 pm |
grazie ancora a tutti e vediamoci più spesso! magari a correre su e giù per i gradoni di redipuglia
paolocolagrande // Febbraio 22, 2009 a 1:16 pm |
Non era proprio di Gorizia, era di Codroipo: lui e Giuseppe Verdi avevano in comune il posto auto, infatti litigavano. Ogni tanto li andava a trovare il comune amico Arrigo Boito, che però era di San Vito al Tagliamento, dove del resto è ambientato Il romanzo mastro don gesualdo, poi musicato da da Rimskij Korsakov e rappresentato per la prima volta al teatro dell’accademia musicale di san pietroburgo nel 1904 in occasione dello scoppio della guerra Russo-giapponese.
Grazie a te, Alan (o anche Alam), e a tutti voi. Bella giornata davvero. Grazie a La Strepponi e staff per il bellissimo concerto (gratis). Grazie anche ai gestori del ristorante regina che ci hanno sopportato fino alle cinque.
Grazie alle nobili signore di Piacenza che, caritatevolmente, ci hanno fatto avere, a me e agli altri maschi del gruppo, un bel sacco di vestiti dismessi, diciamo ancora in discreto stato. Peccato che fossero tutti della misura di Alanpollo, il più magro di tutti.
Grazie Carlotta per avermi accompagnato a casa (dovevo essere io ad accompagnare lei, da cavaliere, ma mi sono confuso).
Spero che Michela abbia preso il treno in tempo e che tutti gli altri abbiano fatto buon viaggio di ritorno.
michela // Febbraio 22, 2009 a 3:08 pm |
Anch’io ieri ho passato una bellissima giornata, grazie, un grazie grande per uno.
‘sta mattina, saranno state le 8, 8 e mezza, e invece di alzarmi mi sono voltata dall’altra parte e mi sono fatta un sogno extra, di quelli corti che iniziano dall’ultimo pensiero avuto. Eravamo tutti a tavola (la stessa di ieri) e (in soggettiva) vedevo le vostre e le mie mani, sentivo le vostre voci. Ognuno di noi aveva un segnaposto fatto da un tappo di sughero con due pezzi di stagnola al posto dei piedi, due molle (quelle delle biro) al posto delle braccia, una patatina di polistirolo (quelle che ci sono nelle scatole da imballaggio) al posto della faccia e sulla presunta una testa un cartoncino con il nome scritto (la Strepponi aveva scritto La Strepponi). Stavamo inventando una favola per la figlia/figlio di Viviana e la storia iniziava con un coniglio, arancione.
Il ritorno è andato bene, ho scoperto che alla stazione di Piacenza fanno gli scherzi, ci hanno fatto scendere dal treno dicendo: è rotto, ne portiamo un altro, e poi si sono messi a ridere e ci hanno fatto risalire dicendoci: contrordine si parte.
alanpollo // Febbraio 22, 2009 a 5:23 pm |
Il più magro io? Caro Paolo, mi sa che te il rosso non lo reggi proprio! Tornando alla giornata di ieri passata con la “gang del coniglio arancione” avrei un paio di cose da aggiungere per chi eventualmente non c’era.
- Paolo Colagrande non stava mica tanto bene dato che in tutto il pomeriggio non ha rovesciato nulla, nè un bicchiere di vino, un anolino in brodo, una tazzina di caffè, insomma non sembrava neanche lui. Casomai la prossima volta che si esce si va a mangiare il pesce
- Stefano mi ha un po’ deluso, che al primo impatto mi era sembrato una persona seria ed elegante, poi però mentre Paolo leggeva alcuni suoi testi lui continuava a ridere in maniera sguaiata ed inopportuna, insomma una caduta di stile che da lui non mi aspettavo
Di nuovo un abbraccio a tutti!
AlaM
alanpollo // Febbraio 22, 2009 a 5:24 pm |
Per Michela: ma sì noi piacentini siamo un po’ burloni, non prendertela
stefano // Febbraio 22, 2009 a 7:11 pm |
infatti il più magro direi che sono io, non per darmi delle arie, infatti ci terrei a non esserlo ma tant’è.
eccerto che a volte mi sguaio, e vivaddio che c’è qualcosa che mi sguaia, tipo l’humour yiddish piacentino, perché se verdi era di codroipo potrebbe essere che isaac singer era un prozio del colagrande, hai visto mai
paolocolagrande // Febbraio 22, 2009 a 7:40 pm |
Eh lo reggo poco, va be’, però con la coca cola non ho rivali, caro mio. Sul fatto poi di non essermi rovesciato niente addosso sono abbastanza fiero di me. C’è anche da dire però che tutte le volte che mi sono rovesciato addosso qualcosa (il pesce, il caffè, lo spriz, la coca cola medesima, gli anolini, gli strangozzi una volta a Città di Castello, eccetera eccetera) è stato per pura sfortuna, quindi non è corretto farne una regola, sono solo frequentemente sfortunato.
Guarda te, Stefano. Chi l’avrebbe mai detto? Ridere su dei testi così seri.
La prossima volta gli facciam fare penitenza.
Far scendere tutti dal treno potrebbe essere una scena da Amici miei.
Vedi che città vivace?
paolocolagrande // Febbraio 22, 2009 a 7:54 pm |
L’etnia c’è. Ma non credo che siam parenti, io e Singer (lo scrittore, vero? non quello delle macchine da cucire). Adesso mi informo per bene, sarebbe una bella scoperta.
Per la precisione Verdi era di Gradisca d’Isonzo, Verga era di Codroipo; e Boito, amico comune di Verdi e Verga, era di San Vito al Tagliamento.
Adesso che ci ripenso forse è vero, il più magro è Stefano, in lotta con Corrado il pianista; ma in fondo di grassi non ce n’erano.
Facciamo che il sacco dei vestiti ce lo dividiamo, poi nel caso troviamo un sarto a buon mercato. Ci sono anche delle cravatte; a me non interessano.
stefano // Febbraio 22, 2009 a 9:24 pm |
se scopri che isaac singer era di trasaghis, vicino a peonis, facciamo bingo. o forse di sacile. di cormons? di forni avoltri? trasignacco? chissà.
(il bello è che io rido di rado, ma un certo tipo di humour raffinato, camuffato con la salopette, mi lascia senza difese – la prossima volta sarò più contegnoso, comunque, altrimenti gli altri si chiedono che razza di gente conosci)
carlotta // Febbraio 22, 2009 a 10:57 pm |
Eccomi.
Sono tornata nel nordest. Di nuovo nella mia identità di Clark Kent. Che dire? Sono contentissima e sono stata benissimo. Provo un autentico sentimento di trasporto per ogni elemento , persona, momento della giornata, singolarmente preso e per tutti collettivamente (aspetta che rileggo). Non mi sentivo così bene da quando mio cugino mi ha insegnato ad andare in bicicletta senza mani, giuro.
Piacenza non sembrava neanche Piacenza, aveva qualcosa di Parigi, o di TriBeCa New York, sembrava un posto dove si sta bene e che fa ridere.
Mai sono stata così felice di essermi sbagliata come con la Strepponi, per la quale posso dire di aver avuto un autentico colpo di fulmine. Sono andata a sentirmi la sua Seguedille su You Tube e bacio l’orlo delle sue vesti. Ho intinto un pezzo di sbrisolona nello zabaglione di Carmen! Cosa si può desiderare di più?
Poi domenica mattina sono andata a vedere gli ulivi che mio fratello ha piantato a Rezzanello. Ulivi. Filari e filari. A Rezzanello. Perché lui è fatto così. Gli ho detto che mi dispiaceva averlo picchiato tanto quando era piccolo, ed è stato contento che glielo avessi detto. Senza il blog kunderiano zavattiniano afrodisiaco non glielo avrei mai detto, probabilmente, sarei rimasta lì a guardare gli ulivi e avrei detto: belli questi ulivi, poi saremmo andati via.
Mi è anche venuto in mente che una volta, anni fa, che lavoravo sull’epistolario di un musicologo di queste parti, mi è capitata in mano una lettera autografa di Giuseppe Verdi. Proprio sua scritta da lui e mi sono ricordata di come ero contenta. Senza il blog e la lettura e le arie e la trattoria Regina non me lo ricordavo magari.
Poi ho avuto anche delle altre agnizioni e epifanizzazioni, ma per ora basta così che è tardi.
Grazie a tutti.
Al capo un ringraziamento speciale.
Francesco // Febbraio 23, 2009 a 4:53 am |
Cosa posso dire. Una giornata fantastica.
E’ un miracolo quando s’incontra una persona speciale. In questo caso così tante insieme, ho sfiorato quasi l’orgasmo.
Spero che comunque non sia l’ultima volta.
Il viaggio di ritorno è stato tranquillo sino a Milano. Alla fine però mi sono beccato un tornato in Alabama. Forse la salsiccia di polmone o le arie di Verdi. Ma anche qui ho sfiorato l’orgasmo e altro che per buona creanza in presenza del gentil sesso preferisco non dire.
Un abbraccio a tutti.
carlotta // Febbraio 23, 2009 a 3:55 pm |
Ma il pomeriggio sono entrata alla Feltrinelli e avevano messo su un CD di Mina che cantava Vincerò, E lucevan le stelle, Mi chiamano Mimì…
Una cosa raccapricciante. Mina soprano, Mina tenore, forse faceva anche Falstaff, non mi sono fermata abbastanza a lungo per saperlo, Mina scrittrice, Mina filosofa…
carlotta // Febbraio 23, 2009 a 3:56 pm |
@Francesco, tutto questo sfiorare l’orgasmo, non ti ha lasciato un po’ nervoso?
paolocolagrande // Febbraio 23, 2009 a 4:20 pm |
Vi ringrazio tantissimo e sono davvero contento che siamo stati tutti bene, prima durante e dopo pranzo e anche adesso, riparlandone e ripensandoci.
Io pur avendo una concezione del tempo che tende all’utopia resto affezionato a certe date, fauste (come, da pochi giorni, il 21 febbraio) o infauste (ne ho tante, anche recentissime), e batto ossessivamente il tempo che ci passa sopra. Quando dico, ad esempio: una settimana fa a quest’ora…. oppure: un mese fa a quest’ora… per il gusto autolesionista di illanguidirmi.
Questo per dire che il 21 febbraio è una bella data da segnare sul calendario anche per i prossimi anni.
Naturalmente bisognerà vedersi anche prima, magari fare anche un pellegrinaggio agli ulivi di rezzanello, con nipotino/a/i/e (sicura Viviana che non ci siano dei gemelli in viaggio?).
Che sia un blog afrodisiaco è ufficiale: Francesco ha avuto due orgasmi.
Ma è anche un blog visitato dalle muse: della poesia – elegiaca/lirica/epica/bucolica etc (si vedano i magnifici post di Carlotta e Michela), della musica (Strepitosa Strepponi e strepitoso cast), e poi e poi. Manca la danza ma se ci mettiamo d’impegno io, Alanpollo, Stefano, Francesco e anche il maestro Casati secondo me vien fuori una cosa interessante. Un blog post-tersicoreo, praticamente.
Tra le frasi storiche della giornata inscriverei una battuta di Alan, indirizzata a La Strepponi: “complimenti, mi sei piaciuta tanto, e sì che a me la lirica mi fa cagare”
(eccezionalmente le virgolette, data appunto l’eccezionalità)
Grande Alanpollo, discendente di Apollo, dio della musica.
stefano // Febbraio 23, 2009 a 4:45 pm |
potremmo cantare e danzare “la canzone intelligente”, ci vuole però un contrabbasso e uno che sappia tenerlo sulle ginocchia, s’intende
paolocolagrande // Febbraio 23, 2009 a 4:46 pm |
E’ vero, Francesco ha detto che ha ’sfiorato’ l’orgasmo due volte. Ma secondo me non li ha sfiorati, gli orgasmi. Li ha avuti. E’ troppo discreto, Francesco.
Mina Mazzini. Eh, che dire?
Sono stato invitato ad un festival di film e blues per parlare di Mina… ma lo dico in anticipo qui, rimanga fra noi, non parlerò di Mina.
paolocolagrande // Febbraio 23, 2009 a 4:47 pm |
Vada per la canzone intelligente. Ci vorrebbe anche un minimo di regia. Io e Carlotta ne conosciamo uno, di regista, che va bene.
stefano // Febbraio 23, 2009 a 6:16 pm |
anche “ho visto un re”, insomma cochi e renato chez jannacci. cochi era di tarvisio, renato di moimacco, jannacci aveva un’osteria a latisana dove si trovavano, poi arrivava anche dario fo che era di tolmezzo e ti facevano di quelle cantate che levati.
(uno di tolmezzo lo conosco davvero, e anche uno di latisana. e conosco anche il can de trieste, ma qui si va già in città e non so se sia il caso)
carlotta // Febbraio 23, 2009 a 11:20 pm |
Io, veramente, so ballare. Lo dico così, anche un po’ per fermare la deriva di Stefano.
Francesco // Febbraio 24, 2009 a 2:55 am |
Non sapevo che al Capo fosse tanto interessato ai miei orgasmi. Credo il perchè. Sulla strada di ritorno ho pensato di fare fioretto. Non scrivere più la parola minchia e sostituirla con orgasmo. Penso che sia più poetica. Molte poesie sono nate per presunti orgasmi. Buona parte della Poesia è basata per trasposizione al coito interruptus. Ci sono più coito interruptus in A Silvia del Leopardi che in Playboy. Potrei ricordare altri esempi.
Perciò i miei sfiorati orgasmi sono esercizi poetici.
Francesco // Febbraio 24, 2009 a 3:03 am |
Carlotta mia, è vero ero un po’ nervoso. Ma ci sono alcuni momenti che se non poi gridare ti devi sfogare in qualche modo.
Un abbraccio fortissimo.
Francesco // Febbraio 24, 2009 a 3:06 am |
Stefano è straordinario. Dovrò tifare Samp (dopo Lecce-Sampdoria).
alanpollo // Febbraio 24, 2009 a 10:25 am |
Io Francesco lo capisco benissimo. Ad un certo punto, durante l’esibizione canora della Strepponi anch’io stavo per avere un orgasmo solo che poi Colagrande ha ricominciato a leggere le sue robe su Verdi e compagnia bella e mi s’è intristito il meccanismo. Come si suol dire: Boitus Interruptus
A parte gli scherzi la giornata di sabato mi ha lasciato dentro tante cose belle, spero di avervi lasciato qualcosa anch’io. Nessuno ha la tosse?
stefano // Febbraio 24, 2009 a 10:30 am |
“A Silvia” purtroppo, se vogliamo, è far sesso con chi si ama davvero, e in maniera trucibaldamente retrospettiva. Una classica rosa incolta, nel frattempo passita. Ma il tenero Giacomo, a forza di mangiare frico e polenta nella natia San Canzian d’Isonzo, perse – come dire? – l’attimo.
Il Lecce mi spiace che stia rischiando di andare in B, anche perché ci vado volentieri, ma se non ci va il Lecce ci va la Sampdoria e quindi come diceva quel falegname di Pravisdomini, mors tua vita mea, cioè se mi presti la morsa io ti dò la vite che ti manca per quel bancale
carlotta // Febbraio 24, 2009 a 10:33 am |
Niente tosse, giovinetto smidollato!
@Francesco, lascia stare A Silvia e la sessualità di Leopardi, che anche in questo campo avrebbe qualcosa da insegnarci, a noi spiattellatori di corpi e anime
Un’osservazione filosofico – antropologica, datata tre giorni dopo: anche la contentezza è lunga da smaltire. Bisognerebbe costruirci sopra delle politiche su questa osservazione, e dei modi di vivere.
Alla banda del coniglio arancione la cedo gratis.
Buona giornata a tutti.
paolocolagrande // Febbraio 24, 2009 a 11:19 am |
Lo sapevo che finiva così. Ma è perchè non sei stato attento, Alanpollo. Io leggevo e La strepponi poi cantava, non viceversa.
Cioè io ero quello che cominciava e manteneva sopita la libido, La strepponi la risvegliava e la faceva esplodere. E’ vero che i brani de La Strepponi erano troppo brevi e i miei troppo lunghi, del resto così è la vita: il dolore prevarica e tiranneggia la felicità, il brutto sovrasta il bello, e la natura in fondo è matrigna, portatrice di sofferenze, come dice il già citato Giacomo Leopardi di San Michele del Carso nelle operette morali.
Si anche la contentezza è lunga da smaltire, proprio perchè la natura è matrigna e la felicità è poco compatibile con la condizione umana, dice sempre il poeta friulano, quindi poco digeribile.
Però non è un gran approfondimento, l’osservazione antropofilosofica che Carlotta ci ha ceduto gratis meriterebbe di più. Infatti poi ci ritorniamo di sicuro.
Isaac Singer era di Verzegnis, secondo me; sua mamma però di Cavazzo Carnico.
carlotta // Febbraio 24, 2009 a 12:45 pm |
Sono andata a vedere su Anobii la libreria di Michela e ho scoperto che anche lei, come la Strepponi, ha letto “Il lamento del prepuzio”. Quindi esiste davvero un libro che si intitola così, anche in inglese si chiama Foreskin’s Lament. E io che credevo fosse uno scherzo della Strepponi. Il fatto è che mi vergogno a chiederlo in libreria, su certe cose ho delle inibizioni, come andare a comprarsi dei profilattici di quelli vibranti scanalati per il piacere di lei al sapore di After Eight. Non ci riesco.
PS Se Leopardi era di S. Michele del Carso, allora la siepe era una lucida anticipazione delle trincee . Sì, mi torna.
stefano // Febbraio 24, 2009 a 1:58 pm |
E il colle dell’infinito, non ditelo a nessuno, era lo Zoncolan
carlotta // Febbraio 24, 2009 a 3:38 pm |
Proseguimento dell’osservazione antropo-filosofica arricchita dalle considerazioni sull’indigeribilità della felicità.
Per la felicità è poco attrezzato questo pianeta, diceva il poeta Maiacoschi, romagnolo. E aggiungeva (o premetteva, non ricordo): bisogna strappare la gioia ai giorni futuri. Quella che alla luce della storia appare oggi una sinistra anticipazione delle utopie distruttrici del XX secolo, nella prospettiva postmoderna della nostra isolata individualità significa: nella vita deve andarti un po’ di culo, però questo movimento traslatorio va assecondato e non ostacolato.
paolocolagrande // Febbraio 24, 2009 a 8:27 pm |
purtroppo la traduzione è letterale, una buona volta. Quindi non c’era verso di intitolare il libro altrimenti che il silenzio del prepuzio (ho controllato potete avanzare di farlo, foreskin vuol dire prepuzio).
Anch’io mi vergogno a chiedere il silenzio del prepuzio in libreria, bisogna aver la fortuna di trovarlo sullo scaffale e poi si tratta di andare alla cassa e superare il disagio della scatola di profilattici insieme ai biscotti del mulino bianco al supermercato.
Certo, un po’ di culo. Ma I cuori sono motori, solo insieme renderemo più bello l’universo, dice lo stesso Vladimiro Maiacoschi di sant’Arcangelo.
Ecco un possibile slogan per il blog kunderafrodisiacozavattinecceteraeccetera, da urlare tutti insieme vicino al coniglio arancione anzi sopra il coniglio arancione.
Poi magari tra un mese o due mi prende ancora la paturnia, ma pazienza, poi mi passa.
E’ nello stormire del vento nella trincea dello zoncolan (la siepe che da tanta parte dell’orizzonte il guardo esclude) il poeta di San Michele trova la dimensione dell’eterno dove è dolce naufragare.
Pensare il culo che si è dovuta fare Carlotta quando studiava per il concorso. E poi un bel giorno capita dentro un blog …
paolocolagrande // Febbraio 24, 2009 a 8:30 pm |
Ah, Alan. Volevo dirti che ho la tosse.
La Strepponi a quest’ora forse è a San Pietroburgo (credo che partisse stamattina o forse ieri), speriamo che non ce l’abbia lei, la tosse, se no caro il mio Alan al suo ritorno son cazzi.
carlotta // Febbraio 24, 2009 a 9:24 pm |
Capo, ehm. Il libro si intitola Il lamento del prepuzio, non Il silenzio del prepuzio. Ecco, non vorrei dire, certi errori si fanno, non è che dietro ci sia niente, mica per fare i Freudini in sedicesimo, però il silenzio insomma. Per dire, rispettosamente, penso che forse hai lavorato troppo in questo periodo e che magari dovresti darti una botta di vita.
michela // Febbraio 24, 2009 a 10:05 pm |
L’ho finito andando a Piacenza sabato, era a tavola con noi, nella mia borsa, in compagnia di Kammerspiel. Quando l’ho comprato ammetto che ho adottato lo schema: operazione sandwich; sotto c’era l’ultimo romanzo di Culicchia (che non ho ancora letto), sopra i racconti di Soriga, non si leggeva il titolo mentre ero in coda alla cassa e quando l’hanno passato per il segnare il prezzo l’hanno subito coperto. Però lo leggevo in settimana anche sull’autobus mentre andavo e tornavo dal lavoro e quando è arrivato il controllore e ho chiuso il libro per cercare l’abbonamento lo sguardo del controllore e quello della signora che era seduta vicino a me meritavano, vi assicuro che meritavano, e a me scappava troppo da ridere a vederli.
Se vi aspettate un romanzo erotico meglio che passiate ad altro, sul sito della Guanda c’è la scheda, è nella prima pagina che vi compare, tra le uscite recenti.
stefano // Febbraio 24, 2009 a 11:21 pm |
Quando scrive “Che fai tu, luna, in ciel?”, in realtà il poeta di San Canzian d’Isonzo – non per dire, ma questa storia di San Michele del Carso francamente non sta in piedi, capace fosse un omonimo – si rivolgeva a una forma di Montasio, dalla tipica configurazione lunatica.
Quanto al prepuzio, il discorso sta a prendere una piega preoccupante, roba che potrebbe occuparsene Fulvio Tomizza, noto poligrafo di Traversetolo, e così il cerchio si chiude
stefano // Febbraio 24, 2009 a 11:29 pm |
a proposito di tosse. anch’io ho un cicinino di raffreddore e quindi gli indizi aumentano. per fortuna domani non vado a san pietroburgo a cantare, ma in ucraina a vedere una partita di calcio a meno diciotto e tutto sommato anch’io son messo male, mi fodero di cebion e aspirine ma tant’è. siamo alle soglie del 438 codice penale, direi.
l’albergo di kharkiv si chiama cicikov, come l’eroe de “le anime morte, infatti è in via gogol, dedicata a nicolino gogol, il famoso scrittore di Tapogliano
carlotta // Febbraio 24, 2009 a 11:34 pm |
Quando studiavo per il concorso, intanto avevo una supplenza alle scuole serali. Vivevo a Venezia, dividevo la casa e le spese con un coinquilino che non c’era mai. Studiavo ore e ore al giorno, stupefatta dalla quantità di cose che dopo la laurea ancora ignoravo. Era una vita praticamente da monaco, ogni tanto mi alzavo con il libro in mano, andavo in cucina e mangiavo tre pomodorini e un pezzo di formaggio. Leggevo tantissima poesia e i versi mi cantavano in testa. Cantavano me, come dice il Poeta quando dice Cantami o Diva. La quantità di cose che ancora ignoravo e che mi sembrava avrei avuto una vita per conoscere mi entusiasmava: bisogna immaginare un bicchiere mezzo vuoto in cui il vuoto è solo l’attesa del pieno. Chissà se il nostro blog, così splendidamente aggettivato, può farsi una bandiera , fra le altre cose, del bicchiere mezzo vuoto.
Abitavo sulla Strada Nuova, vicino a dove hanno aggredito Paolo Sarpi : di notte, d’estate, si sentiva la gente che passava chiacchierare piano delle sue cose. Era come quando ti addormentavi sul sedile posteriore della macchina, mentre il papà e la mamma parlavano fra di loro, durante un lungo viaggio di ritorno.
Francesco // Febbraio 25, 2009 a 4:05 am |
@Carlotta:
se non ricordo male lo scrittore Enrico Maria Beyle (Bari in francese) (pluri cassaintegrato di Alberobello e soprannominato dai suoi compaesani burloni Stendhal) diceva pressapoco: Dio, se esisti, salvami l’anima, se l’ho.
Preferisco non parlare di anima. Specialmente di quello che non ho e che non conosco.
Mi rimane solo il corpo che la parte materiale del pensiero. Lasciami almeno questo.
Anche a me succede, cito il capo, d’illanguidirmi quando vedo una data stampata su una t-shirt.
Paolo nutro il sospetto che la matematica è l’unica religione, tutto il resto è superstione.
Francesco // Febbraio 25, 2009 a 4:09 am |
Carlotta e i viaggi di andata?
Paolo volevo scrivere superstizione.
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 8:32 am |
Si il lamento, non il silenzio. Che poi il lamento è a mezza strada tra il silenzio e il rumore. Quello dell’anima, forse. E’ una specie di bicchiere mezzo vuoto.
A Enrico Maria di Alberobello (naturalizzato parmigiano dopo il ritiro nella certosa) si è ispirato il fratello del nonno di Daniele Benati, la cui poetica (quella del fratello del nonno) si può riassumere nella massima riportata in epigrafe ad un libro del nipote del fratello:
Sgnor, s’eg sii
fé che la me alma, s’ag l’ò
la vaga in paradis, s’al ghé
traduzione per i forestieri:
Signore se ci siete
fate che la mia anima, se ce l’ho
vada in paradiso, se c’è
Quindi, a questo punto (scavalcando il Fedro, la neoscolastica ma anche la scolastica, M. Mazzini eccetera eccetera), si può parlare più consapevolmente del corpo, prepuzio incluso.
La matematica è l’unica. Non religione, l’unica e basta.
Può essere un altro tema svolto di scrittura creativa:
‘La matematica è l’unica’.
Altro titolo (che possiamo glossare come Margherita 2):
‘coi secchi di vernice coloriamo tutti i muri, strade vicoli e palazzi perchè lei ama i colori’:
commentare la frase della nota canzone di Riccardo Cocciante mettendosi nei panni dei proprietari degli immobili.
alanpollo // Febbraio 25, 2009 a 8:35 am |
Cavolo, ecco perchè in libreria mi hanno detto che non esisteva. Avevo chiesto “Il prepuzio degli innocenti”, la commessa mi ha detto che non esisteva e mi ha proposto Kammerspiele dicendo che comunque era simile
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 8:36 am |
Tornando al silenzio del prepuzio, mi sa che hai ragione Carlotta.
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 8:38 am |
Col prepuzio degli innocenti io metterei ai voti l’elezione di Alanpollo a Blogger dell’anno 2009. Se non si raggiunge l’unanimità mi dimetto.
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 8:53 am |
altro tema (margherita 3)
‘E per poi farle cantare
le canzoni che ha imparato,
io le costruirò un silenzio
che nessuno ha mai sentito’
cercare di dare un senso qualunque alla quartina della nota canzone di Riccardo Cocciante, mantenendo inalterato il proprio equilibrio psicofisico.
Margherita 3
‘Poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare,
perché lei vuole la gioia,
perché lei odia il rancore’
provare a riprodurre la situazione così ben rappresentata nella quartina della nota canzone di Riccardo Cocciante, ambiantendola fra Piazza Lodi e Porta romana in Milano tra le 7.45 e le 9.00 di un giorno lavorativo.
viviana // Febbraio 25, 2009 a 8:57 am |
io voto per alanpollo.
viviana // Febbraio 25, 2009 a 9:01 am |
E poi volevo dire grazie per tutti i pensieri e i brindisi e l’affetto.
Comunque si capisce che dev’esser stata una bellissima giornata: il blog ha ripreso una vitalità, sembra un blog adolescente.
Scusate però, La Strepponi, si può sapere chi è?
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 9:02 am |
Margherita 4 (e ultima)
Provare a inserire una quartina della nota canzone di Riccardo Cocciante in altro componimento poetico ispirato all’amore per una donna. Esempio:
Sanza Mia Donna io non vi vorria gire
quella c’a blonda testa e claro viso
che sanza lei non poteria gaudere
estando dalla mia donna diviso.
E se lei già sta dormendo
io non posso riposare,
farò in modo che al risveglio
non mi possa più scordare.
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 9:04 am |
Scusate se mi sono dilungato ma si partiva dal prepuzio e quindi la ricaduta è questa.
stavolta però li correggo davvero.
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 9:09 am |
Indovinello per Viviana. Già Carlotta ha offerto qualche indizio. Quindi datti da fare, che adesso un po’ di tempo ce l’hai. Come stai Viviana? Ti pensiamo tutti e forse con la scusa di brindare abbiamo alzato anche un po’ il gomito. Adolescente è un altro nuovo aggettivo del nostro blog. Bello anzi bellissimo.
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 9:24 am |
E’ più forte di me, dovete aver pazienza.
Ma Il prepuzio del giovane Werther mi sembra un buon titolo.
Non dico più niente, promesso, per un po’.
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 9:28 am |
Ultimissima cosa, che è un’utile avvertenza per lo svolgimento del tema Margherita 2: tenete ben presente che i muri dei palazzi non vengono colorati con pennelli o bombolette spray, ma con secchi – cioè secchiate – di vernice.
Era giusto precisarlo, a evitare che il tema prenda delle derive non corrette. Basta così.
alanpollo // Febbraio 25, 2009 a 9:56 am |
Per lo scrittore Colagrande: ma la pianti di perdere tempo su questo blog? Se non ricordo male dovresti avere delle scadenze da rispettare, quindi datti da fare altrimenti chiamo il tuo socio avvocato e gli spiego per bene come passi il tuo tempo!
carlotta // Febbraio 25, 2009 a 12:05 pm |
Voto anch’io per Alanpollo, mi sembra la vera rivelazione del 2009
alanpollo // Febbraio 25, 2009 a 12:27 pm |
Grazie, grazie troppo gentili! Sono molto contento di essere arrivato uno ma il merito è tutto del mister la palla è rotonda non ci sono più le mezze stagioni ed è meglio un uomo oggi che un prepuzio domani governo ladro
carlotta // Febbraio 25, 2009 a 12:40 pm |
@Francesco, scusa, ma qui c’è una che da anni si trova di fronte a dei ragazzi -loro sempre diversi, lei sempre uguale- a cui cerca di spiegare che il pessimismo di Giacomo Taldegardo Francesco Di Sales Saverio Pietro Leopardi non deriva dalla bruttezza e dalla sfiga, ma dalla osservazione della oggettiva miseria della condizione umana. Per convincerli negli anni ho fatto ricorso a qualunque bassezza. Ho detto: guardate me, sono uno schianto, ma sono ancora più nichilista di lui. Ho fatto balenare l’ipotesi che la Fanny Targioni Tozzetti in realtà gliel’avesse data. E altro e peggio che non posso raccontare. Niente. Sono passati i tempi in cui la solitudine, l’insoddisfazione del desiderio, l’isolamento potevano esercitare un qualche fascino, Giacomo Taldegardo, qua, resta il “gobo segòn” (gobbo onanista, traduco). Così mi ha fatto male trovare delle allusioni , proprio qui da noi, in cortile…
Quanto all’anima e a dio, no non esistono, anche se nonno Zavattini ha scritto:
Diu al ghé.
S’a ghé la figa al ghé
[…]
neanche un accenno al prepuzio, naturalmente
carlotta // Febbraio 25, 2009 a 12:42 pm |
ah, viaggi di ritorno, perché nei viaggi d’andata ero sempre troppo eccitata per poter dormire
Bisogna dire a Viviana chi é la Strepponi, se no, sapete come vanno queste cose, le nasce un figlio curioso e poi va a finire che si mette nei guai
carlotta // Febbraio 25, 2009 a 1:36 pm |
Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia
chi vuol esser lieto, sia
di doman non v’è certezza.
Poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare
perché lei vuole la gioia
perché lei odia il rancore
Quest’è Bacco con Arianna,
belli, e l’un dell’altro ardenti
perché ‘l tempo fugge e inganna
sempre insieme stiam contenti,
poi coi secchi di vernice
coloriamo tutti i muri,
donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti
arda di dolcezza il core
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha esser, convien sia
Margherita adesso è mia
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 7:12 pm |
chapeau, Carlotta.
Hai anche rispettato la metrica, che non era richiesto.
Adesso tocca a me, e siccome sono l’amministratore del blog posso un po’ barare e lasciar perdere l’amore
Io non posso stare fermo
con le mani nelle mani
ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Prima che
venga
domani
lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
e se lei
già sta dormendo
dormendo
io non posso
riposare
qui
non si sente
altro
che il caldo buono
troppe cose
devo fare
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
paolocolagrande // Febbraio 25, 2009 a 7:23 pm |
Aspettiamo un attimo a dirglielo.
Eh Viviana? Aspettiamo un attimo a dirtelo. Magari ti diamo altri indizi. Vai su Youtube e digita carmen senguidilla, oppure il trovatore – azucena, oppure falstaff eccetera eccetera, insomma, mezzosoprano. Basta così. Per adesso.
michela // Febbraio 25, 2009 a 8:27 pm |
voto Alanpollo per Il prepuzio degli innocenti e Paolo per Il prepuzio del giovane Werther. Pari merito, non so se si può ma amen, è così
direi di provare a vedere il bicchiere mezzo pieno, può sembrare una cosa da IniEuro ma in realtà è altro
sulla mia salute che dire: tosse e raffreddore, ossa rotte e sta sera 38,2, mi sa che un’aspirina e le coperte sono la miglior conclusione di questa giornata (ho parlato al mio sistema immune, mi ha assicurato che domani sarà tutto a posto)
carlotta // Febbraio 25, 2009 a 10:27 pm |
No, credimi Michela, mezzo vuoto, perché il vuoto sta prima del pieno, come il sabato del villaggio sta prima della domenica del villaggio. Ci deve essere anche una citazione da Eraclito di Efeso, ma è tardi. Domani.
Scusate, torno da Venezia e ho un po’ esagerato col Tokai
(o Tocai? Tokai si beve a Kyoto?)
stefano // Febbraio 25, 2009 a 11:18 pm |
qui mi assicurano che nicola gogol era di tarcento, ma adesso mi verrebbe da chiedermi che ne so di un campo di grano, e come fanno i marinai, se tu non ricordi la casa dei doganieri, un dì s’io non andrò sempre fuggendo e via dicendo, scusate ma qui a kharkiv per combattere il freddo ci sono due sistemi, per uno scarseggiano le risorse, per l’altro la vodka col borsch non è un supplizio, anzi, meno male che domani notte sono di nuovo a genova. in piazza ho visto una statua di vladimiro lenin sopravvissuta alle demolizioni, lui no ma il padre dicono fosse di fagagna
paolocolagrande // Febbraio 26, 2009 a 11:32 am |
Bulgakov era di Poviglio, dove è morto, per l’appunto, sepolto in un campo di grano.
paolocolagrande // Febbraio 26, 2009 a 11:44 am |
Non lo so, Carlotta. Secondo me il pieno sta prima del vuoto, proprio come il sabato del villaggio sta prima della domenica del villaggio.
paolocolagrande // Febbraio 26, 2009 a 11:50 am |
Il tocai era la bevanda preferita di Jorge Amado, che gli dedicò un romanzo (Tocaia grande, in Brasile spesso i nomi sono al femminile come la computadora per dire il computer, però non fidatevi che io il portoghese non lo so)
Mirella // Febbraio 26, 2009 a 1:19 pm |
Basta con tutti questi friulani.
Meno male che Maiacoschi, come ha già scritto Carlotta, era romagnolo, anche se non originario di Santarcangelo, bensì di San Mauro Pascoli. Di Santarcangelo era Liliana, detta Lili la bricca, ovvero la bricconcella, moglie di Osimo, il portalettere del paese. I tre convissero a lungo a Santarcangelo, suscitando non poco scandalo. Lì ebbero occasione di conoscere il poeta Raffaello Baldini e insieme contribuirono a fondare il famoso festival teatrale che ancor oggi si svolge annualmente nel ridente borgo romagnolo.
carlotta // Febbraio 26, 2009 a 3:15 pm |
Capo questa cosa che il pieno sta prima del vuoto come il sabato del villaggio sta prima della domenica del villaggio mi ha colpito come una tonnellata di mattoni, come direbbe il mio maestro Roger Rabbit ( non a caso un coniglio). Penso che anche Giacomo intendesse una cosa così e che tu e lui avete ragione e io ho torto.
Delle volte, avere torto, su questo blog, son delle soddisfazioni.
carlotta // Febbraio 26, 2009 a 3:24 pm |
Il bicchiere mezzo vuoto continua a essere il mio preferito, però: sta lì e aspetta. Intanto uno, magari, invece di ingozzarsi, pensa.
carlotta // Febbraio 26, 2009 a 3:33 pm |
Maiacoschi , suo papà di San Mauro (la mamma era di Brusuglio) lo ha chiamato Vladimiro in onore di Lenin, in Romagna ce n’è molti di nomi così. Poi, al papà gli han tirato una fucilata, un omicidio politico, di matrice fascista, pare. Infatti poi Vladimiro ha scritto un verso che diceva “in questa vita non è difficile morire” e sua mamma gli ha detto “e bravo ciùla”, ma non lo ha scritto perché le donne, a quell’epoca, avevano altro da fare.
paolocolagrande // Febbraio 26, 2009 a 4:13 pm |
Brusuglio era dove aveva la villa Carletto Imbonati (tél chì l’Imbonati) e in effetti da quelle parti si dice ciùla. A San Mauro si dice sòcmel; anche Pascoli lo diceva, ma solo quando scriveva poesie in latino.
Figurati te Carlotta, io spero sempre di aver torto in questo blog: è una specie di el dorado, questo blog, quell’el dorado che dice Francesco Maria Arouet di Castelcanafurone. Il mezzo vuoto è la salvezza dell’umanità, ma l’umanità non lo capisce. Teniamocelo stretto noi.
Menzione d’onore, dopo il premio a Alanpollo, per Mirella che ha nominato Raffaello Baldini.
Anzi adesso … be’ insomma ci penso io.
paolocolagrande // Febbraio 26, 2009 a 4:16 pm |
Però ho come l’impressione che Maiacoschi e Baldini non andassero tanto d’accordo: Maiacoschi? un patacca, diceva Raffaello agli amici, ma non diteglielo che si offende.
paolocolagrande // Febbraio 26, 2009 a 4:40 pm |
ESERCIZIO N. 3
Ti superero’
in amore andro’
molto piu’ lontano dove tu
stupore sei
Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare.
Lo mar potresti arompere, a venti asemenare,
l’abere d’esto secolo tutto quanto asembrare:
avere me non pòteri a esto monno;
avanti li cavelli m’aritonno».
dimmi dove………..
quando……..
quando………
dove………
cuore
mi avvicino piu’ a te
Che ‘l nostro amore ajúngasi, non boglio m’atalenti:
se ci ti trova pàremo cogli altri miei parenti,
guarda non t’arigolgano questi forti corenti.
Como ti seppe bona la venuta,
consiglio che ti guardi a la partuta.
la tua vita e’ vita per la vita mia
e gli occhi mi appartengono
le tue labbra, ciglia e il cuore
e’ in mano a me
Meo sire, poi juràstimi, eo tutta quanta incenno.
Sono a la tua presenzia, da voi non mi difenno.
S’eo minespreso àjoti, merzé, a voi m’arenno.
A lo letto ne gimo a la bon’ora,
ché chissa cosa n’è data in ventura
paolocolagrande // Febbraio 26, 2009 a 4:46 pm |
questa mi è costata un po’ di fatica, dico la verità.
Francesco // Febbraio 27, 2009 a 9:39 am |
Mi piaci quando taci perché sei come assente,
tante cose devo fare, prima che venga domani
E se lei già sta dormendo
e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca.
Perché questa lunga notte non sia nera più del nero,
Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi
perché Margherita è il vento,
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.
e riempito il cielo intero
Mi piaci quando taci e sei come distante.
Margherita, Margherita,
Sembri lamentarti, farfalla che tuba.
E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge.
per amarci quando è sera
Lascia che io taccia con il silenzio tuo.
Sveglierò tutti gli amanti
parlerò per ore ed ore,
Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio,
E per poi farle cantare le canzoni che ha imparato,
io le costruirò un silenzio
che nessuno ha mai sentito
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Margherita adesso è mia
e mi piaci quando taci perché sei come assente.
Poi saliamo su nel cielo
e prendiamole una stella,
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare,
Poi basta una parola, un sorriso.
Poi con secchi di vernice
coloriamo tutti i muri,
case, vicoli e palazzi,
E sono felice, felice che non sia vero.
perché Margherita è tutto,
ed è lei la mia pazzia.
carlotta // Febbraio 27, 2009 a 9:43 am |
Ciullo d’Alcamo era di Brusuglio anche lui, pare, almeno per parte di madre, perché il padre era siciliano, è accertato. Il nome gli è rimasto perché la mamma, quando lo vedeva scrivere poesia invece di studiare da notaio, lo apostrofava…
paolocolagrande // Febbraio 27, 2009 a 11:33 am |
Solo che lui ha travisato il messaggio della madre.
In ‘A lo letto ne gimo alla bon’ora…’ si legge apertamente l’equivoco.
standing ovation per Francesco
carlotta // Febbraio 28, 2009 a 7:21 am |
Eh capo… qui ci vorrebbe un mio nuovo intervento di genere antropologico – filosofico. Se lo facessi, sarebbe una strenua difesa del travisamento e dell’equivoco in relazione al loro fondamentale ruolo nella produzione di senso, di idee e, in definitiva, di bellezza. Potrei citare Lacan, nobilitando all’istante questo blog di letterati, quando dice “Tu non mi guardi mai là, da dove io ti vedo”. Il travisamento di Ciullo, che scambia un epiteto ingiurioso della madre per un imperativo, con conseguenze gioiose e -non implausibilmente, dato l’entusiasmo con cui l’imperativo viene accolto- feconde, costituisce un esempio perfetto della mia teoria che comunque, per pudore ideologico, in un un mondo così attestato sulla difesa della verità e della reciproca comprensione fra gli umani, e persino fra gli umani e gli animali, non esporrò.
paolocolagrande // Febbraio 28, 2009 a 7:59 am |
Scusate ma ci sono delle volte che a me vngono gli occhi lucidi, non voglio dare un taglio languido sentimentalista a questo blog, e infatti ho detto scusate, perchè magari è solo un momento, un fatto come si dice contingente, perchè ci sono dei momenti in cui quel registro salta fuori anche se vorresti evitarlo, però quello che voglio dire insomma è che qui si sta piuttosto bene.
C’è una persona che mi ha mandato una mail: ho visto il blog ma ho avuto un po’ di soggezione a entrare perchè sembrate una specie di famiglia; vorrei tranquillizzare questa persona che questa non è una famiglia, è un posto dove riesce facile dire quello che passa per la testa e il più delle volte le cose che passano per la testa sono bellissime. L’importante è sentirsi un po’ come se ci trovassimo sui gradini di qualche angolo anche magari un po’ sfigato, dove se qualcuno porta il pallone può anche giocarci senza chiedere il permesso e senza che tutti debbano fare la stessa cosa. Insomma non so se ho reso l’idea, se ci si sente un po’ antiquati, nel senso meno accademico della parola, secondo me ci si sta bene, qui. Cioè, meglio che in una famiglia.
Sarebbe bello Carlotta che, magari poco alla volta quando ne hai voglia, esponessi questa teoria, che mi sembra parta molto bene.
Mirella // Febbraio 28, 2009 a 12:15 pm |
MARGHERITA (Poliziano – Cocciante)
Questa fanciulla è tanto lieta e frugola
che a starli a lato tutto mi sminuzzolo
ciò che la dice o fa mi tocca l’ugola
ogni suo atto, ogni suo cenno agruzzolo.
E per farle cantare
le canzoni che ha imparato
Io le darò un silenzio
che nessuno ha mai sentito.
Poi saliamo su nel cielo
e prendiamole una stella
perché Margherita è buona
perché Margherita è bella.
I’ son tutto di fuoco, e ‘l mio cor mugola
Ciò che la dice o fa mi tocca l’ugola
Perché Margherita è tutto
ed è lei la mia pazzia
Margherita Margherita
Margherita adesso è mia.
Tant’ho scherzato come pesce in fregola,
che tu m’hai ‘ntinto, Amor, pur nella pegola.
In quanto a Maiacoschi, non solo Baldini lo riteneva un pataca, ma pare che a lui particolarmente si riferisse nel comporre le sue Coglioni e Coglioni 2
paolocolagrande // Marzo 1, 2009 a 7:01 am |
Mi hai letto nel pensiero, Mirella, quando dicevo: anzi adesso … be’ insomma ci penso io.
Ecco ci ho pensato, se volete passiamo di là, che ho fatto la stanza e pulito i vetri.