Un dottore dei matti raccontava di aver avuto un paziente interessantissimo che credeva di essere un neuropsichiatra e diceva di avere in cura molti pazienti tutti affetti dalla stessa nevrosi, quella di credere di esser circondati da matti che si credono persone normali. Durante i colloqui il falso medico parlava, il vero medico ascoltava. Poi si salutavano. Ma erano colloqui inconcludenti, fini a se stessi, diciamo pure inutili. Son morti tutti e due, il dottore dei matti e il paziente. Questo fatto rappresenta l’unica verità di tutta la storia, che finisce così.


11 risposte finora ↓
passi falsi // Luglio 3, 2008 a 4:55 pm |
Splendido. Forse quel dottore/matto pativa della Sindrome di Lepischy – Mandelbaum.
http://edt.tumblr.com/post/34345745/sindrome-di-lepischy-mandelbaum-raro-disturbo
Christian Frascella // Luglio 4, 2008 a 11:18 am |
Ma senti un po’, Colag, ma se poi arriva tipo Mondadori col ‘grosso assegno’ te poi li abbandoni quelli di Alet?
michela // Luglio 4, 2008 a 10:57 pm |
… se c’è una persona che parla e un’altra che ascolta e lo stanno facendo realmente cioè realmente uno sta sentendo il bisogno di dire qualcosa e l’altro ha realmente voglia di ascoltare come fa ad essere un dialogo inconcludente? la condivisione di un momento per quanto parziale e incompleta sia, e non può che essere tale dal momento che ogni dialogo è tra almeno due teste differenti, non è già una specie di conclusione di quell’incontro?
paolocolagrande // Luglio 6, 2008 a 8:53 am |
visitato sito. grazie Passi Falsi. Quei due medici erano da premio nobel.Lasciamoli stare, va là, gli assegni e gli editori. beviamoci un liquorino. Comunque ho famiglia. In ogni modo Mondadori non si è fatto vivo: ha un da fare da matti tutto il giorno, anche lui, povero cristo.Hai ragione Michela: riportiamo la comunicazione ad un livello umano. Due si parlano e basta, perchè le loro teste dovrebbero omologarsi? E’ che i medici hanno una visione cartesiana della vita, son fatti così.
tiptop // Luglio 9, 2008 a 9:19 pm |
visto che si parla di neuropsichiatria, e visto il tenore del contendere, ho vinto io,
su wikipedia (altro che novissimo melzi) sono menzionati Franco IV e Franco I, mica viceversa.
Adesso che ho “vinto” io, resta il quesito perchè li tiravi in ballo? che poi han detto di abbandonare la Rizzoli.
Credo farò un post sulla presentazione di oggi. Se è come il mio solito, ci sarà di tutto tranne che il libro.
Cristina
paolocolagrande // Luglio 10, 2008 a 7:04 am |
spiacente, è Franco I e franco IV, c’è un sito con copertine dei 45 giri e poi basta guardare canzoni mp3.net.
Senza mettere in dubbio l’attendibilità di Wikipedia. Non lo so perchè sono saltati fuori. Per via della neuropsichiatria? Pensa te: scrivere t’amo sulla sabbia.
tiptop // Luglio 10, 2008 a 8:54 am |
accidenti, e io che considero vangelo Wikipedia, devo correggere il mio post… che Zamora7 ha già commentato, poi, capisci ammè chillè.
In ogni caso, problemi da neuropsichiatria, al mare a Creta ho fatto e postato la foto dell’impronta dei miei piedi, e anche cercato di cogliere l’onda sulla mia ombra, per fare la fotografa sulla cresta dell’onda.
stefano // Luglio 20, 2008 a 6:03 pm |
quando sento parlare di dottori dei matti e di matti che si credono dottori, mi viene in mente un posto molto simile a quello dove lavoro io. lavoro, diciamo: credo di lavorare. per fortuna ogni tanto si lavora anche fuori, quando si fa l’inviato, e capisco quelli che lo fanno sempre, l’inviato. loro sì che del mestiere si prendono il meglio, senza fare il tonno in tonnara.
ciao
s
flounder // Novembre 25, 2008 a 10:06 am |
arrivo qui attraverso il tumblr dell’amichetto mio francesco alias 8e49. arrivo qui e mi siedo.
paolocolagrande // Novembre 25, 2008 a 7:30 pm |
guarda che siam tutti da un’altra parte oramai da un pezzo. però se ti trovi bene stai qui. Eventualmente chiama
Enrico Faccini // Gennaio 6, 2009 a 9:03 pm |
Eh, non so se mi trovo nella sede adatta per fare dei complimenti, ma ho letto Fìdeg e mi è molto piaciuto (ho in programma di prendere Kammerspiel, of course): quindi congratulazioni vivissime all’autore, ai suoi vertiginosi accostamenti tra argomenti “alti” e “bassi” e divagazioni assortite.