Kammerspiel

Ottobre 17, 2008 · 141 Commenti

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141 risposte finora ↓

  • carlotta // Ottobre 18, 2008 a 6:46 am | Replica

    Capo!
    Il botto, dunque. Sapevo che esistevano i trailer dei libri, ma pensavo solo a New York, a Tribeca, per dire. Signùr, le boschine, che colpo basso, adesso mi tocca andare incontro al sabato col magone. Uno shock. E se cadevi dalla barca?
    Tutto per essere fantasmagorico. Non è che non capisca che a volte si ha quel desiderio lì, soprattutto se si sono letti certi filosofi pericolosi, ma con la responsabilità di due bambini! Chissà cos’ha detto tua mamma.
    Però l’acqua e le pagine stanno bene insieme, non me n’ero mai accorta. Cioè un po’ sì, ma lì si vede proprio bene.
    :-)

  • paolocolagrande // Ottobre 18, 2008 a 11:23 am | Replica

    Mia mamma, povera. Non diciamoglielo. neanche ai bambini. Lo sapevo che il trailer non era una cosa seria, ma poi insomma, cosa vuoi mai. adesso poi ne parliamo. Insomma scusatemi. Facciam finta di niente e parliamo di tutto quello che è rimasto in sospeso. adesso vado a reggio ma stesara torno, non finite le bottiglie e lasciatemi qualcosa da mangiare.

  • paolocolagrande // Ottobre 19, 2008 a 1:41 pm | Replica

    Carlotta, ho lasciato un pezzo sull’altro post, quello di prima dove hai lanciato la vergogna prometeica, possiamo continuare anche qui se credi. Era per dire che comunque ce n’era ancora un pezzo di là, in giardino.

  • michela // Ottobre 19, 2008 a 2:27 pm | Replica

    Premessa: secondo me, almeno a casa propria, ognuno è libero di fare e sperimentare quello che vuole e il fatto che inviti delle persone dando loro la possibilità di esprimersi e ascoltando il loro parere non dovrebbe impedirgli di farlo.
    Traduzione della premessa: Paolo non capisco di che cosa ti stai scusando.

    Premessa a parte, quello che a me è venuto in mente è che quando incontro pagine che mi piacciono poi finisco con l’aver tutti e sei i sensi attivi (il sesto, per me, è la memoria, quel che mi torna in mente mentre leggo) e così poi succede che quella pagina è un insieme di tutto e se ci finisco vicine immagini, suoni, odori, sensazioni che non sono le mie ma sono simili le vedo come stonate, mentre se sono completamente differenti no, anzi, la trovo una cosa stimolante. Quello che mi ha fatto piacere è che il ritmo della pagina era molto simile a quello che avevo dato leggendo, forse il piacere viene dal fatto che ho avuto la sensazione di averle rispettate. Il ritmo della pagina è una cosa che faccio fatica a esprimere chiaramente ma è una cosa che sento molto. L’altra sera a Genova c’era D Grossman che presentava il suo ultimo romanzo e c’era un’attrice, che per me legge molto bene, che ci ha letto alcune pagine. Io questa ragazza l’ho ascoltata più volte leggere brani d‘autori diversissimi tra loro e ogni volta mi è piaciuta, a volte avevamo dato lo stesso ritmo, a volte diverso, ma mi era sempre piaciuta. L’altra sera invece nella mia testa era un patimento continuo. Anche ora, che quel libro lo sto leggendo, sono rimasta della stessa idea, secondo me a un cerbiatto somiglia il mio amore è da leggere diversamente, non c’è niente da fare, e dal momento che sono solo a metà e che quindi ho quasi 400 pagine che mi aspettano vado a leggere.

  • carlotta // Ottobre 19, 2008 a 6:05 pm | Replica

    Capo e Michela, soprattutto Michela. Ho come un brividino su per la spina dorsale. Non è mica che pensate che a me il trailer non va bene, vero? Mi va benone, mi è piaciuto e mi sono divertita. So cos’è e credo di sapere cosa vuole essere. Volevo solo prendere un po’ in giro il capo che usa dei mezzi espressivi all’avanguardia e si fa legare su una barca precaria affrontando anche dei pericoli con un certo coraggio. L’effetto è come di una serata futurista al contrario. Perfetto.
    Ci ho messo anche la faccina sorridente.
    Ce la rimetto :-)
    Ps.: Secondo me, non è mica così vero che uno a casa propria può fare quello che vuole. Son cose che si dicono, ma mi sa che quello che uno vorrebbe davvero è che gliene importasse a qualcuno di quello che fa e sperimenta a casa propria.
    Capo, grazie. Ci tengo a questa cosa della vergogna prometeica e dopo poi ne parliamo ancora nell’altra stanza.
    PPS.: ho appena finito Mi compro una Gilera di Nori, l’ho letto praticamente tutto in un linghissimo viaggio bus + vaporetto che mi portava all’Arsenale a Venezia e per un paio di settimane parlerò e scriverò come lui. Chiedo scusa.

  • carlotta // Ottobre 19, 2008 a 7:06 pm | Replica

    La colpa di quel “linghissimo” al posto di lunghissimo è che qua festeggiano un compleanno e qualcuno mi ha appoggiato un prosecco vicino alla tastiera, che poi io, presa dal demone della scrittura, l’ho tirato giù come acqua minerale.

  • paolo // Ottobre 20, 2008 a 11:36 am | Replica

    ma chi è davvero paolo colagrande?
    uno pseudonimo azzardato?
    un pirata del web?
    una bibita post-moderna?
    un autore del dolce stil novo?
    un anagramma riuscito?

  • paolocolagrande // Ottobre 20, 2008 a 12:44 pm | Replica

    un pirata del web va bene.

  • bloggointestinale // Ottobre 20, 2008 a 7:44 pm | Replica

    guardare questo bel video mi è venuta voglia di pescare delle alborelle (se le fanno ancora) (i fiumi)

  • carlotta // Ottobre 21, 2008 a 12:26 pm | Replica

    (Oggi in classe ho raccontato la barzelletta, che ho sempre trovato assolutamente esilarante, su Barabba libero e Gesù centravanti, però non hanno tanto riso e poi mi hanno spiegato che il libero e il centravanti non ci sono più.
    Ma è vero?)

  • carlotta // Ottobre 21, 2008 a 7:16 pm | Replica

    Anche che la Champions League è la coppa dei Campioni l’ho scoperto domenica guardando Fazio. Da un po’ di tempo sono molto attenta alle cose che riguardano il calcio. Coppa dei Campioni mi piaceva di più, c’era anche un gelato che si chiamava così, mi sembra. Qua le parole scappano via a frotte, altro che adotta una parola, qua ci vuole qualcosa come la dichiarazione di Balfour, per le parole.

  • stefano // Ottobre 24, 2008 a 12:15 am | Replica

    ben ritrovati/e, questo è solo un saluto, che spasso lo spot del libro. vorrei scriverne ma ora ho la spia in rosso, a presto
    s

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 11:43 am | Replica

    c’era un mio come si chiama, intervento, loggamento, in somma uno di questi che sto scrivendo adesso, anche abbastanza lungo. Non so dove è andato a finire, forse si è autocensurato. C’era anche un intervento di Luca (mi pareva si chiamasse Luca) ma è sparito anche lui: devo aver schiacciato qualcosa di sbagliato. Pazienza per quello che avevo scritto io che onestamente non saprei riscrivere, ma mi spiace per Luca, comunque riassumo: in Fideg, diceva grosso modo Luca (ammesso che si chiamasse Luca, se non si chiamava Luca gli chiedo scusa), a un certo punto vengono trascritti i primi versi del coro dell’adelchi che comincia con Sparsa le trecce morbide sull’affannoso petto, lenta le palme ecc.ecc.Notava Luca (vale la parentesi di prima) che c’è un errore: c’è scritto Sparse anzichè sparsa: ci hanno rotto tanto i maroni, dice Luca, con la storia dell’accusativo alla greca di Sparsa (da concordare al femminile con Ermengarda), e adesso tu scrivi sparse? Luca si era espresso molto meglio e non aveva detto i maroni, ma il concetto c’è. Hai ragione Luca, è sbagliato, e nessuno se ne è mai accorto. Un errore abbastanza grave, in effetti. Cosa ne pensi Carlotta?

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 11:48 am | Replica

    Ho incontrato uno che non vedevo da mesi e mi ha detto: ho visto il trailer. Aveva una faccia desolata, di quello che non sa cosa dire. E infatti mi ha detto: mà, non so cosa dire. E’ stato onesto. Grazie Stefano, son contento. Metti subito un deca.

  • carlotta // Ottobre 24, 2008 a 12:18 pm | Replica

    Penso che non me ne ero accorta e che comunque è un caso simile a quello che racconta Meneghello dei ragazzini di Malo che, se ricordo bene, sentivano l’inno che iniziava con “Vibra l’anima nel petto!” e lo capivano: “Vibralani! Mane al petto!”. In una cultura dell’oralità, come quella della pianura padana occidentale, sul petto le trecce stanno sparse, come le macchie di sugo, e pazienza l’accusativo alla greca.
    Converrai che Vibralani è una parola bellissima e il mondo ne è, come dire, migliorato.

  • carlotta // Ottobre 24, 2008 a 12:28 pm | Replica

    Penso anche che non aver dato la colpa al correttore di word o a una redattrice neolaureata sia un segno di vera dirittura morale

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 12:49 pm | Replica

    Mi ha preso la ridarola convulsa a pensare alle trecce morbide sparse insieme alle padelle di sugo sull’affannoso petto della pia che, incurante dello spargimento di trecce e delle padelle, cerca il ciel col tremolo guardo. E allora ti ho fatto una standing ovation da solo. I tuoi studenti devono baciarsi i gomiti.
    Vibralani sarà il nostro peana. Vibralani!

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 12:58 pm | Replica

    Mi dicono che le alborelle si trovano solo nei ristoranti dove si spende .
    La coppa dei campioni, invece, c’è ancora di sicuro. Esistono anche imitazioni a basso costo, coi marchi dei supermercati. Il problema è che adesso il mio bimbo Alessandro comincia a leggere (è nella fase in cui bisogna fermarsi davanti a ogni cartello o insegna eccetera eccetera) e capisce che quella non è la vera coppa dei campioni.

  • paolo // Ottobre 24, 2008 a 1:57 pm | Replica

    toh, io da piccolo dicevo
    …e liberaci dal mare….amen

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 2:35 pm | Replica

    ti riferisci alle alborelle?

  • paolo // Ottobre 24, 2008 a 3:08 pm | Replica

    no, alla fine del padre nostro

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 3:32 pm | Replica

    be’, comunque, a volte i correttori word ti spiazzano. Quando dovevo correggere le bozze di Kammerpiel ho provato a inserire il correttore (che avevo disinserito fin dalla nascita del computer, inteso come questo computer che sto usando), quello che sottolinea a zig zag le parole che lui crede sbagliate. Pensavo: magari non trova gli errori come gli accusativi alla greca ma gli altri più facili, e di solito meno riconoscibili, me li sottolinea di sicuro. Non mi è servito quasi a niente ma c’è un punto in cui arriva Pascal che dice: in natura c’è qualcosa di più debole di un giunco: un giunco pensante. L’uomo, per Biagio Pascal, è un giunco pensante e quindi è più debole eccetera (morale, meglio non rincoglionirsi di scienza, filosofia eccetera ). Il correttore mi sottolineava la parola Pensante: ho controllato qual’era secondo lui quella giusta; abbastanza facile, era Pesante. Pensa te, ho detto, diavolo di un correttore (non ho detto diavolo di un correttore, devo aver detto fighi o fischia; a volte, più raramente, dico anche vacca boia o vacca bestia; il mio amico Flavio di Fidenza invece dice sempre: la figa della Giacotti; non so chi sia questa Giacotti. Comunque chiusa la parentesi): ad appesantirsi di scienza si rischia di diventare giunchi pesanti e quindi di spezzarsi: il giunco pesante è ancora più debole di quello pensante. E l’immagine del giunco pesante rende, ancora meglio del giunco pensante, l’idea della fallibilità e provvisorietà dell’homo erectus. Ho avuto la tentazione di dar retta al correttore, che stavolta ha superato Pascal.

    Fischia che pataccate che scrivo. Però magari questo giochetto piace a Paolo (non io, quello qui sopra).

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 3:36 pm | Replica

    e poi, qui in questo bolog, perchè tutte le volte che scrivo In somma mi compare in somma (in + somma) e non tutto attaccato?

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 3:36 pm | Replica

    tò, riprovo: in somma

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 3:37 pm | Replica

    insomma

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 3:38 pm | Replica

    stavolta era giusto, ma perchè forse la parola era da sola.

  • paolo // Ottobre 24, 2008 a 3:49 pm | Replica

    ohi
    qual’era o qual era? qualora fosse qual’era, sarebbe un’era, non di ora, come con qual’ora, ma un’era di prima, passata. Un’era che fu.

  • Luca // Ottobre 24, 2008 a 3:49 pm | Replica

    No no Paolo, avevi proprio ragione mi chiamo Luca! E avevo pure scritto maroni: esatto. E onestamente avevo pensato anch’io al correttore ortografico…maledetto. So che è una stupidata ma siccome mi sono sempre ritenuto un lettore mediocre (per qualità d’attenzione), il fatto che nessuno s’era mai avvisto dell’errore…mi fa quasi piacere! Grazie. E comunque, la settimana prossima inizio Kammerspiel: se trovassi qualcosa anche lì…vuol dire che porto sfiga io!
    Bravo bravo bravo. Anche a Carlotta! Su Vibralani…a questo punto – scusate la bassezza – proporrei una versione apostrofata… Insomma una persona che davvero mette paura in maniera quasi elettrica: vibra l’ani.
    Scusate è troppo bassa ma era inevitabile.

    Luca

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 4:05 pm | Replica

    Son contento che ti abbiam recuperato, Luca. Qualcuno blocchi la tastiera a Paolo.

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 4:07 pm | Replica

    avevo scritto qual’era, è vero. Niente, non bloccategliela più, la tastiera.

  • paolocolagrande // Ottobre 24, 2008 a 4:10 pm | Replica

    troppa velocità. Adesso rallento.
    se a qualcuno interessa, domenica alle 18.30 sono a Padova al festival del gusto e della letteratura. E mercoledi leggiamo l’accalappiacani a Modena università.

  • paolo // Ottobre 24, 2008 a 5:11 pm | Replica

    leggete anche gl’apostrofi, mi raccomando

  • paolo // Ottobre 24, 2008 a 5:13 pm | Replica

    paolo, scusa se metto un messaggio serio- mi chiedo se non si potrebbe mettere l’annuncio della lettura a Modena anche sul sito dell’accalappia

  • viviana // Ottobre 24, 2008 a 6:00 pm | Replica

    la réclame del libro è bellissima. scusate se ho usato una parola antiquata.
    bravo l’amministratore che si dà da fare con la modernità senza cadere nelle sue trappole.
    volevo anche dire che un mio amico da piccolo in chiesa cantava una canzone che diceva “il Signore è nato” e lui capiva “il signor Renato”.
    ho letto un po’ in fretta, non so se c’entra.
    un abbraccio
    v

  • carlotta // Ottobre 24, 2008 a 7:34 pm | Replica

    Capo ho appena fatto una ricerca in internet sul festival del gusto e della letteratura, visto che per una volta succede qualcosa qua vicino. Mi è venuto un po’ un groppo in gola. Caffè Pedrocchi. Mezz’ora. Sala bianca. Degustazioni. Salatini. Sicuro che…? No perché io. Insomma. (A me insomma viene scritto normale). C’è una mia collega che organizza una cosa che si chiama lo spriz letterario. Fra l’aperitivo e l’happening. Ho sempre pensato. Ci hai pensato bene? Ho sempre pensato che farsi intervistare da Marino Sinibaldi fosse il massimo della frivolezza. Fa’ te. Comunque è tutto sotto controllo, vero?

  • paolo // Ottobre 24, 2008 a 7:44 pm | Replica

    viviana- c’entra, c’entra ( o centra?)

  • carlotta // Ottobre 24, 2008 a 8:18 pm | Replica

    Va bene, e io la canzone del Piave che mormorava la finivo cantando: non passa lo stranviero.

    Ecco

  • paolocolagrande // Ottobre 25, 2008 a 7:31 am | Replica

    Se la mettiamo su questo piano.
    Da piccolo mi portavano a messa. Quando l’assemblea cantava osanna osanna, io capivo Rosanna, che era mia zia.

  • paolocolagrande // Ottobre 25, 2008 a 7:59 am | Replica

    mà, tutto sotto controllo non saprei, ho paura di no. D’altra parte non so mai neanch’io cosa fare: vai, non vai. Caffè pedrocchi, sala bianca, lo so che …Però dirò questo: l’anno scorso in agosto prima di una lettura a Viareggio mi han portato in un ristorante extra lusso, da vips, con altri due scrittori di cresta con mogli, un critico di cresta membro della giuria con moglie, una assessora di cresta (da sola). Mi son tirato addosso il pesce sulla camicia (sparso la triglia morbida sull’affannoso petto); non sono bei momenti, c’è stata un’affettuosa mobilitazione delle mogli presenti e di un cameriere che, nell’imbarazzo dell’assessora di cresta e secondo me anche del giurato, si son date da fare con tovaglioli acqua minerale eccetera eccetera (il borotalco o il viavà quando la macchia è troppo grassa ed estesa è sconsigliabile); ma il risultato non è stato gran che e mi son presentato alla lettura all’aperto presso i lussuosi bagni principe di piemonte (insieme agli altri due scrittori di cresta) con la camicia blu scura padellata, sudario della triglia, cercando il ciel col tremolo guardo. Ho letto anche male, e a certe domande intelligenti ho risposto pietose cazzate. Non sono bei ricordi.
    Però, per dire, in certe occasioni se mi applico… Non so cosa succederà a padova, ma se voglio…

  • paolocolagrande // Ottobre 25, 2008 a 8:10 am | Replica

    Grazie Viviana, mi fa piacere. Réclame del libro è molto meglio che book trailer, e prima della reclame ci starebbe bene la sigla di carosello.
    Adesso devo dar retta alla bimba silvia ma poi mi piacerebbe spiegare una cosa proprio della reclame del libro, spero di ricordarmi.

  • paolocolagrande // Ottobre 25, 2008 a 10:48 am | Replica

    Mi son sbagliato. Non è mercoledi che leggiamo l’accalappiacani a Modena università, è giovedi 30 ottobre alle 17.30 al cinema Astra via Rismondo, 27 (Modena). Quindi smemorizzate mercoledi e marcate giovedi.

  • carlotta // Ottobre 25, 2008 a 12:43 pm | Replica

    Sì lo so che bisogna farle quelle cose lì e a volte si creano delle condizioni impensate per cui poi vengono anche bene. E’ che io mi arrovello su questa associazione cibo/cultura, che va diffondendosi. E’ come se la letteratura -o per converso il cibo- avessero qualcosa da farsi perdonare. Va bè. Attento allo spriz che spesso dentro c’è un’oliva su uno stecchino. Impossibile prevedere le misure dello stecchino. Se è del tipo lungo, interferisce col naso e la respirazione, se è corto, può essere ingerito durante una conversazione appena un po’ impegnativa. Il nocciolo dell’oliva non si sa mai dove metterlo.

  • paolocolagrande // Ottobre 25, 2008 a 7:23 pm | Replica

    Credo lo spriz sia quello che in certi bar un po’ antiquati si chiama il bianco spruzzato cioè il bianco corretto aperol, è così? Tanto per prepararsi. Anche a me l’associazione cibo-letteratura lascia perplesso, diciamo che mi mette un po’ di pessimismo. Bisognerebbe, per superare il disagio, andare lì e mangiare come delle vacche, bere come delle canale e insomentirsi di cultura. Così potrebbe anche andare. Ma non sarebbe tanto chic (non so se si dice ancora chic, al posto di trendy o tendenziale).

  • carlotta // Ottobre 25, 2008 a 9:33 pm | Replica

    Lo spriz qua è una religione. E anche una filosofia, visto che un filosofo locale di portata internazionale ci ha scritto su pagine memorabili (sono in distribuzione al Pedrocchi). Molti lo scrivono alla tedesca: spritz. Una frangia di intellettuali dissidenti sostiene che è un modo per rovinare un vino buono e che se il vino non è buono, comunque da un vino cattivo mescolato all’Aperol non può venir fuori nulla di buono. Però l’Aperol sono ricchissimi e i miei amici intellettuali no, quindi avrà ragione l’Aperol. Scusa la divagazione.
    Perché lo so che cosa c’è in distribuzione al Pedrocchi? Perché ci sono stata. Oggi sabato. Alle 18.30. Con anche mio figlio. Lui comincia a leggere cose come quelle che scrivi tu, è un po’ presto, ma intanto -ho pensato- che senta. La sala bianca è carinissima, c’è anche una citazione su una parete che Fabrizio del Dongo ci avrebbe bevuto lo zabaione. Un posto pulito, illuminato bene, come dice adesso non mi ricordo più chi. Eravamo contenti. E intanto che eravamo lì così contenti è entrata a presentare il suo libro una signora bionda che evidentemente non eri tu. Presentava un libro sulla violenza alle donne, una cosa davvero triste.
    Mamma, mi ha detto mio figlio. Ho cercato di darti la colpa, perché in certe circostanze la vigliaccheria aiuta, ma non ha funzionato. Seduti lì senza poter uscire dalla bomboniera. A Padova di sabato pomeriggio, che già la detesto gli altri giorni.
    In conclusione, e per farla corta, ti scrivo per dirti che ci ha un po’ delusi la presentazione del tuo libro Kammerspiel al festival del gusto e della letteratura al caffè Pedrocchi di Padova, lo vedi che avevo ragione a diffidare?

  • alanpollo // Ottobre 26, 2008 a 10:01 am | Replica

    Il Calle lì che è sulla barca con te, eravamo alle elementari insieme. Và che roba, è proprio piccola Piacenza.

  • paolocolagrande // Ottobre 26, 2008 a 12:16 pm | Replica

    Capisco la delusione (ma perchè ci siete andati ieri? una domanda stupida, lo so. Sono andato a controllare se era veramente colpa mia. No, avevo scritto giusto: domenica 18.30). Torna stasera. Mi rendo conto che due volte a Padova in due giorni è ai limiti della decenza, però secondo me stasera ti diverti: cioè magari succede qualcosa per cui chi mi ha invitato si pente di averlo fatto, e tu quando lo vieni a sapere poi dici fischia potevo esserci anch’io..
    Vedi un po’ tu. E poi c’è un delirio di gusto, cultura, il mondo del gusto e il mondo della cultura del miracolo veneto, non so se mi spiego.

  • paolocolagrande // Ottobre 26, 2008 a 12:47 pm | Replica

    mi sono accorto adesso che c’è un altro post in questo blog che si intitola come me; lì ci son rimasti 3 commenti, uno di Luca (che non è vero che l’avevo perso, era lì nel post nascosto o forse nascosto solo a me), uno di Lavinia, uno di alanpollo. Scusate ne non vi ho considerato, ma è perchè non vi ho visto. Poi Lavinia mi ha telefonato per cui pazienza, Alanpollo ha scritto adesso qui sopra. Ecco perchè c’è sempre qualcuno che dice che non mi occupo del blog: forse quella è la prima pagina, con la foto grossa che sembro robert redford oppure henry fonda o, non so, rossano brazzi, e ci sono solo tre commenti. Mi spiace.

  • carlotta // Ottobre 26, 2008 a 3:42 pm | Replica

    Eh, perché ieri… Secondo te? Mi sono sbagliata, ecco cosa. La mia presa sul mondo sta diventando come quella di gatto Silvestro quando scivola giù da una parete e si vedono i segni di tutte e venti le unghie. Qua in casa mi fanno il muso e non c’è aria di tornare. Però promettimi che se nella sala bianca dove Fabrizio ha bevuto lo zabaione succede qualcosa di bello come quella volta delle triglie o anche diverso, ce lo racconti.
    Come direbbe gatto Silvestro, sigh
    Da qualche parte ci deve essere anche il tuo post sulla vergogna prometeica, che c’erano delle altre cose che volevo dire che ha detto Anders sulla vergogna e sulle cose che ci vedono (nel senso che le cose vedono noi). Adesso poi cerco il ramo giusto del blog.

  • alanpollo // Ottobre 26, 2008 a 6:05 pm | Replica

    Riciao Paolo, ah io mi chiamo Angelo, mi rendo conto che il nome alanpollo è un pò sfigato ma il motivo di quello pseudonimo lo spiego nel Blog da me segnalato nell’altra pagina, non sto a spiegarlo qui che non c’entra. Io t’avevo scritto di là, perchè mi volevo presentare a te e mi sembrava carino farlo nella tua pagina di presentazione. Ok, ti saluto con la speranza di poter fare due chiacchere di persona qualche volta (lo farei anche in email ma non so la tua, se ti va scrivimi all’indirizzo segnalato nel mio blog).

    Ciao!!!
    Angelo

    P.S. Spero che a Padova sia andato tutto ok e che non siano andati tutti ieri come Carlotta ;-)

  • Massimo // Ottobre 27, 2008 a 12:15 am | Replica

    Ciao, ho appena finito Kammerspiel e… beh, vorrei dire qualcosa di originale e intelligente ma non mi viene, quindi mi limito a dirti che l’ho trovato bellissimo (come Fideg, d’altronde, già letto 2 volte), e toccante, e… insomma uno di quei libri che quando li comincio poi non riesco più a smettere di leggere, e ci faccio le ore piccole che poi la mattina mi ci vuole la gru, per tirarmi giù dal letto, e quando arrivo verso la fine invece rallento la lettura, che mi dispiace che finisce. Ecco, questo volevo dire. Che non è originale né particolarmente intelligente ma viene dal cuore. Grazie.

  • paolocolagrande // Ottobre 27, 2008 a 4:02 pm | Replica

    All’interno della sala bianca non è successo niente di cui vantarsi o vergognarsi, mi son comportato discretamente e il pubblico, piuttosto numeroso, mi sembrava contento. Finita la lettura ci siam seduti in quattro intorno a un tavolino del bar, io ho ordinato uno spriz col gesto di chi è abituato a ordinare degli spriz, me l’hanno portato e io l’ho rovesciato tutto sulla tovaglia rossa, bellissima tra l’altro. Non è stata tutta colpa mia, i tavolini avevano quelle gambe un po’ sporgenti che non ti aspetti di trovare proprio lì a favore di piede mentre accavalli elegantemente le gambe come ho appunto fatto io appena prima di vedere il bicchiere che prima ballava poi subito cadeva. Il cameriere ha chiesto se ne volevo un altro ma si vedeva che era incazzato per via della tovaglia, e io gli ho detto che ero a posto così. Un riverbero di spriz è finito sulle braghe di una signora seduta nel tavolino vicino che però ha detto che non c’era problema (era stata presente alla lettura e secondo me aveva anche comprato il libro). Per dire che non so ancora com’è questo spriz. Cioè se è buono o cattivo.Alanpollo non è mica sfigato, al contrario. Ma l’episodio del festival de l’unità non me lo ricordo: mi ricordo che avevo fatto una lettura ma non mi pareva di essere triste, come dici tu, anzi ho un ricordo vago ma bello. Diciamo una cosa normale. E soprattutto non ricordo di essermi mai lamentato delle “vendite”, che non ho neanche sotto controllo, e i tabulati arrivano all’inizio dell’anno successivo. So che grosso modo in quel periodo, ma potrei sbagliarmi, qualcuno si era lamentato perchè non riusciva a trovare il libro dappertutto e io avevo saputo che l’editore aveva cambiato distributore; così, a tutti quelli che si lamentavano con me io rispondevo che d’ora innanzi le cose sarebbero andate meglio; parlo sempre, e parlavo allora, senza piena cognizione di causa. Dell’editore sono contento. E credo che anche i lettori siano contenti dell’editore, basta dare un’occhiata al catalogo.

  • paolocolagrande // Ottobre 27, 2008 a 4:34 pm | Replica

    Ti ringrazio Massimo, mi fa molto piacere (invece è originale e intelligente, quello che hai detto), prenditi una sedia.

  • paolocolagrande // Ottobre 27, 2008 a 4:36 pm | Replica

    Prima non so cosa ho fatto ma mi sono andati insieme due commenti in risposta a Carlotta e Alanpollo.

  • alanpollo // Ottobre 27, 2008 a 5:01 pm | Replica

    Hai ragione Paolo, in effetti sul festival ti lamentavi soprattutto della distribuzione e del fatto che sapevi per certo che alcuni non riuscivano a procurarsi il libro. Ma io dovevo romanzarci un pò su, come nelle altre cose che ho scritto tipo quella dei bukowski padani :-) . Insomma, non volevo fare un resoconto realistico della faccenda ma trasformarla in qualcosa di divertente. Alla fine voleva solo essere un modo di fare i complimenti a te e a Fìdeg senza dire le solite cose (ah non mi sto riferendo a Massimo che invece ha detto esattamente ciò che penso anch’io ma di Fìdeg che kammerspiel l’ho iniziato solo ieri sera).

    Ciao a tutti
    Angelo

  • carlotta // Ottobre 27, 2008 a 6:15 pm | Replica

    Ho cercarto il post in cui Alanpollo (cambiare nick, no, eh? :-) ) parla dei bukowski padani e non l’ho trovato, ma va bene, mi piace, vuol dire che c’è movimento.
    Qualche giorno fa, presa da un vortice di pensieri, sono andata a tirare fuori il libro di Zavattini sulla gente di Luzzara con le foto di Strand. E’ l’edizione del ‘55 che ho fregato a mio padre, che non l’ha mai scoperto (scusa papà). Chissà perché adesso, magari è colpa della barca sul Po. E’ un libro bellissimo, che ha generato tante scritture che amo. Bisogna solo superare la tentazione della nostalgia. Chissà se lo hanno ristampato. Se sì, chi non ce l’ha se lo deve procurare.
    (Hai rovesciato lo spriz, capo. Non so, io leggo certi resoconti che ci fai della tua vita mondana e mi viene in mente il principe Mishkin…)

  • alanpollo // Ottobre 27, 2008 a 6:19 pm | Replica

    Ciao Carlotta, il post è sul mio blog e lo trovi qui:
    http://snaporazblast.wordpress.com/

    Sul nick hai ragione, ma la sfiga è che sia io che Paolo usiamo WordPress, quindi in automatico questo blog prende lo username che utilizzo per gestire il mio Blog. Però poi metto anche il vero nome.

    Ciao
    Angelo

  • paolocolagrande // Ottobre 27, 2008 a 8:43 pm | Replica

    Diciamo che in certe occasioni manifesto un tipo di inettitudine che, per contesto e modalità, potrebbe essere un’autodifesa inconsapevole . Credo che però non sia un fatto proprio costituzionale e comunque non è collegato ad assoluta bontà, generosità eccetera eccetera; quanto alla follia, sarebbe troppo bello: non si può puntare così in alto. Insomma molto più sfigato di Mishkin, a meno che non lo rivisitiamo in chiave postmodernista. Ho un’invidia, per il tuo libro. Domani lo cerco in biblioteca ma secondo me non ce l’hanno.
    Siam rimasti indietro con Anders e la vergogna prometeica. Era nell’altra stanza, ma adesso ci son degli spifferi. C’è una stanza vuota di sopra, vedete un po’ voi.

  • paolocolagrande // Ottobre 27, 2008 a 8:45 pm | Replica

    son contento che sono arrivati Massimo e Alanpollo. Poi stefano lo recuperiamo.

  • carlotta // Ottobre 27, 2008 a 9:00 pm | Replica

    Solo una piccolissima citazione dal libro, non posso resistere, è una delle didascalie delle foto, a pagina 43:
    ” L’arrotatura di una falce costa 150 lire, di una forbice 40 lire, di una piccaglia per tagliare il bosco 50. Un cliente che mi doveva 300 lire me le ha date dopo due anni. C’è la concorrenza degli arrotini ambulanti, ma io quando ho guadagnato 1000 lire al giorno mi basta; lavoro con la luce normale, vedo col sole; ho studiato il violino e vado a Quistello a sentire le bande dei carabinieri, della Finanza e della Pubblica sicurezza, che vengono ogni anno con la giacca bianca come cuochi. Di giorno non vado mai all’osteria, di sera sempre; gioco a carte, ma se le carte non vengono non si vince. La domenica per me è il più bel giorno perché anche se stai seduto non hai il pensiero che gli altri pensano che fai male a stare seduto.”

  • stefano // Ottobre 27, 2008 a 11:42 pm | Replica

    Il ristorante di viareggio doveva essere lo stesso dove sono stato io, sempre per il premio ma al seguito della morosa, per ben due volte. la prima: stanza al plaza et de russie, gran sfarzo e quindi cleptomania alberghiera satisfattissima. la seconda, quattro anni dopo: dependance di un residence, di quelle stanze col cucinino. forse avevano fatto i conti al plaza eccetera.
    comunque al ristorante di pesce io colluttai coi crostacei, vinsero naturalmente loro, ma non fui il solo a fare una figura infanda. alla fine della presentazione, un postulante si avviò al tavolo degli scrittori e plaf!, mise un piede in una di quelle lucerne al limone che servono per scacciare le zanzare, cera fusa non so se mi spiego, però si fece autografare il libro dalla mia morosa senza batter ciglio.

    Per il resto, stasera sono giorni che sono indiavolato, per non dire inferocito nero, per cose lunghe da spiegare e anche noiose. Ho rivisto lo spot del libro ed ero qui che ridevo come uno scemo, o come una persona intelligente, ecco: i tuoi due libri mi hanno divertito come non mi capitava da tempo, perché si vede che dietro c’è uno intelligente che gioca a far lo scemo, quando invece nel tuo mondo di scrittori, tra numeri primi e peggiori intenzioni e mogli di padre pio, c’è pieno di gente che fa il contrario. Se posso fare un paragone, leggendoti mi veniva in mente la supercazzora del conte Mascetti, e scusa se volo sempre alto
    ciao
    s

  • alanpollo // Ottobre 28, 2008 a 7:45 am | Replica

    Grazie Paolo, sei gentile. A presto, Angelo.

  • alanpollo // Ottobre 28, 2008 a 12:53 pm | Replica

    Paolo, e anche tutti gli altri ovviamente, ti voglio segnalare che sul mio solito blog, che ormai ha rotto i maroni :-) , l’amico Luca (che usa come nick un anagramma, porta pazienza noi del ‘66 siam gente strana) commentando il mio post sui bukowsi padani fa un’ottima critica del tuo Fìdeg.
    Sono molto fiero di questo, perchè devi sapere che ogni 2/3 mesi io ed altri ex compagni del liceo Respighi ci troviamo in serate “cui pè sutà al teul” (piedi sotto il tavolo per i non indigeni) in perfetto stile Bisi e soci, in cui, dopo aver coricato parecchie bottiglie di spremuta d’uva invecchiata diversi anni, iniziamo a discutere di massimi sistemi, ed io, che sono il più acculturato, che non è nemmeno vero ma mi da un tono, spesso leggo brani da libri che mi sono piaciuti.
    Come avrai già intuito in una delle ultime serate ho letto spezzoni di Fìdeg e questo ha convinto Luca ad acquistarlo, leggerlo ed apprezzarlo!
    Sono molto fiero di questo!

    Saluti a tutti
    Angelo

    P.S.1. Se trovi un minuto, magari rispondigli che sono sicuro che sarà contentissimo di avere una risposta direttamente dall’autore, che non si aspetta. Poi adesso ho inserito sia nell’articolo che tra i link amici il tuo blog così eventuali miei visitatori (che sono pochi ma fidati amici) possono arrivare direttamente qua.

    P.S.2. Mi permetto di proporre fin da ora per il futuro serate etilico/letterarie (leggi minchiate varie) per tutti i frequentatori del blog. D’accordo che può essere anche bello comunicare telematicamente, ma vuoi mettere vedersi in faccia davanti ad un rosso del Baraccone!

  • alanpollo // Ottobre 28, 2008 a 12:58 pm | Replica

    Per Stefano: che libri hai scritto? Ho guardato il tuo blog e penso d’aver capito che fai il giornalista ma non ho capito bene se hai scritto anche dei libri. Grazie.

  • carlotta // Ottobre 28, 2008 a 1:34 pm | Replica

    Alanpollo, mi fai morire. Nel senso buono.
    Ma davvero nella conurbazione padana occidentale c’è della gente che si vede nelle osterie e parla di letteratura bevendo vino? No, perché nel caso di Bisi pensavo che fosse l’io poetico e non l’io biografico a fare queste cose, ma tu devi essere vero, quindi mi rode un sacco perché quando sono venuta via io da lì non succedeva niente, ma proprio niente, lo giuro davanti a dio. E allora a andar via ho fatto una stupidaggine, come Stendhal che si annoiava a Grenoble ed è finito a Civitavecchia. Ma dimmi te se è possibile.
    Stefano, faccio fatica a non chiederti chi era la tua morosa che autografava libri. So che non si fa, e quindi, come vedi, non lo faccio, ma mi costa tantissimo.
    Neanche un indizio, come a Fahrenheit?
    ok, ok, come non detto

  • carlotta // Ottobre 28, 2008 a 1:47 pm | Replica

    Capo, va bene, niente principe Mishkin. Allora, se non sei pieno di grazia innocente come si poteva ipotizzare, il tuo caso ci riporta alla questione del dislivello prometeico che è ciò che fa sì che la nostra immaginazione rincorra, in affanno, il nostro agire e che ultimo della retroguardia , umiliato, in ritardo e fuori posto , “il corpo umano trotterelli a grandissima distanza dietro a tutti”, totalmente asincrono rispetto ad azione e immaginazione. Certo, essere asincroni rispetto al coltello, alla forchetta e al bicchiere è un caso anche un po’ particolare, che meriterebbe una riflessione a parte.

  • alanpollo // Ottobre 28, 2008 a 1:52 pm | Replica

    Ciao Carlotta, io t’assicuro che ciò che dico lo facciamo davvero, il più delle volte però in casa di qualcuno di noi (non ho parlato di osterie nel mio post), però è anche capitato di farlo alla cooperativa di Mortizza o da qualche altra parte. Poi la letteratura, come argomento, ci vola in mezzo al calcio, la figa e cose così ;-) Mi sa che dovresti tornare a Piacenza di tanto in tanto…

  • carlotta // Ottobre 28, 2008 a 4:20 pm | Replica

    I would prefer not to

  • paolocolagrande // Ottobre 28, 2008 a 10:33 pm | Replica

    I blogs e chi li ha inventati.
    Mi sono messo a scrivere mezz’ora fa e avrò scritto una cinquantina di righe, anzi di più, cominciando a ringraziare Stefano e Alanpollo e Luca eccetera eccetera. Poi ho attaccato il disco con la supercazzola, cercando sdi spiegare che Bisi potrebbe essere più facilmente vittima della supercazzola che supercazzolista: solo che con lui la supercazzola non funzionerebbe perchè Bisi, per capire l’incomprensibile, comincerebbe a fare una sacco di domande al conte Mascetti fino ad avvilimento totale dello scherzo e sfinimento dell’interlocutore. A Bisi bisognerebbe spiegare gli scherzi che sta subendo mentre li sta subendo, come quando si cerca di spiegare le barzellette.
    Ma il discorso si articolava da dio e avevo fatto un discorso … che averlo perso adesso mi viene una rabbia da dare un pugno sul computer, macchina di merda. Non so cosa è successo: a un certo punto mi si è disconnesso e mi ha chiesto Riconnettersi? io ho risposto: sì. Ed è sparito tutto con la frase pagina non disponibile. Vacagare. Non disponibile.

    Sta’ li Carlotta, non muoverti che devo dirti delle belle cose, però domani, ormai. E poi cercherò anche di ricostruire il discorso sulla supercazzola che giuro era bello (la supercazzola no, il discorso sì).

  • paolocolagrande // Ottobre 28, 2008 a 10:36 pm | Replica

    Una rabbia ma una rabbia.

  • paolocolagrande // Ottobre 28, 2008 a 10:36 pm | Replica

    vacca boia

  • paolocolagrande // Ottobre 28, 2008 a 10:39 pm | Replica

    html, url, il server il bowser, ma vacagare.

  • paolocolagrande // Ottobre 28, 2008 a 10:41 pm | Replica

    i portali i blogroll e la troia di sua madre.

  • paolocolagrande // Ottobre 28, 2008 a 10:41 pm | Replica

    adesso poi mi passa

  • paolocolagrande // Ottobre 28, 2008 a 10:46 pm | Replica

    niente, non mi passa

  • alanpollo // Ottobre 29, 2008 a 7:41 am | Replica

    Fidati di me che io insegno alla gente a usare il compiuter: quando devi scrivere una roba lunga nel blog non farlo direttamente nel sito, ma prima apriti un bel blocco note (è dentro gli accessori di windows) o al limite word, poi quando hai finito vai di copia/incolla, perche’ se mentri scrivi sull’Internet schiacci qualche tasto sbagliato poi il tuo browser :-) cambia pagina, te sei fottuto e poi t’inversi!

  • carlotta // Ottobre 29, 2008 a 11:15 am | Replica

    La supercazzola del conte Mascetti mi ha gettato nella disperazione perché non sapevo cos’era. Adesso mi sono documentata e so che viene da Amici miei, che per fortuna non l’ho visto. Per fortuna, nel senso che almeno questo non è un segno di rincoglionimento. Però cosa c’entra con Bisi ancora non lo so.
    Ma nessuno è curioso di questa morosa di Stefano? Fìdeg, siete proprio dei signori, siete tutto un understatement, siete.

  • paolocolagrande // Ottobre 29, 2008 a 1:35 pm | Replica

    No, sono curioso come una scimmia, altro che balle. Stefano si dovrebbe sbottonare un po’, del resto è stato lui a tirare il sasso.
    Sulla supercazzola stesara ragioniamo, adesso no perchè ancora non mi è passata la delusione di ieri.
    Avrei preferenza di no, secondo la migliore traduzione.

  • alanpollo // Ottobre 29, 2008 a 1:36 pm | Replica

    Io sono curioso ma facevo finta di niente che la curiosità è donna e allora mandavo avanti te per non fare figure che poi magari adesso lei l’ha lasciato e sta con Aldo Busi e lui s’è pigliato male :-)

  • paolocolagrande // Ottobre 30, 2008 a 10:19 am | Replica

    Il blogger più lento del web, dice il mio amico Joe (quello che un po’ di commenti fa, sull’altro post, ha scoperto la mia uccisione sul libro Vampiretta). Il blogger sarei io. Adesso comincio a tirarmela sul serio, per via della lentezza. Insomma poi gira e rigira, la morosa di stefano non è saltata fuori: mi viene in mente un mio amico che a diciotto/vent’anni quando trovava una morosa piuttosto che dire come si chiamava, anche solo di nome (la città è piccola e bastava poi qualche collegamento..), si faceva ammazzare: infatti non glielo chiedevamo più e facevam finta di saperlo, nominando i peggiori citofoni in circolazione, così lui si incazzava, ma non te lo diceva lo stesso. Be’, questo amico si chiama stefano anche lui e anche lui scrive – a volte criticamente – di sport, ma non è il nostro stefano (che tra l’altro ha un sito suo) perchè quello che dico io lavora a piacenza, dove abita con una moglie e due figli.Dev’essere una caratteristica dei giornalisti che si chiamano stefano e si intendono criticamente di sport. (per chiarezza lessicale, si dice citofoni per dire cessi, però non è molto usato).

  • carlotta // Ottobre 30, 2008 a 3:35 pm | Replica

    Ho cercato nelle OPAC e mi sembra che a PC il libro di Strand e Zavattini esista solo nella biblioteca del liceo Gioia

  • carlotta // Ottobre 30, 2008 a 3:36 pm | Replica

    Tanto Stefano non ce lo dice. Cioè, ce lo vorrebbe dire, ma non ce lo dice.

  • carlotta // Ottobre 30, 2008 a 3:37 pm | Replica

    Figurati se era un citofono.

  • carlotta // Ottobre 30, 2008 a 7:35 pm | Replica

    Che poi chissà perché ho scritto nelle Opac, che la C sta per catalogues

  • carlotta // Ottobre 30, 2008 a 7:51 pm | Replica

    Mio figlio ha imparato da me che ho imparato dal capo a chiamare citofoni un certo tipo di ragazze. Lo ha insegnato ai suoi compagni di scuola che l’hanno trovata una parola bellissima, e non l’avevano mai sentita perché a Venezia quelle ragazze lì si direbbero scorfani, che è una forma dialettale che viene però dall’italiano, visto che qua lo scorfano (pesce) in dialetto si chiama scarpéna. Allora “un scorfano” serve solo a indicare un citofono, non un pesce commestibile e pregiato per la zuppa. Però fra un po’ l’uso del nuovo termine si estenderà e i linguisti fra trent’anni si chiederanno da dove è arrivata la parola citofono e per quali vie ha soppiantato scorfano, oppure non se lo chiederanno perché a quel tempo Kammerspiel verrà letto nelle scuole al posto dei promessi sposi.

  • stefano // Ottobre 31, 2008 a 1:18 pm | Replica

    la morosa? è facile, basta guardare i link del mio blog, ma non volevo fare il fanfarone, solo dire molto realisticamente che non sono neanche il più bravo dei 45 mq di casa mia, ecco.

    alanpollo: letti tanti, scritti nemmeno uno!!!
    ciao
    s

  • stefano // Ottobre 31, 2008 a 1:20 pm | Replica

    che poi, ognuno di noi che sia veramente rigoroso, ha come morosa se stesso. tra l’altro litigare è meno frequente, o più indolore, e con questo chiedo il silenzio stampa sull’argomento morose, impetrando umilmente venia per averlo sdrucciolevolmente introdotto, ite missa est
    ciao
    s

  • stefano // Ottobre 31, 2008 a 1:22 pm | Replica

    e poi: supercazzoRa, non supercazzola. sulle cose importanti, come fosse antani di vicesindaco sono rigoroso, con scappellamento a destra

  • paolocolagrande // Novembre 1, 2008 a 8:08 am | Replica

    Grazei carlotta, stamattina vado alla biblioteca del Gioia. A buon rendere. Senti, ci son sempre in sospeso dei discorsi prometeici, adesso mi ci applico.
    Sei sicuro stefano? Io ho sempre detto supercazzola (lo dice anche Mereghetti, ma qui non fa testo perchè su Amici miei è molto critico).
    Comunque oggi vado a vedere Piacenza-Parma con Paolo Nori. Non vado allo stadio dal 2005 e la penultima volta era il 2003.

  • carlotta // Novembre 1, 2008 a 5:21 pm | Replica

    Ma, veramente, se io avessi per moroso me stessa, tempo due giorni e finirebbe a coltellate.
    Io l’unica partita che ho visto nella mia vita è stato una specie di allenamento Piacenza-Milan. Cioè, il Milan si allenava e il Piacenza prendeva 5 gol. Facevo, non so, il ginnasio e il signore vicino a me era tutto rosso che pensavo gli sarebbe scoppiata una vena e gridava delle cose orribili e c’era freddo e mi si erano gelate le chiappe e poche volte sono stata così infelice nella mia vita medesima.

  • carlotta // Novembre 1, 2008 a 5:23 pm | Replica

    Supercazzola o supercazzora? qua la cosa si fa appassionante.
    Per le cose prometeiche sono qua tutt’orecchi

  • stefano // Novembre 1, 2008 a 11:03 pm | Replica

    quando uscì “Amici miei atto II”, nelle pagine dei film sui giornali c’era la pubblicità “Torna la supercazzora”. Più interpretazione autentica di così. E’ che Tognazzi, Montagnani, Celi, Noiret e Del Prete sono morti, bisogna chiedere a Moschin
    ciao
    s

  • paolocolagrande // Novembre 2, 2008 a 9:07 am | Replica

    me la ricordo Piacenza-milan 5-0, era stato da poco inaugurato lo stadio della galleana, ora stadio Garilli. Nel campionato serie A 1994/1995 Milan-Piacenza finì 2-3, cioè vinse il Piacenza a S. Siro, con ultimo gol rovesciata di LUiso che passò alla storia, perchè dopo il gol Luiso ballò la macarena. La mia cultura calcistica, a parte un po’ di anni ‘70, e la formazione completa del piacenza serie b del 1974/75 , finisce qui.

  • paolocolagrande // Novembre 2, 2008 a 9:31 am | Replica

    cioè, non è che finisce lì. Diciamo che è una cultura discontinua frammentaria e aneddotica. Del calcio odierno so solo che ieri piacenza- parma è finita 1-1 con pareggio del parma all’ultimo minuto. Se il Piacenza (che ha sbagliato un gol a porta vuota) avesse vinto, i giornali avrebbero detto: è una vittoria pesante.

  • carlotta // Novembre 3, 2008 a 5:08 pm | Replica

    Sono contenta che ti ricordi anche tu. E’ passato un bel po’ di tempo. Chissà perché ero lì, non me lo ricordo, forse tampinavo qualche giovane dagli occhi di gazzella. I giocatori che giocavano allora già dieci anni fa gli avrebbero fatto fare la parte dell’abate Faria, negli sceneggiati.

  • carlotta // Novembre 3, 2008 a 5:18 pm | Replica

    Il tono un po’ depresso del post precedente deriva dal fatto che oggi mi son succese delle cose che mi hanno fatto sentire come dice Pessoa quando dice:
    la mia vita è come se con essa mi picchiassero

  • alanpollo // Novembre 3, 2008 a 5:53 pm | Replica

    Il Milan perse 2 a 3 a Piacenza, non a S. Siro, così per amore della precisione e poi perchè da milanista ricordo con orrore quel giorno nefasto :-)

  • stefano // Novembre 4, 2008 a 12:00 am | Replica

    so che per qualche strano motivo (quando il piacenza era in B il doria era in A, e viceversa, quando erano tutt’e due nella stessa serie io non andavo allo stadio perché ero in cronaca) ho visto quasi tutti gli stadi d’italia e molti anche all’estero, ma in 44 anni non sono mai andato a vedere una partita allo stadio di piacenza. a tripoli, mosca, aberdeen, setubal, sofia, diobono dappertutto sì, non a piacenza.
    e comunque in seconda liceo ero innamorato di una, piacentina per parte di madre: non c’è stato verso nemmeno di portarla al bar. allora ripiegai su una delle mie parti: mi preferì uno di piacenza. non so se tra calcio e donne c’è qualche nesso, ma forse sì.

  • carlotta // Novembre 4, 2008 a 6:52 am | Replica

    C’è un nesso, a volte per addizione, altre per sottrazione.

  • paolo // Novembre 4, 2008 a 3:11 pm | Replica

    cioè, questi commenti sono su kammerspiel, oppure kammerspiel è davvero un gioco da camera, dove scriviamo al capo tutto quello che ci viene in mente? Per me, un gioco cosi’ va anche bene. capo?

  • carlotta // Novembre 4, 2008 a 8:56 pm | Replica

    E’ che il capo ogni tanto sparisce perché deve mantenere la famiglia e noi gli teniamo il posto. E’ anche che al capo piace ascoltare, si capisce da tante cose. E poi qua si sta bene, c’è calma e si possono persino usare le parole bello e bellissimo, che non si può in quasi nessun blog.

  • carlotta // Novembre 6, 2008 a 10:15 pm | Replica

    capo?
    eh, non c’è niente da fare, torno sempre qua a dare un’occhiata: su certi blog c’è il testamento biologico, su altri si discute con accanimento su delle cose ma delle cose che guarda. E tutti sono troppo frantic per la mia indole. Però girare per queste stanze vuote che hanno risuonato delle nostre voci gioiose…
    (oggi ho detto ai miei studenti che chi vuole usare i puntini di sospensione, i punti esclamativi, le virgolette e lo stampatello maiuscolo, mi deve prima presentare una petizione scritta e poi aspettare la risposta, che è consentito un punto esclamativo a quadrimestre in momenti di dimostrabile densità emozionale -o climax- del testo. Così gli ho detto.
    Se resto ancora un po’ a scrivere da sola su questo blog posso dare segni di squilibrio ancora peggiori)

  • stefano // Novembre 6, 2008 a 11:36 pm | Replica

    come un punto esclamativo a quadrimestre?!?!!!! e se avessi avuto destouches tra gli allievi? poffarre!!!!!

  • stefano // Novembre 6, 2008 a 11:37 pm | Replica

    (era solo una prova tecnica di squilibrio, riuscita benino però)

  • carlotta // Novembre 7, 2008 a 9:07 am | Replica

    La professoressa di Céline infatti, sai che occhiaie aveva?
    Lo so, sono fatta male, c’è un certo tipo di punteggiatura che ormai riesco a leggere solo in chiave erotica: i punti esclamativi come orgasmi simulati, i puntini di sospensione come un languore che si trascina insoddisfatto e inconcludente, le virgolette come profilattici.
    Povera me, come sono presa.
    Proprio tu parli, poi, che ti sembra un eccesso di enfasi anche mettere la maiuscola dopo il punto?
    :-)

  • paolo // Novembre 7, 2008 a 9:51 am | Replica

    comunque disquisiamo pure di punteggiatura – ma il capo, lui, dov’e’ finito? l’ultima volta e’ stato avvistato alle 9:31 del 2 novembre. Forse e’ un capo-che-legge, non un capo-che-scrive. Forse ci sta leggendo tutti i giorni, e se la ride – guarda questi polli che minchiate che scrivono, e lui se la ride- la punteggiatura, oh…ebbe’, punto, due punti, e punto e virgola! ….e se la ride

  • carlotta // Novembre 7, 2008 a 1:19 pm | Replica

    Io non lo so, sono un po’ preoccupata per il capo, però “guarda questi polli che minchiate che scrivono” non mi sembra il tipo di cose che potrebbe dire. Per dire, minchia secondo me non lo dice e neanche OH FUCK! FUCK!!! KISS MY ASS YOU ASSHOLE!!
    E con questo ho esaurito tutta la mia dose di punteggiatura per un paio di anni.

  • paolo // Novembre 7, 2008 a 1:42 pm | Replica

    ragione hai ragione- il capo non parla proprio cosi’-
    il capo non parla proprio-
    il capo non parla-
    il capo non-
    il capo-
    il

  • paolo // Novembre 12, 2008 a 4:45 pm | Replica

    cercasi capo
    alto, bello, che porti gli occhiali, che si tengo il bavero della giacca con la mano sinistra, che scriva con la destra, che sia preferibilmente piacentino. Che si chiami pAolo col’A grande

  • paolocolagrande // Novembre 15, 2008 a 7:31 am | Replica

    Vi vergogno bene, cari bloggatori ma non è che vi ho trascurato, son successe un po’ di cose ma comunque adesso son qui e mi metto alla pari. Carlotta, grazie.
    Alto e bello sarai tu, paolo e l’A di questo passo diventa sempre più piccola.
    Grazie Carlotta, mi hai cercato anche in quell’altra casa, per vedere se ero passato di lì. Adesso passo a salutare anche di là.
    Tre giorni da oggi che è domenica, diciamo mercoledi, faccio scoppiare un altro botto.
    Poi avevo tante di quelle cose in sospeso che chissà come farò.
    Una cosa che era rimasta in sospeso ad esempio era una cosiderazione sul trailer. Riguarda l’apertura con Mina e la banda. c’è tutto un travaglio, dietro (o davanti o intanto). Però per adesso volevo essere sicuro che ci siate ancora e che non andate via, perchè avreste ragione, a farlo. Però se non lo fate son più contento. E poi da oggi ho risolto un po’ di problemi.

  • paolocolagrande // Novembre 15, 2008 a 1:14 pm | Replica

    Non è domenica, è sabato.

  • paolocolagrande // Novembre 15, 2008 a 1:36 pm | Replica

    condivido la soluzione della domanda scritta per virgolette stampatelli maiuscoli puntini e punti esclamativi. Uno a quadrimestre è abbastanza ragionevole, ma non andrei oltre, per prudenza. Ho letto in bozza un romanzo che cominciava con Wow! (prima parola prima riga).
    Ecco, tanto per dire, magari un giorno a qualcuno dei tuoi allievi viene in mente di scrivere un romanzo; insomma è meglio metter le mani avanti e non aver niente da rimproverarsi, quel bel giorno.
    Metterei anche qualche regola restrittiva, veteroburocratica, tipo: in caso di mancata risposta entro trenta giorni la domanda si intende respinta.
    Mi spiace ancora aver trascurato il blog (poi la pianto lì con queste scuse, ma non è stato proprio un trascurare): da oggi in poi diciamo che non ci lasceremo mai.

  • paolocolagrande // Novembre 15, 2008 a 2:46 pm | Replica

    lo so che non è valido, star zitto per dei giorni e poi scrivere tre commenti alla volta, ma abbiate pazienza.
    Una tristezza così / non la sentivo da mai / ma poi la banda arrivò / e allora tutto passò. C’è da chiedersi: ma l’autore de La banda si era veramente ispirato a una banda – intesa come gruppo musicale tradizionalpopolare – o nella canzone c’è un più sofisticato percorso metalinguistico?
    Allora: scusate la bassa autobiografia, ma bisogna tentare una risposta. Una volta, alle elementari, sarò stato in seconda o in terza, avevo preso una sgridata sanguinaria seguita da nota disonorante e accompagnamento coattivo dalla direttrice con tirata gelida accessoria e, come finale, tour nelle altre classi per raccogliere meritatamente la pubblica infamia o il pubblico ludibrio. Si usava così nelle scuole dove si formava la gioventù e quindi la cosiddetta scommessa del domani. L’accusa precisa non me la ricordo, diciamo che nella tragedia complessiva l’accusa è passata in secondo piano: so solo che la condotta incriminata aveva natura omissiva anche se non ricordo bene quale fosse l’omissione, cioè il dovere inadempiuto. A casa ho avuto la seconda tragica passata, pareva fosse in gioco l’onorabilità stessa della famiglia e io, che sono stato scambiato nella culla ma non bisogna dirlo in giro, ho un po’ il disonore nell’anima se c’è un’anima o comunque nel comportamento a partire dai gesti normali. Be’, a casa mia veniva tutte le mattine una signora che si chiamava Enrica, faceva un po’ di lavori e tornava a casa sua quando finivo la scuola. Durante il rito punitivo domestico l’Enrica è rimasta in un’altra stanza ad aspettare che la giustizia facesse il suo corso, poi mi è venuta vicino: vuoi venire a pranzo da me? ciò pronti i gnocchi, mi fa. E poi subito dice a mia mamma: signora lo porto a mangiare a casa mia? Insomma sono andato a mangiare a casa sua, abitava alle case popolari. Siamo entrati a casa sua e io mi son seduto su una sedia e mentre lei si metteva il grembule per metter su gli gnocchi mi fa: sà, accendiamo la radio e ha acceso la radio proprio mentre cominciava La banda con la frase Una tristezza così non la sentivo da mai ma poi la banda arrivò e allora tutto passò. Una canzone che comincia con Una tristezza così non la sentivo da mai, ascoltata da chi porta il male del vivere condensato in una tristezza somma presuicidiaria che non sentiva da mai, è già un fatto che ti sorprende. E io ho avuto una specie di folgorazione, dove la banda diventava qualcosa fuori dalla sua più immediata e prevedibile iconografia ed anzi fuori dallo stesso mondo fisico, una specie di soffio taumaturgico, se si può dire soffio taumaturgico. E l’idea che mi è venuta, ma non era un’idea ancora ben organizzata perché ero piccolo, era grosso modo questa: che è inutile frugare dentro le cose per andare a capire a tutti i costi i perché e i per come: ci si mette in una spirale senza fine e le ferite non guariscono. Basta che una metaforica banda ti arrivi davanti per capire che in fondo non c’era gran che da dire o fare, e che le ferite stan già guarendo. Eran ben buoni, gli gnocchi. Non so se mi son spiegato.
    Guarda te cosa va a finire che si scrive, su un blog.

  • paolo // Novembre 15, 2008 a 7:40 pm | Replica

    non so quanto c’entri, pero’ mi hai fatto venire in mente quella volta, saro’ stato in prima elementare , che avevo sbagliato qualcosa, forse un disegno fatto male, insomma la maestra mi aveva dato un voto bassissimo per un bambino di prima, sette meno meno, poi prese il mio quaderno e lo’ getto’ con forza verso la parete opposta, quindi a una distanza di almeno dieci metri, col quaderno che sorvolava tutta la lunghezza di una classe di un trentina di bambini attoniti. Li’ c’era un cestino dei rifiuti, piccolino, sara’ stato trenta centimetri di diametro. Beh, fece canestro! Col mio quaderno, plof! fece canestro! ci vidi un simbolismo tragicomico che mi porto ancora dietro.

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 12:44 pm | Replica

    qualcuno di voi sa cos’è uno spam? perchè sto facendo un po’ di regò nella schermata dove ci sono i comandi dell’amministratore, diciamo la consolle del capo. A un certo punto mi ha detto che il commendo di prima, non quello di Paolo, il mio, era diventato uno spam e io un po’ mi sono allarmato. Poi è comparso un messaggio che non c’erano spam in coda e anche che era il mio giorno fortunato. Perchè è il mio giorno fortunato, cosa ne sa lui? E’ un lui non generico, un virtualino, se si può dire questa parola, un fantasma, un algoritmo, che mi ha detto che dev’essere il mio giorno fortunato perchè non c’è spam in coda, percò il commento di prima è uno spam e lì non ci piove. Ho una fifa, e anche un po’ di vergogna, a proposito di promèteo che si diceva prima. Qualcuno però lo saprà bene cos’è lo spam. grazie

  • paolo // Novembre 16, 2008 a 3:37 pm | Replica

    lo spam in informatica sono le email non volute, quelle che ti arrivano perche’ mandate a fiotti, il junk email insomma. Il termine span in inglese veniva e viene ancora usato per la carne in scatola tipo la carne montana. E sembre che sia da li’ che derivi il termine informatico – cioe’ dal fatto che e’ roba senza valore, la carne spam era l’unico tipo di carne che si trovava nel dopoguerra, e era venuto a noia a tutti. Inoltre c’e’ una scena in Monty Python in cui in un menu c’e’ un sacco di spam, e data la popolarita’ di Monty Python nel mondo anglosassone, l’uso del termine in informatica potrebbe anche derivare direttamente da li’. Quindi spam nel blog e’ un messaggio non voluto, arrivato chissa’ da dove , mandato verso centinaia di altri indirizzi o blog.

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 4:32 pm | Replica

    Bisogna star attenti a quel che dice Paolo perchè viene sempre il dubbio che stia giocando con le parole. Tra parentesi, perchè si sappia in questo blog e si prendano le contromisure, son venuto a sapere che quei giochi lì – che a volte sfiorano il gioco erotico – quel Paolo lì li sa fare allo stesso modo in altre due lingue (francese e inglese), forse tre (tedesco), e di sicuro in almeno tre dialetti italiani. La cosa mi mette addosso un’invidia ma un’invidia. Era giusto dirlo.
    Comunque, Paolo, se non è un altro dei tuoi scherzetti, mi sembra di capire che lo spam è una cosa pericolosa : del resto me lo immaginavo perchè intanto che leggevo quel messaggio sentivo il suono dello spam nelle orecchie come si sente in autunno in campagna quando aprono la stagione di caccia e c’è sempre qualcuno che viene impallinato per sbaglio.
    Però, siccome non ho capito lo stesso di cosa si tratta, faccio una domanda: posso star tranquillo a leggere che non c’è nulla nella coda di spam? (ultimo messaggio dalla consolle dei comandi)
    E in tutti i modi è un mestieraccio, quello di amministratore di blog, che quando meno te lo aspetti ti arriva all’improvviso uno spam nella coda o magari nel sottocoda con tutto quello che ne consegue.

  • carlotta // Novembre 16, 2008 a 4:40 pm | Replica

    Capo, dio santo. Sei proprio tu?
    Non passavo neanche più di qua per non vedere che in testa ai messaggi c’eravamo solo io e l’altro Paolo, che il mio nome visto lì mi sembrava il mio cenotafio e poi pensavo, guarda te, sembrava una così brava persona e invece ci ha mollati tutti qua, e poi andavo nell’altro blog, come un’anima in pena, ma là mi hanno detto che son tutti scrittori e redattori, e poi non era lo stesso. Ho anche fatto amicizia con Stefano che prima eravamo un po’ come cane e gatto. E insomma mentre mi stavo attrezzando per elaborare quest’altra ferita della vita, ecco che tutto torna come prima . Sono proprio contenta. E’ un piacere tornare a leggerti. Punto esclamativo.

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 4:47 pm | Replica

    Me lo merito, in fondo, di finire a parlar da solo sul blog. O a parlare solo con un trilingue polivernacolo che oltretutto si chiama Paolo e potrebbe sembrare che me lo sono inventato io per far finta di parlare con qualcuno.
    E’ una specie di penitenza, di contrappasso, e vedo, nella filigrana virtuale dello spam, Carlotta che entra, guarda, legge e dice: no, mi spiace, ma lo faccio parlare da solo ancora un po’, così impara a lasciarci qui da soli in cortile senza neanche un goccio d’acqua o un goccio di caffè o un bicchiere di bianco, un’orzata, un tamarindo, un lemonsoda. E, sempre nella filigrana dello spam, c’è Stefano che ride (però senza cattiveria, almeno speriamo) a veder che arranco senza meta, arte nè parte, nel blog, dopo che il Piacenza ha pareggiato con il Sassuolo sugli sviluppi di un calcio di rigore concesso per una trattenuta ai danni di Olivi.
    Quando avrò smesso di respirare sconterò la mia accidia immerso in una palude stigia di blogs arido-desertici e tutte le volte che cerco di metter fuori la testa mi becca in fronte uno spam.
    Scusa Paolo se ti ho chiamato trilingue polivernacolo ma era come si dice una carineria.

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 4:50 pm | Replica

    Se continua così, il blog giuro che lo riempio di aneddoti di infanzia. e Poi ho promesso anche il botto, insomma più di un tanto non è che si può fare.

  • paolo // Novembre 16, 2008 a 4:51 pm | Replica

    capo, io non scherzo mai, o meglio, se sembra che scherzo, allora sono serio- e’ quando sono serio che ti devi preoccupare.
    comunque, se non hai messaggi in coda di spam, allora va bene – ci dovrebbero essere due code, la coda di spam (spazzatura che poi va buttata via ) e la coda di moderazione (i messaggi che poi sono pubblicati nel blog). Saluti anche a carlotta !

  • paolo // Novembre 16, 2008 a 4:53 pm | Replica

    comunque e’ vero che mi hai inventato tu capo, grazie capo!

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 4:53 pm | Replica

    Mentre scrivevo le cose qui sopra è arrivato il tuo commento (che forse per via dello spam adesso è sopra ai miei), Carlotta. Be’ fa conto che ti stia correndo incontro ad abbracciarti. Non so se capita negli altri blogs, non faccio per vantarmi.

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 5:03 pm | Replica

    Se ti avessi inventato io il mio tasso di autostima sarebbe molto più alto, e al tempo stesso dovrei maledirmi (che è un’espressione altissima di autostima). Però facciam così: nei momenti di depressione provo a pensare di averti inventato, vediamo cosa succede .

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 5:33 pm | Replica

    La lettura in chiave erotica della punteggiatura mi sembra un tema interessantissimo. In un racconto di Salinger (pardòn, ma a volte salta fuori di tutto nei blogs) il protagonista, in una parte come dire recitata in cui parla ad un’amica/morosa come se scrivesse una lettera, promette di presentarsi elegante alla porta di casa sua con in mano un bouquet di parentesi.
    I punti esclamativi sì, sono orgasmi simulati, sul fronte femminile, e dosi di viagra su quello maschile. Le virgolette, non so: profilattici, come dici tu, può darsi; ma le vedo più attinenti all’autoerotismo.
    Va a finire che ci arriva uno di quegli spam, adesso, che ce lo ricordiamo tutta la vita.
    Comunque – non per giustificarmi – ma valeva la pena fermarsi un attimo se questi sono i risultati.

  • paolocolagrande // Novembre 16, 2008 a 5:43 pm | Replica

    ultima cosa, poi prendo fiato. Sul blog di Paolo Nori c’erano delle cose molto belle. Non sapevo se intervenire, ma intervenire intanto che si dicevano quelle cose belle mi sembrava un po’ come dire indelicato. Insomma, volgio dire che son stato molto contento di leggerle. Però mi è venuto in mente un fatto.
    l’anno scorso mia mamma a Merano è entrata nella libreria più grande del paese (che è in realtà una città) e ha chiesto Fideg. L’aveva promesso a una sua amica. Le han detto: non c’è nessun libro con quel titolo. Di Paolo Colagrande, ha detto allora lei. Non esiste questo scrittore, le han risposto. C’è ben rimasta male.

  • carlotta // Novembre 16, 2008 a 6:05 pm | Replica

    Io un giorno sono entrata in una libreria e ho visto Fìdeg sul banco e ho detto : come sarebbe Fìdeg? Fìdeg lo diceva sempre mio cugino e mia zia Paola gli diceva parla bene te, animale. Poi l’ho lasciato un po’ lì perchè ho detto mah, sarà uno che scrive come paolonori. Poi invece l’ho letto ed era pieno di cose che mi sono molto piaciute. E adesso sono qua.
    Di’ a tua mamma che faccia la controprova con Stendhal, a Merano, vediamo se lo sanno che è esistito uno scrittore con quel nome lì, a Merano.

  • paolo // Novembre 16, 2008 a 6:14 pm | Replica

    non so stendhal, ma a merano ci ho esistito io, anni fa, il che non e’ granche’, comunque, primo perche’ non sono famoso, secondo perche’ si fa prima a dire dove non ho vissuto. per quanto riguarda la tua autostima, ne parlero’ alla mia, di mamma…

  • stefano // Novembre 17, 2008 a 8:58 am | Replica

    bentornato, e anche la sampdoria fa ridere le galline

  • michela // Novembre 17, 2008 a 1:18 pm | Replica

    Ben tornato Paolo, bello rileggerti. Guarda che non ti liberi tanto facilmente di noi, mi sa che siamo tutti qui, chi commentando e chi no.
    Sono appena passata da un’altra casa che oggi è chiusa per rinnovamento del locale (e sono qua con le dita incrociate che se torna allo sfondo nero mi dispiacerebbe troppo), quando sono andata a questo indirizzo pensavo: ora non leggo niente neppure lì e invece …
    (scusa Carlotta ma sono un’amante dei puntini e delle parentesi ;-) )

  • carlotta // Novembre 17, 2008 a 3:40 pm | Replica

    Le parentesi mi piacciono, sembrano le mani rapaci di un amante che vuole segregarti dal mondo, sanno più di follia che di gna gna

  • carlotta // Novembre 17, 2008 a 3:41 pm | Replica

    La mia professoressa di greco, di origine romagnola, diceva sempre: mo ragazzi, mo voi pensate che le parentesi siano la negazione del reale.

    Come amo questo blog

  • paolo // Novembre 17, 2008 a 4:20 pm | Replica

    Certa gente mette le parentesi dovunque. Ogni due righe, una parentesi. A volte ogni riga, una parentesi. A volte in una pagina, ci sono più parentesi che “testo libero”. Farebbero prima a mettere “tra parentesi” le parti non “in parentesi” e farci leggere comodamente le parentesi come “testo sciolto”.

    E poi, cosa ci “mettono” in tutte queste parentesi? Sono delle “citazioni”, o dei “rimandi”, allora tanto vale metterci dei bei “numerini” che rimandano a un altro “libro” pieno di parentesi, così per ogni “libro”, se ne vendono “due”. Uno di “testo sciolto”, l’altro di “parentesi”. Ma “forse”, certa “gente” farebbe ancora meglio a non “scrivere” per “niente”!

  • paolocolagrande // Novembre 17, 2008 a 7:13 pm | Replica

    grazie Michela, son contento che stiam bene qui.
    In una sola pagina de Lo scherzo, Kundera apre e chiude 18 parentesi.

  • paolocolagrande // Novembre 17, 2008 a 7:24 pm | Replica

    Non mi dispiace metter le cose tra parentesi e non mi dispiace trovarle purchè non siano esplicative: metter le spiegazioni tra parentesi è come far finta che sia già tutto chiaro.

  • paolocolagrande // Novembre 17, 2008 a 7:28 pm | Replica

    Ho scritto un po’ una frase del cazzo, scusate. Mi è venuta fuori una brutta voce. L’intenzione era buona ma quel che è saltato fuori mi fa venire il vomito. Del resto non son capace di eliminare il commento o modificarlo, mi salta fuori lo spam.
    Quindi fate conto di non aver letto la frase sopra.

  • carlotta // Novembre 18, 2008 a 1:41 pm | Replica

    Ok, come non vista, però noi che siamo dei tipi con delle menti che procedono lente e inesorabili come delle mietitrebbie, dovremmo spendere un po’ di tempo a riflettere su come si scrive quando si scrive su un blog. A me, prima di praticarla, veniva da pensare che la forma del post fosse qualcosa che costringe alla sintesi, come il sonetto, per dire, al lavoro di lima, alla densità. Invece delle volte tutti noi scriviamo che sembra il tè del Cappellaio Matto.
    Le parole non le puoi spiegare, e se scrivi, per esempio, “letteratura”, non puoi star lì a dire che cos’è per te la letteratura e che idea ampia e accogliente ne hai, allora devi come minimo metterci la faccina :-) , altrimenti ti risponde qualcuno tutto incazzato che pensa che te la tiri, o peggio. Ne ho centomila di esempi così.
    Insomma, sui blog di letteratura è difficile parlare di letteratura, mentre sui blog vaffanculo è più facile capirsi, perhé uno risponde vaffanculo tu, ke cazzo vuoi?

  • alanpollo // Novembre 18, 2008 a 3:10 pm | Replica

    E comunque la fatidica data di mercoledì si avvicina e chissà che sorpresa avrà in serbo il capo per noi (anche in croato va bene comunque :-) ). Alcune possibilità:
    - ci annuncia che da domani si chiamerà Paola
    - Obama lo sta per nominare ministro della cultura americana
    - dopo anni di pratica ha finalmente deciso di mollare la “corsa”, perchè effettivamente è uno sport noioso, e dedicarsi al pilates professionistico :-)

    Alan

    P.S. vabbè non saper cancellare i commenti, ma cristo inserire un nuovo post, chiamalo pure Kammerspiel 2 la vendetta se vuoi, dovresti saperlo fare. Poi via, ci spostiamo tutti di là che questa pagina comincia a diventare pesantuccia da caricare.

  • paolocolagrande // Novembre 18, 2008 a 8:38 pm | Replica

    Lo so che sarebbe meglio non chiederlo, considerato che ormai è già da quel dì che modestamente amministro il blog e ci sarebbe da vergognarsi a chiedere certe cose, dopo tanto tempo, me ne rendo conto, e si corre il rischio che poi nessuno ci viene più dentro, nel blog, ma, insomma, come si fa a mettere la faccina?

  • paolocolagrande // Novembre 18, 2008 a 8:45 pm | Replica

    non avevo tenuto conto che era pesante da caricare, pensavo che un cavallo pesasse come cento conigli, e che ingrassare il cavallo o aggiungere un coniglio o due fosse la stessa cosa. Ora che ci penso sono un amministratore ridicolo, “adesso mi chiamano pazzo. Sarebbe un avanzamento di grado se non mi trovassero sempre ugualmente ridicolo” (Dost.)

  • paolocolagrande // Novembre 18, 2008 a 9:09 pm | Replica

    Comunque ne avevo aggiunto un altro, di post, solo che non l’ha cagato nessuno. Ad ogni modo Kammerspiel 2 può andare, se volete si va lì. O da Aleksjèj. Come preferite, si mangia uguale. Il primo che arriva magari tiene il posto e ordina da bere.

  • paolocolagrande // Novembre 18, 2008 a 9:10 pm | Replica

    chiedo una proroga di un giorno. Domani sono a Luzzara, a chi interessa.

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