C’è una bella frase cu cui riflettere. La trascrivo qui sotto. Ogni volta che la leggo trovo un significato diverso. Come leggere La letteratura come menzogna di Manganelli, ma non credo che Ourednik abbia letto il saggio di Manganelli: quindi l’incontro è casuale.
La scrittura è verità, la letteratura è menzogna. Chi scrive sonda le sue reni e trova le sue parole; chi fa letteratura le impila. Questo permette di professare impunemente la menzogna, di non reagire. Niente per lo scrittore è più infido della scrittura, e per schivarla si rifugia nella letteratura, moltiplicando gli intrecci e imbrogliandosi nelle sue pieghe e nei suoi merletti. Le parole sono indifferenti come i mattoni lo sono per il muratore, i personaggi non sono per lui altro che recipienti vuoti nei quali riversa false passioni e sentimenti idioti. Perchè solo chi abbia vissuto la propria vita può instillarla nelle parole.
Patrik Ourednik
La poesia Ripenso al tuo sorriso era dedicata a un ballerino russo. Ma sarà poi vero?


59 risposte finora ↓
simona // Giugno 21, 2008 a 2:29 pm |
Queste sono faccende per iniziati e non mi ci addentro. Ma chissà se c’entrano con la mia incapacità di leggere un romanzo di Eco fino in fondo e con la fatica che ho fatto ad uscire da Kammerspiel. Per più di una settimana qualunque cosa leggessi mi sembrava raccontata da Bisi e mi son ritrovata a ridere anche su dei luttuosi articoli di cronaca, che se ci ripenso un po’ mi vergogno. E ancora c’è Criscuolo che mi gira per la testa e ripete dagli amici della minchia mi guardiddìo.
lapitta // Giugno 21, 2008 a 2:53 pm |
quante storie intorno ad un sorriso! cosa importa a chi fosse dedicato, se fosse di uomo, di donna o di un bambino. era un sorriso, fissato in parole come una polaroid.
paolocolagrande // Giugno 22, 2008 a 8:49 am |
è quello che dico anch’io, cosa importa a chi fosse dedicato. E del resto lo dicono anche Ouredkik e Manganelli.
marta // Giugno 22, 2008 a 11:34 am |
non è vero, è importante, se ti viene richiesto di fare un’analisi testuale e di fornire un’interpretazione. è nata per questo, la polemica.
è vero, è dedicata ad un ballerino russo, perché chi l’ha scritta l’ha dedicata a lui e le dediche sono portatrici di senso, in poesia, tanto quanto i titoli (quando ci sono). sono indizi. “che importa”, se non è vero?
paolocolagrande // Giugno 22, 2008 a 1:52 pm |
così cambiamo però registro. Non si intendeva sminuire la figuraccia del ministero, anzi. Quella resta e spero per sempre. E probabile che la dedica sia anche più di una traccia o di un indizio, quando è esplicita. Credo però che analisi testuale e lettura non debbano correre ad ogni costo sullo stesso binario. Il lettore di poesie, del resto, è un poeta a sua volta anche quando non lo è o non sa di esserlo.
marta // Giugno 27, 2008 a 5:52 pm |
non intendevo dar peso al ministero, ma alla poesia.
se posso permettermi un’osservazione (premettendo che giunsi qui per caso), questo blog ha uno strano aspetto.
non è ben voluto dall’autore, a quanto pare.
l’ha dovuto aprire per forza, perché “ha pubblicato”, ma lui non ci teneva più di tanto.
una sera a bassano e una sera a piacenza,con questo caldo? non è meglio pubblicare tutto alla fine, da vecchi? la fama postuma ha i suoi vantaggi, di questi tempi. in fondo sono pochi a “vivere di letteratura” (a parte i lettori, ovviamente). oggi non riesco a costruire periodi complessi. speriamo che passi.
buona fortuna…
paolocolagrande // Giugno 30, 2008 a 2:12 pm |
Mi fa piacere che tu dica che ha un aspetto strano, il blog. Cioè, non bisogna drammatizzare: quando mi hanno proposto di fare il blog io ho detto di sì entusiasticamente come faccio di solito, perchè come si dice nel calcio io sono un generoso, ma non sapevo cos’era bene un blog, diciamo che avevo dei sospetti. Quando l’ho capito ho pensato che era meglio lasciar perdere, ma non per me, per tutta la gente, tipo Claudio, che ci lavora dietro, ai blogs: non volevo far far delle brutte figure agli altri, insomma. Non è che l’ho dovuto aprire perchè ho pubblicato dei libri; almeno non credo, cioè non saprei, adesso lo chiedo a Claudio (per spiegare Claudio è il ragazzo che mi ha aperto il blog, si chiama claudio, il cognome non me lo ricordo) poi ti so dire se era quello il motivo; ma così a orecchio direi di no. Insomma sono contento come una pasqua di questo blog, adesso che ha uno strano aspetto.
Il resto però della tua lettera non l’ho capito bene: pubblicare da vecchi e la fama postuma, il caldo di piacenza e Bassano del grappa. Pubblicare da vecchi o da morti può dare magari delle soddisfazioni agli eredi ma l’idea dico la verità mi piace così così. Ci devo pensare.
A Piacenza comunque c’era accesa l’aria condizionata e a Bassano c’era abbastanza ventilato.
Comunque il lettore non vive di letteratura.
baci e buona fortuna anche a te, senza i puntini
stefano // Luglio 5, 2008 a 12:31 am |
da cronista sportivo ormai sulla via della giusta stagionatura, colgo dell’autoironia: “generoso” = grammo (genovesismo equivalente a “tecnicamente scarso che supplisce con l’indaffararsi”)
ciao
s
paolocolagrande // Luglio 6, 2008 a 9:14 am |
Era involontaria ma mi sembra che ci siamo, semanticamente parlando: grammo si usa anche qui a casa mia, più o meno con lo stesso significato. Poi la parola subisce uno slittamento triviale: ai tempi del liceo capitava di andare a giocare a pallone nel campo attrezzato davanti a casa di un amico. Io giocavo in porta e secondo me ero bravo, ma una volta un mio carissimo amico (pure giornalista sportivo e pure di nome stefano), dopo un gol preso su tiro morbido passatomi in mezzo alle gambe mi apostrofò: sei grammo come la merda. Nella sua accezione filologica naturalmente mi piace di più.
Comunque credo che il gergo calcistico di oggi sia meraviglioso: l’idea che l’attaccante sia percussivo e il difensore sia interdittivo mi dà un piacere fisico.
stefano // Luglio 6, 2008 a 6:59 pm |
gergo? io tra “esterni bassi”, “esterni alti”, “centrali”, “vertici alti” mi tengo i terzini, le ali, gli stopper, i centravanti. mi terrei anche il libero, se ci fosse ancora. è un modo, direi, di contribuire all’ecologia del linguaggio e quindi all’ecologia in generale.
l’hai letto fruttero sulla prima della “stampa” il giorno della finale di vienna? che vergogna per chi fa il mio mestiere.
(anch’io giocavo in porta ed ero grammo. smisi dopo un gol preso dall’altro portiere, su rinvio. ma il campo era oratoriale, piccolo. ciò non toglie, ovvio)
ciao
s
paolocolagrande // Luglio 7, 2008 a 7:16 am |
il vertice alto mi mette soggezione, preferisco l’esterno basso: mi dà l’idea di un soggetto un po’ trasandato, frequentatore silenzioso di bar, che cova dentro un proprio ideale libertario: quando l’esterno basso si sarà liberato dalla schiavitù dei centrali, servi a loro volta dei vertici alti, potrà correre trionfalmente verso la porta e vincere. Invece, l’inganno mercantile della quadra tiene l’esterno basso compresso nella sua metacampo, a servire ruoli a lui ideologicamente ostili. La sera torna a casa, consuma la sua mesta cena sotto lo sguardo rassegnato della moglie, i figli in cortile che giocano scalzi con una palla di stracci sognando di essere vertici alti, di sposare fotomodelle, di aver figli con scarpette dorate e palloni da champions…
Finirà un giorno? gli chiede la moglie. Non lo so, le risponde l’esterno basso.
stefano // Luglio 7, 2008 a 11:35 pm |
pensa se l’esterno basso non scala facendo la diagonale, mal raccordandosi quindi in ripartenza con il trequartista, a discapito del pressing e dell’attaccare gli spazi.
(tutto questo lo trovi nelle pagine dove aro e trebbio, e più ci penso e più mi viene voglia non di lei ma di dar ragione al sor flaubert, che voleva creare un allegro lager per tutti i modi di dire frusti per uso e abuso, di modo che tutti avessero paura ad aprir bocca per non pronunciare una di quelle fesserie)
ma la madre di tutte le locuzioni calcistiche, a far ammattire quelli come me che dicono “calcio d’angolo” o “punizione”, è l’apocalitticamente andrologica “palle inattive”. pensa se l’esterno basso è pure carente nelle palle inattive, va’ che tema che ti ho dato, figurati la moglie, secondo me la trova a letto col vertice alto, o anche col magazziniere (i magazzinieri sono come il maggiordomo nei gialli)
ciao
s
ciao
carlotta // Luglio 9, 2008 a 7:58 pm |
no, però così narcisistico lo scambio paolo/stefano non si può reggere. E’ l’apoteosi del vuoto.
Ma capisco anche che i blog forse non sono il posto giusto per cercare il pieno
coraggio
carlotta
paolocolagrande // Luglio 10, 2008 a 6:54 am |
L’apoteosi del vuoto non mi dispiace. E’ come dire una palla inattiva. Ma cos’è il pieno coraggio?
carlotta // Luglio 10, 2008 a 11:48 am |
Sul narcisismo sorvoli, eh? Ok, dopo pieno ci vuole il punto, giuro che stavo per mandarti un post -se si chiamano così- in cui ti chiedevo di segnalarmi se c’era qualcosa di irritante nella mia punteggiatura, ma mi hai preceduta.
Parlando un secondo sul serio, volevo solo dire che scrivere è bellissimo, anche scrivere di niente, e che ci sia un posto per farlo, come un blog, che è una specie di via di mezzo fra da solo e in pubblico, è una grazia di dio. Però applicarsi a dire qualcosa, o a scrivere soprattutto quando si ha qualcosa da dire, ecco, bisognerebbe.
Mi sembra. Poi magari è solo che amo il calcio di un amore non ricambiato. Sono anni che mi applico a capire il linguaggio, ma niente. E allora che ci siano due signori intelligenti che duettano su locuzioni calcistiche mi fa venire il nervoso.
Carlotta
paolocolagrande // Luglio 10, 2008 a 3:13 pm |
Ah, ho capito: il pieno (punto). Coraggio era un incitamento. Ma vedi, io più di un tanto…
Se ti piace il calcio quel linguaggio lì puoi tenerlo come una specie di sottofondo, una musichetta sofisticata. oppure puoi abbassare il volume della televisione. Oppure invece dissociare i sensi: vedi una partita e ne ascolti un’altra. Quando l’italia era sotto di due gol con l’Olanda il co-cronista Bagni diceva che la squadra (intesa come Italia) c’era e come, e anzi l’Olanda era annebbiata perchè aveva speso troppo subito e spendere troppo subito è un gravissimo errore che prima o poi si paga e infatti, diceva Bagni, vedrete che tra qualche minuto gli olandesi pagheranno duramente. Cioè era un’altra partita, quella raccantata da Bagni, ma era abbastanza bella, molto più bella di quella che stavamo guardando. Non bisogna innervosirsi.
Insomma credo che il linguaggio dei nuovi cronisti postmoderni del calcio sia molto interessante: viene da chiedersi perchè parlino così ma l’effetto assomiglia a quello che diceva Berlioz parlando dell’eufonia assoluta.
Comunque il trequartista è un eiaculatore precoce, calcisticamente parlando. E la palla inattiva è la sintesi dell’andropausa calcistica. Ci tenevo a sottolinearlo.
E poi Carlotta dice che non so cosa scrivere; tè guarda.
paolocolagrande // Luglio 10, 2008 a 3:15 pm |
comunque non si era cominciato con Manganelli e Ourednik? Adesso vado in cima e controllo.
stefano // Luglio 10, 2008 a 11:58 pm |
chiedo venia al tenutario:
colpa mia, lo ammetto. cambiare discorso, parlar d’altro è la cosa che so far meglio (per non parlare di tradir meglio, scordar meglio) e comunque a una che porta un nome come carlotta non ci si può che inchinare.
però:
1) signori? parlo per me, istruito magari ma plebeo, e drammaticamente tale, si vede da come non so stare a tavola.
2) intelligenti? parola che non uso più da quando semanticamente la eviscerò jannacci declinando l’omonima canzone. che spiega un po’ di tutto e un po’ di niente.
e ora riprendiamo da manganelli e ourednik. peccato, ne sapevo una su altafini telecronista che meritava di stare nei libri del tenutario.
carlotta // Luglio 11, 2008 a 6:12 am |
Stefano, non ti arrabbiare. Signori sono per me tutti i maschi dopo i quattordici anni, e così dovrebbero sentirsi. Se intelligente ti dà fastidio, va bene, facciamo che è intelligente solo Colagrande che è il capo. In effetti “eviscerare semanticamente” è un’espressione che insomma si potrebbe anche usarne un’altra, quindi…
Il fatto che ci sia una specie di partita parallela in effetti l’avevo notato. Mi sembra che si possa dire che il secondo telecronista è uno che interviene ogni tanto e fa della metafisica, o trae delle conclusioni anche di alto livello morale, che poi possono essere di aiuto a tutti noi nel raggiungimento degli obiettivi della vita quotidiana. Ecco, questo secondo livello mi è accessibile.
Ourednik non sapevo chi era e l’ho cercato in internet. Pare che abbia scritto “un piccolo gioiello di sarcasmo disincantato” (ma com’è il sarcasmo incantato?). Mi par di capire che è uno di nicchia, uno che hanno letto in pochi, e alcuni di questi pochi stanno qua. Cosa faccio, cerco di leggerne qualcosa? Me lo raccomandate? E’ una domanda vera, quindi non fate troppo gli arguti.
Carlotta
carlotta // Luglio 11, 2008 a 1:11 pm |
Stamattina sono andata alla Feltrinelli di Mestre, la città in cui vivo, a cercare Kammerspiel, visto che lunedì parto e me lo volevo portare in vacanza. Alla Feltrinelli le ragazze non solo hanno fatto una faccia, che quella la fanno anche se gli chiedi Guerra e pace di Lev Nikolaevic Tolstoj, ma hanno guardato sul computer e mi hanno detto che non c’è, non c’è stato e chissà se ci sarà mai. Neanche chiesto se volevo prenotarlo. Tenere conto che non esserci alla Feltrinelli qua a Mestre è come non esserci e basta. Accidenti.
Questa cosa magari il capo, che è un signore, non lo sposta neanche, ma noi microcosmo di lettori già affezionati…
In vacanza mi porto Guerra e pace, che voglio ri-leggere (ebbene sì), oppure leggere director’s cut, per così dire, visto che la prima volta avevo saltato tutte le parti storiche.
A proposito, il libro La solitudine dei numeri primi mi è sembrato abbastanza bello. Lo dico perché c’entra anche con quello che dice Ourednik. Nel senso che mi aspettavo appunto qualcosa di molto letterario, come in tante altre famose opere prime contemporanee, italiane e non, e invece no, mi sembra proprio di no. La storia mi ha presa, i personaggi non se la tirano e la conclusione non è né un lieto fine, né un desolato campo lungo su un barattolo che rotola lungo un marciapiedi di periferia, e non è neanche un finale aperto, sta lì lì. Insomma, ha 26 anni. Se non lo trasformano in un autore per le scuole superiori che ha molto da dirci sul problema dell’anoressia e il disagio adolescenziale, può darsi che finirà per scrivere anche una bell’opera seconda.
Carlotta
paolocolagrande // Luglio 11, 2008 a 4:29 pm |
Non è di nicchia Ourednik. E’ solo cagato poco, nel senso che nessun editore italiano di cresta l’ha voluto pubblicare. Europeana è stato libro dell’anno (qualche anno fa) in Repubblica Ceca e ha avuto un grande successo in Francia. In italia è pubblicato da duepunti edizioni di Palermo. Europeana è un libro bellissimo, uno dei più belli che ho letto, e la nicchia non c’entra niente, se per nicchia intendi l’aristocrazia culturale dei lettori eruditi, anzi è tutto l’opposto. Son contento che vai in vacanza con guerra e pace anche se mi dispiace che non hai trovato kammerspiel. Brava feltrinelli di Mestre. Quando lo troverai, Kammerspiel, ci trovarai dentro, a un certo punto, anche quello che ti è successo quando hai chiesto alla feltrinelli il mio libro. vedrai. Secondo me Paolo Giordano ha fatto una dichiarazione molto onesta; ha detto: scrittore sì, va bene, ma adesso devo concentrarmi sul dottorato di ricerca. Quindi non chiamatemi giovane scrittore. Tanto di cappello: a ventisei anni, un successo così dovrebbe dare alla testa, è quasi obbligatorio. Lui sembra non correre neanche questo rischio. Secondo me siamo di fronte ad una persona a modo, come si dice, che non considera il fatto di essere diventato scrittore (…vincitore di strega etc.) come un’investitura a semidio, e vuole continuare a far bene quello che ha sempre fatto. Il suo libro, scritto bene e comunque molto piaciuto, magari non è molto nelle mie corde (il che non deve preoccupare nessuno). Ma tanto di cappello a Paolo Giordano.
Non c’entra niente con quello che stavamo dicendo prima ma fa lo stesso.
Il capo sarei io? è la prima volta nella vita. Quando ero piccolo e giocavo con mio fratello io ero il vicecapo.
Capo va bene.
paolocolagrande // Luglio 11, 2008 a 4:45 pm |
scusa stefano, quel’era quella di altafini?
Io ho in mente Nereo Rocco
domanda: un pronostico?
risposta: o vinciùma o perdùma, se no paregiùma.
domanda: insomma, che vinca il migliore?
risposta: sperèm de no.
stefano // Luglio 12, 2008 a 12:48 am |
no, era una telecronaca dei tempi in cui telepiù era in chiaro, poi una volta che eravamo tutti belli assuefatti la criptarono. anzi per sadismo ti ricordi che la tenevano in chiaro i primi 5′ delle partite, poi nebbia? io ricordo un Bodoe Glimt-Sampdoria criptato, come vedere la partita nella neve, perdemmo 3-2. dai norvegesi, capisci?
comunque, altafini. era co-telecronista su telepiù di una partita del campionato inglese. mi sembra arsenal-coventry. si giocava praticamente nell’area del portiere del coventry: pali, salvataggi sulla linea, nuche, tibie, corner, il portiere come il diavoletto di cartesio. non c’era partita insomma. stanno per battere un corner. altafini sentenzia: “sento profumo di gol!”. battono il corner, il portiere esce, respinge di pugno fuori area, uno dei suoi che passava di lì calcia in avanti, nel cerchio di centrocampo solo soletto c’è il centravanti del coventry che era mezz’ora buona che non toccava palla e non se ne ricordava più la forma. è solo e va verso la porta degli altri e fa gol. arsenal 0 coventry 1. e allora altafini: “l’avevo detto che sentivo profumo di gol!”.
ecco, la sera di bagni in italia-olanda l’avevo notato anch’io, che diceva che l’olanda aveva speso troppo e l’avrebbe pagata, e allora mi è venuto in mente altafini.
e ora chissà come si incazza carlotta. speriamo dirotti la sua ira sui librai mestrini. e anche la tua, a questo punto. io, kammerspiel, volevo già comprarlo a cremona, alla libreria vicino a palazzo di città, ce l’aveva, ma alla feltrinelli e alla fnac ho la tessera fedeltà e così l’ho preso tre giorni dopo a genova. c’era. che lo sappia carlotta.
ciao
s
paolocolagrande // Luglio 12, 2008 a 11:22 am |
“non se ne ricordava più la forma” appartiene al calcio pre-moderno, cioè all’evo precedente il calcio parlato. Mica male.
Io non so niente di calcio. Ma se leggi Kammerspiel ne trovi un bel po’.
La Carlotta non si incazza, secondo me, magari pensa che siam dei rompicoglioni e anche un cicinino deficienti, però lo pensa con affetto.
carlotta // Luglio 12, 2008 a 1:50 pm |
No che non mi incazzo Stefano, ha ragione il capo. Non si diventa donne adulte se non si è in grado di sopravvivere a questo tipo di conversazioni. Soprattutto non ci si fidanza e non ci si riproduce. Per capire bene quello che hai scritto su Altafini ho riletto quattro volte, che neanche con Derrida, e alla quarta volta mi è sembrata anche carina. Vedete che mi applico. Però fate i bravi, eh, che io sono una che dopo si affeziona.
A Mestre c’è anche la mia libreria preferita, la vera Piccola Libreria Minacciata Dalla Grande Distribuzione, di quelle con i clienti affezionati eccetera, ma hanno in negozio un cane che morde i clienti, due mesi fa mi ha fatto sanguinare un dito, e allora ci vado solo se devo procurarmi un racconto inedito di Dostoevskji, loro in questo sono bravi.
Però capo mi dispiace che dici che quello che ho detto non centra niente con Ourednik. Io ho letto solo la frase che tu citi e mi ha fatto venire in mente una cosa che avevo pensato leggendo Giordano e cioè: ma guarda quanta poca letteratura c’è qui, non sembra neanche un giovane autore italiano prodigiosamente contemporaneo. Non volevo affatto dire che il suo libro è il modello di scrittura autentica a reni sondate che sembra avere in mente O.!
Invece ieri sera in autobus, mentre andavo a Venezia a sentire la terza di Mahler alla Fenice, apro guerra e pace tutta contenta che il mondo mi sembrava perfetto e a pagina tre leggo che di Anna Pavlovna, che è quella che comincia il romanzo dicendo Eh bien, mon prince, si dice “Anna Pavlovna Scherer, [...] nonostante i suoi quarant’anni, era piena di vivacità e di slanci”
Ecco, anche questa cosa mi era sfuggita vent’anni fa, ci son rimasta male, mi si è un po’ velata la serata.
Adesso mi metto in caccia di Europeana e di Kammerspiel, che le commesse della Feltrinelli quando passo un certo limite so io come pungolarle sulle loro chiappe vivaci e slanciate.
Carlotta
carlotta // Luglio 13, 2008 a 3:46 pm |
Per precisione e giustizia devo riferire che ieri mi è venuto un dubbio e ho pensato : aspetta che prima di ripassare alla Feltrinelli provo alla Libreria in Via di Estinzione, che in fondo Fìdeg l’ho comprato lì. Allora mi vesto leggera che loro hanno l’aria condizionata ma non l’accendono, affronto la pista ciclabile e tutti i suoi imprevisti (coppie a manina, tricicli contromano, motorini illegali ecc), entro in negozio, aggiro l’orribile cane e dico a B. “Senti, B., avresti per caso Kammerspiel di P.C.?”. Lui senza fare neanche un plissé va a un suo scaffalino e lo tira fuori. Allora tento il colpo con Ourednik, ma mi dice che ne aveva tre copie e le ha finite. E io che faccio della fine ironia sul loro cane e l’estinzione. E’ una libreria dove i clienti affezionati hanno un conto aperto e pagano un tanto al mese. Mi sento un verme vigliacco e ingrato.
Comunque sono a pagina trentanove e ho messo in stand by il conte Lev Nikolaevic, che deve stare punito per certe cose che scrive.
Domani parto per la Corsica e ci resto un mese, così tirate un po’ il fiato e magari vi sfogate con i vostri aneddoti, che poi si può cominciare a parlare di cose serie. L’anno scorso mio figlio è sceso al tavolo da ping pong del campeggio e i bambini francesi, gridando “Materassi merde”, gli hanno spianato tutte le palline pestandole sotto i piedi. Il padre dei miei figli, che è uno che esprime molto sinteticamente delle cose profonde, ha detto “Anche così si cresce”.
Un saluto
Carlotta
carlotta // Luglio 13, 2008 a 3:48 pm |
Era due anni fa, non l’anno scorso, mamma mia.
E’ che vado sempre nello stesso posto e mi confondo
c
viviana // Luglio 13, 2008 a 6:52 pm |
Anch’io ho letto kammerspiel in Corsica. Nella spiaggia di Tarco per l’esattezza. Lo specifico perché leggevo ad alta voce a mio marito e capitava di ridere spesso e forte, cosicché molti curiosi si avvicinavano per capire che diavolo di libro avessimo in mano, un bambino si è anche seduto vicino a noi, peccato era tedesco, non capiva niente, ma si è divertito per contagio.
Ora, se anche carlotta si mette a leggere in spiaggia con esiti simili, consiglio all’editore di mandare qualche copia nell’unica libreria di Porto Vecchio, o di allestire qualche bancarella sulle spiagge.
Dico anche all’amministratore del sito/scrittore: non fa solo ridere kammerspiel, mette anche una gran tristezza, proprio un bel libro, ourednikiano direi.
viviana
paolocolagrande // Luglio 14, 2008 a 2:11 am |
E’ che rileggendo quello che ho scritto prima ho come l’impressione di essermi messo in cattedra. Scusate il tono involontario da cazzone, ma vi assicuro che la faccia andava bene, mentre scrivevo, cioè a guardarmi in faccia si capiva che non non volevo essere didattico. E’ un po’ il limite del dialogo scritto: non vedi la faccia. Quanto ad Anna Pàvlovna, tieni conto che l’età si è allungata eccetera eccetera. Io ne ho compiuti ieri 48 anzi ieri l’altro. Che è come dire 35-36 ai tempi delle campagne napoleoniche. Ho fatto uno sconto del 25% che mi sembra onesto. E adesso mi viene in mente che Dostoesvskij ha scritto Povera Gente a 25 anni e la critica letteraria lo ha subito laureato scrittore anzi massimo scrittore russo, e avevan ragione. E prima dei quarant’anni, credo, aveva già scritto almeno tre libri, era stato condannato a morte, era stato graziato, aveva fatto quattro anni di lavori forzati in siberia e altri cinque di esilio.
I francesi mi sono abbastanza simpatici ma non sanno perdere. Quelli della libreria In via di estinzione mi sono simpatici, non li conosco ma mi son simpatici.
paolocolagrande // Luglio 14, 2008 a 3:30 pm |
Grazie Viviana, mi fa tanto piacere.
A Kafka piaceva leggere ad alta voce. La prima volta che ha letto La metamorfosi in pubblico, alla fine la gente si rotolava per terra dalle risate.
stefano // Luglio 15, 2008 a 12:10 am |
avete preso una deriva milleunaristica. una che dice: alla mia età la contessina russa era reputata canuta. l’altro contrappunta: appena raggiunta quota equivalente a bailamme nella numerologia simbolica, se penso che ho combinato poco quando invece federico dostoevskij (l’ho notata, nel tuo libro, la citazione della pedanteria neosaviniana) aveva già fatto tombola. e allora penso che io tra una decina di giorni arrivo alla quota dei gatti in fila per sei con resto di due e mi viene prima da piangere e poi da ridere e poi di nuovo da piangere. come la mettiamo?
e povero cecco kafka, lui credeva di averli stesi e quelli ridono. son delusioni così che ti fan campare poco.
(i francesi hanno perso anche oggi. il 14 luglio, nella tappa del tourmalet, ha vinto uno di alberobello. da qualche tempo, con noi, non gliene va dritta una)
ciao
s
paolocolagrande // Luglio 15, 2008 a 7:32 am |
pensa te, perdere il 14 luglio, nel 219 anniversario della presa della bastiglia, battuti da un borbonico.
carlotta // Agosto 24, 2008 a 1:20 pm |
Ciao.
Eccomi. La prima cosa che voglio dire, mentre sto qua alla tastiera a farmi scolorire l’abbronzatura è che Kammerspiel è proprio bello. Mi piace guardare il mondo con gli occhi di Bisi. L’ho letto d’un fiato in autostrada (non guidavo io), a volte ridacchiando, a volte presa da uno struggimento ma uno struggimento che non so dire. Per esempio: io lo so cos’è una biciesse. E’ una BCS. La usava mio zio per tagliare l’erba, è un incrocio fra una bicicletta a motore e un tagliacapelli a lametta e in effetti fa un rumore a mitraglia. Mio zio qualche volta a mio fratello la lasciava guidare, a me mai. Allora a volte ci salivo quando era spenta e facevo brum brum. Lo so che sarà un dettaglio e magari il capo non è contento perché non vuole essere autobiografico né descrittivo, ma una BCS non è una biciesse finché qualcuno non ne parla in un libro e ti ficca un chiodo nel cuore, no? Per fortuna gli autori scrivono i libri e poi i libri hanno una vita propria e vanno in giro a seminare per conto loro. Per esempio (ancora), se devo dire della rilettura di Guerra e pace cosa mi ha fatto proprio piangere, ma davvero piangere sugli scogli della baia di Figari (chissà cosa penseranno i francesi dei libri che leggiamo) è quando il conte Rostov balla il “Danilo Kupor” a una festa in casa sua, ed è proprio bravo, e gli brillano gli occhi, e tutti lo guardano ammirati, e tutto deve ancora succedere: il dolore, la vergogna, la morte, la normalizzazione delle speranze, lo sprofondamento di tutto quel mondo…
Magari sono in un passaggio di età un po’ così, ma sempre più i libri mi prendono a partire da certi loro angoli in ombra, in un modo un po’ imprevisto, per le palle, come dire.
Il blog mi sembra cresciuto e articolato, accidenti capo, fai sul serio. Bene.
By the way, i francesi non hanno ancora elaborato: se lasci la macchina posteggiata che a loro non piace, ti scrivono sui vetri “Materazzi fuck”. A me, poi, socialista cosmopolita irredenta, che ancora fischietto l’Internazionale sotto la doccia e il calcio ora lo sanno anche cinquantasei milioni di italiani che posto occupa nella mia vita! Mah.
E adesso?
PS Mi dispiace, non so postare bene, mi sono accorta che scrivo delle specie di lettere, portate pazienza
carlotta // Agosto 24, 2008 a 1:30 pm |
Viviana, quando vedo della gente che legge un libro e ride, mi viene da andargli vicino e abbracciarli e baciarli tre volte, come i russi, quindi sei fortunata che fossimo su spiagge diverse.
Ti abbraccio da qua, che non vedo che faccia fai
viviana // Agosto 24, 2008 a 5:20 pm |
Ricambio l’abbraccio Carlotta, che mi sei simpatica e scrivi dei post lunghi e bellissimi e ti lasci trafiggere da certe parole dei libri.
Anche questa è sempre una gran cosa.
E meno male che sei tornata, perchè qui non succedeva più niente da giorni e giorni.
Starà scrivendo un altro libro l’amministratore del blog?
paolocolagrande // Agosto 25, 2008 a 8:39 am |
Adesso mi ci metto d’impegno. Giuro morissi qui.
sono molto contento di quello che dice Carlotta (che anche secondo me scrive post bellissimi) su kammerspiel, sulla BCS, sul conte Rostov.
In particolare sulla biciesse, che ha un suono inconfondibile, secondo me un po’ come l’hammond. E’ un suono molto diverso dall’hammond, quello della biciesse, per forza, ma inimitabile come l’hammond. Andrebbe masterizzato e trasferito come effetto speciale sulle tastiere elettroniche. Se c’è qualcuno qui che si intende di queste cose, butto lì l’idea.
vi abbraccio e vi bacio tre volte.
paolocolagrande // Agosto 25, 2008 a 9:05 am |
E comunque bisogna aver pazienza, coi francesi. Son bravi, ma quella stomacata sulla testa è ancora troppo viva nella memoria francese. Bisogna aspettare che somatizzino: adesso magari è un momento delicato, visto che abbiam vinto otto medaglie d’oro e loro sette, ma possiam sempre dire: quanti argenti e bronzi che avete vinto, addirittura più di noi.
carlotta // Agosto 26, 2008 a 11:42 am |
E allora, visto che gli elogi mi inebriano, vi faccio dono di un verso che avevo pensato di scrivere sui vetri dei francesi, ma poi era troppo lungo:
“Materazzi e Zou Zou
pour qu’on en finisse
se donnent un bisou”
Eh? V0levo fare un alessandrino, ma non mi è venuto
Un abbraccio
carlotta // Agosto 26, 2008 a 7:24 pm |
ps. Ho letto Europeana. Davvero bello. Grazie capo. Lo straniamento sono ormai 250 anni che funziona nella critica alla civiltà. Messe lì, così, anche le idee a cui siamo più affezionati… Funziona
carlotta // Agosto 29, 2008 a 1:27 pm |
Sì insomma, volevo lasciarvi stecchiti coi miei versi, ma non così tanto…
paolocolagrande // Agosto 31, 2008 a 8:08 pm |
Il tuo quasialessandrino è venuto bene, a me piace. Manca la musica: proporrei la biciesse di prima (musica aleatoria, grosso modo)
Altro libro: Junkspace, di Rem Koolhaas (architetto olandese) pubblicato in Italia con lo stesso titolo da Quodlibet. Me l’aveva consigliato il mio amico Andrea Lucatelli e, adesso che l’ho letto, lo consiglio a chi ha voglia di farsi consigliare.
Costa 13.50
baci.
carlotta // Settembre 1, 2008 a 2:27 pm |
Ah ecco, salve capo. Stavo per scriverti una specie di incitamento che suonava come: capo rilancia, datti una mossa se no qua il blog si estingue e rimango solo io che dopo comincerò a sembrarti come la fan di quel film con Clint Eastwood, sai quello dove lui fa il dj? Che paura. Poi però ho pensato. In questi giorni, con l’entusiasmo del neofita, ho visitato diversi blog letterari, alcuni molto noti. Accidenti, mi sono detta, un lavoro a tempo pieno in una sorta di universo parallelo, come quello dei fumetti di Superman (Nembo Kid) di quando ero piccola (sai quando sembrava che lui fosse stato ucciso dalla Kriptonite verde e invece era successo in un universo parallelo?).
Alcuni sono strepitosi, c’è un sacco di roba, parlano di libri e di gente che io non mi sognavo nemmeno che esistesse, si conoscono tutti, sono intensi, spiritosi. Insomma. Però non posso fare a meno di dire che questi blog/bollettini hanno complessivamente un aspetto un po’… isterico. In senso freudiano proprio.
E allora ho pensato che invece tu potresti fare un blog lento, per chi ha i pensieri un po’ collosi e si prende un po’ di tempo per pensare, mica perché è più profondo degli altri, ma perché sul momento non sa cosa dire. Poi però ho pensato che in questo desiderio è implicato un paradosso che adesso non sono in grado di formulare e allora vado a farmi un giro.
Ok, facciamoci junkspace
paolocolagrande // Settembre 1, 2008 a 4:21 pm |
Sei troppo buona. E’ che qui è un casino. Anch’io ogni tanto guardo gli altri blogs: insomma tutta un’altra cosa, c’è brio, vivacità, profondità, musicalità, pre post e para modernità, anche meta. Qui è come niente da cena, come si dice da queste parti. Oppure, come dice il mio amico Flavio di Fidenza, c’è tanto sugo come succhiare una chiave.
Però adesso c’è la tua soluzione, che possiamo per semplicità definire Kunderiana. Non è sfiga, è lentezza: una forma di edonismo cauto, saggio, che schiva la sofferenza. Epicureo, tanto per dire. Quindi in qualche modo tendente all’utopia.
Il primo blog, direi al mondo, kunderiano epicureo paramodernista con uno sguardo rivolto al cielo.
Diciamo che è una svolta decisiva, per il blog. Chissà com’è contento l’editore.
Va’ pure a fare un giro ma ritorna presto che se no qui andiam tutti a pescare. Cioè, speriamo che torni anche Stefano dalle vacanze; e se senti Viviana dille che qui sì ci si diverte da dio.
carlotta // Settembre 2, 2008 a 5:22 pm |
Kundera, certo. Ma io pensavo a Zavattini, uno delle parti tue, che scrive:
Is ciama a la tivi par saver
col ca pansom,
anca i paga.
Mai c’a s’a scapa dét:
a n’al so mia. Ansi,
a fom la vus da pret,
al microfan in dli nostri man
al ga quel dl’aspersori.
…
Eccetera
“a n’al so mia”, capo! Non senti come suona?
(in effetti, Zavattini è uno di ” di là da Po”, spero di non essere stata offensiva e inopportuna)
Stefano, come va il trasloco?
paolocolagrande // Settembre 2, 2008 a 7:47 pm |
occhio che Zavattini era di Luzzara, che è di qua, da Po. In provincia di Reggio. Ho abitato anch’io da quelle parti, ero vicino a Guastalla. Il dialetto però non è reggiano, è quasi mantovano, arsàn-mantvàn, per la precisione.Era in trasloco, non in vacanza, Stefano, non mi ricordavo più.
paolocolagrande // Settembre 2, 2008 a 7:51 pm |
a n’al so mia, suona molto meglio che Kundera, son d’accordo.
carlotta // Settembre 3, 2008 a 1:43 pm |
Eh, lo so che è di Luzzara, solo che facevo Luzzara in provincia di Mantova invece che di Reggio. Allora è di qua da Po, tutto a posto.
carlotta // Settembre 3, 2008 a 2:37 pm |
Ieri in libreria ho preso il programma di Festivaletteratura. Non ci sono mai stata, perché l’idea mi spaventa un po’, mi dico sempre che sarà una specie di Fahrenheit ma tutti in piedi e con un caldo boia. Però ogni anno sono anche un po’ invidiosa e vorrei andarci. Il solito tira e molla. Insomma, ho cominciato a leggere il programma facendo colazione, ma dopo venti minuti ero solo a metà e già sfinita. Non solo sono 108 pagine scritte in piccolo, ma mi sembrava anche che fosse un programma pieno di storie di uomini senza mani che hanno sfidato il loro destino e sono diventati pianisti, di persone senza piedi che hanno sconfitto la sorte e sono diventate corridori, di arabe bruciate che hanno vinto il pregiudizio e sono diventate miss universo, di uomini senza encefalo che non si sono lasciati piegare dalla sfortuna e sono diventati giocatori di scacchi. Tutta una vittoria dell’umanità. Ah, poi c’erano quelli che hanno pubblicato un libro tipo “Sto morendo e sono felice”. E i bambini. E le energie alternative. E il pianeta.
Non ce la posso fare. Tutta la letteratura contemporanea messa in fila, con le sue problematiche, c’è da farsi venire dei brutti pensieri. Nel senso di negativi. Ci vuole un altro ritmo, che io, uno dei principali utenti del primo blog del XIX secolo, non ho.
Però magari mi sbaglio, magari è come un corso intensivo: uno esce tutto stimolato, invece, ottimista, batte il tempo con il piede. Mah.
Poi sulle interviste agli scrittori ho dei rovelli antichi e chiederò lumi al capo, ma adesso è meglio metterci una pausa, perché non bisogna approfittare.
paolocolagrande // Settembre 4, 2008 a 7:08 am |
Al festival faccio una scappata stasera. comunque è vero, il tema è sempre il trionfo. Il trionfo preso da tutti gli angoli, in tutte le possibili soluzioni trionfali: il trionfo con funzione catartica, o come via di fuga: il giovane malavitoso si ravvede e con sacrificio poco alla volta diventa presidente di tutti i presidenti delle presidenze del pianeta: cioè, non è che diventa una persona normale, che sarebbe già un bel risultato da fargli un applauso. La sguattera Cenerentola si riscatta e vince Veline.
Oppure il trionfo dell’autopercezione negativa, dell’ingiustizia subita, dell’infanzia negata, che contagia il lettore che poi siga onanisticamente per conto suo (voce del verbo sigare; piangere, in italiano).
Difficile che si celebri qualche bel fallimentone come si deve, con tutti i crismi del tracollo.
Vai pure tranquilla, niente pause: sto aumentando il gas.
stefano // Settembre 4, 2008 a 3:08 pm |
è vero, sembra tutto un grande film di frank capra. quando invece la vita pare bell’e pronta per finire inscatolata in un barattolo manzoniano (piero)
e almeno la prendessimo in ridere
ciao
s
stefano // Settembre 4, 2008 a 3:11 pm |
per carlotta (chiedo venia al tenutario): il trasloco è congruo alla mia indolenza. per ora nell’altra casa c’è solo un posterone del festival del racconto di cremona, di quelli che stavano sulla piazza del duomo e quando, su ordine del soggetto raffigurato, l’ho portato via dal cavalletto, belìn come mi guardavano male tutti sulla piazza, ce l’avevano scritto in fronte “che ladro”.
ah no, c’è anche una bottiglia di nero d’avola di quello buono. da bere quando sarà finito il trasloco.
ciao
s
stefano // Settembre 4, 2008 a 3:12 pm |
per il tenutario: mica ero in vacanza. è questo tuo spazio che lo era
)
ciao
s
paolocolagrande // Settembre 4, 2008 a 3:40 pm |
hai fatto bene a tornare dal trasloco perchè io e Carlotta avevamo preso il passo di Gianni Morandi e Barbara Cola, Bouvard e Pécuchet, George e Mildred, Vladimir e Estragon che aspettano Godot, o non so, Mork e Mindy. Andava bene anche così, ma ci si preoccupava per le sorti del blog Kunderiano-zavattiniano.
paolocolagrande // Settembre 4, 2008 a 3:51 pm |
Proponevo quasi quasi di trasferirci sul post C’E’ SEMPRE, con la citazione di Koolhaas, così tanto da scriver qualcosa a anche lì sotto, così la gente non mormora. Magari non subito, quando vi vien naturale, non c’è mica fretta e naturalmente se non vi disturba. Se no stiam qua, che comunque non si sta mica male. Lo facevo anche per far qualcosa di diverso.
harzman // Settembre 10, 2008 a 9:55 pm |
Buonasera.
Sono arrivato a pagina 56 di Kammerspiel e penso, certo che Bisi è un po’ tonto, ha già un figlio e quella volta non ha nemmeno imparato a leggere un referto di gravidanza. Poi magari mi sbaglio, o mi son perso qualcosa, o forse ho scambiato la forma per la verosimiglianza, non so.
Saluti.
paolocolagrande // Settembre 11, 2008 a 9:45 am |
Mi sono chiesto, prima che nascesse mia figlia e dopo che avevo fatto la stessa figura di Bisi, perchè sui certificati debbano mettere certe formule arcane anzichè esprimersi normalmente in italiano, come Maschio o Femmina; può andar bene anche M o F. Anche Bisi se lo chiede, in un certo senso, visto che per la secondogenita il certificato lo è andato a prendere lui con la delega, che poi ha dimenticato a casa. I certificati di ostetricia il papà non li può ritirare, li deve ritirare la mamma, oppure la mamma deve delegare il papà, il quale deve ricordarsi di prender su la delega. Per questo motivo i referti di ostetricia li vanno sempre a ritirare le mamme; almeno nel mio caso c’era una fila di future mamme incinte e io ero l’unico futuro papà. Non saprei dire se è tonto, Bisi. secondo me è un po’ anacronistico, ma è un’opinione senza pretese. Non saprei dirti neanche se tu hai scambiato la forma per la verosimiglianza perchè non so cosa sia nè l’una nè l’altra. Quindi può darsi di sì come di no. Ma se ne può sempre parlare, come dice Hegel.
harzman // Settembre 11, 2008 a 9:59 am |
Va la’ che fai lo gnorri apposta: uno che sa digredire (si può dire digredire?) come te, giacché mi dai del tu, grazie, sa certo anche dov’è la forma e dove la verosimiglianza. In effetti comunque è presto per giudicarlo, il povero Bisi senza pagina da fare. Ci si aggiorna, come diceva quel pedagogo. Intanto grazie della risposta esaustiva.
harzman // Settembre 11, 2008 a 10:03 am |
(E comunque bisogna riconoscere che “normale venti” è una bella canzonatura, ben straniante, di certe “formule arcane”.)
paolocolagrande // Settembre 11, 2008 a 11:05 am |
Ci sono parole come appunto verosimiglianza che sembrano aprirti spazi immensi. Poi quando ti ci trovi in mezzo non sai dove girarti e magari ti perdi. A me capita così, per questo di tante parole ho perso il significato.
La canzonatura poi è involontaria, dal punto di vista di Bisi, nel senso che lui ha proprio letto così sul foglio, normale venti, e si è posto una serie di problemi che non ha saputo risolvere. Leggendo qualche tempo fa il manoscritto di un romanzo scritto da una scrittrice di gialli, ho incontrato l’acronimo CSI ripetuto più volte dentro un dialogo. Quando ho incontrato l’autrice (con cui dovevo discutere appunto il testo) ho fatto presente che in quel punto secondo me il riferimento al centro sportivo italiano era un po’ sopra le righe, e comunque non era così chiara l’attinenza al tema del dialogo. (CSI, serial televisivo; si pronuncia si es ài; un po’ una figura di merda, niente di grave però). Scusa il tu così d’istinto, ma ormai è fatta.