Chi mi ha allestito questo blog si è pentito: lui allestiva e io facevo dei danni, involontariamente. Ci vogliono meno di trenta secondi per distruggere il lavoro di un pomeriggio, se la distruzione è involontaria: se è volontaria l’operazione è più complessa e quindi più lunga perche diventa un lavoro. Insomma il blog parte tardi. Mi spiace per i cinquantasette milioni di italiani che aspettavano impazienti. Io sono Paolo Colagrande e abito a Piacenza, il mio codice fiscale è CLGPLA60L12G535G: nel codice fiscale ci sono sintetizzate tutte le informazioni utili, tranne i libri che sono qui di fianco. Chi mi ha allestito il blog mi ha detto come funziona il meccanismo: in sostanza, cinquantasette milioni di italiani e anche altri milioni di non italiani scrivono, io rispondo o comunque scrivo a mia volta ma seguendo un percorso più sofisticato perchè non faccio per vantarmi ma io sono l’amministratore del blog. I milioni di non italiani che intendono scrivere sono pregati di scrivere in italiano perchè delle altre lingue non ho piena padronanza. In questo blog si dovrebbe parlare di libri, quindi comincerei con cinque righe di Kammerspiel, tanto per gettare il cosiddetto sasso nel cosiddetto stagno. Kammerspiel è un romanzo. Sarà in libreria il ventotto di maggio, cioè tra qualche giorno.
Aveva alla fine ragione lui, Einstein: l’universo sarà anche sottoposto a una forza espansiva, come dice la teoria della relatività generale, ma stiamo tranquilli: c’è la costante cosmologica, che blocca i movimenti del cosmo in espansione e in contrazione. Cos’è questa costante cosmologica? Non lo so, ha detto Einstein, però c’è.



13 risposte finora ↓
ale // Maggio 26, 2008 a 12:57 pm
E se il maestro di Sant’Agata Giuseppe Verdi avesse preferito (ipotizzo ma su solide basi) le dolci campagne al di là del fiume, e in particolare l’osteria del Bissone nella città del Torrone? Non per campanilismo, per carità. Ma per aggiungere un tassello nella ricerca della verità.
paolocolagrande // Maggio 27, 2008 a 3:28 pm
si fa presto a dire la verità, l’anima, Dio. La tesi cremonese dei natali verdiani mi sembra, più che ricerca della verità, un’intepretazione della coscienza, contemplazione di oggetti immaginari. Però non mi dispiace, possiamo lavorarci su.
lettricesenzatempo // Giugno 1, 2008 a 8:40 am
tante recensioni su questo libro.. e le aspettative aumentano.. anche perchè fideg era ben bello.. poi vai in libreria e non lo trovi..
ma il 28 maggio di quale anno sarebbe?!?
paolocolagrande // Giugno 4, 2008 a 7:59 am
lettrice senza tempo nel senso che non ha tempo da buttar via e io posso anche capire: il problema è che io ho una concezione del tempo che tende per così dire all’utopia, e anche Kammerspiel si è adeguato. L’anno comunque sarebbe il 2008, cioè quello corrente, ma la data del 28 maggio era solo presuntiva, se si può dire presuntiva in questo blog. Insomma non vincolante, mi dicono. Oggi è il 4 giugno e da oggi le librerie saranno inondate di Kammerspiel, da non saper più dove metterli. Ce ne saran delle pile alte per sempre.
...smn77l52g535j // Giugno 4, 2008 a 3:18 pm
Questa mattina ho comprato “Kammerspiel” alla Feltrinelli dell’ubertoso borgo padano. C’era Maurizio Milani che intortava le commesse. Gli pareva strano che Camilleri, che pubblica cinque o sei romanzi all’anno, non si sia ancora inflazionato. E diceva che, per quanto riguarda i libri, a “Che tempo che fa” decide tutto una segretaria di venticinque anni a cui, a vederla, non si darebbe una lira (mica come Marika Della Rovere). Io, comunque, ero solo di passaggio nell’ubertoso borgo padano. Me ne sono andata da qualche tempo a Milano, che sarà quel che sarà, ma almeno qui l’umorismo estetico del paradosso sagace non si pratica. Chissà, se avessi incontrato uno come Pigozzi, magari sarei rimasta (credo, invece, di essermi imbattuta in Nello Benazzi tredici anni fa, nella redazione di un settimanale locale. Mi pare che fosse venuto a presentare una conferenza sui Quaderni piacentini). Aspettavo questo romanzo dall’estate dello scorso anno. Quando ho rinunciato ai miei propositi di ridurre in cenere l’ubertoso borgo padano e di bruciarne anche le ceneri. E’ la città di Colagrande. Adesso organizzo pellegrinaggi.
paolocolagrande // Giugno 5, 2008 a 5:19 pm
Non è detto che l’ubertoso borgo di Bisi sia la città dove vivo. Ho una specie di idiosincrasia per le indicazioni geografiche, che per me restano comunque un elemento marginale. L’importante è disegnare un contesto che rappresenti bene l’idea della storia: una specie di luogo ideale in funzione di quello che vuoi raccontare. In quello che racconti c’è sempre un po’ di quallo che vedi o che hai visto o che conosci, altrimenti la storia non è plausibile, non cammina sulle sue gambe; ma io non ho mai voluto mettere in scena Piacenza o i piacentini. Del resto non ne sarei capace: non sono capace di descrivere, e soprattutto non mi piace. Lo troverei anche un po’ triste. In diversi posti dove ho presentato Fideg molti hanno riconosciuto la propria città, paese, quartiere, amici e conoscenti. Mi è capitato perfino a Forenza (paese di 2000 abitanti in provincia di Potenza), che è parecchi chilometri più in giù. A Pisa mi han detto che il libro rifletteva la realtà pisana. E questo mi fa piacere.
Forse l’Italia è tutto un borgo ubertoso.
Lo stesso discorso vale per i personaggi: se descrivi un personaggio che conosci con l’idea di farlo camminare nella storia il risultato è sempre insoddisfacente, o incompleto, diventa un’imitazione, una replica non originale. Ma le persone che conosci possono suggerirti qualcosa - un aspetto del carattere, un modo di dire o, non so, di camminare - che può dare senso al tuo racconto e che puoi far rivivere dentro un tuo personaggio, comunque inventato.
Conta quello che racconti, non quello che è più o meno riconoscibile.
Poi puoi anche nominarle, Piacenza , o Parma o Cremona o Forenza o PIsa, eccetera, ma non aggiungi gran che, secondo me.
Ad esempio, chi ha tentato una lettura filologico-piacentinista di Kammerspiel (dove Piacenza non è nominata) mi ha fatto una serie di obiezioni: 1) che non esiste una piazza intitolata a Giovan Battista Scalabrini; 2) che non esiste nessun molo del Gerbido; 3) che il pulman n. 9 non arriva a Po; 4) che che non esiste e non è mai esistita la trattoria dei servi di faccia al duomo (Per fideg le obiezioni diventano migliaia a cominciare dalla parola Fideg, che non è piacentina). Ha ragione, ma è l’indagine che non ha molto senso, secondo me.
La persona che hai conosciuto tu al convegno dei Quaderni è molto meglio di Nello Benazzi. Rigo Ferri e Ugo Salami non esistono: cioè esistono persone che si chiamano Ferri e Salami, che sono due cognomi bellissimi che si impastano bene nel racconto.
Mi fa piacere che a Milano non ci siano umoristi estetici del paradosso sagace, ce n’è in tutti gli spigoli del pianeta, ma fan parte del paesaggio e ce li teniamo: sono molto più umoristi di quanto credono. Se organizzi un pellegrinaggio però passa a trovarmi.
piero // Giugno 5, 2008 a 10:39 pm
perché lo troveresti un po’ triste?
...smn77l52g535j // Giugno 6, 2008 a 7:10 am
A me Fìdeg è servito leggerlo così. Poi lo so che quello che ho scritto è azzardato, anzi scorretto. Se avessi pensato che Fìdeg fosse una descrizione, una specie di biografia, non l’avrei proprio aperto. Insomma, con il commento precedente sono riuscita a svilire il mio intelletto (niente di grave. Solo io, in fondo, presumo di averlo) ed il Suo lavoro. Faccio ammenda: sono una stata una cattiva lettrice perché ho letto solo quello che cercavo. Mica volevo offenderLa, però. Devo ancora iniziare Kammerspiel: prometto una lettura più adulta. Intanto, però, posso dirLe che ho prestato Fìdeg ad amici di varia provenienza geografica (due ciociari, un napoletano, due leccesi, tre bolognesi ed un paio di milanesi) e tutti dicono di aver incontrato Nello Benazzi, il più fortunato anche Pigozzi. Ho abbandonato il progetto di organizzare pellegrinaggi perché i santi e gli eroi da sempre mi stan sul gozzo.
barbara // Giugno 6, 2008 a 9:58 am
Paolo, adesso che sei nel luminoso e irrealistico mondo dei bloggers (’ché te forse non lo sai, ma lo sei diventato pure tu) ti passerò a trovare. Abitiamo nella stessa città, ma ci incontriamo qui… Ciao e in bocca al lupo per kammerspiel.
b.
paolocolagrande // Giugno 7, 2008 a 8:07 am
Invece secondo me sei una brava lettrice. Le mie sono, come ho detto, idiosincrasie, perchè piacenza in Fideg viene effettivamente nominata e addirittura le viene dedicata una voce di glossario. E’ naturale e giusto che il lettore ne ricavi un’ambientazione. E d’altra parte a Piacenza (Potenza, lecce, Sondrio, Singapore…) si trova la maggior parte delle situazioni in cui inciampa Bisi. Il discorso è che, dal mio punto di vista (cioè quello più inaffidabile, dell’autore) i luoghi possono rimanere sullo sfondo e la geografia fisico-politica non conta gran che. Del resto mi sembra che anche tu sia abbastanza d’accordo. Non mi son mica offeso, anzi scusa se ho dato questa impressione (rileggendo la mia risposta trovo però ogni tanto un po’ un tono da oracolo cazzone che sta molto male, ma è involontario, non ho fatto apposta). Non hai mica svilito niente. Anche a me i santi e gli eroi stan sulle balle, c’è però tutto un orizzonte di comicità involontaria, negli uni e negli altri, che vale la pena di prendere su, quando capita: è bello che vengano inventati i santi e gli eroi perchè altrimenti non ci sarebbe nessuno da desantificare o deeroicizzare, da abbassare di statura. E una volta che gli eroi scendono al piano terra fanno più ridere degli altri.Sul fatto che io trovi triste descrivere, non so se riesco a spiegarmi: scrivere e descrivere sono due cose diverse, secondo me. Swe descrivi una realtà che sai, cercando di rappresentare per bene con le parole quello che vedi e senti, tu non fai altro che imitare te stesso e raccontare cose che per te possono essere importantissime, perchè sono frammenti di un universo che solo tu conosci: chi legge trova solo i frammenti senza vedere nè sapere niente dell’universo: ne vien fuori una minestra insipida e inutile, quindi triste. anzi non vien fuori magari nessuna minestra. Qui dove abito per dire che una persona è insignificante si dice: lui e niente da cena son la stessa cosa (traduzione dal dialetto). Se io scrivessi descrivendo, il risultato sarebbe un niente da cena.
paolocolagrande // Giugno 7, 2008 a 8:11 am
ciao Barbara. Be’ in effetti non faccio per vantarmi ma sono anch’io un blogger. Son diventato adulto e son diventato blogger. pensa te che soddifazione per i genitori, con tutti i sacrifici che han fatto.
stark // Giugno 19, 2008 a 9:14 pm
Lei, Colagrande, è nato il mio stesso giorno dell’anno, e questo basta a garantirLe la mia incondizionata ammirazione, che comunque nutrivo già prima di apprendere questa informazione, poi ora che scopro che ha anche un blog, si figuri.
Io comunque, giusto perché presentarsi è educazione, sono uno di quelli che erano alla riunione dell’accalappiacani, non questa, quell’altra che c’era anche Ourednik, comunque ci risentiamo presto, stia pur comodo, mi faccio vivo io.
paolocolagrande // Giugno 20, 2008 a 4:41 pm
giuro morissi qui che io non lo volevo fare il blog, però adesso che c’è cosa devo fare. Cioè, ho accettato di fare modestamente l’amministratore, mi son preso le mie brave responsabilità.
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